È un fatto che il putt è, tra tutti, il colpo che più mi piace, perché riesco a comprenderne bene le minime sfumature, riesco sempre (via, quasi) a vedere la linea che la palla percorrerà per entrare in buca, adoro studiare le pendenze, le traiettorie e così via.
Le cause, dicevo. Innanzitutto mi trovo qui, in un luogo tranquillo e che è per me carico di memorie di allenamento positive. E non importa se il putting green è largo quanto un fazzoletto e lento quant’era Massimo Mauro ad uscire dal campo, perché il beneficio dato dalle sensazioni postive che mi trasmette è di gran lunga superiore a questi inconvenienti.
Poi, ho appena terminato questo libro. E non importa che sia per la maggior parte fuffa, e che spalmi in un volume intero quello che potrebbe comodamente stare in un articolo nemmeno troppo lungo, l’idea generale – che deve esistere una routine nel putt, e […] continua a leggere »





