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Marco Mascardi, un incontro imprevisto

Marco Mascardi
Ammiravo da anni Marco Mascardi per i suoi luminosi articoli sul golf (o piuttosto “Golf”, come ama scrivere lui). Non sapevo chi fosse, ma ho sempre letto con piacere i suoi pezzi, testimoni di un’epoca che oggi potremmo senza tema di smentita definire mitica. In particolare mi commosse fino alle lacrime questo, uscito qualche anno fa su “Golf & turismo”.

Come non pensare a Montale?

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Sul numero di dicembre 2011 di “Golf Today”, rivista sulla quale entrambi scriviamo (be’, io ho una colonna soltanto, ma ubi maior minor cessat, si sa) lessi queste sue parole:

Perché, sui campi di Golf, in questo Paese, in estate hanno caldo […] continua a leggere »

Il lato atletico del golf

dustin-johnson-one-legged-squat
L’amico Fabio, commentando su FB il mio post della settimana scorsa, ha scritto:

Ecco, se dovessi mollare la bici, penso che potrei approcciare il golf. Verde, natura, quiete. Manca il vagabondaggio, ma si può ovviare variando i percorsi, credo. Difetta di lato atletico, ma forse sono io che non lo vedo. Peccato che sia miope come una talpa.

Allora, soprattutto con l’intento di sgombrare il campo da possibili malintesi, è necessario fare alcune considerazioni sull’aspetto atletico in senso proprio del golf.

Per iniziare, va detto che il golf può essere inteso come gioco oppure come sport. Nel primo caso è un’attività ludica (stare con gli amici, fare una passeggiata, respirare aria pura eccetera), assai onorevole e rispettabilissima, che corrisponde grossomodo alla percezione media che dall’esterno ne si può avere. Tuttavia noi qui parliamo della seconda attività, ovvero di chi gioca a golf per divertimento (ovvio), ma allo stesso tempo con l’intento di andare oltre i propri limiti, sfidare se stesso, darsi degli obiettivi e così […] continua a leggere »

Cuneo: 2013, l’anno della svolta?

Cuneo, green della 13
C’è poco da fare: Cuneo è un campo che adoro. A me ha sempre regalato sensazioni splendide, anche perché è parte integrante del mio progetto più largo, più complesso e più a lungo termine, la vita 2.0 nel mio rifugio tra i monti.

Ebbene, la notizia è di questa domenica: il golf club Boves riapre le sue porte anche per questa stagione. Il comunicato è sul sito, a firma del segretario Andrea Chiardola:

Cari amici,
Il Golf Club Cuneo riaprirà entro fine Marzo.
Abbiamo bisogno di tutti voi per far sì che il 2013 sia l’anno di svolta per questo bellissimo Circolo.
A breve verrà presentato anche un Calendario Gare e vi invito tutti a venirci a trovare e provare lo splendido percorso delle nostre 18 buche.

Cuneo, green della 6
Facciamo un passo indietro, per osservare il quadro generale. […] continua a leggere »

Pirandello e Rapallo

Oggi parla la parte pirandelliana che è in me.

Alla penultima gara al mio circolo, lo scorso anno, registrai un +7 con un triplo bogey finale dovuto a presunzione: avevo tirato il drive sulla destra, avrei dovuto rimetterla in pista, fare un approccio e due putt, prendere il bogey che ne sarebbe risultato e veder scendere il mio handicap di 0,4. Invece io vedevo il green ma sbagliai il conseguente ferro 7 tra le piante: l’ego ebbe la meglio sulla ragione e il mio handicap restò immutato.

Il risultato lo vedo però oggi: domani inizia il trofeo del Tigullio e io mi trovo primo escluso, mentre anche solo un 0,2 in meno mi avrebbe fatto entrare. Uff. (Va detto anche che c’è una differenza abissale rispetto all’anno scorso, quando il taglio fu di 12,5, mentre quest’anno cade a 4,9.)

Si parva licet, penso ai rabbit, i giocatori di torneo di seconda fascia che un tempo correvano da un torneo del PGA all’altro nella speranza di ottenere un posto nel tabellone principale grazie alle qualificazioni del lunedì.

Insomma ho ancora una minima speranza che qualcuno questa mattina si ritiri: metterei veloce le scarpe e […] continua a leggere »

Alla ricerca del Santo Graal

The NEW Search for the Perfect Golf Club
Questa non è propriamente una recensione. Sì, qui parlo (anche) di un libro che mi ha interessato e appassionato molto, ma soprattutto perché apre un mondo immenso. C’è un mondo grandissimo dietro al fitting, un mondo che potrebbe/dovrebbe essere grande quanto le lezioni. Ma è solo una specie di scusa, un pretesto, un punto di partenza.

Ne avevo già accennato qui, conto di recensirlo su “Golf Today” di aprile; ma in sostanza quel che è importante è la stessa ragione per la quale la maggior parte dei golfisti non scenderà mai (per definizione) sotto un handicap medio. (Lamentazioni in questo senso si trovano per esempio nei libri di Bob Rotella, ma mi sembrano un po’ le Predichi inutili di einaudiana memoria.) L’handicap medio dei golfisti è sempre lo stesso, è oggi lo stesso di trent’anni fa – e non sarebbe scommessa difficile quella di credere che tra trent’anni sarà lo stesso di oggi e di sempre.

E dunque? E dunque il marketing del golf ci […] continua a leggere »

L’elusivo sweet spot

the elusive sweet spot
Sono sopraffatto dai pensieri.

Il problema con l’apprendimento, soprattutto degli adulti – e questo vale per il golf come per qualunque attività umana – non è tanto quel che non si sa (tutto si può imparare), ma quel che si sa.

Qualche settimana fa l’incontro con questo libro, la cui idea centrale è che non conti tanto uno swing bello ed elegante quanto l’impatto nello sweet spot con la faccia del bastone diritta il maggior numero di volte che sia possibile, mi ha fatto pensare molto.

Negli ultimi giorni poi, ho iniziato a leggere questo (ne parlerò presto) e un altro mondo si è spalancato. Qui il blog di Tom Wishop, l’autore: è molto tecnico ma mooolto interessante.

Dello sweet spot parliamo poco, ma è il centro di tutto. E lo sweet spot è solo un punto, un piccolo puntino. Da ciò discendono alcune considerazioni: per esempio il fatto che quando il […] continua a leggere »

Diario di bordo

Non so da dove mi arrivi l’idea, ma funziona e desidero condividerla.

Per la pratica non tengo statistiche, ma ho una sorta di “diario di bordo” dove mi annoto i pensieri che ritengo utili per correggere degli errori, cercando di legarli a delle sensazioni (es. una particolare luce che poteva esserci in quel momento, qualcosa che mi permetta di ancorare il pensiero).

È un semplice file di Word fatto a mo’ di blog, ovvero con i pensieri più recenti in cima (e dunque visibili più facilmente, secondo l’idea che le “scoperte” recenti sono più importanti rispetto alle passate).

Il sottinteso è questo: facendo tanta pratica capita di verificare che un particolare movimento fatto in una certa specifica maniera dà un determinato risultato.

(E normalmente ciò accade verso la fine delle sessioni, perché è proprio vero quel che dice Anthony Kim:

Even when you don’t want to hit that last bucket or two of range balls, physically you can, and then maybe you find something in that last part of the session. After a while, those somethings add up.
[Anche quando non vuoi tirare l’ultimo secchio o paio di secchi di palle, […] continua a leggere »

Ben Hogan, l’arte e la scienza della pratica

Ben Hogan
Di Ben Hogan, fino ad oggi, ho parlato in maniera scarna (qui avevo riportato e commentato un suo video, ma è praticamente tutto).

E tuttavia è tempo che io colmi questa lacuna. Oggi parliamo dunque dell’uomo che – di fatto – ha inventato la pratica. Mi sono documentato leggendo questo libro (è uno tra i tanti; onesto e interessante, probabilmente non un capolavoro).

Di Ben Hogan si sono dette e scritte tantissime sciocchezze, soprattutto perché l’uomo era riservato, e in maniera particolare durante la pratica non voleva in alcun modo essere interrotto (ecco perché, nel campo pratica che è di fatto la mia seconda casa, mi metto istintivamente nella posizione più lontana, spalle al resto del mondo: per concentrarmi sui miei pensieri relativi alla pratica e non dover parlare con nessuno né da nessuno essere interrotto).

Io ammiro l’uomo Hogan, e credo che come golfisti noi abbiamo tanto da imparare da lui. Io voglio studiare il golfista Hogan, e questo è dunque solo il primo di tanti […] continua a leggere »

Una settimana difficile

getting old
Venerdì scorso ho fatto nove buche al mio circolo, tutto preso dai miei pensieri sullo swing (legati soprattutto al libro di cui ho parlato proprio quel giorno, su cui sto facendo grandi riflessioni), poi sono andato in campo pratica. Ho tirato solo drive, 43 per la precisione: due gettoni più una pallina raccattata nei pressi (non esiste che io lasci intirata una pallina che trovo in giro! 🙂

Ci ho messo tanto tempo perché i pensieri fluivano. L’idea, ad esempio, di non pensare mentre si è in campo, ovvero di pensare non a tirarla più lunga ma a colpire lo sweet spot e a colpire la palla con la faccia square. Tutte cose notevoli, che richiedono tempo per essere digerite.

Verso fine pratica sentivo la schiena dolermi un po’, ma le idee erano così interessanti – il volo della palla, la curva che faceva o non faceva, e di conseguenza il tipo di impatto avuto – che non mi andava di fermarmi.

Il giorno dopo mi sentivo bene, ho fatto due ore di camminata veloce. Anche lì la schiena mi […] continua a leggere »

Philip Moore, The Mad Science of Golf

The Mad Science of Golf
Questo è un bel libro, uno di quelli che fanno pensare.

Certamente noi golfisti siamo vittime del marketing, vorremmo sempre avere l’ultimo modello di driver e così via. La realtà, però, è che l’ultimo modello di driver non curerà il nostro slice più di quanto possa fare il penultimo. E sarebbe interessante prendere una rivista, una qualsiasi, e analizzare quante pagine pubblicitarie sono dedicate al fare più distanza; mentre il golf è uno sport di precisione, e la distanza non è certamente tra i fattori più importanti, nell’ottica dell’abbassamento del proprio score.

In ogni caso questo libro, scritto da un professionista del clubfitting, è strutturato a domande e risposte, e per questo è molto chiaro e molto efficace. È diviso in tre capitoli: il primo dedicato all’attrezzatura, il secondo al proprio swing e il terzo – forse il più importante – a come migliorare il proprio gioco (non necessariamente lo swing, e non è una differenza da poco).

L’argomento centrale del volume è che il golf è, e rimarrà […] continua a leggere »