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Lorenzo Guanti, golf e futuro


Ho conosciuto Lorenzo Guanti, giovane golfista di sicuro avvenire, durante la prova campo della gara federale di Sanremo di un paio di settimane fa che ho avuto l’onore di fare con lui. Gara che poi – ma forse è un dettaglio – ha vinto con un giro in 65, contestualmente vedendo scendere il suo handicap da +0,9 a +1,6 [sic]. Mi hanno impressionato la sua mente precisa e analitica, la maniera in cui ha affrontato un percorso che non vedeva da due anni (e in due anni la sua lunghezza è cambiata totalmente, per cui era di fatto un percorso nuovo per lui), le doti di team leader che ha dimostrato verso i suoi compagni (altri giovani golfisti della Margherita, anch’essi di sicuro avvenire – e campioni d’Italia, tra le altre cose).

Due parole sui risultati ottenuti fino ad ora (certamente inferiori rispetto al suo potenziale): secondo posto al Trofeo Umberto Agnelli al Royal Park nel 2010, anno in cui ha anche partecipato ai campionati europei a squadre Boys (secondi classificati), e vittoria lo scorso ottobre al Trofeo Glauco Lolli […] continua a leggere »

Maria Pia Gennaro, golf e parole


Maria Pia Gennaro, decana tra i giornalisti italiani di golf, non ha bisogno di presentazioni. Io ho la fortuna di averla come direttrice della rivista sulla quale scrivo recensioni di libri di golf, “Golf Today”, e ho approfittato di questa conoscenza per farle qualche domanda.

Partiamo dall’oggi. Com’è nata l’avventura di “Golf Today”?
Dopo 11 anni a “Golf & Turismo” avevo voglia di cambiare; sin da ragazzina ho avuto la passione per “Golf World” (ero abbonata a 14 anni). Così con l’aiuto di Claudia Murri ci siamo mosse per mettere in piedi la rivista che avevo sempre sognato, quella che avrei voluto leggere da golfista e che a “Golf & Turismo” non avrei mai potuto fare perché troppo compressa e dipendente dal commerciale.

Come sei diventata giornalista?
Per scherzo. Giocavo ma amavo molto anche seguire gli Open, in Svizzera (Crans) e in Inghilterra dove andavo a studiare l’inglese. Così avevo conosciuto i giocatori che ai tempi erano molto meno sportivi e più goliardici di adesso. A Crans sono stata […] continua a leggere »

Trofeo Sanremo 2012

Questo non è un post che racconta dei fatti, recensisce dei libri eccetera. È un “semplice” post di impressioni, quasi una pagina di diario.

Oggi è stato il giorno della prova campo per la gara federale di domani e domenica, quel Trofeo Sanremo che io considero la gara più entusiasmante per un dilettante italiano.

Come ho avuto occasione più volte di dire qui, Sanremo è per me l’epitome del golf italiano per la storia che rappresenta, per il golf che ha espresso, per tutto un insieme di ragioni forse poco tangibili ma per me molto reali. Di impressioni, appunto.

Ed essere qui dentro, ora, nella club house a raccontare queste impressioni, il giorno prima della gara e dopo la prova fatta con dei nazionali ha già – si parva licet – del mito, per me.

WebGolf Winter Cup 2012


Dove: Circolo Golf degli Ulivi, Sanremo.

Quando: sabato 4 e/o domenica 5 febbraio.

Cosa: gara individuale Stableford, 18 buche – 3 categorie.

Quanto: EUR 55 a giornata (green fee e iscrizione gara).

Premi, incentivi e aggiornamenti qui. Come minimo sarà una splendida due giorni di golf – ci vediamo lì?

Davis Love III, Every Shot I Take


I libri dedicati al golf esercitano un fascino particolare su di me, spesso devo farmi violenza per non comprare questo o quel volume – se potessi, li acquisterei tutti. Adoro i libri usati, e ho scoperto qualche tempo fa questa libreria online dove solo gli usati sono oltre mille.

Per 2,49 sterline ho comprato questo libro; senza un motivo specifico, ma perché adoro leggere le storie dei campioni di golf.

Trovatomelo davanti poi, quando è stato il momento di iniziarlo mi sono chiesto perché avevo speso quei soldi, per quanto pochi. E non sono riuscito a darmi una risposta precisa (davanti ai libri mi sento come mia figlia piccola davanti a una vetrina piena di oggetti marchiati Hello Kitty: questa è la verità).

Ma la storia mi ha preso subito: perché ben raccontata, perché molto emozionante, perché istruttiva. Apprezzo l’umiltà della persona, il suo senso del dovere, l’ammirazione per il padre. Ho adorato quel concetto di “golf totale”, ovvero la fortunata esposizione al golf cui sono stati soggetti Davis […] continua a leggere »

Dave Pelz’s 10 Minutes a Day to Better Putting


Chi ha detto che le recensioni dei libri devono sempre essere favorevoli? Oggi parlo di un libro che trovo bruttino e inutile, Dave Pelz’s 10 Minutes a Day to Better Putting.

E ne parlo perché l’autore è il guru riconosciuto a livello mondiale del gioco corto, colui che ha scritto pagine indimenticabili per chi desidera “conquistare” – per quanto umanamente possibile – il gioco corto e il putt. Ammiro tantissimo i suoi altri libri (ne ho scritto qui, qui e qui); ma questo volume del 2003 è sostanzialmente inutile.

È un’ode ai vari strumenti che lui ha inventato in una vita intera dedicata al gioco dai cento metri in giù – qualcosa come una corporate brochure, insomma. Ma ben difficilmente il lettore troverà suggerimenti tanto utili da valere la spesa e il tempo.
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Mario Camicia, in memoriam


Un coccodrillo per Mario Camicia? Ma non facciamo ridere.

La voce del golf italiano, qualcuno che poteva piacere o non piacere ma difficilmente lasciava indifferenti, un profondo conoscitore del mondo del golf, persona correttissima e alla mano: tutto questo (e molto altro) era Mario Camicia.

Il mondo fa in fretta a dimenticare, però ogni appassionato italiano di golf gli deve almeno un pensiero, per tutti i bei momenti che ci ha fatto passare.

E per l’allegria nella sua voce, le sue battute mitiche. Come lo scorso gennaio, ad esempio, alla 18 del primo giro dello Joburg Open, quando Ross McGowan, che usava una pallina con le sembianze di un pallone da calcio (con i colori della squadra di cui è tifoso, l’Aston Villa), mancò un facile putt da un metro. Camicia: “Ha sbagliato un rigore”.

E per le gag involontarie: come quando Francesco Molinari, all’ultimo giro del HSBC Champions dell’anno scorso (che poi vinse), imbucò da fuori per l’eagle al par 4 della 13. A Camicia quasi venne un colpo.

Caro Mario, oggi […] continua a leggere »

Pretending to play Sanremo


Accennavo la settimana scorsa ad un principio fondamentale per un golfista: l’idea che la pratica sia il più difficile possibile, in maniera che il campo diventi il meno complicato possibile.

Ecco, è un’idea semplice ma gravida di corollari e conseguenze. Ci sto riflettendo molto. L’acceleratore è stato questo libro, che prosegue – dal mio punto di vista – il discorso che ho iniziato con quest’altro. Ne scriverò più estesamente in futuro, qui, su “Golf Today” e nell’ebook che sto preparando.

Ad ogni modo, più che un singolo concetto si tratta di un’insieme di concetti che si intrecciano tra di loro. Innanzitutto il golf è divertente e in questo modo va inteso (questa è tra l’altro la singola lezione più significativa che Davis Love III ha appreso da quel grande maestro che era suo padre).

E poi, però, […] continua a leggere »

Il golf decembrino

Il golf decembrino è molto particolare. Le gare sono terminate da tempo, le sacche in sala sacche cominciano a sparire – giorno per giorno le vedi calare, come una marea che refluisce –, l’atmosfera si fa più ovattata. Particolare.

Mi sovviene un racconto di John Updike, di cui ho riportato qui alcuni brani.

Per me personalmente vuol dire però anche altre cose interessanti: per esempio la possibilità di servirmi del campo come un campo pratica per provare colpi che mi danno ansia o mi mettono difficoltà, o anche per semplice soddisfazione.

L’altro ieri, per dire: per la serie ansia ho tirato 17 palline come secondo colpo alla 7 (un par 5 da noi), non riuscendo a prendere un singolo green (e anzi perdendo due ProV1 – le undici palle da lago naturalmente le ho ritrovate tutte, è la legge di Murphy applicata al secondo colpo del par 5). Poi mi sono assolto pensando che ero troppo lontano, data la stagione.

Per la serie soddisfazione ho provato due volte il secondo colpo alla 2, un par 4 corto (per me è un pitch da 105 metri in salita), e il suono all’impatto del ferro con la […] continua a leggere »

Pattare vs. puttare


Oggi parliamo del golf dal punto di vista linguistico. Come si può dire, in italiano, l’azione del tirare un putt?

Puttare, per quanto si trovi in tanti siti e financo sulle riviste, non funziona. In italiano si leggerebbe con la u, non sarebbe sensato; e peraltro è orrendo!

Pattare è bruttino. Esiste già in italiano ma con altro significato. Lo possiamo adoperare nel parlato, certamente; ma a scriverlo non facciamo bella figura.

Allora, a mio parere, non possiamo che risolvere la questione con una perifrasi. Per esempio:

tirare un putt, come detto sopra, che è probabilmente il miglior compromesso;
colpire con il putt (che però è un’espressione troppo generica, non certamente da golfista);
imbucare con il putt (però questo è un concetto specifico, corrispondente all’inglese to putt out);
effettuare un putt (brutto!).

Altri suggerimenti?