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In the flow – again


Ieri, sul tee della 18 in una gara al mio circolo, ero molto tranquillo: ero +2 in quel momento (2 birdie e 4 bogey), e per tutto il giorno avevo giocato tranquillo guardando le nuvole, conversando amabilmente coi compagni, sentito il fruscio delle foglie, goduto del calore del sole sulla pelle. Ero certamente in the flow.

La 18 da noi è un par 4 semplicissimo per gli handicap bassi, soprattutto con le partenze avanzate: bastano un ferro 4 o un ibrido davanti al secondo lago, un ferro 8 o 9, due putt e il par è praticamente assicurato.

Ho scelto di tirare l’ibrido – un Cleveland XLS monster HiBORE XLS 3i, 22° gradi di loft, di gran lunga il bastone più facile (a parte il putt) che io abbia mai avuto – come primo colpo, purtroppo chiudendolo e mandandolo inesorabilmente in acqua.

Ma la cosa bella – mi sono stupito da solo – è quel che ho detto appena è partito il colpo e mi sono reso conto di aver fatto un errore: “Non è da me”, […] continua a leggere »

Onestamente…

… in questo momento, anche se ne avessi la possibilità, non renderei un bel servizio al golf se tentassi la strada del professionismo: non sono ancora sufficientemente preparato, non sarei un bravo professionista.

E il golf è per me innanzitutto sportsmanship: quindi per ora non se ne parla.

La prova è nel campo: gli ultimi risultati sono stati compresi tra i 78 e gli 85 colpi anziché tra i 75 e gli 80 come mi aspetterei.

Dunque, continuo a lavorare duro e mi do altri 12 mesi, quelli del “progetto Eagle!” E a settembre 2011 si tirano le somme.

Monster, Monster, perché sei tu Monster? Ovvero: un piccolo grazie

I golfisti sono un po’ (a volte un po’ tanto) paranoici, si sa. Io non faccio eccezione; ma del resto, come dice Tom Peters, “you can’t shrink your way to greatness”.

Allora quando ieri mattina, scoprendo quel che avevo fatto (involontariamente, ovvio) l’altra sera, ovvero buttato distrattamente la sacca in macchina dopo una giornata di golf e quindi fatto in modo che la canna del mio drive si rompesse, non potevo non essere leggermente fuori fase (e l’avverbio, com’è facile intuire, è un eufemismo).

Arrovellandomi per trovare una soluzione – come potevo stare senza drive con un mese di gare che incombono e 1,1 colpi da perdere? –, ho pensato bene di visitare Golf Nevada (o Nevada Bob’s che dir si voglia), dove la fortuna – è sempre la fortuna che gioca la sua parte, non c’è nulla da fare – mi fa incontrare una persona gentile (il proprietario del negozio, I suppose) che si prende in carico il mio Monsterino spezzato e me ne offre nel frattempo gratuitamente uno, identico preciso, in uso fino a che l’altro non tornerà.

Risultato: non è fisicamente lui, ma di fatto è lui. Ho completato il tutto comprando un ibrido, proprio […] continua a leggere »

Golf TEE-V Italia (e non solo)


Ho conosciuto Bernard Lombard in una veste inedita per un presidente di circolo di golf: come starter al Golf Club Cuneo. Quando abbiamo conversato a lungo, qualche giorno fa, in quella che potrebbe essere definita un’intervista mooolto informale, mi ha spiegato il motivo: “In questa maniera riesco ad avere un contatto diretto con molti tra i nostri soci, che sono poi i nostri clienti”.

Il motivo per cui ci siamo seduti a conversare – no, per essere precisi affinché io ascoltassi i concetti interessanti che aveva da esprimere – sono stati i DVD di Golf TEE-V Italia, prodotto che ho scoperto proprio a Cuneo. E non a caso, visto che è proprio lui che cura il progetto. Gli ho chiesto, per iniziare, come fosse nata l’idea di creare l’edizione italiana di Golf TEE-V. La risposta è stata articolata, parte da lontano: ma è a mio avviso utile per comprendere bene il progetto stesso.

“Io sono professionista dal 1988, e sono cresciuto golfisticamente in un circolo dalle grandi tradizioni: Saint Endreol. Poi col tempo ho sentito l’esigenza di avere una struttura mia, e così […] continua a leggere »

Hank Haney, o della mancanza di stile

In tutti questi anni il mio “modello” di golfista è stato Tiger Woods: scontato, probabilmente, ma mi ha sempre affascinato la sua forza mentale, la sua capacità di credere in sé stesso e di pensare di potere comunque farcela. (Sto parlando del campo, ovviamente, quello che fa altrove non mi interessa.)

La stampa, dopo lo scandalo dello scorso inverno, l’ha dipinto come il cattivo della situazione: e questo fatto non mi è mai piaciuto, né ho mai capito veramente perché una persona tanto idolatrata viene da un giorno all’altro scagliata nella polvere senza pietà.

Leggo ora un’intervista di Hank Haney sull’ultimo Golf Digest che mi sembra, in una parola, brutta. Con la premessa che noi comuni mortali possiamo sapere ben poco del rapporto professionale tra Tiger e il suo maestro, leggo delle dichiarazioni che mi sembrano quantomeno mancare di stile.

Per esempio, alla domanda su che cosa gli avesse detto Tiger la prima volta che si sono parlati dopo che Haney gli aveva fatto sapere (tramite sms, tra l’altro) che recedeva dall’incarico, il maestro risponde:

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Il futuro a breve termine

Ieri, dopo quasi settimane di astinenza golfistica (per scelta: soprattutto per ritornare caricato dopo le vacanze, e per evitare potenziali nausee da stress mentale) ho ripreso la preparazione.

L’obiettivo – ambizioso, me ne rendo conto; ma la candela brucia in fretta – a breve termine che mi sono dato è questo: scendere a 4,4 di handicap, per partecipare alla gara del 12-15 ottobre alle Querce (qui i dettagli) per intraprendere il cammino verso il professionismo. Non con l’intenzione di superare la selezione – i posti disponibili sono solo 8: un‘inezia, soprattutto se penso ai tanti ragazzi (vent’anni meno di me, almeno) che respirano pane e golf da quand’erano bambini –, ma di fare esperienza in vista di un tentativo più serio e strutturato nel 2011.

La finestra, per me, è (giustamente) molto stretta. Posso arrivare lì tramite poche gare, con tanto lavoro (mentale, certo, ma anche tecnico e fisico – in questa fase non so dire quale può essere l’ambito che dovrebbe essere prioritario, quindi per non sbagliarmi li curo tutti e tre) e – soprattutto – tanta fortuna.

L’idea è questa: quattro ore di golf giornaliere per sei giorni (via, almeno cinque) la settimana nelle prossime otto […] continua a leggere »

Dream On


Ho appena finito di leggere – ma dovrei dire meglio: gustare – questo bel

Castelconturbia, o della metafora (della vita)

Prima di lasciare i miei bastoni a riposare qualche settimana e rinnovare lo spirito nella mia seconda patria, la Corsica, ho preso parte lo scorso fine settimana alla patrocinata di Castelconturbia, i cui risultati – quantomeno per me – si sono rivelati ancora una volta (casomai ce ne fosse bisogno) una metafora della vita.

Primo giorno: arrivo tutto caricato, faccio tutta la mia routine di preparazione tecnica e mentale (e il giorno prima avevo fatto la prova campo): col risultato che ne tiro 91, con un quadruplo bogey alla 17 dove tra il caldo e la mia incapacità di tirarmi fuori dai pasticci mi scappava persino la voglia di finire la gara.

Sono quindi in bassa classifica e senza nessuna speranza per il giorno dopo. Però la sfida con me medesimo è avvincente, non posso tirarmi indietro. La differenza è che la prendo mooolto più alla leggera: arrivo al circolo mezz’ora prima della partenza, non passo nemmeno dal campo pratica ma faccio solo qualche minuto di stretching, dieci minuti di putt e un po’ di preparazione mentale. Ed ecco i risultati:

colpi: 79 (1 birdie, 9 par, 8 bogey)
fairway: 62% (8/13)
GIR: 61% (11/18)
putt: 36 […] continua a leggere »

The Davico Hot List, ovvero: i campi più belli – secondo me

In questi sette anni di golf ho avuto modo di giocare in una quarantina di campi: non moltissimi, ma sufficienti per farmi un’idea. Il ragazzo vanitoso come un gatto che è dentro di me ha pensato allora di stilare una mia personalissima classifica dei 5 campi più belli, sulla scia di quel che avevo fatto tempo addietro per i libri, e prendendo a prestito il nome dalla Hot List di “Golf Digest”.

5. Les Dunes (Agadir – non mi risulta che abbia un sito), tipico campo da vacanza ma che per me ha un valore particolare legato alla buca 4, un par 5 che ricordo molto bene per aver messo in pratica alcuni insegnamenti dei miei maestri (lo stato associato, il calore del sole sopra di me, le sensazioni visive e così via).

4. Is Molas, Pula, tracciato relativamente lungo ma decisamente gradevole, splendido campo da campionato.

3. – I Ciliegi, Pecetto Torinese (potevo escludere il “mio” campo?), un 9 buche stretto e tecnico, perfetto per imparare a giocare a golf perché ti costringe a essere preciso con i ferri e soprattutto nel gioco corto.

2. Golf Club Cuneo, il campo […] continua a leggere »

Yogi Berra e lezioni apprese


Se volessi fare una sorta di yogiberrismo, potrei dire che la gara dopo alla gara prima può in teoria essere più difficile, ma in pratica anche no.

Questo per dire che la gara di sabato scorso ai Ciliegi, svolta in condizioni del tutto simili a quella del sabato precedente – campo perfetto, amici come compagni di gioco, tempo buono – poteva portare in maniera normale ad una virgola: invece sono ancora sceso di handicap (sia pure di poco, da 5,7 a 5,5).

Il risultato finale è stato un +5 che mi soddisfa, anche se ho fatto un errore grave (ma che anche a pensarci dopo non recrimino, e dirò ora il perché) alla 16.

Dopo aver fatto birdie alla 15 ero a +2 lordo. Alla 16 – un par 5 corto – tiro un bel legno 3 dal tee, che però è leggermente a sinistra e mi lascia un colpo di 170 metri alla bandiera. Ho una pianta che mi impedisce una visione completa. In sostanza non visualizzo il colpo, e l’errore è qui: voler insistere a effettuare […] continua a leggere »