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Ben Hogan, l’arte e la scienza della pratica

Ben Hogan
Di Ben Hogan, fino ad oggi, ho parlato in maniera scarna (qui avevo riportato e commentato un suo video, ma è praticamente tutto).

E tuttavia è tempo che io colmi questa lacuna. Oggi parliamo dunque dell’uomo che – di fatto – ha inventato la pratica. Mi sono documentato leggendo questo libro (è uno tra i tanti; onesto e interessante, probabilmente non un capolavoro).

Di Ben Hogan si sono dette e scritte tantissime sciocchezze, soprattutto perché l’uomo era riservato, e in maniera particolare durante la pratica non voleva in alcun modo essere interrotto (ecco perché, nel campo pratica che è di fatto la mia seconda casa, mi metto istintivamente nella posizione più lontana, spalle al resto del mondo: per concentrarmi sui miei pensieri relativi alla pratica e non dover parlare con nessuno né da nessuno essere interrotto).

Io ammiro l’uomo Hogan, e credo che come golfisti noi abbiamo tanto da imparare da lui. Io voglio studiare il golfista Hogan, e questo è dunque solo il primo di tanti post […] continua a leggere »

Buona la prima


Per la prima volta nella sua storia “Golf Digest”, la rivista più importante a livello mondiale nel campo del golf, dedica una copertina ad un italiano. L’italiano in questione è – ça va sans dire – Matteo Manassero.

Gli aveva già dedicato sette [sic] pagine un anno e mezzo fa, e un paio d’anni prima (vado a memoria) una pagina ai fratelli Molinari.

Ma Manassero è molto giovane, è simpatico e brillante, “buca lo schermo” per così dire: impressionante, tra l’altro, il numero dei marchi esposti nella foto di copertina. È un fenomeno comune, per carità: però certe volte viene da chiedersi dove finisca l’informazione e dove cominci il marketing, e se una separazione netta esiste davvero.

Ad ogni modo la copertina introduce l’analisi dello swing di Matteo fatta da Alberto Binaghi, il suo coach. E già che siamo su Binaghi, segnalo questa simpatica intervista fattagli durante il recente Open d’Italia. Alla domanda del giornalista […] continua a leggere »

Caddy for Life


Questo è un libro cui ho girato intorno per tanto tempo (o lui ha girato intorno a me? Non so rispondere, o forse è lo stesso). È la biografia di Bruce Edwards, storico caddy di Tom Watson.

Racconta la sua vita sul campo da golf, dai primi passi al Greater Hartford Open al Wethersfield Country Club, vicino casa, quando nel 1967 fece per la prima volta – sostanzialmente per caso – da caddy ad un golfista professionista, fino all’UBS Cup del 21-23 novembre 2003, quando già provato dalla malattia lavorò per l’ultima volta per l’amico di sempre.

L’avevo visto, polveroso, da Strand; ritrovato in molte bancarelle e librerie in giro per l’America, in anni diversi; dimenticato. Ma qualche mese fa l’ho incrociato di nuovo, usato, in una libreria online, e non ho potuto resistere.

L’esposizione è affascinante, per quanto triste. L’autore, John Feinstein, è un mago nel raccontare storie di golf (qui avevo recensito un altro suo […] continua a leggere »

Trofeo Sanremo 2012

Questo non è un post che racconta dei fatti, recensisce dei libri eccetera. È un “semplice” post di impressioni, quasi una pagina di diario.

Oggi è stato il giorno della prova campo per la gara federale di domani e domenica, quel Trofeo Sanremo che io considero la gara più entusiasmante per un dilettante italiano.

Come ho avuto occasione più volte di dire qui, Sanremo è per me l’epitome del golf italiano per la storia che rappresenta, per il golf che ha espresso, per tutto un insieme di ragioni forse poco tangibili ma per me molto reali. Di impressioni, appunto.

Ed essere qui dentro, ora, nella club house a raccontare queste impressioni, il giorno prima della gara e dopo la prova fatta con dei nazionali ha già – si parva licet – del mito, per me.

Mario Camicia, in memoriam


Un coccodrillo per Mario Camicia? Ma non facciamo ridere.

La voce del golf italiano, qualcuno che poteva piacere o non piacere ma difficilmente lasciava indifferenti, un profondo conoscitore del mondo del golf, persona correttissima e alla mano: tutto questo (e molto altro) era Mario Camicia.

Il mondo fa in fretta a dimenticare, però ogni appassionato italiano di golf gli deve almeno un pensiero, per tutti i bei momenti che ci ha fatto passare.

E per l’allegria nella sua voce, le sue battute mitiche. Come lo scorso gennaio, ad esempio, alla 18 del primo giro dello Joburg Open, quando Ross McGowan, che usava una pallina con le sembianze di un pallone da calcio (con i colori della squadra di cui è tifoso, l’Aston Villa), mancò un facile putt da un metro. Camicia: “Ha sbagliato un rigore”.

E per le gag involontarie: come quando Francesco Molinari, all’ultimo giro del HSBC Champions dell’anno scorso (che poi vinse), imbucò da fuori per l’eagle al par 4 della 13. A Camicia quasi venne un colpo.

Caro Mario, oggi […] continua a leggere »

Marco Soffietti, un ritratto


La prima volta che ho visto Marco Soffietti di persona è stato all’Open d’Italia del 2008, dove arrivò decimo (e primo tra gli italiani). Lo ricordo vicino al tabellone dei risultati, da solo. Avrei voluto avvicinarmi e dirgli bravo, ma non lo feci.

Poi lo vidi l’anno scorso al PGAI Championship di Margara, l’ultimo giorno, senza caddie, terminata la buca 10 dove lui aveva appena fatto bogey. Era un momento di difficoltà ed era da solo, soffrivo con lui ma non dissi nulla.

La terza volta è stato alla Pro-Am del mio circolo, un ragazzo gentile che si presenta e inizia a parlare con me, che ero un perfetto sconosciuto.

In questi giorni ho avuto l’onore di avere con lui una lunga conversazione di golf. Ha detto cose molto interessanti. Io gli ho fatto alcune domande, ma senza avere con me un registratore: di certo mi sono sfuggite tante cose, ma si sarebbe persa la spontaneità dei suoi discorsi.

Soprattutto, mi è stato chiaro che un campione ragiona diversamente da noi comuni […] continua a leggere »

The Dan Plan


È un’americanata, certo.

Lui è Dan McLaughlin, un trentenne ex fotografo commerciale che l’anno scorso ha lasciato il lavoro per imbarcarsi in un progetto che ha del folle (il che lo rende decisamente interessante): diventare un golfista professionista in 10mila ore di pratica, partendo da zero.

Dan pratica il golf per 50 ore la settimana, cosa che gli farà raggiungere l’obiettivo (inteso come numero di ore) ad aprile 2014.

L’idea delle 10mila ore è affascinante: Malcolm Gladwell l’ha resa popolare e io ne ho parlato, tra l’altro, qui. In poche parole, è il numero di ore necessario in qualunque disciplina per diventare un vero virtuoso.

Il piano è presentato in dettaglio nel sito. È possibile seguire Dan anche su Twitter e su Facebook.

Un punto che mi lascia scettico è l’età: tutti i grandi campioni hanno iniziato a praticare il golf da molto piccoli, con l’eccezione di Greg Norman, che iniziò a quindici anni ma il cui talento è pari a […] continua a leggere »

Mamma mia!


Sabato scorso, quando ho visto che Clarke sarebbe partito in testa all’ultima giornata del British Open ho sperato, sperato, sperato che non facesse sciocchezze e che gli altri non facessero miracoli.

Nelle prime nove Mickelson faceva paura, poi per fortuna si è autoescluso. Quando Johnson ha sparato il secondo fuori alla 14 come niente fosse – scene già viste, ma questa è un’altra storia – ho pensato ‘è fatta’.

È stato assolutamente mitico. E, poiché Clarke è simpatico a tutti, tutti sono stati contenti: Poults ad esempio ha scritto su Twitter che “the night sounds young where he is”.

E, la sera, chissà quanti avrebbero pagato una cifra per far festa con lui. Per avere un po’ di craic in sua compagnia: divertimento, come dicono in Irlanda. Guinness and craic, qualcosa del genere.

Già, perché al di là di questa vittoria viene da pensare cazzo, che vita la sua!

La vita di una persona normale, di qualcuno che la sera della vittoria, la Claret Jug al suo fianco, ha detto:

I guess I’m a bit of a […] continua a leggere »

David Duval, all’inferno e (forse) ritorno


Non c’è un motivo particolare per cui parliamo oggi di David Duval. Diciamo che è un argomento che da tanto tempo mi frulla per la testa, credo sia una storia che contiene delle lezioni da imparare. (Ci deve essere tanto della metafora, nella vita di quest’uomo – in quella golfistica quantomeno.)

Il golfista che era stato numero 1 al mondo – ma questo era tanto tempo fa –, che aveva vinto il British Open – dieci anni fa –, colui che aveva segnato una carta da 59 colpi all’ultimo giro del Bob Hope Classic (aprile 1999) – terminando con un eagle per vincere di un colpo –; ecco, proprio quell’uomo ha poi smarrito la via, sia per problemi personali che fisici (ma in fondo cosa sappiamo noi, della vita di un golfista professionista?), ad un certo punto era finito nella parte bassa – molto bassa – della classifica dei primi mille golfisti al mondo.

Da numero 1 a numero 882, posso solo immaginare quanto una cosa del genere sia difficile da digerire.

Poi la […] continua a leggere »

Trofeo Sanremo 2011


Domani inizia la patrocinata. Anzi, per me inizia oggi (ho la prova campo alle 13.30). Anzi, inizia adesso: sto partendo per andare là. Tra poche ore sarò in quel circolo, su quel campo.

E me ne avvicinerò con tanto rispetto.

Prima di tutto, rispetto dovuto alla storia cha Sanremo rappresenta.

Poi, rispetto per lo stile del circolo, per le persone che lo vivono e lo animano.

Poi ancora, rispetto per il campo: è un campo che conto di riuscire a domare prima o poi (a quando, Gianni caro, un giro in 69 colpi?) – sebbene fino ad ora abbia sempre vinto lui.

Infine, rispetto per il gioco del golf, per lo spirit of the game che nei prossimi giorni pervaderà quel luogo.