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Biografie dei grandi del golf

Arnold Palmer
Il post di oggi è una meditazione “filosofica” sul leggere di golf. Il motivo scatenante è questo libro, la principale biografia esistente su “The King”. Tecnicamente è un’autobiografia; in realtà è stata scritta da quel mago che è James Dodson ed è il frutto di tre anni di conversazioni e ricerche in casa Palmer sul finire degli anni Novanta.

(Dodson è anche l’autore della biografia autorizzata del mio “mito” – a proposito, è un po’ che non ne parlo ma è spesso nei miei pensieri.)

Dei golfisti passati alla storia, Palmer non è mai stato tra i miei favoriti; ma sono simpatie, non c’è un motivo vero. Questo libro mi ha aiutato ad approfondire l’aspetto che più mi piaceva e mi piace di lui, quel suo essere un vero signore, un raro gentleman, sul campo e, soprattutto, fuori.

(Ricordo di aver letto da qualche parte che Palmer un giorno stava per pattare quando un bambino si mise a parlare. La mamma lo zittì. Lui si rimise pazientemente […] continua a leggere »

Maria Pia Gennaro – un ricordo personale

Maria Pia Gennaro
La notizia mi è arrivata all’improvviso, potente e devastante come una fucilata, tramite la pagina FB di Golf Today. Subito non capivo che cosa significavano quelle due date, 1955 e 2014, messe lì accanto alla sua foto. Poi mi sono reso conto.

Ebbene, io non posso dire di aver conosciuto Maria Pia Gennaro a fondo – l’ho incontrata in due occasioni all’Open –, ma ci siamo scritti tante volte e dunque nel tempo un poco di confidenza si era creata. Ora vorrei – soprattutto per il mio bisogno di dover razionalizzare eventi che di razionale hanno ben poco – dire qualche parola sul rapporto che mi ha legato (e mi lega) a lei.

La conobbi all’Open di tre anni fa, dopo uno scambio di mail. Lei mi diede fiducia e da lì iniziò la mia collaborazione con “Golf Today”. Di lei conservo le mail che, invariabilmente finivano con “un abbraccio”, a testimonianza di un rapporto cordiale e non solo formale. In un mondo di squali, una parola sincera di apprezzamento per un tuo collaboratore […] continua a leggere »

Ben Hogan – an underrated putt

the last putt
Quando si pensa allo US Open del 1950, la mente corre subito alla foto più famosa dell’intera storia del golf. Del resto il punto da dove partì quel ferro 1, là dove una targa ricorda

JUNE 11, 1950
U.S. OPEN
FOURTH ROUND
BEN HOGAN
ONE-IRON,

è un problema reale per quel campo, poiché virtualmente chiunque passi di lì vuole cercare di rivivere quell’emozione.

Ma c’è una questione che gli storici del golf hanno sottovalutato, ed è il fatto che quando quel ferro atterrò in green Hogan aveva ancora due putt da una distanza considerevole per forzare un play off. I giochi, insomma, erano tutt’altro che fatti (e la storia in questo insegna, perché nello US Open del 1956 Hogan mancò un putt da 1,2 metri sull’ultimo green, cosa che gli impedì di andare al play off; e – ma ora vado a memoria – mi pare che la stessa cosa gli sia successa in un altro caso in un major).

Soprattutto, bisogna considerare che dopo il primo putt gli […] continua a leggere »

Trofeo Sanremo 2014

Sanremo, buca 16
Be’, è difficile dire qualcosa di nuovo o particolarmente originale su questa gara, per me senza dubbio la più bella dell’anno.

Ma insomma una nuova stagione è alle porte, e sono felice di misurarmi nuovamente con un vero campo: dopo tre mesi di campo pratica, in cui ho imparato e digerito moltissimo, non vedo l’ora di avere un “responso”. Perché nel golf you are your numbers, si sa.

La settimana prossima racconterò come sarà andata. (Ma comunque vada, il solo fatto di esserci è fonte di gran felicità per me.)

Per ora parlo solo dell’attesa (la magia del luogo, la casa di Casera e così via), con una menzione ad un compleanno – il quinto – di questo blog, che il 22 gennaio 2009 prendeva l’abbrivio con un timido post dedicato, è appena il caso di ricordarlo, a questa gara.

Le “Five Lessons” in italiano

Five Lessons
L’ultimo post dell’anno è dedicato a questo blog, che contiene la traduzione in italiano delle Five Lessons di Ben Hogan.

(Tra parentesi mi rendo conto che, anche se quest’anno ho parlato spesso di Ben Hogan – e conto di farlo ovviamente, e sempre più, in futuro –, non ho mai scritto una vera e propria recensione di questo libro. Ma forse è perché tale recensione è di fatto inutile, dal momento che io renderei questa lettura obbligatoria per qualunque golfista seriamente intenzionato a migliorare.)

L’ho letto qua e là e non nel dettaglio, non so quindi giudicare in profondità; ma da quel che ho visto la traduzione mi sembra corretta e sostanzialmente completa, e dunque affidabile.

Un plauso quindi al golfista che se ne è fatto carico, Andrea Gandolfi.

E siamo poi sulla stessa lunghezza d’onda quando l’autore parla del “segreto” di Ben Hogan:

Fa sorridere pensare che in realtà, e ne sono praticamente certo, non vi è nessun […] continua a leggere »

James Dodson: Ben Hogan, An American Life

James Dodson, Ben Hogan
Ho finito di rileggere questo libro, la biografia di Ben Hogan autorizzata dalla famiglia. L’avevo letto qualche mese fa, in vista di una recensione uscita su “Golf Today”, ma l’ho ripreso ora per cercare di approfondire la conoscenza di una vita straordinaria. Anche se, mi chiedo, quanto un libro può trasmettere di una vita intera, soprattutto di una così complessa e ricca di avvenimenti come quella di Hogan? E del resto lo stesso autore scrive:

The problem with writing in depth about Hogan the golf star is the very mistique that envelopes him like a mist from Mount Parnassus.

Quel che mi ha colpito soprattutto, al di là dei grandi successi e anche – ahimè – delle sconfitte cocenti (mi bruciano come fiamma viva, e posso solo immaginare quanto bruciassero a chi dovette viverle in prima persona), è stato – è – l’uomo Hogan, ovvero la sua vita anche al di fuori del golf. In particolare l’invecchiamento e la vecchiaia, i suoi anni amari. Vide infatti la Ben Hogan Company, sublimazione di quel figlio che […] continua a leggere »

Centouno anni fa

Ben Hogan
Chi segue anche solo distrattamente questo blog sa che c’è un golfista – Ben Hogan – che ha cambiato per sempre la mia visione del golf.

La sua testarda dedizione alla pratica, l’idea di entrare in campo sempre e solo per vincere, il golf come suprema via d’uscita dai tanti rovesci con cui ci flagella il destino (nel suo caso la morte del padre, per dirne una).

E poi la classe, lo stile, la conoscenza immensa dello swing. Eccetera (non servono tante parole; non occorrono nemmeno i verbi).

Ebbene, questo post è un “semplice” ricordo di un anniversario, la sua nascita: tredici agosto millenovecentododici. La storia è fatta anche di numeri: Happy birthday, Mr Hogan.

Una foto, una storia

BH
Questa è senza dubbio la foto più famosa di tutta la storia del golf.

È stata scatta da Hy Peskin il dieci giugno 1950 alla 18 del Merion, proprio là dove si sta giocando lo US Open ora, 63 anni dopo. Ritrae il famoso ferro 1 che Ben Hogan utilizzò come secondo colpo nel quarto giro, quando gli occorreva un par per andare al play off.

Ho raccontato la storia sull’ultimo “Golf Today”. Il PDF è qui, mentre qui se ne trova un racconto più esteso e dettagliato.

In questa foto c’è tutto Hogan: l’equilibrio, la forza, il lavoro, la sofferenza, la passione. Scrivere di golf è bello, divertente e utile, ma questa foto vale più di qualunque parola.

L’abbraccio di Cabrera

hug
Uno dei motivi per cui adoro il Sudamerica (e, per ragioni familiari, il Cile in particolare, che accoglie una parte significativa delle mie radici) è che la cultura di quei paesi unisce l’efficienza e la praticità americane al calore latino.

È per questo che sono rimasto ammirato e commosso dall’abbraccio, tanto spontaneo e bellissimo quanto insolito, tra Cabrera e Scott al termine del Masters.

Qui il video completo. Un primo abbraccio si vede al minuto 13 e 04 secondi, e la faccia di Cabrera esprime ovviamente delusione (come potrebbe essere diversamente?), ma anche sollievo (e qui mi sovviene Ben Hogan al termine dello US Open del 1955 al San Francisco Olympic Club) e felicità per l’avversario (“a life changer”, come ha detto il commentatore americano appena il putt è entrato).

Al minuto 14 e 01 secondi i due si riabbracciano, all’uscita del green, e Scott parla nell’orecchio di Cabrera. Sarebbe magnifico sapere che cosa gli ha detto, ma lasciamo queste parole al privato di due grandi uomini; e sportsmanship è […] continua a leggere »

Marco Mascardi, un incontro imprevisto

Marco Mascardi
Ammiravo da anni Marco Mascardi per i suoi luminosi articoli sul golf (o piuttosto “Golf”, come ama scrivere lui). Non sapevo chi fosse, ma ho sempre letto con piacere i suoi pezzi, testimoni di un’epoca che oggi potremmo senza tema di smentita definire mitica. In particolare mi commosse fino alle lacrime questo, uscito qualche anno fa su “Golf & turismo”.

Come non pensare a Montale?

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Sul numero di dicembre 2011 di “Golf Today”, rivista sulla quale entrambi scriviamo (be’, io ho una colonna soltanto, ma ubi maior minor cessat, si sa) lessi queste sue parole:

Perché, sui campi di Golf, in questo Paese, in estate hanno […] continua a leggere »