Giu 07

Ieri era una tranquilla sera di golf in televisione, Celtic Manor, i ritardi per la pioggia, un bogey di Himenez: business as usual.

Poi Mario Camicia dice “do una notizia che non avrei mai voluto dare, riguarda un caro amico che dopo una lunga lotta se ne è andato”. Molto prima che lo nominasse avevo già capito che stava dicendo che era mancato Pat Nesi.

Io non l’ho mai conosciuto di persona. L’ho sentito al telefono diverse volte, ci siamo scritti altrettante, ho scritto alcune recensioni – molte meno di quante avrei voluto, pensandoci ora – per la sua rivista, “Green”.

Ad ogni modo ho tanti motivi per ricordarlo con affetto e stima. Pat Nesi è stato il primo editore di golf che ha creduto nella mie capacità, tanto da concedermi uno spazio non piccolo sulla sua rivista. Abbiamo parlato di progetti importanti – la traduzione in italiano dei libri di Dave Pelz, per dirne una -, che non si sono concretizzati per le “solite” questioni economiche, in un mercato asfittico come quello italiano. Esigente, preciso, controcorrente – qualcuno da cui non puoi che imparare, qualcuno che comunque rispetti e ammiri.

L’anno scorso, a fine luglio, di nuovo Mario Camicia espresse in una telecronaca un cordiale “bentornato!” a Pat, appena tornato da una lunga degenza in ospedale. Si intuisce benissimo che anche lui era molto legato a Pat, sia pure nei contrasti e nelle liti inevitabili tra persone forti e di spessore.

Ora non tornerà più.

Ci mancherai, Pat. Molto. Mancherai a tutti quanti. A tua moglie Paola, appoggio insostituibile per una vita, un abbraccio forte. E grazie di cuore per tutto quello che hai fatto per il golf in Italia.


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