Set 16


Maria Paola Fiorio, giovane promessa del golf italiano, si allena spesso ai Ciliegi, dove è seguita dal maestro Diego Fiammengo. Nata il 21/12/1993, ha iniziato a giocare a golf a undici anni grazie alla famiglia. Dopo qualche gara di circolo nelle quali si è abbassata radicalmente, ha iniziato a fare le gare giovanili ottenendo il primo anno il Brevetto, il secondo il Brevetto Giovanile, il terzo il Brevetto Nazionale, per entrare infine nella squadra nazionale con la qualifica di “probabile nazionale”. Il 2011 è stato il suo secondo anno in squadra.

Nella sua carriera golfistica è diventata due volte campionessa regionale sarda quand’era iscritta al Pevero Golf Club. Sempre negli stessi anni è arrivata terza al Trofeo Nazionale Gianluca. Quest’anno è stata scelta per giocare in Francia il Quadrangolare Girls, una gara internazionale che fa da apertura alle gare della stagione. E sempre quest’anno è arrivata in semifinale ai campionati italiani match-play.

Luciano De Stasio, il mio preparatore atletico – che non ringrazierò mai abbastanza, ma questa è un’altra storia -, e io abbiamo preparato alcune domande: ecco a seguire la nostra chiacchierata con lei.

Iniziamo dal soprannome col quale sei conosciuta, “Banana”: ovviamente ricorda lo slice del golf, ma non so se ha a che fare col nostro sport. Puoi raccontarne l’origine e gli sviluppi?
Il mio soprannome è nato quando ero molto piccola, non conosco esattamente le dinamiche. Forse avevo appena un anno quando mio papà mi chiamò Banana per la prima volta e da quel momento non me lo sono più tolta. Alcune persone che mi conoscono da quando sono piccola non si ricordano neanche il mio vero nome…

Come e quando hai iniziato a giocare a golf?
Prima di iniziare a giocare a golf correvo in pista con il go-kart. Poi un giorno il go-kart viene venduto e in cambio ricevo una sacca da golf. Avevo 11 anni, ne avrei compiuti 12 a dicembre. All’inizio i miei genitori me lo imponevano e io l’odiavo ma poi è scattato qualcosa… ora è la mia più grande passione.

Ti vediamo spesso sudare in campo pratica ai Ciliegi col tuo maestro Diego Fiammengo. Puoi descrivere una tua seduta di allenamento tipica?
Beh, diciamo che non ho una “seduta tipica” nel senso che cerco sempre di dividere al meglio il mio tempo tra gioco corto, putting green, campo pratica e campo. Magari ci sono volte in cui mi alleno di più su una parte del gioco perché sento la necessità, ma non ho un programma preciso di allenamento. Sarebbe corretto averlo ma prima di fare un programma di allenamento dovrei capire come vorrei farlo in modo che non diventi noioso e che effettivamente mi aiuti a migliorare.

E ci parli del rapporto col tuo maestro? Che cosa ti ha insegnato, soprattutto, Diego?
Diego è speciale. Adoro allenarmi con lui, soprattutto quando andiamo a fare le sfide in campo. È proprio durante queste che imparo di più… Un bravo maestro non è solo colui che sta in campo pratica a insegnarti lo swing (tutti sono capaci) ma soprattutto colui che ti insegna come ci si muove in campo, che ti insegna diversi tipi di colpi e soprattutto a divertirsi mentre si gioca.

Che cosa diresti a noi comuni mortali che volessimo raggiungere un handicap simile al tuo?
Considerando il fatto che sono anche io ancora una comune mortale (ovvero non ancora pro) da uno/a più forte vorrei sentirmi dire che dopo i sacrifici fatti, l’impegno e la passione impiegati negli allenamenti, alla fine si raggiungono gli obiettivi e se anche non si raggiungono si è dato il massimo e questa è la più grande soddisfazione della vita!

Quale ritieni sia la tua miglior qualità nel golf? E il difetto che vorresti eliminare?
Probabilmente la mia miglior qualità è la tranquillità che però può essere considerata anche il mio più grande difetto. Ci vuole adrenalina per giocare ad alti livelli e a me manca…

Come ti vedi, golfisticamente parlando, tra dieci anni?
Non penso moltissimo al mio futuro ma ultimamente ho un pallino in testa, le olimpiadi 2016! Detto ciò è molto probabile che dopo il college provi a passare pro e magari prendere una carta nel LPGA. Ovviamente vorrei essere una delle donne più competitive al mondo e perché no giocare anche nella Solheim Cup.

Oggi lo sport agonistico ci regala prestazioni eccezionali, gli atleti in molte discipline raggiungono risultati incredibili: che cosa ci dobbiamo aspettare nel golf negli anni a venire?
A mio avviso negli anni a venire ci si può aspettare grandi cose dal golf sia a livello nazionale sia internazionale: a differenza di anni fa dove il golf veniva visto come uno sport per vecchi, oggi è visto come uno sport agonistico dedicato ai giovani appassionati ed è così che questo gioco è ora all’altezza di essere praticato alle Olimpiadi. In più il miglioramento della tecnologia e la continua evoluzione dei materiali ha permesso apprendistato più veloce per i principianti e delle prestazioni maggiori per i giocatori già più esperti.

Quali sono gli aspetti determinanti nell’allenamento del golfista che possono portare a un miglioramento della performance?
Al contrario di quello che è comune pensare, l’allenamento per il miglioramento della performance non è interamente svolto sui campi: la preparazione mentale è altrettanto importante di quella fisica.

Cosa pensi della preparazione atletica e dell’alimentazione nell’ambito dell’allenamento golfistico?
La preparazione fisica sta alla base di tutto l’allenamento golfistico. Con un fisico atletico è molto più semplice dare il 100%, poiché è più facile mantenere la concentrazione. Un’alimentazione corretta è fondamentale per aiutare il fisico a reagire nel migliore dei modi soprattutto durante la competizione.

In Italia spesso i ragazzi che praticano sport agonistico hanno difficoltà a conciliarlo con gli studi e purtroppo non sempre gli insegnanti supportano chi si dedica alle competizioni. Tu come ci sei riuscita? E quanto tempo dedichi al golf?
Questo è un grosso problema; io ho infatti dovuto cambiare scuola a metà della terza superiore proprio per questo motivo. Ora frequento una scuola che mi permette a grandi linee di allenarmi. Purtroppo in Italia non si ha ancora la concezione di sport agonistico come in America, e infatti i grandi giocatori provengono dal continente americano piuttosto che quello europeo. Cerco sempre di dedicare al golf il maggior numero di ore possibili, anche se la qualità dell’allenamento è più importante rispetto alla quantità.


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