Nov 18


Lentamente. A fatica. Ma sta succedendo.

Da quest’anno il mio circolo pare aver puntato con decisione sui bambini, ragazzini e ragazzi. Lo si vede da segni piccoli, ma inequivocabili.

Per esempio, all’ultima premiazione (sabato scorso) uno scricciolino di sette anni ha vinto una sorta di coccodrillo copribastone come primo premio junior (e già il fatto che la categoria junior esista è un segno). E la sua felicità e il suo orgoglio nel ritirarlo, e nel mostrarlo il giorno dopo in campo pratica, erano tangibili. E contagiosi!

Molti pomeriggi di quest’anno sono stati segnati dal corso ragazzi. E un po’ di fastidio ai soci l’avranno dato, col loro vociare allegro e le movenze magari non compostissime, ma mi pare un prezzo basso da pagare in cambio di potenziali soci che arriveranno (e sono già arrivati).

E poi le scuole: quante classi hanno frequentato il circolo al mattino e si sono avvicinate, sia pure timidamente e tangenzialmente, al golf! Merito di professoresse e professori illuminati, della disponibilità del circolo, della politica della federazione.

Il golf in Italia sta cambiando (per fortuna). Da gioco elitario a sport per tanti (non per tutti, certo; ma per tanti), e le famiglie sono protagoniste in questo fenomeno, perché rappresentano comunque denaro che entra nelle casse dei circoli.

E poi, a ben vedere, un golfista in erba è un potenziale golfista per i settant’anni prossimi della sua vita, il notaio ottantenne ha – ahimè! – meno possibilità di contribuire alle finanze dei circoli.

Una nuova primavera, dunque. Degli altri circoli ignoro, ma ai Ciliegi son fioriti i bambini.


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