Dic 27

Five Lessons
L’ultimo post dell’anno è dedicato a questo blog, che contiene la traduzione in italiano delle Five Lessons di Ben Hogan.

(Tra parentesi mi rendo conto che, anche se quest’anno ho parlato spesso di Ben Hogan – e conto di farlo ovviamente, e sempre più, in futuro –, non ho mai scritto una vera e propria recensione di questo libro. Ma forse è perché tale recensione è di fatto inutile, dal momento che io renderei questa lettura obbligatoria per qualunque golfista seriamente intenzionato a migliorare.)

L’ho letto qua e là e non nel dettaglio, non so quindi giudicare in profondità; ma da quel che ho visto la traduzione mi sembra corretta e sostanzialmente completa, e dunque affidabile.

Un plauso quindi al golfista che se ne è fatto carico, Andrea Gandolfi.

E siamo poi sulla stessa lunghezza d’onda quando l’autore parla del “segreto” di Ben Hogan:

Fa sorridere pensare che in realtà, e ne sono praticamente certo, non vi è nessun segreto nello swing di Ben Hogan. Tutto ciò che vi è da sapere è scritto, nero su bianco, nelle pagine che avete appena letto. E la dedizione con cui il grande Hogan spiega ogni particolare dello swing non lascia dubbi. […]
Alla domanda che un giornalista gli fece per l’ennesima volta, su quale fosse il suo segreto, Ben Hogan rispose laconico, forse sconsolato: “The secret is in the dirt”, il segreto sta nella polvere. Tutti iniziarono a pensare all’attacco della palla, alla zolla. In realtà Ben Hogan intendeva dire che il segreto sta tutto nella polvere del campo pratica, nel sudore e nella fatica quotidiana.
Non un segreto dunque, ma come lui stesso dice più volte, una sequenza coordinata di azioni, eseguite correttamente fino a quando non diventano istintive. Second nature, per la precisione. Tutto qui.

Allargando il discorso, mi viene da pensare che questa potrebbe essere una strada per così dire dal basso utile a risolvere l’annoso problema delle traduzioni di golf in italiano. In breve: gli editori pagano poco perché possono pagare poco, dato che le vendite sono scarse; ma hanno di conseguenza poco in termini di traduzioni di libri: i lettori ottengono dunque poco e non sono invogliati a comprare. Il classico cane che si morde la coda. Ma blog come questo, che vengono di fatto a sostituire un libro – in questo caso, direi anzi il libro di golf par excellence –, possono essere una maniera di superare il problema. Il tutto in un’ottica di Web 2.0, di wiki eccetera.

Una maniera di scavalcare dal basso il problema. Occorre pensarci.

Restano, ovviamente, i problemi legati al diritto d’autore; ma credo che di questi tempi ogni strada che possa portare nuovi adepti al golf non sia da trascurare. (Nuovi adepti, ovvero non rubarsi i clienti tra circoli con pratiche al limite della correttezza, ma fare avvicinare al golf persone nuove.)

Insomma la traduzione in italiano delle Five Lessons apre delle porte possibili. E questa è una sorta di augurio che faccio al golf italiano per il 2014 e gli anni a venire: di trovare tanti adepti innamorati di questo sport magnifico, di questa attività così carica di significati e gioia e bellezza.


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