Ago 15

short game
Parlavo qualche settimana fa delle opportunità per superare la noia che può a volte prendere in campo pratica. Là si parlava del putt; oggi la seconda puntata tratta del gioco corto, o più precisamente degli approccini intorno al green. (Nota laterale: questa parola, “approccini”, mi fa sempre e automaticamente tornare in mente le telecronache di Mario Camicia, che col suo “approccino delicato” ha segnato un’era.)

Ad ogni modo il “gioco” (adattato sempre a partire da questo libro) è questo: occorre segnare un raggio di tre metri intorno ad una buca degli approcci (io adopero un rotolo di nastro fatto da me, fermato con dei tee) e porre dei “tee di partenza” a 20, 30 e 40 metri. Poi si tirano dieci palle da ciascuno degli indicatori di partenza, ma mai consecutivamente: ovvero si parte dai 20, poi si va ai 30, infine ai 40 e si ripete il tutto per dieci volte.

Un buon obiettivo è di mettere il 70% di palle almeno all’interno del raggio. Ed è meno facile di quel che sembra! Al mio primo tentativo, ad esempio, io ne ho messe 19 (63%). Gli obiettivi successivi saranno poi di migliorare il risultato ottenuto.

Trenta palle sembrano niente; ma poiché ogni volta è bene ripetere la routine eccetera (altrimenti l’esercizio sarà meno utile, e fors’anche meno divertente), dopo la trentesima si sarà parecchio drenati nelle energie, anche perché negli ultimi colpi la tensione aumenta per forza.

Buona pratica! (E chi legge non dimentichi che, da qualche parte in uno speduto campo pratica di periferia, anche il giorno di Ferragosto c’è un golfista che si sta allenando per migliorare.)


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