Lug 18

putt
A volte io stesso, che frequento il campo pratica almeno cinque giorni la settimana, mi sento annoiato da tutta la pratica che faccio, perché mi pare che non sia davvero utile ripetere all’infinito un gesto. Più precisamente: non che non sia utile, ma che il nostro cervello ad un certo punto si rifiuti, ostinato come un mulo, di andare oltre e di accettare informazioni che potrebbero migliorare le prestazioni in campo.

Allora un ottimo sistema per superare questo impasse è quello di rendere il campo pratica un campo a tutti gli effetti, tramite degli esercizi (dei giochi, piuttosto) con un punteggio, ovvero che diano feedback immediato e possano dunque essere presi come pietre di paragone per esercizi successivi. Il tutto in maniera sì giocosa ma molto impegnata e seria.

Ciò premesso, questo è il primo di una serie di quattro post (non consecutivi, perché gli argomenti di cui dire sono sempre tanti e non me la sento di “bloccare” il blog per quattro settimane di fila) in cui suggerisco degli esercizi-gioco da applicare in campo pratica. Oggi iniziamo dal putt.

Gli esercizi che descriverò qui e nei tre post a venire sono presi da questo bel libro, che recensirò in uno dei prossimi numeri di “Golf Today” e che, pur essendo dedicato soprattutto agli aspetti mentali del golf (i quali però, come sappiamo, sconfinano allegramente nella parte tecnica), presenta degli esercizi da cui, adattandoli, ho preso spunto per questi articoli.

Bene, l’esercizio per il putt funziona così: scelta una buca, occorre misurare un semicerchio di 45 centimetri di raggio (18 pollici – sebbene per Pelz sarebbero 17 –, ovvero la misura dalla quale il putt successivo diviene di fatto dato; anche se sappiamo bene che non esiste il concetto di “prossimo putt”), da delimitare con dei tee, e poi segnare cinque distanze dalla buca a 2, 4, 6, 8 e 10 passi (ovvero 1,6, 3,2, 4,8, 6,4 e 8 metri).
Golf Tough
Ora inizia l’esercizio: si tira un putt dalla prima distanza, poi dalla seconda e così via. Il punteggio si calcola come segue:
– palla imbucata: -1
– palla nel semicerchio: 0 punti (zona neutra)
– palla lunga o al di fuori del semicerchio: +1
– palla corta: +2 (disastro!)

Tirati i 5 putt si calcola il punteggio. L’obiettivo ottimo sarebbe di finire sotto par, ma l’obiettivo reale è quello di battere il proprio punteggio. Per ogni putt occorre applicare la routine completa.

È un esercizio apparentemente facile, ma in realtà consuma tantissime energie: dopo 5-6 volte (25-30 putt) si è esausti (provato!). Questo perché soprattutto il penultimo e l’ultimo putt, se si è “in score”, sono un bella prova per il sistema nervoso. Cosa importante è annotarsi i punteggi per un confronto diacronico.

Nel medesimo libro si descrivono altri due tra i possibili esercizi (di fatto infiniti, basta mettere all’opera la fantasia):

1) disegnare con dei marchini un diametro di 30 centimetri intorno ad una buca, e poi mettere dei tee a distanze specifiche, da 1,5 a 12 metri, e vedere fino a che punto si arriva passando dal primo ai successivi senza sbagliare; anche qui valgono le considerazioni di prima: ripetere l’esercizio più volte in una seduta e in sedute successive (anche se naturalmente il punteggio non è esattamente confrontabile);

2) il classico esercizio di mettere dei tee a 1,5, 3, 4,5 e 6 metri e tirare 5 putt consecutivi da ciascuna distanza, e vedere fino a dove si arriva senza sbagliare. E se si sbaglia, occorre ricominciare da capo – aaargh! 🙂


Taggato:
preload preload preload
© 2022 Gianni Davico  Licenza Creative Commons