Ott 14

putt
Allora, le cose stanno così: un golfista che conosco, e anche lettore di questo blog, ha il problema tipico di tanti golfisti: che gira a destra anziché a sinistra. Ovvero: se andiamo con la mente alla struttura dei Ciliegi (luogo dove per me è naturale immaginare la pratica), arrivando in fondo alla discesa anziché proseguire diritto, cosa che lo porterebbe al campo pratica, gira a destra per il tee della uno.

È una situazione assolutamente tipica, propria di tantissimi golfisti. E, intendiamoci: non c’è nulla di male in questo. Non sei sempre alle Olimpiadi, puoi scegliere benissimo di giocare solo per divertirti, stare con gli amici in un bel luogo eccetera senza voler arrivare a diventare il golfista migliore che tu possa diventare.

Ma lui vuole andare oltre. Mi ha chiesto di dargli una mano, di preparargli una scheda.

Allora, mio caro Beppe, facciamo un patto: tu ti impegni a fare quello che è scritto qui sotto e quel che ti dirò nelle settimane a venire, senza riserve e senza scuse, e io ti garantisco che l’obiettivo che dà il titolo a questo post verrà raggiunto.

Prima cosa (questo l’abbiamo già detto a voce, ma lo ripeto qui per beneficio di chi legge): ci concentriamo sul gioco corto e sul putt. Solo sul gioco corto e sul putt, di fatto dimenticando (o quasi) il gioco lungo. Questo perché se un handicap medio desidera perdere velocemente qualche colpo bisogna che si concentri sul gioco dai cento metri in giù, mentre il gioco lungo farà solo una differenza assolutamente marginale. Quindi anche se tu nei prossimi mesi non andrai mai a praticare lo swing pieno non infrangerai il nostro patto.

Visto che tu puoi dedicare una certa quantità di tempo al golf, stabiliamo tre sessioni di pratica la settimana da un’ora e mezza: 30 minuti di putt e un’ora di gioco corto. Ecco come per ora le strutturiamo.

Putt
Dopo 2-3 minuti di riscaldamento sui putt medi e lunghi, solo per acquisire il feeling del giorno, iniziamo a lavorare sui putt da 8-10 metri. Dieci minuti, con l’obiettivo di mettere il putt in un cerchio da 60 centimetri (anche se il pensiero deve essere sempre quello di imbucare – l’accosto è il nemico di chi vuole scendere di handicap).
Poi facciamo dieci minuti di putt da 2-4 metri, con l’obiettivo di imbucarne il più possibile.
Finiamo con cinque minuti di putt da un metro, colpo che è in assoluto il più difficile – per chiunque – nel golf: l’obiettivo qui è imbucarne un certo numero di fila, e poi migliorare quel numero ricominciando ogni volta daccapo. (Phil Mickelson docet.)
Fai questo tre volte la settimana per almeno tre settimane. Dopo di che passeremo agli esercizi strutturati, ai giochi, alle competizioni (no, non con gli amici, con te stesso – il tempo passato in campo pratica con gli amici non conta come pratica). Ma prima bisogna che tu passi questo scalino.
gioco-corto
Gioco corto
In questo settore di gioco si possono applicare e inventare tantissimi giochi (li vedremo), ma per ora cominciamo così:
– mezz’ora di approcci, cominciando dai 100 metri per scendere fino ai 15-20. Esempio: 10 colpi da 100 metri, e ti annoti quanti green prendi. Idem da 80, 60, 40 e 20. L’obiettivo della sessione di allenamento successiva sarà di migliorare quella percentuale;
– un quarto d’ora di chip, sperimentando diverse lunghezze e diversi bastoni. (Io un tempo adoravo il ferro 9 per questo colpo, ora preferisco il pitch; ma è tutta questione di feeling e di pratica.) Suggerimento: prova dei colpi “assurdi”, colpi che non farai mai in campo ma che ti possono aiutare a sviluppare sensibilità. Esempio: chip di 5 metri col ferro 5;
– un quarto d’ora di uscite dal bunker, variando spessissimo i colpi (uscita corta, media, lunga; sponda alta e bassa; palla infossata eccetera).

Tra un esercizio e l’altro prenditi un paio di minuti di relax: questo ti serve sia per interiorizzare quello che stai imparando, sia per non sovraccaricare la mente.

Tieni un diario.

E se piove? Se piove si pratica lo stesso. E anche se fa freddo; e anche se fa molto freddo. Se nevica sei scusato (ma puoi praticare sul tappeto del salotto).

Ora per un po’ hai da lavorare, mio caro Beppe… E ricorda che monitoriamo i risultati. Fino alla prossima puntata!


Taggato:
preload preload preload
© 2022 Gianni Davico  Licenza Creative Commons