Mag 25

Il golf è uno sport strano, nel senso che può metterti a contatto stretto – ancorché casuale – con personaggi famosi di questo mondo.

Case in point: questa sera, al mio circolo c’era la premiazione della Pro-Am – la prima dopo undici anni. Mi trovo casualmente faccia a faccia con Marco Soffietti (scusa Marco, qui un link sarebbe perfetto ma non mi risulta che tu abbia un sito tuo) e lui per primo si presenta, ci diamo la mano e iniziamo a parlare del campo e della gara.

Io sono onorato e imbarazzato di scambiare qualche parola con lui – lui che oggi ha stabilito il record del campo (69) tra l’altro, ma tant’è. A cena è un conversatore brillante, io lo guardo con ammirazione; è una specie di felicità fanciullesca la mia, un po’ come quando da piccolo chiedi l’autografo ai tuoi campioni preferiti.

La felicità è fatta di piccole cose, dopotutto.

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Gen 16

Be’, finire con birdie – birdie per passare il taglio con il numero di colpi strettamente necessario (stiamo parlando dello Joburg Open) è una bella prova di carattere.

Facile previsione: sarà una lotta appassionante tra i due fratelli, quest’anno, per vedere chi è davvero il più forte…

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Ott 06

La buca 4 del percorso delle Querce di Castelconturbia è un par 3 non particolarmente lungo – 119 metri dai tee arretrati -, ma complicato dal fatto che il green non è visibile dal tee, con molte ondulazioni (come praticamente tutti i green del campo) e con pendenza verso sinistra. Un pitch è un ferro adatto alla bisogna.

Ieri pomeriggio ero lì con il mio maestro/amico Andrea De Giorgio, che era arrivato a quella buca con questa sequenza: doppio – bogey – doppio, dunque un po’ contrariato dai risultati ottenuti fino a quel momento (per quel che potevano valere – era un semplice giro tra amici).

Il suo pitch è partito bene: bel suono, solo leggermente a destra rispetto alla bandiera; poi è sparito, inghiottito dal green che – appunto – è invisibile dai tee. Arrivati al green troviamo il suo pitch ma non la palla. “Sta a vedere che è uscita dal green”, è stato il suo commento.

Invece lei era lì, depositata in fondo alla buca. Maestosa e silente, quasi a contraddire ciò che l’aveva preceduta. Magnifica.

E io c’ero. Grande Andrea!

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Giu 23


Lo US Open dell’anno scorso ha portato gloria, sponsor e denaro a Rocco Mediate. Ma quest’anno c’è una storia ancora più appassionante e avvincente da raccontare, e riguarda David Duval.

Il vincitore del British Open del 2001, stella mondiale del golf a cavallo del millennio e che poi per vari motivi – sia personali che fisici – ha visto la sua grandezza oscurarsi in fretta e inesorabilmente, era arrivato allo US Open di quest’anno dalle qualificazioni e occupando la posizione numero 882 nel ranking mondiale.

Eppure, come da tempo andava dicendo, David Duval era convinto che i numeri non riflettessero il livello del suo gioco attuale. Ora abbiamo le prove che aveva ragione: -2 per il torneo, secondo a pari merito con Phil Mickelson e Ricky Barnes.

Adesso è alla posizione 142 nel ranking mondiale – un bel salto. Strameritato.

E molto si può imparare dalla sua attitudine mentale e dalla fiducia in se stesso. Nelle interviste alla fine del torneo ha infatti dichiarato: “Sono certamente felice per come ho giocato, ma estremamente deluso per il risultato: non avevo nessun dubbio dentro di me che oggi sarei riuscito a vincere il torneo”.

E ancora: “Essere nella posizione di vincere un major è quello che voglio. Può essere considerata arroganza, ma è la posizione che ritengo mi spetti”. Sì David, è la posizione che certamente ti spetta. E ora il mondo del golf si aspetta altre grandi imprese da te.

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Giu 07

Ieri era una tranquilla sera di golf in televisione, Celtic Manor, i ritardi per la pioggia, un bogey di Himenez: business as usual.

Poi Mario Camicia dice “do una notizia che non avrei mai voluto dare, riguarda un caro amico che dopo una lunga lotta se ne è andato”. Molto prima che lo nominasse avevo già capito che stava dicendo che era mancato Pat Nesi.

Io non l’ho mai conosciuto di persona. L’ho sentito al telefono diverse volte, ci siamo scritti altrettante, ho scritto alcune recensioni – molte meno di quante avrei voluto, pensandoci ora – per la sua rivista, “Green”.

Ad ogni modo ho tanti motivi per ricordarlo con affetto e stima. Pat Nesi è stato il primo editore di golf che ha creduto nella mie capacità, tanto da concedermi uno spazio non piccolo sulla sua rivista. Abbiamo parlato di progetti importanti – la traduzione in italiano dei libri di Dave Pelz, per dirne una -, che non si sono concretizzati per le “solite” questioni economiche, in un mercato asfittico come quello italiano. Esigente, preciso, controcorrente – qualcuno da cui non puoi che imparare, qualcuno che comunque rispetti e ammiri.

L’anno scorso, a fine luglio, di nuovo Mario Camicia espresse in una telecronaca un cordiale “bentornato!” a Pat, appena tornato da una lunga degenza in ospedale. Si intuisce benissimo che anche lui era molto legato a Pat, sia pure nei contrasti e nelle liti inevitabili tra persone forti e di spessore.

Ora non tornerà più.

Ci mancherai, Pat. Molto. Mancherai a tutti quanti. A tua moglie Paola, appoggio insostituibile per una vita, un abbraccio forte. E grazie di cuore per tutto quello che hai fatto per il golf in Italia.

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Mag 25


Da un’intervista di Golf Digest a Mickelson, pubblicata sul numero di giugno della rivista:

— quote —
GD: A few years ago, Mark O’Meara mentioned that his pal Tiger might retire sooner rather than later. Where do you think you’ll be in five years?

PM: I have no idea. Five years or 10 years, who knows? I have a lot of things going on, besides family, but it’s not like I have a master plan to leave competitive golf. I love it. I love the competition. I really enjoy it. But I also enjoy spending time with my family, and our oldest daughter, Amanda, is 9. That means she’s halfway out the door to college.
— unquote —

Ecco, credo che quel “that means she’s halfway out the door to college” debba far riflettere sul senso relativo di ciascuna nostra singola attività o passione in rapporto ad un quadro più generale della nostra vita. E il golf ci può aiutare molto in questo.

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Mar 14

Phil Mickelson è un giocatore che non ho mai apprezzato molto – sembra più un ragioniere che non un atleta. Ho in parte cambiato idea dopo l’ascolto di One Magical Sunday, che mi ha dato la misura di un bambino e poi ragazzo e poi uomo che ha fatto magie incredibili con i suoi wedge.

Ora, al Doral, le statistiche raccontano dei suoi 42 putt dopo 36 buche: una media stratosferica di 1,17 putt per buca (e con 4 buche a 0 putt).

Quello che ha fatto ieri e ieri l’altro ha del mito.

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