Mar 04


Cominciamo proprio dall’inizio, dall’articolo 1:

Il Citielle Challenge Tour 2011 si articola su 24 gare.

Ventiquattro gare (erano diciassette l’anno scorso, dodici due anni fa). Io mi sono sempre chiesto come faccia l’amico Beppe Lazzarotto a organizzare un circuito del genere (sponsor, premi, segreterie eccetera) in tutti questi bei campi dell’Italia nordoccidentale; e intanto portare avanti un’azienda eccetera.

Non ho la risposta, ma la realtà è davanti ai miei occhi. Senza contare il punto più importante di tutti, i progetti per il Ciad e la Romania. Mi piace quel che fa, stimo la persona.

E quest’anno l’appuntamento è in campi come Garlenda, Castelconturbia, Torino, Cherasco, Biella, Margara, Tolcinasco, Varese, Villa d’Este, Royal Park – per fare qualche nome.

Mio caro Beppe: ancora una volta, chapeau.

Taggato:
Gen 21


Accolgo con piacere la notizia che Edoardo Molinari è il primo professionista italiano ad avere un suo sito.

In effetti, pensando all’uso estensivo che del Web – di Twitter per esempio – fanno giocatori come Lee Westwood, Ian Poulter e Rory McIlroy, tanto per fare qualche nome, e anche considerando Francesco, il cui sito non è ancora pronto ma che fa un buon utilizzo di Twitter, direi che la notizia è assolutamente positiva.

Edoardo, numero 19 al mondo e numero 10 in Europa, è un’icona del golf e un ambasciatore del nostro sport del mondo: quel che fa e che dice viene esaminato, fa la differenza, è importante.

Tra quello che ho apprezzato in particolare del sito segnalo la sezione News, al momento scarna di contenuti ma che promette bene, e le sezioni Team e Sponsor, che permettono di capire meglio come funziona l’“azienda Edoardo”.

Tra le note secondo me non del tutto azzeccate c’è la concezione del sito come “vetrina”, qualcosa che non è in piena sintonia col Web 2.0 e dunque avrà verisimilmente bisogno di un restyling non troppo in là nel tempo. Anche i testi italiani danno a tratti l’impressione di essere tradotti dall’inglese.

Vedremo gli sviluppi, ma il fatto stesso che un professionista della sua levatura abbia deciso di avere una “casa” sua nel Web è un fatto degno di nota e che non può che far piacere a tutti i golfisti.

Taggato:
Gen 14


Ecco un altro libro che si aggiunge alla biblioteca del golfista interessato all’aspetto mentale del golf, Golf Sense.

Si tratta in realtà di un volume che amplia la prospettiva, o meglio la varia: infatti mette insieme non solo mente e corpo (alla Bob Rotella, per intenderci), ma anche postura e respiro, discipline come il Feldenkrais e la Alexander Technique. Insomma temi “pesanti”, che vanno meditati e richiedono tempo e dedizione per essere assimilati, ma appaiono di fatto non dispensabili per il golfista seriamente interessato a migliorare il suo gioco.

È degno di nota il fatto che il libro sia stato scritto da un non-golfista: il che lo rende peraltro interessante, perché determinate tecniche sono universali e prescindono dalla tecnica specifica di uno sport.

Una serie di esercizi (sulla postura, sul respiro, sulla consapevolezza del proprio corpo) arricchisce l’opera: sono esercizi che vanno fatti per rendere davvero efficace il tempo investito nella lettura del libro, affinché questa porti tramite l’assimilazione dei concetti ad un effettivo miglioramento.

Il sito del libro è informativo e permette di allargare il discorso per chi è interessato.

In conclusione la trovo un’opera valida nella sua specificità: del resto i manuali sulla tecnica dello swing sono migliaia, ma pochissimi quelli che considerano un uno tutto la mente e il corpo. Quindi ben vengano Golf Sense e tutti i libri come questo.

Taggato:
Dic 31


Millesettecentocinquantadue. Tante sono le pagine che complessivamente compongono i cinque libri fin’ora pubblicati di Dave Pelz.

Se il primo (Putt like the pros, 1989) pertiene ormai più all’archeologia che non alla tecnica golfistica, gli altri sono decisamente vivi e vegeti: il secondo e il terzo li avevo recensiti su “Green” (l’articolo è qui), del quarto avevo parlato qui.

E quest’anno porta con sé Golf without fear, 378 pagine che compongono il Pelz-pensiero sul come affrontare i dieci colpi più temuti nel golf, che – in ordine inverso – secondo lui sono:

– 10: putt di avvicinamento
– 9: colpo con pallina contro un muro
– 8: pitch da bordo green
– 7: colpo attraverso gli alberi
– 6: palla infossata in bunker
– 5: lob
– 4: colpo in discesa
– 3: colpo su terreno duro
– 2: colpo dal bunker
[and the winner is…] – 1: putt da 90 centimetri

Questa classifica è basata sulle risposte date dai golfisti frequentanti le sue scuole di golf, e quindi può essere ritenuta uno specchio sincero della realtà. Del resto basta che ciascuno di noi stili il proprio personale elenco dei colpi più temuti, e certamente ne ritroverà molti tra quelli elencati.

Le soluzioni sono in alcuni casi discutibili, come ad esempio il putt dalla lunga distanza colpito come se fosse un chip. Ma in generale il lavoro di Pelz è decisamente apprezzabile. e i suoi consigli sono un buon viatico per risolvere i problemi di gioco corto e di putt che affliggono il golfista.

Taggato:
Dic 03


Mi sono imbattuto in questo agile libro – poco più di cento pagine, ma tutte decisamente dense – per caso.

Le mie letture golfistiche degli ultimi mesi non sono state emozionanti, e cercavo un ausilio a uno dei miei punti deboli, ovvero la capacità di portare a termine le gare con successo: uno dei miei due o trecento limiti nel golf è proprio questo, il fatto di trovarmi a un passo dal traguardo e accontentarmi dei risultati, senza cercare invece di ottenere comunque il massimo, di andare fino in fondo, di percorrere il proverbiale extra mile. È un limite mentale che mi infastidisce e che trovo complicato – per ora almeno – superare.

Ebbene, questo libro probabilmente non ha risposto alla mia domanda, però mi ha fornito molti consigli utili sull’aspetto più sottovalutato e nello stesso tempo più importante nel golf, la gestione della mente nei momenti difficili di una partita.

Il libro, a detta dell’autore, può essere riassunto in una frase sola:

Make practice and play more difficult than actual competition.

L’idea che lo sottende è questa: se rendiamo la nostra pratica difficoltosa, allora riusciremo meglio a comprendere i nostri limiti, le debolezze e i punti di forza, le tendenze nei nostri pensieri e di conseguenza nel nostro gioco e quindi nei risultati che otteniamo. In questa maniera potremo beneficiarne quando il risultato conterà.

Trovo interessante e utile il fatto che l’autore mescoli discussioni teoriche ed esempi reali con esercizi da fare in campo pratica o anche a tavolino, per applicare subito la teoria che si può apprendere con la lettura.

Un libro denso, da meditare e applicare. Come credo si capisca, ha il mio bollino di approvazione.

Rob Bell, Mental Toughness Training for Golf: Start Strong Finish Strong, AuthorHouse, pp. 132, EUR 15,19.

Taggato:
Ago 21


Ho conosciuto Bernard Lombard in una veste inedita per un presidente di circolo di golf: come starter al Golf Club Cuneo. Quando abbiamo conversato a lungo, qualche giorno fa, in quella che potrebbe essere definita un’intervista mooolto informale, mi ha spiegato il motivo: “In questa maniera riesco ad avere un contatto diretto con molti tra i nostri soci, che sono poi i nostri clienti”.

Il motivo per cui ci siamo seduti a conversare – no, per essere precisi affinché io ascoltassi i concetti interessanti che aveva da esprimere – sono stati i DVD di Golf TEE-V Italia, prodotto che ho scoperto proprio a Cuneo. E non a caso, visto che è proprio lui che cura il progetto. Gli ho chiesto, per iniziare, come fosse nata l’idea di creare l’edizione italiana di Golf TEE-V. La risposta è stata articolata, parte da lontano: ma è a mio avviso utile per comprendere bene il progetto stesso.

“Io sono professionista dal 1988, e sono cresciuto golfisticamente in un circolo dalle grandi tradizioni: Saint Endreol. Poi col tempo ho sentito l’esigenza di avere una struttura mia, e così è nato il progetto di Vievola e quindi – tre anni fa – la gestione del circolo di Cuneo. Un amico aveva avviato il canale web TEE-V per la Francia, e da lì è nata l’idea di offrire un prodotto/servizio simile anche per l’Italia. Abbiamo creato quindi questa serie di DVD: quattro sono i numeri usciti fino ad ora, il quinto è pronto e il sesto è in gestazione. Il progetto è stato studiato con cura, e ha degli avalli importanti: sia nella home page della Federgolf che della PGAI si trova infatti un link al nostro sito.

In ogni caso per iniziare ho pensato che la base fosse il turismo, nel senso che è il mezzo principale che può fare da volano al golf, in Italia come altrove. Allora mi sono rivolto alla rivista “Golf & Turismo”: il risultato è che la direttrice Maria Pia Gennaro cura la rubrica del turismo sul DVD (in ogni numero si esplora una differente regione italiana).

Per le regole ci siamo avvalsi della preziosa collaborazione di Corrado Graglia, direttore del Golf Club Cherasco, e di Davide Maria Lantosco della Scuola Nazionale della Federgolf.

C’è poi una parte sulla manutenzione dei campi, seguita da Massimo Mocioni della Scuola Nazionale della Federgolf, che abbiamo pensato perché il golfista normalmente non ha idea di come cresce l’erba, di come si curano i green, i fairway eccetera.

C’è una rubrica sullo swing e sull’attrezzatura: ma non è sponsorizzata, e questo è importante perché permette indipendenza di giudizio.

La rubrica dei viaggi è curata da Greens du Monde, il maggiore tour operator golfistico francese.

Io seguo e coordino l’intero progetto: il cui centro è chiaramente il DVD, ma ci sono poi molte altre iniziative che vengono al traino, come ad esempio il guanto antivibrazione Noene (che ho fatto io!). E anche iniziative future già pensate e ancora da sviluppare, come Golfradio, una radio su Web che intendiamo offrire ai circoli come servizio per i loro soci e ospiti: una radio che dia notizie, informi e nello stesso tempo intrattenga. Altro progetto sono delle score card che stiamo elaborando per i circoli: per questo ho preso spunto dalle score card francesi, molto eleganti. Un altro progetto riguarda i tappetini per il campo pratica, anche questi con tessuto Noene (trae infatti origine dal guanto) allo scopo di eliminare le vibrazione della testa del bastone minimizzando i rischi articolari”.

E qual è la diffusione? “Oltre agli abbonati, tutti i circoli e tutti i professionisti italiani ricevono il DVD”.

Il discorso si è allargato poi in maniera naturale al golf in Italia: questo perché io gli ho chiesto come vedesse la situazione attuale e le prospettive future del nostro sport.

“Il golf – ha risposto – è stato chiuso per troppo tempo. Ora ha bisogno di aprire le porte. Servono nuovi giocatori – i campioni li abbiamo. Il problema è che troppo spesso si sviluppa la struttura e solo dopo si pensa al pubblico. Questo va bene nel caso di progetti immobiliari, nei quali la parte immobiliare va a coprire le perdite derivanti dal golf; ma in tutti gli altri casi sarà molto, molto difficile. Bisogna trovare nuovi giocatori. In questo senso Anna Motta ha fatto un lavoro egregio: qui da noi vengono ad esempio molte scuole, e quindi molti bambini hanno la possibilità di avvicinarsi ad uno sport che altrimenti sarebbe loro precluso.

Poi c’è il turismo: bisogna prima far sapere che esiste una destinazione golfistica, e poi svilupparla. Ma è un processo lungo, e che sarà lungo. Bisogna che i campi sviluppino sinergie tra di loro (per esempio offrendo sconti ai soci di un circolo che vanno in un altro). Consideriamo anche che i 9 buche di fatto non esistono per il turismo.

È un processo lungo, perché l’Italia in generale e il Piemonte in particolare non sono conosciuti come destinazioni golfistiche. Tuttavia sono queste le strade da intraprendere, perché il bel tempo del golf – quello in cui ci si poteva permettere di scegliere i soci – è finito, finito per sempre. Tutti avranno bisogno di offrire di più.
Insomma il circolo è una vera e propria azienda, non più un club esclusivo. Bisogna lavorare insieme: il futuro sarà nella collaborazione.
Il golf di domani sarà così: un ambiente piacevole dove il golfista può ottenere un servizio completo”.

Tutto molto interessante. Per parte mia posso solo aggiungere un “grazie, presidente!”

Taggato:
Lug 15


Ho appena finito di leggere – ma dovrei dire meglio: gustare – questo bel libro di John Richardson. È la storia di un golfista della domenica che, a dispetto dei tantissimi pareri contrari, decide di imbarcarsi in un’avventura decisamente fuori dagli schemi: girare in par lordo nel suo campo nel giro di 12 mesi.

Mi ha compito molto e ne parlo volentieri per due ragioni:

– perché mi immedesimo decisamente nell’autore: e questo perché il mio progetto – partecipare alla gara che può dare il “passaporto” da professionista entro il 2012, passare il taglio e poi decidere se perseguire quella carriera oppure no (ma, punto estremamente importante per me, solo dopo aver passato il taglio) – ha molti tratti in comune con quanto Richardson ha realizzato;

– perché uno dei capisaldi dell’autore è la convinzione che i detrattori saranno sempre pronti a svalutare un progetto al di fuori dei canoni comuni, non tanto perché non vorrebbero il tuo successo, ma soprattutto perché esso confermerebbe la loro mediocrità – e questo sarebbe decisamente troppo da sopportare.

Ecco alcuni passi che mi hanno colpito più di altri:

My heroes have always been those people who insist on doing things their own way, in face of all opposition, with flamboyance and perhaps an element of ‘screw you’ (p. 94).

[parla la figlioletta di 7 anni] ‘And that’s why you did that stupid and embarrassing swinging when we were in Tesco and the lady in the queue looked at you like you were a bit mad?’ (p. 122)

And be sure to ignore anyone who say it isn’t possible. Just go for it. (p. 184)

In una parola è una lettura piacevole, e non solo da un punto di vista golfistico.

John Richardson, Dream on: One Hack Golfer’s Challenge to Break Par in a Year, Skyhorse Publishing, 2010, pp. 192, EUR 21,96.

Taggato:
Apr 26

Un lettore scrisse su questo blog tempo fa, come commento a un post:

Ciao vorrei proporti la traduzione di un libro che migliorerà il tuo gioco e quello di tutti noi: Master Strokes by Nick Mastroni and Phil Franké. Edito da Running Press.
È un piccolo libretto che sta in una tasca, ma per me equivale ad un enciclopedia del Golf.
Davide Brusotti
Istruttore Golf UISP

Quando un mio lettore usa il suo tempo prezioso per fare un commento, io mi faccio scrupolo di prenderlo molto sul serio. Allora ho comprato il libro e l’ho letto.

È un libro di piccole dimensioni, ma di quasi 500 pagine. Ciascuna pagina è un veloce consiglio corredato da un disegno esplicativo. I vari suggerimenti sono ovviamente divisi per argomenti.

Gli aspetti negativi:
– formato poco maneggevole;
– il voler essere tutto per tutti è a mio avviso un limite di libri del genere, perché ciascun golfista ha delle caratteristiche e un livello di gioco specifici;
– i consigli dati in poche parole hanno efficacia limitata, perché non permettono di andare a fondo alle questioni che interessano.

Gli aspetti positivi:
– tocca tutti gli elementi del gioco;
– è ben scritto;
– le illustrazioni completano e arricchiscono il testo;
– costa poco.

Nick Mastroni – Phil Franké, Master Strokes, Philadelphia, Running Press, 2003, 484 pp.

Taggato:
Mar 10

Per sfizio mi sono messo a contare in questi giorni i libri di golf presenti nella mia libreria. Al netto di quelli prestati (non pochi: potrei sbagliarmi, ma mi sembra fosse Mark Twain a consigliare di non prestare mai libri a nessuno per nessuna ragione – lui diceva che gli unici libri che possedeva erano libri che gli erano stati prestati), e al netto di riviste, DVD, CD e audiolibri in materia, sono in totale 83, di cui:
– 52 in inglese;
– 28 in italiano;
– 2 in francese;
– 1 in spagnolo.

Ho provato per gioco a fare una classifica dei cinque più significativi per me.

5. John Paul Newport, The Fine Green Line, che ho letto come un romanzo e molto apprezzato perché mi sono immedesimato nel personaggio, nei suoi racconti, nelle gioie e nei dolori che il percorso verso la Q School gli ha procurato.

4. Greg Norman, The Way of the Shark, per ciò che insegna sul golf ma soprattutto sullo stare al mondo.

3. T.J. Tomasi – Mike Adams, How To Break 90, che mi ha aiutato tanto quando incominciavo un pochino a prenderla e a capire che cosa voleva dire davvero giocare a golf.

2. Patrick Cohn, Going Low, che mi ha aiutato tanto a capire l’importanza della mente nel golf.

And the winner is…

1. Dave Pelz’s Short Game Bible, perché da un punto di vista tecnico la chiave per scendere di handicap è certamente il gioco dai 100 metri in giù.

Taggato:
Mar 02

Ritorna anche quest’anno il circuito che Beppe Lazzarotto organizza per gli amici (presenti e futuri). Diciassette appuntamenti nei campi più belli dell’Italia nord-occidentale, più una finale su due giorni al Castellaro: niente da dire, l’organizzazione è impeccabile.

Birra e sautissa non mancheranno di certo: la goliardia e l’amicizia si mescoleranno senza soluzione di continuità all’amore per questo sport.

Prima tappa sabato 13 marzo a Garlenda. Qui il calendario completo.

Taggato:
preload preload preload
© 2026 Gianni Davico  Licenza Creative Commons