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Tucker Short Game Test

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“What gets measured gets done” è uno dei mantra della gestione ottimale di un’azienda, ma si applica anche al golf. La differenza è che il golf è in parte scienza e in parte arte; cionondimeno i numeri aiutano a capire i fenomeni, e come!

Scopo di questo articolo non è dunque “convincere” il lettore di questo fatto, che do per assimilato, ma presentare uno strumento tra i tantissimi disponibili che credo utile alla bisogna.

Mi sono imbattuto qualche settimana fa, tramite la lettura di questo libro, nel Tucker Short Game Test, una prova – ideata da Jerry Tucker – che serve a verificare in maniera completa lo stato del proprio gioco corto, e di conseguenza scoprire quali sono le aree che richiedono miglioramento nell’ottica finale di abbassare lo score.

È un semplice foglio. Un esempio si trova qui. La versione contenuta nel libro di Gio Valiante è qui.

La sostanza è questa: si effettuano cento colpi (coi wedge, col […] continua a leggere »

La carta coi buchi

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Lunedì scorso ero arrivato al campo nel primo pomeriggio con l’idea di fare un giro completo. (So che dovrei andare di più in campo piuttosto che non trascorrere la maggior parte del tempo in campo pratica, ma il traffico che c’è in un 9 buche può essere scoraggiante. Poi qui entrerebbero in gioco altre considerazioni – agli inizi andavo in campo solo la mattina alle 8 proprio per non far vedere a nessun quant’ero scarso, mentre ora troppo spesso vedo esibire degli swing che mi fanno rabbrividire… ma lasciamo andare e passiamo oltre.)

Le prime buche scorrono senza problemi, ma alla 5 incontro una coppia di army golfer. Mi metto pazientemente dietro di loro, chiedendomi perché non mi facciano passare: loro perderebbero tre minuti tre e tutti quanti giocheremmo più rilassati. Vabbé.

Sul tee della 8 li incontro, stanno aspettando che la quadretta di fronte finisca la buca (un par 3). Mi dicono: “Non è colpa nostra, davanti come vede ci fanno aspettare”. Al che replico: “Vi capisco, ma l’etichetta del golf imporrebbe a loro di far passare voi e […] continua a leggere »

Campionato nazionale mid-amateur

Tolcinasco
Comincio dalla fine: domenica ne ho tirati 74 (tra cui 15 par di fila) ed è stato bellissimo.

Partecipavo per la prima volta al campionato nazionale mid-amateur, e già solo il fatto di poter far parte di questo evento era fonte di gioia per me.

Non ho fatto, per questioni sia lavorative che familiari, la prova campo. Il primo giorno, venerdì, ne ho tirati 85 [sic!], ma paradossalmente ho giocato molto bene (infatti non ho nemmeno preso la virgola): solo, ho cominciato con uno stupidissimo triplo bogey alla 1 (un par 5 senza grandi difficoltà) e poi, per non farmi mancare nulla, ho segnato un settuplo bogey alla 6 (un par 4 di 328 metri, dove ho tirato due palle in acqua, ho sbagliato un chip e un approccio – in questi casi gli errori vengono a cascata, si sa), ma per il resto ho fatto un dignitoso +3 in 16 buche.

Mi ricordo in particolare tre colpi:

– alla 5 (un par 4 lunghissimo), un legno 3 da 185 metri all’asta in fade che batte in green e si ferma a 3 […] continua a leggere »

Leisure golf

Ho perso la finale del match play del mio circolo, l’unica gara da noi significativa da un punto di vista sportivo. Ci tenevo e mi dispiace. Mi ha bruciato per il pomeriggio e la notte seguente; poi mi è passata – ha vinto chi ha giocato meglio, non c’è nulla di strano in questo –, e ne ho ricavata una lezione importante.

Ho capito che al mio circolo non interessa la competizione: il mio circolo è – per scelta (assolutamente legittima, ci mancherebbe) – un’associazione ricreativa, dove la competizione non entra in nessuna maniera. (Quasi nessuna, via, perché io ce la porto – e come!)

La mia visione del golf cozza in maniera decisa con questo modo di vedere le cose, perché non mi piace vedere quegli swing orribili e quelle palle che non si staccano da terra e fanno cinquanta metri. Ovvero, o facciamo le cose per bene oppure non ci mettiamo nemmeno.

Non solo, ma vedo il golf come mezzo verso un fine, che è lo scoprire i propri limiti e cercare di mettere l’asticella sempre un po’ più in su. Il golf in questo è chiaramente uno strumento, quasi una scusa: è tutto nella tua mente. È […] continua a leggere »

Bergamo, L’Albenza, buca 14 – lezioni apprese

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Ho ripensato all’ufficiale di Bergamo della settimana scorsa, e c’è una buca che mi è rimasta impressa. Ne parlo oggi perché penso sia di utilità per chi legge.

È la buca 14, ovvero la 5 del percorso giallo. È un par 4 di 375 metri, dogleg a sinistra. Il primo colpo è verso un fairway abbastanza largo, che però ha sulla sinistra delle piante altissime a chiudere il colpo; il colpo al green è in salita ed è generalmente ancora abbastanza lungo (il primo giorno dopo un bel drive fu ad esempio un ferro 5).

Ebbene, la 14 del terzo giro è quella che ricorderò come emblematica di una gara intera, ovvero di tutte le 54 buche fatte in quei giorni. Il mio drive è decisamente sulla sinistra (solito problema dei fianchi che ogni tanto partono in ritardo), prende in pieno le piante e si ferma nel rough, a circa 200 metri dal green. Da quel punto il green non è visibile, non c’è maniera per me di raggiungerlo. Allora il ragionamento è: tiro un ferro 8 a uscire e piazzarmi in posizione favorevole […] continua a leggere »

Un mattoncino ufficiale

L'Albenza
Sono tornato ieri sera dal Mattone d’Oro, gara ufficiale FIG che si è tenuta al golf club Bergamo “l’Albenza” – ovvero il circolo di colui che, insieme a Mario Camicia, ha di fatto introdotto il golf in Italia.

È stato bellissimo; e, a beneficio dei miei venticinque lettori, racconterò ora l’esperienza.

Innanzitutto non ero sicuro di volerci andare, sia per una questione di costi che di tempo sottratto a lavoro e famiglia. Ma la notte precedente il mattino dell’ultimo giorno utile per l’iscrizione ha portato consiglio, e sono andato sul sito per verificare a quanto cadeva il taglio. Sorpresa! Le iscrizioni erano state chiuse con un giorno di anticipo. Chiamo il circolo, e mi dicono che non c’è più nulla da fare. Mi sembrava strano (la normativa tecnica è molto chiara sul punto), ma mi metto l’animo in pace e passo oltre. A fine mattinata guardo un’ultima volta il sito, per scrupolo e invidia, e con somma meraviglia mi accorgo che le […] continua a leggere »

Emozioni da Open

È stata (è) una settimana emozionante. Di seguito il racconto di come l’ho vissuta io.

Lunedì, primo giorno di pratica. Ho parcheggiato di fronte all’ingresso del Torino, entravo e uscivo senza problemi. Eravamo forse dieci spettatori in tutto a guardare, potevi stare vicinissimo ai giocatori che praticavano e nessuno ti diceva niente. Io tra le altre cose mi sono messo a fianco di Chris Doak, ho seguito la sua pratica per un’ora. Un po’ mi attirava il cappello alla Ben Hogan, ma soprattutto mi ha colpito vedere, da vicino, come schiacciava la palla per farla volare alta. Controintuitivo ma verissimo. E poi la sua routine su ogni colpo, e l’attenzione maniacale al grip. E il suono all’impatto, una sorta di sinfonia (questo vale per tutti i giocatori).

Martedì le cose erano differenti, più strutturate. Ai giocatori non potevi più avvicinarti, c’erano (giustamente) le barriere bianche. È stato bello incontrare persone conosciute, scambiare qualche chiacchiera con la “mia” direttrice, conoscere il fenomeno dell’anno.

Giovedì. Di ieri ho molto da dire. Un incontro, sulla navetta, di una casualità da far spavento con Isabella Data e il marito (Isabella mi ha […] continua a leggere »

La mia settimana di golf

VLUU L110 / Samsung L110
Mi chiede un lettore su Twitter, Enrico Esposti:

Complimenti per tutti i tuoi suggerimenti! Ci racconti la tua settimana tipo di golf?

Beh, volentieri! Inizio da osservazioni generali, e passerò poi a descrivere i vari giorni.

Io parto sempre con un obiettivo in mente, che tipicamente può essere la gara di circolo nel fine settimana oppure una gara della federazione (federale, patrocinata, ufficiale eccetera). Nel primo caso (che mi interessa sempre meno) il ciclo dura una settimana, nel secondo almeno due.

Una mia seduta di allenamento va dalle due alle quattro ore (la media è intorno alle due e mezzo). Questo perché mi sono reso conto che in un tempo limitato non riesco ad imparare: sia perché la mia natura è lenta e non posso farci nulla, sia perché tutti abbiamo bisogno di tempo per assimilare. Considero sempre le giornate in campo pratica come delle mini-clinic solitarie: mi sono divertito tantissimo alle varie clinic cui ho partecipato col mio maestro, ho preso tantissimi spunti e ora quando […] continua a leggere »

La routine nel putt – quindici giorni dopo

Parlavo due settimane fa dell’importanza della routine nel putt.

In due settimane succedono tante cose, e io sono andato avanti nello studio della routine; le idee che desidero condividere oggi sono due.

La prima è l’aggiornamento della routine che avevo indicato allora. Al momento, quella che considero più efficace (per me, poi va da sé che va adattata a ciascun caso specifico; come ça va sans dire che è un work in progress) è questa:

1. visualizzare la linea da dietro, “vedendo” anche la pallina coprire la distanza fino alla buca e rotolarvi dentro;

2. eseguire un waggle o due mentre ci si mette di fianco alla palla piegando leggermente le ginocchia e con i piedi paralleli tra di loro e perpendicolari alla linea di tiro;

3. alzare leggermente il sedere, in maniera da avere gli occhi sulla linea di tiro;

4. alzare leggermente le mani, in maniera da avere la faccia del putter perfettamente allineata al terreno (questo funziona per me, ma il punto va preso con cautela perché dipende da come la faccia del bastone tocca terra);

5. fare due prove guardando la palla, per essere sicuri di forza e direzione;

6. mettersi […] continua a leggere »

James Dodson: Ben Hogan, An American Life

James Dodson, Ben Hogan
Ho finito di rileggere questo libro, la biografia di Ben Hogan autorizzata dalla famiglia. L’avevo letto qualche mese fa, in vista di una recensione uscita su “Golf Today”, ma l’ho ripreso ora per cercare di approfondire la conoscenza di una vita straordinaria. Anche se, mi chiedo, quanto un libro può trasmettere di una vita intera, soprattutto di una così complessa e ricca di avvenimenti come quella di Hogan? E del resto lo stesso autore scrive:

The problem with writing in depth about Hogan the golf star is the very mistique that envelopes him like a mist from Mount Parnassus.

Quel che mi ha colpito soprattutto, al di là dei grandi successi e anche – ahimè – delle sconfitte cocenti (mi bruciano come fiamma viva, e posso solo immaginare quanto bruciassero a chi dovette viverle in prima persona), è stato – è – l’uomo Hogan, ovvero la sua vita anche al di fuori del golf. In particolare l’invecchiamento e la vecchiaia, i suoi anni amari. Vide infatti la Ben Hogan Company, sublimazione di quel figlio che […] continua a leggere »