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Trofeo Sanremo 2013

Sanremo
E via.

Come i miei venticinque lettori sanno, questa gara è per me la più bella dell’anno, quella cui assolutamente non posso mancare: e per storia del circolo, e per atmosfera del campo, e per periodo dell’anno.

E poi il Trofeo Sanremo, manifestazione che esiste dagli anni Sessanta, mi ricorda ormai per tradizione che è il compleanno – il quarto – di questo blog: il primo, timido post è infatti del 22 gennaio 2009. Naturalmente legato a questa gara: tout se tient.

Sì, quest’anno ho avuto qualche timore di non essere ammesso, sia perché il numero di partecipanti è sceso a 72 (da 88), sia (e soprattutto) perché il mio handicap è ora più alto di quasi un colpo rispetto a un anno fa. Ma insomma si parte: oggi prova campo, domani e domenica gara.

Daviquez: tirarne poche, mi raccomando. Ma soprattutto sportsmanship, come mercoledì Justin Rose alla 17 di Doha: nessuno ha visto quella palla muoversi, solo lui – ma si è dato un colpo di penalità.

Atmosfera inglese, magia, continua a leggere »

Amato bunker

Graeme McDowell hits his second shot out of the bunker on the eighth hole
Per vincere le paure bisogna prima definirle: questo è un fatto. La paura del bunker, che attanaglia troppi golfisti, ha molto dell’irrazionale; e questo si può comprendere. Tuttavia, a esaminare i fatti appare chiaro che questo è uno dei colpi più semplici nell’intera gamma del golfista: non devi nemmeno colpire la palla!

Eppure il problema resta. Come superare questo impasse?

Primo (ovvio) suggerimento: mezz’ora col maestro. Il rischio è che il gioco corto sia, come il putt, solo un pensiero laterale, un dettaglio dell’ultimo minuto nella mente del golfista. Mentre sappiamo bene che, se tutti i colpi hanno la loro importanza, la maggior parte dei colpi sono quelli che facciamo dai 100 metri in giù – e l’uscita dl bunker ha un’importanza capitale nella questione.

E il maestro può, in un tempo molto breve, togliere idee stratificate magari di anni dalla nostra testa. (Perché è chiaro che la tecnica è importante, ma la mente guida tutto quanto.)

Secondo punto: praticare! È fondamentale trascorrere mezz’ora ogni tanto – […] continua a leggere »

Pecunia non olet

Golf Digest gennaio 2013
Golf Digest è una rivista che adoro, cui sono abbonato da anni e che leggo in genere cover to cover. L’ultimo numero però (gennaio), è – in una parola – brutto.

Insapore è la copertina, una marchetta gigantesca della Audemars Piguet, dove si vedono quattro eroi della Ryder in una posa del tutto forzata e innaturale.

Poveri sono i contenuti: articoli come Virtual Golf (che parla dei giochi, o delle app come si dice ora) appaiono assolutamente inutili.

Fuorvianti sono alcuni articoli tecnici, come ad esempio Sand Play 2.0 di David Leadbetter (e viene da chiedersi: ma veramente quest’uomo ha ricostruito da zero lo swing di sir Nick Faldo quand’era all’apice della sua carriera?).

Qualcosa da salvare però c’è, anche in questo brutto numero: un case study sul Parkland Golf & Country Club (spunti interessanti per molti circoli italiani), un appassionato ricordo di Jim Flick a cura di Jack Nicklaus (He called me simply “Mr. […] continua a leggere »

The Davico Hot List 2013

Ovvero: i campi più belli, secondo me. Trenta mesi fa compilai una mia speciale classifica in cui elencavo i cinque campi che avevo apprezzato di più.

Ora che è passato un po’ di tempo, ho visitato altri campi (non molti per la verità, una quindicina e quasi tutti nell’Italia del nordovest) e la mia conoscenza da un punto di vista architettonico dei campi da golf è cresciuta (per esempio grazie a libri come Golf’s Finest Par Threes, la cui recensione è qui) ho ampliato un pochino i miei orizzonti. Insomma ecco a seguire, in ordine decrescente, il mio elenco per il 2013.

5. Colline del Gavi: percorso – progettato dallo stesso architetto, Luigi Rota Caremoli, che ha disegnato il mio circolo, I Ciliegi – molto mosso, impegnativo e sempre divertente.Colline del Gavi

La […] continua a leggere »

I vecchi e i giovani

Dice Manassero, citato da Maria Pia Gennaro nell’editoriale dell’ultimo Golf Today:

Questo non è uno sport da vecchi, non è uno sport da ricchi e non è uno sport da pigri.

E Antonella Manuli, nella rubrica che cura per Golf & Turismo, nel numero di dicembre sostiene:

O ci convinciamo che i ragazzini vanno agganciati e appassionati molto precocemente, o la gerontocrazia, che è la cifra in questo paese, continuerà a essere la regola nel golf ancora per molti decenni…

Per me questo sport è l’attività ideale per tutti: perché c’è – ci può essere, almeno, ci dovrebbe essere – lo spazio per i più piccoli ma nello stesso tempo il settantenne può trascorrere giornate piacevolissime calcando i campi da golf. Ci sono precauzioni da prendere ma non controindicazioni, è il perfetto sport per chiunque.

Ma come lo si presenta al grande pubblico, come viene percepito, ecco, queste sono cose importanti, che possono fare la differenza. “È solo quella maledetta questione della percezione”, come dicevano gli ingegneri Fiat a fine anni Ottanta, straniti dal fatto che il pubblico non gradisse la Tipo.

Ecco, su questo bisogna insistere. E ciò significa […] continua a leggere »

Isabella Data, Tutti giocammo a stento…


Isabella Data è un ospite ormai regolare – e sempre gradita – di questo blog (altri suoi interventi qui, qui, e qui). Oggi condivido volentieri un suo pezzo che è insieme descrizione del golf invernale e augurio per i venticinque lettori di Campo pratica.

Enter Isabella.

Lo swing per ora è un po’ congelato e, per qualche giorno, un po’ in sospeso: ha nevicato un poco, mica tanto, una decina di centimetri, in fondo il tempo è stato comprensivo.
All’inizio la cosa sembrava più grave e quando venerdì pomeriggio, oramai all’imbrunire, ho riposto la sacca al circolo, pensavo con tristezza ai giorni (quanti? una ventina?) in cui non si sarebbe potuto giocare. Invece delle fosche previsioni di mezzo metro di neve e di temperature glaciali, c’è stata solo la mezza messa. Con il prossimo week end, qualcosa si potrà fare.

Certo che l’inverno è un gran magone per noi golfisti. La neve? E che dire del fango che c’era prima della neve… ma come si fa a […] continua a leggere »

Quando il maestro diventa maestro


Marta Cagnacci, giovane professionista di golf dal brillante futuro nel campo dell’insegnamento (una mia intervista a lei è qui), ha appena concluso il percorso che le ha fatto ottenere la qualifica di maestro. Io, curioso come un gatto di storie di golf, ne ho subito approfittato per saperne di più. Le ho chiesto intanto di che cosa si tratta.

Il percorso per diventare maestro di golf dura cinque anni. Il primo anno c’è la preselezione pratica (che ho fatto nel 2008); nel 2009 ho seguito per quattro mesi il corso di formazione per tirocinanti, nel 2010 il corso di formazione per assistenti B, nel 2011 lo stesso per assistente A e quest’anno ho concluso il percorso ottenendo la qualifica di maestro.

Come si sono svolte queste giornate romane?

Il corso è durato dieci giorni, siamo stati sempre in classe, otto ore! Abbiamo seguito diverse materie: psicologia, clubfitting, regole, greenkeeping, preparazione atletica ma la maggior parte delle ore è stata dedicata (ovviamente!) alla tecnica del golf.
Durante le lezioni di tecnica […] continua a leggere »

Bilancio 2012 – e per il 2013…


Be’, prima o poi avrei dovuto commentare e definire questa mia stagione, anche per chiuderla e passare oltre.

(Qui la stessa analisi per l’anno scorso, qui e qui per gli anni precedenti.)

Per lunghi mesi quest’anno ho avuto difficoltà a mantenere il mio handicap (altro che scendere!). A maggio sono stato colpito, all’improvviso, da un terribile shank, che a oggi mi pare l’esperienza peggiore che a un golfista possa capitare.

Il punto più basso è stato a Valcurone, un campo che adoro, dove il risultato è stato di 93 e 86 colpi: +37 sul par in due giorni (per fortuna ho rimosso tutto). Non sono mai sceso – nemmeno una volta – al mio circolo.

Ho fatto belle gare nel finale di stagione: i campionati piemontesi individuali al Colline del Gavi (dove per la prima volta nell’anno sono […] continua a leggere »

Tessere e virgole: un po’ di confusione

Dunque, iniziamo dai fatti.

Le principali novità per il prossimo anno a riguardo del golf italiano dilettantistico sono due: l’aumento del costo della tessera federale da 75 a 95 euro e la possibilità di eliminare la virgola per i giocatori con handicap superiore a 11,4 (juniores esclusi).

Costo della tessera federale

Sul primo punto si potrebbe anche essere d’accordo (sono tempi difficili per tutti), sebbene la comunicazione andrebbe curata meglio: il 17 ottobre infatti, un comunicato della Federgolf spiegava che:

Per quanto riguarda le quote di affiliazione, aggregazione e tesseramento 2013, sono state confermate quelle già in vigore quest’anno.

E tuttavia, qualche giorno dopo Franco Chimenti, presidente della nostra Federazione, invia una lettera ai presidenti di circolo (si può leggere qui), dove dice che, per via del fatto che il title sponsor del nostro open non ha rinnovato la sponsorizzazione per l’edizione 2013, ritiene

indispensabile chiedere ai nostri iscritti adulti un contributo straordinario di 20 euro a testa, espressamente destinato al finanziamento dell’Open, da versare insieme al tesseramento 2013.

Questa mossa può essere letta come quasi obbligata, quasi a dire […] continua a leggere »

Come sarebbe bello se…


… le nostre giornate golfistiche di questo tardo autunno non finissero alle cinque del pomeriggio?

Be’, questo articolo di David Owen, apparso su “Golf Digest” di dicembre, accende una luce nuova – appunto… – sull’argomento.

Un’azienda americana, la Night Flyer Golf, produce infatti delle palline che hanno medesimi dimensione e peso rispetto alle normali palle da golf, ma si illuminano quando vengono colpite, e rimangono illuminate per 8-10 minuti. Il che dà la possibilità di andare sulla palla ed effettuare il colpo successivo anche nel caso essa sia finita in rough o comunque fuori dal percorso canonico.

— joke mode —
Mi sovviene quella barzelletta in cui Stevie Wonder sfida Tiger Woods. Tiger è incredulo, ma il cantante gli spiega che per lo swing fa mettere il suo caddie nel mezzo del fairway e si fa chiamare, quindi ascolta il suono della sua voce e tira in quella direzione; in maniera simile, sul putting green fa mettere il caddie nei pressi […] continua a leggere »