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Costantino Rocca, il sito


E infine anche il golfista che più ha dato al golf italiano ha il suo sito. Ci sono le immagini e i video più appassionanti, la biografia e i successi.

È apprezzabile lo sforzo, l’aver cominciato. Ma ora bisogna seguitare: perché quello che dovrebbe trasparire di più dal sito è la persona Costantino Rocca, ovvero il fatto che lui – per storia personale, età anagrafica, risultati sportivi, personalità e gran cuore – può fare davvero moltissimo per lo sviluppo sano del nostro sport in Italia.

Un appunto al sito va fatto (e lo dico con cognizione di causa): le traduzioni fatte con Google Translate! Certamente non rendono onore all’immagine del campione; sarebbe stato meglio lasciare solo la versione italiana, allora.

Ma insomma s’è cominciato, e da qui non si può che migliorare.

Tempi interessanti ci attendono


Be’, a me questa conferenza è piaciuta.

Ero andato lì con l’idea di sentire concetti che già conosco bene (Rotella, Cohn eccetera). Invece no, ho trovato pochissimi spunti relativi a idee note (come ad esempio Csikszentmihalyi e il flow), ma tantissime nozioni che non sapevo. Ne accenno alcune.

Il modello SFERA come strumento per ottimizzare la prestazione sportiva.

La cultura della sconfitta, ovvero l’analisi post gara di quel che non è andato bene per trovare la chiave per migliorarsi. (Ogniqualvolta ho una gara che richiede un lungo spostamento in macchina, il tempo del ritorno mi passa in un lampo: perché rivedo mentalmente tutti i colpi, penso a quel che pensavo quando ho fatto il tal errore o il tal bel colpo, cerco di ricavarne lezioni utili per il futuro.)

I ritmi ultradiani, cui tutti noi siamo inevitabilmente soggetti: e questo apre un campo intero da esplorare, l’ipnosi e quel che è correlato. In sostanza si tratta di innalzare i picchi della nostra prestazione (golfistica, in questo caso; […] continua a leggere »

La seconda vita di Gary


Lui è Gary Wolstenholme, ha 52 anni e si guadagna da vivere facendo il golfista sullo European Senior Tour – quest’anno è al numero 7 della classifica.

Un golfista professionista normale? Apparentemente sì – tranne il fatto che è passato professionista nel settembre del 2008, a 48 anni suonati, in previsione dell’entrata nel Senior Tour.

Come dilettante ha vinto tutto; quel che stupisce è questo passaggio, fatto nel momento in cui la tua direzione nella vita, più o meno, dovresti averla presa.

(Per giocare sul Senior Tour devo raggiungere un handicap di 1 o meno entro il mio cinquantesimo anno, partecipare alla Qualifying School che si terrà verisimilmente in Algarve o zona analoga nel gennaio 2017 ed essere uno dei primi 14 – no, meglio, uno dei primi sette. Qualcosa del genere. Un programma che mi tenta, in ogni caso.)

Ho appreso dell’esistenza di questo giocatore (che ignoravo pur essendo tutt’altro che sconosciuto) da un articolo sul numero di ottobre della “mia” continua a leggere »

Mental coaching ai Ciliegi


L’aspetto mentale del golf è uno tra i segreti meglio conservati di questo sport. Alla mia “casa del golf”, i Ciliegi, il preparatore atletico Luciano De Stasio, insieme a Marta Cagnacci, professionista di golf (e definire entrambi solo bravi è fargli un torto, sia chiaro), ha organizzato una conferenza di mental coaching.

Giuseppe Vercelli e Stefania Indemini, professionisti del settore (sono responsabili dell’unità operativa di psicologia dello sport della Suism), illustreranno i principi base della psicologia della prestazione applicata al golf, secondo i modelli di allenamento mentale utilizzati dagli atleti olimpici e dalle nazionali maggiori.

L’appuntamento è per mercoledì 7 novembre alle 19 ai Ciliegi. L’incontro è libero e aperto a tutti, ma per ragioni organizzative è necessaria la prenotazione (basta contattare la segreteria del circolo).

Sarà un incontro molto affollato – lo deduco dalla lista degli iscritti che vedo allungarsi giorno per giorno: ed è bene che sia così, perché alla fine noi siamo ciò che pensiamo.

Le patrocinate e i Garmin


La Margherita, sabato 13 ottobre, tee della buca 18, al termine del primo giorno del trofeo Città di Carmagnola, bella competizione in una splendida cornice che chiude il calendario piemontese delle gare con patrocinio della federazione.

Mi accorgo che uno dei miei compagni di gioco ha al polso, e utilizza, un Garmin Approach. Ora, tutti i misuratori di distanza sono vietati, come esplicita chiaramente la Normativa Tecnica della Federazione. (Non me ne sono accorto prima, concentrato com’ero sul mio gioco, od ovviamente l’avrei detto.)

In un caso del genere cosa fai? Lasci correre, tanto a te non cambia nulla, oppure denunci la situazione rischiando di passare per delatore?

Mi consulto con il mio caddie – già, per l’occasione avevo anche il caddie, nella persona di un mio carissimo amico – e infine decido che (io che mi do le penalità anche quando gioco da solo) non posso lasciar perdere. Prima chiedo alla persona se il Garmin si può usare, e lui risponde […] continua a leggere »

Il gioco lento e la dignità


Sì, alla fine è un “semplice” discorso di dignità e di rispetto per gli altri.

A me piace giocare con gli altri, ma in campo mi diverto ugualmente anche da solo, e 18 buche sono tre ore di gioco per me.

Lunedì ci ho messo due ore e mezza per farne nove: ti scappano pazienza e concentrazione, è di fatto una perdita di tempo. Va detto che in genere chi mi vede da solo, soprattutto al mio circolo, mi fa passare; ma lunedì non è stato così. Vassapere.

No, seriamente, questo è un problema.

L’etichetta dice:

La precedenza sul campo è determinata dalla velocità di gioco del gruppo. […] Il termine “gruppo” comprende anche un giocatore singolo.

E l’etichetta fa parte integrante delle Regole del Golf, non è un orpello messo lì per abbellimento.

Una soluzione: essere assertivi, questo è certo. Ricordare a chi non lo sa come stanno le cose, con calma e senza arroganza. Ci vuole pazienza, ma si può fare.

Altre idee e opinioni?

Chi l’avrebbe mai detto che in un campo di periferia…


Lo scorso fine settimana al Golf Club La Romanina è andata in scena la gara patrocinata FIG.

Ora, io adoro le gare medal su 36 buche, sono una maniera più approfondita per competere con me stesso. Il campo in sé non è male (pur nel limite delle 9 buche), ma i green erano assolutamente impossibili. Non perché difficili o veloci – il che sarebbe accettabile –, ma perché carotati da poco e dunque sabbiosi e soprattutto pieni di buchi. In sostanza il putt è stato un concetto aleatorio, nei due giorni.

In ogni caso domenica no (il risultato finale è stato un secondo classificato dovuto soprattutto a magagne mie), ma sabato è stata una giornata perfetta: +2 sul campo (72 colpi, 11 fairway su 14 con 9 green presi e 27 putt totali). Ho avuto sensazioni ottime lungo tutta la giornata, ma in particolare alla fine con una striscia di birdie birdie par birdie nelle ultime quattro buche (le ultime due delle quali […] continua a leggere »

Un triplo bogey – e avanti

Ho avuto la fortuna di giocare il primo giro del campionato piemontese a squadre con Takayuki Matsui, giocatore della Nazionale e ragazzo di belle speranze in forza al Royal Park, handicap +1,9 al momento del primo giro (bella gara nella gara in quel circolo, poiché sabato un altro componente in forza al medesimo circolo ha visto scendere il suo handicap a +2,0).

Giocatore dal gioco solidissimo: non prende mai rischi, ha un bellissimo legno 3, un volo di palla altissimo, un putt magnifico.

Eppure…

Takayuki arriva sul tee della buca 8, che per noi è la diciassettesima (eravamo partiti dalla 10) con un risultato di -3 lordo. La 8 è una buca stretta, lui piazza il ferro sulla destra del fairway, poi tira un approccio (è a 120 metri circa dall’asta) leggermente sulla destra, nel fringe, a mezzo metro dal green e circa 6 metri dalla bandiera. Da lì il putt, in discesa, gli scappa un pochino verso sinistra e si ferma a un metro e mezzo dalla bandiera.

Quindi ha un putt in salita per il par. Nel corso della giornata ha dimostrato di essere anche un eccellente giocatore di putt […] continua a leggere »

Buona la prima


Per la prima volta nella sua storia “Golf Digest”, la rivista più importante a livello mondiale nel campo del golf, dedica una copertina ad un italiano. L’italiano in questione è – ça va sans dire – Matteo Manassero.

Gli aveva già dedicato sette [sic] pagine un anno e mezzo fa, e un paio d’anni prima (vado a memoria) una pagina ai fratelli Molinari.

Ma Manassero è molto giovane, è simpatico e brillante, “buca lo schermo” per così dire: impressionante, tra l’altro, il numero dei marchi esposti nella foto di copertina. È un fenomeno comune, per carità: però certe volte viene da chiedersi dove finisca l’informazione e dove cominci il marketing, e se una separazione netta esiste davvero.

Ad ogni modo la copertina introduce l’analisi dello swing di Matteo fatta da Alberto Binaghi, il suo coach. E già che siamo su Binaghi, segnalo questa simpatica intervista fattagli durante il recente Open d’Italia. Alla domanda del giornalista […] continua a leggere »

Io che da grande volevo fare il golfista di professione…


… ma quanti abissi ci sono tra me e loro? Vediamo un po’:

– un primo abisso c’è tra me, che posso essere ritenuto un ottimo dilettante, e un giocatore della Nazionale o comunque un ragazzo con handicap intorno allo 0 (il fatto che anagraficamente potrebbe essere mio figlio conta, certo, ma non è una scusante);

– un secondo c’è tra un ragazzo come quello e un giocatore professionista, per esempio dell’Alps Tour, qualcuno che gioca sempre intorno al par o sotto ma che, alla fine dell’anno, ha magari guadagnato 20mila euro in premi spendendone 30mila tra alberghi, viaggi, entry fee eccetera;

– un terzo abisso c’è tra quel professionista e un giocatore del tour maggiore;

– un quarto (e ultimo!) abisso c’è tra un giocatore del tour e un vero fenomeno.

Quattro abissi. (In effetti mi basterebbe passare i primi due…)

Il tempo che io dedico al golf giocato settimanalmente può essere di dieci-quindici ore; che è una gran fortuna ed è obiettivamente tantissimo, se paragonato a quel che può fare qualcun altro come […] continua a leggere »