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Vecchi, giovani e professionisti

Scrive Mario Camicia nell’editoriale di “Golf & turismo” di ottobre:

Ormai si inizia a giocare da giovanissimi […] e sembra che o sfondi subito o sei fuori dai giochi. Ma, mi domando: entrando sulla scena così presto quanto si può resistere alla tensione, allo stress di uno sport (gioco?) che impegna non solo il fisico ma ancor di più la mente e la psiche?

Ho iniziato questo sport – per troppi “gioco”, ma nessun dubbio in merito ha mai attraversato la mia mente – a 36 anni, ci ho messo 4 anni per arrivare ad un handicap ad una cifra e ho l’obiettivo di arrivare entro i 45 anni ad un livello in cui, età permettendo, potrei diventare professionista. Ma, in Italia almeno, questo dopo i 40 anni non è più possibile.

Il golf va nella direzione contraria, dice Camicia, ovvero nel privilegiare sempre più le giovani età – attitudine che può essere perfettamente comprensibile.

Io però chiedo scusa se ho iniziato solo in età adulta, chiedo scusa se in questo sport ho ragionato sempre per obiettivi, chiedo scusa se in Italia non posso più diventare professionista ma cercherò un altro luogo che mi permetta di fare […] continua a leggere »

Io c’ero

La buca 4 del percorso delle Querce di Castelconturbia è un par 3 non particolarmente lungo – 119 metri dai tee arretrati -, ma complicato dal fatto che il green non è visibile dal tee, con molte ondulazioni (come praticamente tutti i green del campo) e con pendenza verso sinistra. Un pitch è un ferro adatto alla bisogna.

Ieri pomeriggio ero lì con il mio maestro/amico Andrea De Giorgio, che era arrivato a quella buca con questa sequenza: doppio – bogey – doppio, dunque un po’ contrariato dai risultati ottenuti fino a quel momento (per quel che potevano valere – era un semplice giro tra amici).

Il suo pitch è partito bene: bel suono, solo leggermente a destra rispetto alla bandiera; poi è sparito, inghiottito dal green che – appunto – è invisibile dai tee. Arrivati al green troviamo il suo pitch ma non la palla. “Sta a vedere che è uscita dal green”, è stato il suo commento.

Invece lei era lì, depositata in fondo alla buca. Maestosa e silente, quasi a contraddire ciò che l’aveva preceduta. Magnifica.

E io c’ero. Grande Andrea!

Le patrocinate, i bambini e io

Di solito – ahimè – non ho la risposta pronta, ma questa volta mi è venuta spontanea. La mia domanda era: “Qual è il tuo circolo?”

“Circolo Golf Torino – La Mandria”, è stata la risposta. Anche le maiuscole si sentivano, e la pausa era al posto giusto. Si vede che si è esercitato davanti allo specchio.

E io: “Mannaggia! Si vede che sei nobile!”

Lui è un ragazzino che fino all’altro ieri faceva le elementari, e questa non è certo una colpa; la spocchia, però, mi irrita lievemente.

È che per me il golf è prima di tutto, e soprattutto, espressione di sé stessi, liberazione, divertimento; anche desiderio di prevalere sull’avversario, certo. Ma quando quel desiderio si presenta sotto forma di altezzosità no, non mi sta più bene e il piantagrane che è in me si ribella, viene fuori, si fa sentire.

La magia del golf


Come accade a molte persone superati i cinquanta, anche il giornalista di “Repubblica” Giovanni Valentini è stato folgorato sulla via di Damasco dalla magia del golf, al punto da dedicargli un libro dal medesimo titolo, uscito presso Sperling & Kupfer a fine 2007.

Il volume è pensato come una raccolta di brevi testi – praticamente degli articoli –, ciascuno su un differente aspetto del golf, e tutti legati insieme dalla penna lieve e professionale di un giornalista esperto. Lettura veloce e amena dunque, ma non per questo non profonda a tratti.

Già, perché il golf non soltanto sconfina spesso nella filosofia, ma ci insegna anche molto su noi stessi, a patto che siamo disposti ad apprendere. E Valentini, da questo punto di vista, si rivela un ottimo allievo e maestro allo stesso tempo.

L’autore ha detto di aver scritto questo volume per tre ragioni:

Innanzitutto il divertimento di scrivere un testo per golfisti e non solo; in secondo luogo volevo fare un atto d’amore per uno sport cui spero di restituire una […] continua a leggere »

I Trofeo Lauretana – Biella, le Betulle, 12-13 settembre 2009

Le patrocinate sono un tipo di gara differente rispetto a tutte le altre. Lo capisci subito, arrivando al circolo la mattina del primo giorno, per il silenzio che avvolge l’intero circolo. Sono una gara in cui gli handicap a due cifre sono di fatto estromessi.

E se noi, della montaliana razza di coloro che rimangono a terra, fossimo dei poeti (be’, un po’ ci sentiamo di esserlo, in realtà), saremmo i minori.

Ho partecipato lo scorso fine settimana al I Trofeo Lauretana, alle Betulle di Biella. Ero curioso di conoscere un circolo dove non ero mai stato, ma che è a solo un’ora da casa mia; un circolo che tutte le riviste dipingono non solo tra i più belli d’Italia, ma anche d’Europa e nel mondo.

Ebbene, il campo è splendido: chilometri e chilometri senza mai imbattersi in una casa, praticamente un giorno intero dove gli unici artefatti che incontri sono relativi al campo stesso.

E tutti i contatti che ho avuto col circolo – segreteria, bar, starter – sono stati assai cordiali e pieni di quello che per me è “semplice” bel deuit piemontese. Magari loro non […] continua a leggere »

Tales from Q School


Segnalo questo bel libro, ideale complemento di Paper Tiger di cui avevo parlato qui. Sono le storie dei partecipanti alla famigerata Q School, competizione che permette ai più abili (e fortunati) l’entrata nel PGA Tour dalla porta principale; oppure garantisce un posto nel Nationwide Tour, oppure qualche spot qui e là in questi due circuiti; oppure nulla.

Racconti drammatici, come la storia di Peter Tomasulo, che – in pieno controllo della situazione, 12 sotto il par – almeno uno, o forse anche due colpi all’interno del taglio – nella sesta e ultima giornata della quarta e ultima fase della Q School, il Final Stage, trova il suo secondo colpo al par 5 della 10, un lay up in centro fairway, sopra una zolla di un divot che qualcuno prima di lui non aveva rimesso a posto. Non sa che fare, e un possibile birdie o, alla peggio, un facile par diventa un imperdonabile bogey. Ovviamente questo fatto lo scuote, gli riempie la testa di dubbi; e ciò, combinato al fatto che al tee successivo al suo gruppo tocca aspettare parecchio (ci si gioca una stagione […] continua a leggere »

The Way of the Shark


Over the years, I learned that life is not so much about having what you want as wanting what you have, and that, in the long run, you have to make peace with yourself before you can be comfortable with everybody else.

[Negli anni, ho imparato che la vita non è tanto avere ciò che si vuole quanto volere ciò che si ha; e che, nel lungo periodo, devi fare pace con te stesso prima di poter stare bene con tutti gli altri.]

Greg Norman, The Way of the Shark: Lessons on Golf, Business, and Life, New York, Atria, 2006, p. 316.

Però, due giorni dopo, sempre a Is Molas…

… le cose sono andate mooolto diversamente:

– 79 colpi (1 birdie, 11 par, 4 bogey e 2 doppi bogey)
– FH 57%
– GIR 44%
– 28 putt

Risultato: 41 punti, e l’handicap è sceso a 7,9. L’obiettivo per l’anno in corso è sempre ambizioso ma si avvicina.

Sensazioni della giornata: calma olimpica per tutto il tempo, anche dopo errori da principiante (alla 7, par 3, dal rough ho mandato la palla avanti di 5 metri in bunker, ma poi da lì ho imbucato) e in seguito a quella che potrebbe essere definita “sfortuna” (alla 17 un drive di 250 metri entra per non più di 30 centimetri in bunker: uscita lunga in green, due putt per il par e via verso la buca dopo); padronanza del gioco, benessere, gioia.

Is Molas, o storia di una virgola

Ieri, gara a Is Molas, i putt non volevano saperne di entrare. Terminata la 14 faccio un po’ di conti – lo so, lo so che non bisognerebbe contare i punti durante la gara, ma a quel punto mi pareva di avere poco da perdere – e mi rendo conto che ho bisogno di quattro par nelle buche rimanenti per evitare la virgola. Obiettivo ambizioso, ma fattibile.

La 15 è un par 5 di lunghezza media (458 metri), secondo me non particolarmente difficile nonostante sia handicap 2. Sbaglio il drive, corto a sinistra, ma con un bel ferro 5 di secondo arrivo a 100 metri. Sbaglio anche il pitch: mi parte un flyer che supera, sia pure di poco, il green. Ma con un bell’approccio con il lob e un putt di un metro il par è salvo.

La 16 è un altro par 5, di lunghezza quasi uguale alla precedente ma con l’arrivo in salita. Drive perfetto in centro pista, legno 3 perfetto (vabbé, tutto è relativo) e sono a 20 metri dal green. Lob leggermente lungo, mi resta un putt di 4 metri in leggera discesa. Appena lo tocco mi rendo conto che è corto. […] continua a leggere »

Ci.ti.elle golf

In un mondo asfittico (nonostante le apparenze) come quello del golf italiano capita, a volte, di incontrare lampi di semplicità che non possono non riconciliarti con l’idea che si può avere di questo sport (amicizia, divertimento e competizione, non solo sfoggio dell’ultima moda).

Giuseppe – Beppe, per gli amici – Lazzarotto è uno di questi fenomeni. Persona semplice, affabile e alla mano, è titolare di un’azienda che sponsorizza un circuito che si snoda lungo dodici tappe tra Piemonte e Liguria.

Gare con bei premi, e alla fine persino la sautissa offerta agli amici con bel deuit tutto piemontese (anche se forse lui piemontese non è, e dovrò fare ammenda).

Da pochissimi giorni è online il sito, pulito e ben fatto, che narra le gesta di questa sua fatica golfistica. Migliorabile, certo; ma si sa che ars longa vita brevis.

Bravo Beppe, sei un grande. Il golf italiano ha bisogno di tante persone come te. Sapere che organizzi manifestazioni del genere ti fa onore, e rende un gran servizio al nostro sport.