Non è male che questo sia il primo post dell’anno, perché parafrasando il vecchio adagio potremmo dire che ciò di cui scrivi a Capodanno lo scrivi tutto l’anno. Il tema di oggi è il lag, che è un concetto che mi è stato di fatto sconosciuto fino a poche settimane fa; ma ho capito che è la mia prossima frontiera, ovvero ciò su cui soprattutto dovrò lavorare nei tre anni a venire per giungere al mio obiettivo di medio periodo, che è l’handicap zero.
Il lag – letteralmente ritardo –, concetto che Homer Kelly in The Golfing Machine (libro che prima o poi dovrò affrontare) definisce il segreto del golf, è in parole povere il ritardo che la testa del bastone deve (in uno swing ottimale, perlomeno) avere rispetto alle mani nel downswing, ovvero il fatto che l’angolo tra il braccio sinistro e lo shaft rimanga intorno ai 90° almeno fino a che le mani non arrivano all’altezza della vita nel downswing.
L’immagine qui sotto, che mette a confronto il mio swing di qualche settimana fa (ovvero appunto di quando il problema mi è stato chiarissimo) con quello, si parva licet, di Sean Foley, e che è ricavato dalla videolezione […] continua a leggere »



