
Sabato scorso, al termine della gara alla Margherita, provavo un sentimento che stava tra lo scoramento e la frustrazione, misti a un senso di stanchezza.
Un po’ pensavo alle barriere che ancora non sono riuscito – non ancora, perlomeno – a superare, alle tendenze che si ripetono. Il risultato finale (77) di per sé non è malaccio, ma di nuovo non sono riuscito a tenere nel finale, e in più ho fatto tre volte tre putt, fatto per il quale ero più attonito che deluso.
Ero stanco morto. Pensavo a Butch Harmon, che dice che nel tuo campo devi giocare *sempre* sotto par, altrimenti sei scarso (“If you’re not shooting four or five under every time you tee it up at your home course, where you know every little break, then you’re no good.”). La mia autostima golfistica non era di conseguenza ai massimi livelli.
Sono andato in campo pratica, ho tirato quaranta ferri 5 pensando al ritmo e al finish.
Ho pensato a Ben Hogan – Ben Hogan c’entra sempre –, e alle distrazioni occorsegli dopo il suo anno magico […] continua a leggere »




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