Ott 13


Due mesi fa mi ero dato degli obiettivi (mooolto ambiziosi) a breve termine: arrivare a 4,4 di handicap entro il 30 settembre per andare da 12 al 15 ottobre a Roma per la gara che è di fatto il primo passo per diventare professionista (passo che fa tremar le vene e i polsi, visto che ieri – primo giorno di gara – ci sono stati un paio di 96).

Non ce l’ho fatta per una differenza di 0,6 (5,0 era l’handicap alla data), che potrebbe apparire poco ma è in realtà tantissimo – forse 10mila swing di differenza, qualcosa del genere.

Allora sto articolando meglio il progetto, che ha un nome (Eagle! – e il segno di punteggiatura è parte integrante del nome) e una durata (due anni da ora).

Innanzitutto, perché? Perché non limitarsi a figurare come un brillante giocatore dilettante, fare le patrocinate e le ufficiali, essere il numero uno al tuo circolo anziché un oscuro professionista (e tutt’altro che giovinotto)? La risposta è, chiara e limpida, dentro di me; ma la dirò meglio prendendo a prestito le parole di Cesare Pavese, che il 19 gennaio 1949 annotò sul suo diario (Il mestiere di vivere):

Sei consacrato dai grandi cerimonieri. Ti dicono: hai 40 anni e ce l’hai fatta, sei il migliore della tua generazione, passerai alla storia, sei bizzarro e autentico… Sognavi altro a vent’anni?
Ebbene? Non dirò ‘tutto qui e adesso?’ Sapevo quel che volevo e so quel che vale ora che l’ho. Non volevo soltanto questo. Volevo continuare, andar oltre, mangiarmi un’altra generazione, diventare perenne come una collina.

Si parva licet, naturalmente: ma è soltanto per essere chiaro. Lo faccio perché il mio inner self, il fuoco che è dentro di me mi impone di farlo. Lo faccio perché lo desidero, perché è un sogno che diventerà realtà.

O potrei dirlo anche con le parole di un vero poeta, Pierangelo Bertoli:

Che musiche ti spingono, che forze ti sorreggono, che limiti?

Che cosa farei, adesso, se non avessi più nessuna paura? Ecco, questa è una delle cose che farei. E dato che ho abbandonato le paure, è una delle cose che farò.

Poi, come? Be’, intanto inizio – ho già iniziato, in effetti (“ce la stiamo già facendo”, direbbe il mio amico Domenico Torta, sia pure parlando di tutt’altro) – e i dettagli li vedo man mano. Ma, spannometricamente, vuol dire – oltre agli ovvi allenamenti, clinic (Andrea!), palestra – presentarsi alle Querce a ottobre 2011 per provare e ripresentarsi l’anno successivo facendo sul serio. Avrò 45 anni allora e sarò senza rete di protezione – non vedo l’ora!

Insomma si inizia, poi le cose succedono.

Infine, con chi? Questo è un progetto articolato ed è chiaro che non posso farcela da solo. Cercherò quattro sponsor tecnici talmente fuori di testa da credere ad un progetto concepito da un sognatore, ma soprattutto talmente poco realisti da credere nel sognatore che ha pensato quel progetto.

Gli aggiornamenti, sempre su questo canale.


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