Feb 08

getting old
Venerdì scorso ho fatto nove buche al mio circolo, tutto preso dai miei pensieri sullo swing (legati soprattutto al libro di cui ho parlato proprio quel giorno, su cui sto facendo grandi riflessioni), poi sono andato in campo pratica. Ho tirato solo drive, 43 per la precisione: due gettoni più una pallina raccattata nei pressi (non esiste che io lasci intirata una pallina che trovo in giro! 🙂

Ci ho messo tanto tempo perché i pensieri fluivano. L’idea, ad esempio, di non pensare mentre si è in campo, ovvero di pensare non a tirarla più lunga ma a colpire lo sweet spot e a colpire la palla con la faccia square. Tutte cose notevoli, che richiedono tempo per essere digerite.

Verso fine pratica sentivo la schiena dolermi un po’, ma le idee erano così interessanti – il volo della palla, la curva che faceva o non faceva, e di conseguenza il tipo di impatto avuto – che non mi andava di fermarmi.

Il giorno dopo mi sentivo bene, ho fatto due ore di camminata veloce. Anche lì la schiena mi parlava in maniera abbastanza chiara, ma ho ignorato il messaggio.

Be’, due notti dopo il mio giaciglio mi sembrava un letto di Procuste, e ogni movimento era una puntura di spilli da non dire.

I pensieri sullo swing sono passati in secondo piano anzichenò, ahimè. Daviquez, impara ad ascoltare il tuo corpo!


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