Nov 01

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“What gets measured gets done” è uno dei mantra della gestione ottimale di un’azienda, ma si applica anche al golf. La differenza è che il golf è in parte scienza e in parte arte; cionondimeno i numeri aiutano a capire i fenomeni, e come!

Scopo di questo articolo non è dunque “convincere” il lettore di questo fatto, che do per assimilato, ma presentare uno strumento tra i tantissimi disponibili che credo utile alla bisogna.

Mi sono imbattuto qualche settimana fa, tramite la lettura di questo libro, nel Tucker Short Game Test, una prova – ideata da Jerry Tucker – che serve a verificare in maniera completa lo stato del proprio gioco corto, e di conseguenza scoprire quali sono le aree che richiedono miglioramento nell’ottica finale di abbassare lo score.

È un semplice foglio. Un esempio si trova qui. La versione contenuta nel libro di Gio Valiante è qui.

La sostanza è questa: si effettuano cento colpi (coi wedge, col pitch e col putt) che simulano tutte le condizioni che virtualmente possono capitarci in un giro in campo dalle 90 iarde in giù. Per ogni colpo che raggiunge l’obiettivo (esempio: putt imbucato da 9 piedi, messo dato da 20, uscita dal bunker messa entro i 4 piedi da 20, wedge messo entro i 9 piedi da 90 iarde e così via) si ottiene un punto, e il risultato finale sarà dunque un numero compreso tra 0 e 100 che esprime il nostro handicap virtuale sul gioco corto.

Ma di più: saranno immediatamente chiare le zone specifiche del gioco corto su cui occorre lavorare.

Alcuni dettagli su come effettuare il test di trovano qui (tra parentesi: ho già parlato altre volte di John Graham, ribadisco che è un maestro da seguire).

E ora via, a misurare.


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