Ott 25

score
Lunedì scorso ero arrivato al campo nel primo pomeriggio con l’idea di fare un giro completo. (So che dovrei andare di più in campo piuttosto che non trascorrere la maggior parte del tempo in campo pratica, ma il traffico che c’è in un 9 buche può essere scoraggiante. Poi qui entrerebbero in gioco altri considerazioni – agli inizi andavo in campo solo la mattina alle 8 proprio per non far vedere a nessun quant’ero scarso, mentre ora troppo spesso vedo esibire degli swing che mi fanno rabbrividire… ma lasciamo andare e passiamo oltre.)

Le prime buche scorrono senza problemi, ma alla 5 incontro una coppia di army golfer. Mi metto pazientemente dietro di loro, chiedendomi perché non mi facciano passare: loro perderebbero tre minuti tre e tutti quanti giocheremmo più rilassati. Vabbé.

Sul tee della 8 li incontro, stanno aspettando che la quadretta di fronte finisca la buca (un par 3). Mi dicono: “Non è colpa nostra, davanti come vede ci fanno aspettare”. Al che replico: “Vi capisco, ma l’etichetta del golf imporrebbe a loro di far passare voi e a voi di far passare me“. L’argomento pare convincerli, mi fanno passare: completo la buca in quattro minuti (tee shot in bunker per la fretta, uscita appena sufficiente e putt da fuori green).

A quel punto però non posso pretendere che anche davanti mi facciano passare (dovrebbero, ma vaglielo a far capire!). Ruit hora, e la luce è già declinante: salto la 9 e la 10 e passo alla 11 (la 2, essendo un 9 buche). La completo, ma poi siamo da capo: davanti a me altri due army golfer. Salto quindi le tre buche successive e faccio le rimanenti 4.

In sintesi: 13 buche completate, score di +1 (2 bogey e 1 birdie). Ero in perfetto flow, pensavo soltanto al ritmo (concetto su cui sto riflettendo molto ultimamente, a partire da questo interessante libro).

Chiunque ne ha titolo ha certamente diritto di calcare qualunque campo di golf. Però stiamo facendo attività differenti (sport vs. leisure). A me queste cose stufano, e il mio golf ne esce danneggiato. Vabbé.


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