Dic 12

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Premessa: in questi anni il mio rapporto con lo swing è stato soprattutto di feeling, sostenuto da una conoscenza che col tempo si è approfondita; mi sono avvalso del supporto video solo molto di rado e solo su indicazione del maestro. In più, negli ultimi sei mesi non ho più fatto nessuna lezione e ho sempre lavorato per conto mio.

Poi è successo un fatto interessante.

La settimana scorsa avevo scritto una breve recensione relativa al lavoro di Geoff Greig. Ci siamo scambiati alcune mail, e ci sono poi i suoi libri (che ho in parte letto e in parte ordinato, quindi c’è ancora molto materiale da digerire); in più, lui si è gentilmente offerto di farmi una lezione video gratuita.

Quindi ci sono capitato dentro per caso. Ma detto fatto (erano settimane che avevo in animo di farmi riprendere per esaminare i miei principali difetti nello swing), ho seguito le sue istruzioni tecniche (molto semplici), ho scaricato questa app (EUR 4,49) e ho fatto i video.

Poi glieli ho mandati. Prima però, allo scopo di vedere se capivo qualcosa di quel che avevo visto, mi sono fatto una sorta di autolezione dove ho messo in luce quelli secondo me erano i quattro (di trecento) difetti più evidenti. Questo per poter verificare se ci avrei azzeccato almeno un po’!

Il giorno dopo ricevo da lui la lezione, che è un video di mezz’ora in cui lui ha messo a fianco il mio swing con quelli di illustri professionisti (Stuart Appleby e Sean Foley soprattutto) per farmi vedere quali sono i principali punti su cui dovrei lavorare. E mi ha fatto notare in parte alcuni punti che avevo visto, e in parte altri fatti cui non avevo badato. (Il punto fondamentale è che devo tenere le mani mooolto più avanti all’impatto, in maniera che la linea braccio-shaft sia diritta *dopo* l’impatto; mi ha dato anche dei suggerimenti per lavorarci.)
V1
Al di là delle notazioni tecniche, mi interessano due cose: il beneficio che posso ricavarne e il beneficio che penso possano ricavarne i miei venticinque lettori.

Quanto a me, sono convinto che il vantaggio è elevato. Ho già iniziato a mettere in pratica quanto visto e sentito, e anche se so che (naturalmente!) il percorso è lungo mi rendo conto che è una strada foriera di sviluppi interessanti.

Quanto ai miei venticinque lettori, credo che il discorso possa essere simile ma con una parola di cautela: la condizione di partenza è che si conosca abbastanza bene il proprio swing e che si sappiano applicare anche a distanza i dettami tecnici. Ovvero: un conto è essere fisicamente a lezione col proprio maestro, e tu fai quello che lui ti suggerisce (sposta il peso a destra, apri la faccia del bastone e via dicendo); trarre giovamento da una lezione a distanza è invece un filo più complicato. Ma anche decisamente molto interessante.

Insomma la tecnologia è a nostra disposizione anche per quanto riguarda le lezioni di golf, e credo sia uno strumento da considerare con attenzione. Bisogna però anche mettere in conto la barriera linguistica (per me non fa differenza, ma non è così per tutti): per l’Italia vale l’esempio del sempre ottimo Andrea Zanardelli.


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