Gen 02

Non è male che questo sia il primo post dell’anno, perché parafrasando il vecchio adagio potremmo dire che ciò di cui scrivi a Capodanno lo scrivi tutto l’anno. Il tema di oggi è il lag, che è un concetto che mi è stato di fatto sconosciuto fino a poche settimane fa; ma ho capito che è la mia prossima frontiera, ovvero ciò su cui soprattutto dovrò lavorare nei tre anni a venire per giungere al mio obiettivo di medio periodo, che è l’handicap zero.

Il lag – letteralmente ritardo –, concetto che Homer Kelly in The Golfing Machine (libro che prima o poi dovrò affrontare) definisce il segreto del golf, è in parole povere il ritardo che la testa del bastone deve (in uno swing ottimale, perlomeno) avere rispetto alle mani nel downswing, ovvero il fatto che l’angolo tra il braccio sinistro e lo shaft rimanga intorno ai 90° almeno fino a che le mani non arrivano all’altezza della vita nel downswing.

L’immagine qui sotto, che mette a confronto il mio swing di qualche settimana fa (ovvero appunto di quando il problema mi è stato chiarissimo) con quello, si parva licet, di Sean Foley, e che è ricavato dalla videolezione di cui avevo parlato qui, illustra molto bene il concetto:
Foley
(Certo l’espressione facciale sta tra il ridicolo e il pauroso: anche su quella dovrò lavorare.)

In sostanza: io, come tantissimi altri golfisti (ma mal comune non è mezzo gaudio in questo caso), anticipo troppo la discesa della testa, ragion per cui il bastone raggiunge la massima velocità prima dell’impatto – e di conseguenza perdo potenza. (Ora mi è mooolto più chiaro, anche, il fatto che un giocatore del tour arrivi ai 300 metri col drive, mentre la mia media sta intorno ai 220, e questo nonostante la velocità dello swing sia intorno alle 103 miglia all’ora: c’è un enorme spreco di potenza, in sostanza.)

Ho anche – fatto non secondario – appena finito di leggere questo libro, che è assolutamente incentrato sul lag, ne mette in luce le caratteristiche e, in sostanza, mi ha permesso non solo di mettere a fuoco il problema ma anche di intravedere una strada che porti alla soluzione.

Insomma sto pensando molto a questa prossima evoluzione. Periodicamente mi trovo esposto a momenti di ribollire di pensieri sullo swing; l’ultima volta di cui mi ricordo è stata questa. Non ho le risposte, o le ho solo in minima parte, ma il problema mi è chiarissimo in mente. Dunque ci lavoro, il risultato verrà come conseguenza naturale.


Taggato:
preload preload preload
© 2026 Gianni Davico  Licenza Creative Commons