Nov 30


Sul tee della 18 a Mission Hills, ieri, c’era da soffrire. Quando Francesco ha messo il suo drive in centro pista (in un punto dove l’atterraggio non è di certo largo), una quindicina di metri più avanti di quello degli irlandesi (che oltretutto era nel primo taglio), ho pensato che era quasi fatta.

Poco dopo, il putt di Stenson ha fatto un giro di 180° ed è rimasto lì, quasi che la pallina avesse una vita propria. L’Italia era un po’ più vicina al titolo.

Poi però McIlroy mette l’approccio in green, a 6-7 metri dalla buca. E soprattutto Edoardo, forse per l’adrenalina (ha detto Camicia) o forse per l’emozione (penso io), apre il colpo e il suo approccio – avrà avuto un ferro 7 – finisce in bunker a destra, poco oltre l’altezza della buca.

Allora ho pensato cacchio!, sta’ a vedere che gli irlandesi imbucano per il birdie e noi facciamo bogey, ci scavalcano alla 72 e addio sogni di gloria.

Poi però Francesco, solido come un granito, fa un gran colpo assolutamente magnifico (si è sentito già dall’impatto molto “sabbioso”), soprattutto considerato il momento, e la pallina è a 90 centimetri dalla buca.

Patta McDowell, la palla si ferma a pochi centimetri. Edoardo consulta il fratello, ma quel putt era dritto. Dentro in buca, centrale. Campioni del mondo! Mario Camicia e Silvio Grappasonni in piedi, quasi non riuscivano a trovare le parole, Edoardo corre incontro al fratello e lo travolge in un abbraccio liberatorio. “Grande!”, si sente. Mitici!

E anche nelle interviste per la televisione i due fratelli d’Italia se la cavano bene: un inglese pulito e chiaro, sono orgoglioso anche per questo.

Wow!

Taggato:
Nov 21

Fortunatamente mi ero sbagliato.

Credevo che i quarant’anni fossero il limite massimo per diventare professionista. Lo erano, in effetti, ma questa barriera è caduta col bando di quest’anno.

Allora la strada davanti a me è diventata all’improvviso chiarissima. Ecco quello che “vedo” (tra virgolette, ma molto limpidamente) nei miei tre prossimi anni golfistici:

– 2010: farò tutte le patrocinate e ufficiali che potrò, l’handicap scenderà a 5,5.

– 2011: l’handicap scenderà a 4,5.

– 2012: l’handicap scenderà a 4, a ottobre sarò al Centro Tecnico Federale per la gara, passerò il taglio, affronterò i 3 mesi di corsi e sarò professionista.

Facile, no? 🙂

Taggato:
Nov 15

Conosco Gabriele Mantovani e la sua famiglia da tanti anni, da quando per la prima volta capitai con mia moglie nel suo agriturismo. Gente semplice, onesta, ospitale, che lavora: in piccolo, uno spaccato sul Delta.

Per caso mi avvicinai al golf sei anni fa, e poi per caso seppi che aveva costruito un piccolo campo da golf a fianco dell’azienda. Un golf da poche centinaia di euro all’anno, ovvero una struttura ideale – ma completa – per chi comincia senza troppe pretese. Se abitassi da quelle parti sarebbe il mio circolo.

Ora per caso vedo che il suo 6 buche è diventato un 9 buche, cosa che mi mette di buonumore. Mitico!

Signor Mantovani, tutto splendido: solo quelle traduzioni in inglese nella home page, però… Bastava chiedere, e gliele avrei fatte fare gratis! 🙂

Taggato:
Nov 09


Andrea De Giorgio è il mio maestro (lo dico con una punta di malcelato orgoglio) da un anno, colui che ha contribuito a farmi fare un grosso miglioramento sia dal punto di vista tecnico che da quello mentale.

Lietamente annuncio che Tesi & testi è tra gli sponsor di GolfSupervisor, un nuovo software gratuito pensato per tenere online le proprie statistiche di gioco.

Da amico è chiaro che mi è difficile parlarne in maniera obiettiva. Tuttavia, in due parole dirò che il programma è stato concepito per poter inserire i propri dati di gioco ripercorrendo passo dopo passo i colpi giocati durante la gara. Per rendere l’inserimento dati più piacevole e dinamico, la grafica alterna le schermate a filmati correlati ai dati inseriti.

Tenere le proprie statistiche di gioco non è per tutti, perché comporta un lavoro dopo la gara non indifferente; e tuttavia è in prospettiva foriero di grandi soddisfazioni, perché aiuta senza dubbio a vedere con precisione le aree del proprio gioco meno solide, e dunque a migliorare. Non è un sostituto del campo pratica e della riflessione, ovviamente: ma un valido aiuto.

La password per il download è il mondo del golf. Dal mio punto di vista assolutamente parziale, lo consiglio caldamente a tutti i golfisti desiderosi di scendere di handicap.

Taggato:
Nov 03


Segnalo questo volume dedicato alla forma fisica nel golf, in libreria da qualche mese.

È un libro molto specialistico, quindi non destinato al pubblico indistinto dei golfisti. Tuttavia trovo interessante l’analisi dei vari aspetti legati alla forma fisica nel golf, effettuata anche comparando studi di diversi autori.

Nell’opera si parla di preparazione atletica, infortuni, alimentazione e
aspetti mentali del golf. Molte immagini illustrano e contribuiscono a spiegare meglio i concetti esposti.

Francesco Sartorio, Stefano Vercelli, Marisa Vitali, Dai forma al tuo swing. Manuale di prevenzione e cura degli infortuni, alimentazione, allenamento fisico e mentale, Roma, Aracne Editrice, 2008, pp. 194, EUR 33,00.

Taggato:
Set 22


Come accade a molte persone superati i cinquanta, anche il giornalista di “Repubblica” Giovanni Valentini è stato folgorato sulla via di Damasco dalla magia del golf, al punto da dedicargli un libro dal medesimo titolo, uscito presso Sperling & Kupfer a fine 2007.

Il volume è pensato come una raccolta di brevi testi – praticamente degli articoli –, ciascuno su un differente aspetto del golf, e tutti legati insieme dalla penna lieve e professionale di un giornalista esperto. Lettura veloce e amena dunque, ma non per questo non profonda a tratti.

Già, perché il golf non soltanto sconfina spesso nella filosofia, ma ci insegna anche molto su noi stessi, a patto che siamo disposti ad apprendere. E Valentini, da questo punto di vista, si rivela un ottimo allievo e maestro allo stesso tempo.

L’autore ha detto di aver scritto questo volume per tre ragioni:

Innanzitutto il divertimento di scrivere un testo per golfisti e non solo; in secondo luogo volevo fare un atto d’amore per uno sport cui spero di restituire una parte di quanto mi ha dato, in termini di benessere fisico e mentale. Infine perché penso che il golf sia uno sport socialmente pedagogico, nel senso che trasmette davvero la cultura delle regole, il rispetto dell’avversario e dell’ambiente in cui si gioca. Credo che questi motivi possano fare di questo libro un testo di divulgazione che da una parte può spiegare a chi voglia avvicinarsi a questo sport di che cosa si tratta, e dall’altra può accendere una scintilla di interesse anche a chi non lo ha mai tenuto in considerazione.

Chioserebbe John Hancock: “Ottimo lavoro”.

Giovanni Valentini, La magia del golf, Milano, Sperling & Kupfer, 2007, 145 pp., EUR 15.

Taggato:
Set 04


Segnalo questo bel libro, ideale complemento di Paper Tiger di cui avevo parlato qui. Sono le storie dei partecipanti alla famigerata Q School, competizione che permette ai più abili (e fortunati) l’entrata nel PGA Tour dalla porta principale; oppure garantisce un posto nel Nationwide Tour, oppure qualche spot qui e là in questi due circuiti; oppure nulla.

Racconti drammatici, come la storia di Peter Tomasulo, che – in pieno controllo della situazione, 12 sotto il par – almeno uno, o forse anche due colpi all’interno del taglio – nella sesta e ultima giornata della quarta e ultima fase della Q School, il Final Stage, trova il suo secondo colpo al par 5 della 10, un lay up in centro fairway, sopra una zolla di un divot che qualcuno prima di lui non aveva rimesso a posto. Non sa che fare, e un possibile birdie o, alla peggio, un facile par diventa un imperdonabile bogey. Ovviamente questo fatto lo scuote, gli riempie la testa di dubbi; e ciò, combinato al fatto che al tee successivo al suo gruppo tocca aspettare parecchio (ci si gioca una stagione intera, qui si marcano anche i putt da 20 centimetri), porta ad un altro bogey. Seguono cinque par, e alla 17 – la centosettesima buca del torneo – decide di rischiare – ora o mai più –, non essendo sicuro che il –10 gli garantisca la carta. Risultato: doppio bogey, e la certezza di essere fuori.

O racconti luminosi, come quello che riguarda Bill Haas – figlio di Jay, e per questo con molta pressione addosso – che, mentre il papà già si preparava il discorso da fare ai giornalisti per spiegare a loro e a se stesso come mai suo figlio non era riuscito nell’impresa che tutti si attendevano da lui, finisce con birdie birdie e acquisisce così la carta per il PGA Tour.

È uno spaccato veritiero su un mondo che non è spesso molto visibile. Noi guardiamo i campioni in televisione, per i quali perdere un torneo è certamente motivo di delusione, ma non un dramma. Epperò questo golf minore, crudo e drammatico, è ugualmente – o forse più – emozionante.

Taggato:
Ago 31


Over the years, I learned that life is not so much about having what you want as wanting what you have, and that, in the long run, you have to make peace with yourself before you can be comfortable with everybody else.

[Negli anni, ho imparato che la vita non è tanto avere ciò che si vuole quanto volere ciò che si ha; e che, nel lungo periodo, devi fare pace con te stesso prima di poter stare bene con tutti gli altri.]

Greg Norman, The Way of the Shark: Lessons on Golf, Business, and Life, New York, Atria, 2006, p. 316.

Taggato:
Ago 24

Ieri, gara a Is Molas, i putt non volevano saperne di entrare. Terminata la 14 faccio un po’ di conti – lo so, lo so che non bisognerebbe contare i punti durante la gara, ma a quel punto mi pareva di avere poco da perdere – e mi rendo conto che ho bisogno di quattro par nelle buche rimanenti per evitare la virgola. Obiettivo ambizioso, ma fattibile.

La 15 è un par 5 di lunghezza media (458 metri), secondo me non particolarmente difficile nonostante sia handicap 2. Sbaglio il drive, corto a sinistra, ma con un bel ferro 5 di secondo arrivo a 100 metri. Sbaglio anche il pitch: mi parte un flyer che supera, sia pure di poco, il green. Ma con un bell’approccio con il lob e un putt di un metro il par è salvo.

La 16 è un altro par 5, di lunghezza quasi uguale alla precedente ma con l’arrivo in salita. Drive perfetto in centro pista, legno 3 perfetto (vabbé, tutto è relativo) e sono a 20 metri dal green. Lob leggermente lungo, mi resta un putt di 4 metri in leggera discesa. Appena lo tocco mi rendo conto che è corto. Infatti si ferma a un centimetro dalla buca. Tap in per il par.

La 17 è un par 4 lungo (362 metri), con un bunker ai 200 metri circa che entra in gioco nel primo colpo. Drive un po’ troppo a destra, ma sono fortunato nel rimbalzo e mi trovo ad un ferro 7 dal green. Colpo che sbaglio a destra, ma fortunatamente la palla si ferma un paio di metri prima dei cespugli. Ottimo lob a un metro e putt per il par.

Rimane la 18, rimane il par di cui ho bisogno. Dopo un ottimo drive sbaglio il ferro 6 a sinistra, ma recupero col “solito” lob mettendo – con fortuna, è chiaro – la palla a un metro dalla buca. Mi rimane un putt in leggera salita, con pendenza leggera da destra a sinistra che può salvarmi dall’odiata virgola.

Indirizzo il putt troppo a destra – il tipo di errore che accomuna tutti i golfisti, dal neofita al professionista –, la palla sborda e arriva il bogey che porta alla virgola.

Il bello del golf, no?

Taggato:
Lug 20

In un mondo asfittico (nonostante le apparenze) come quello del golf italiano capita, a volte, di incontrare lampi di semplicità che non possono non riconciliarti con l’idea che si può avere di questo sport (amicizia, divertimento e competizione, non solo sfoggio dell’ultima moda).

Giuseppe – Beppe, per gli amici – Lazzarotto è uno di questi fenomeni. Persona semplice, affabile e alla mano, è titolare di un’azienda che sponsorizza un circuito che si snoda lungo dodici tappe tra Piemonte e Liguria.

Gare con bei premi, e alla fine persino la sautissa offerta agli amici con bel deuit tutto piemontese (anche se forse lui piemontese non è, e dovrò fare ammenda).

Da pochissimi giorni è online il sito, pulito e ben fatto, che narra le gesta di questa sua fatica golfistica. Migliorabile, certo; ma si sa che ars longa vita brevis.

Bravo Beppe, sei un grande. Il golf italiano ha bisogno di tante persone come te. Sapere che organizzi manifestazioni del genere ti fa onore, e rende un gran servizio al nostro sport.

Taggato:
preload preload preload
© 2026 Gianni Davico  Licenza Creative Commons