Gen 14


Ecco un altro libro che si aggiunge alla biblioteca del golfista interessato all’aspetto mentale del golf, Golf Sense.

Si tratta in realtà di un volume che amplia la prospettiva, o meglio la varia: infatti mette insieme non solo mente e corpo (alla Bob Rotella, per intenderci), ma anche postura e respiro, discipline come il Feldenkrais e la Alexander Technique. Insomma temi “pesanti”, che vanno meditati e richiedono tempo e dedizione per essere assimilati, ma appaiono di fatto non dispensabili per il golfista seriamente interessato a migliorare il suo gioco.

È degno di nota il fatto che il libro sia stato scritto da un non-golfista: il che lo rende peraltro interessante, perché determinate tecniche sono universali e prescindono dalla tecnica specifica di uno sport.

Una serie di esercizi (sulla postura, sul respiro, sulla consapevolezza del proprio corpo) arricchisce l’opera: sono esercizi che vanno fatti per rendere davvero efficace il tempo investito nella lettura del libro, affinché questa porti tramite l’assimilazione dei concetti ad un effettivo miglioramento.

Il sito del libro è informativo e permette di allargare il discorso per chi è interessato.

In conclusione la trovo un’opera valida nella sua specificità: del resto i manuali sulla tecnica dello swing sono migliaia, ma pochissimi quelli che considerano un uno tutto la mente e il corpo. Quindi ben vengano Golf Sense e tutti i libri come questo.

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Gen 07


Come in tanti sport, la tecnologia è entrata prepotentemente nel golf in questi ultimi anni: il risultato sono materiali che hanno modificato in parte il gioco stesso. In sostanza è possibile oggi, a parità di swing, mandare la palla più lontano e anche con più precisione. Conseguenza: in troppi casi i campi hanno difese troppo deboli.

In particolare nel caso dei wedge, essi erano diventati troppo aggressivi e permettevano ai giocatori migliori di dare molto spin alla palla e di fermarla velocemente sul green anche dal rough leggero. Una risposta degli enti preposti alle regole del golf è stata l’introduzione delle nuove scanalature (grooves, in inglese) per tutti i bastoni con loft pari o superiore ai 25°, limitandole in maniera da rendere quel tipo di colpo molto più difficile, e – in buona sostanza – da premiare il gioco regolare (fairway e green).

In sostanza, le scanalature devono essere diritte, parallele e arrotondate. La spiegazione completa è qui. Qui o qui è possibile verificare la conformità di un singolo bastone oppure di un set alle nuove regole.

Questa regola, che al momento vale solo per i tour maggiori, entrerà in vigore nel 2014 per i professionisti di tutti i livelli e per le gare con dilettanti di handicap basso (il limite non è ancora chiaro al momento). Nel 2024 (salvo proroghe) diverrà effettiva per tutti golfisti. Non interessa dunque la maggior parte di noi; ma per chi fa o vuole fare (ehm…) del golf la sua professione è comunque determinante.

Ecco perché ho cercato di fare un poco di chiarezza prima di tutto per me stesso. Ma poiché si tratta di un argomento dai contorni non ancora delimitati, qualunque commento sarà il benvenuto.

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Dic 31


Millesettecentocinquantadue. Tante sono le pagine che complessivamente compongono i cinque libri fin’ora pubblicati di Dave Pelz.

Se il primo (Putt like the pros, 1989) pertiene ormai più all’archeologia che non alla tecnica golfistica, gli altri sono decisamente vivi e vegeti: il secondo e il terzo li avevo recensiti su “Green” (l’articolo è qui), del quarto avevo parlato qui.

E quest’anno porta con sé Golf without fear, 378 pagine che compongono il Pelz-pensiero sul come affrontare i dieci colpi più temuti nel golf, che – in ordine inverso – secondo lui sono:

– 10: putt di avvicinamento
– 9: colpo con pallina contro un muro
– 8: pitch da bordo green
– 7: colpo attraverso gli alberi
– 6: palla infossata in bunker
– 5: lob
– 4: colpo in discesa
– 3: colpo su terreno duro
– 2: colpo dal bunker
[and the winner is…] – 1: putt da 90 centimetri

Questa classifica è basata sulle risposte date dai golfisti frequentanti le sue scuole di golf, e quindi può essere ritenuta uno specchio sincero della realtà. Del resto basta che ciascuno di noi stili il proprio personale elenco dei colpi più temuti, e certamente ne ritroverà molti tra quelli elencati.

Le soluzioni sono in alcuni casi discutibili, come ad esempio il putt dalla lunga distanza colpito come se fosse un chip. Ma in generale il lavoro di Pelz è decisamente apprezzabile. e i suoi consigli sono un buon viatico per risolvere i problemi di gioco corto e di putt che affliggono il golfista.

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Dic 24

Come si dice, un’immagine vale più di mille parole. Ebbene: il video qui sopra, che ho scoperto di recente, è stata per me un’illuminazione.

Questo semplice video di poco più di un minuto fa vedere in maniera chiara, limpida e netta sia l’errore di tanti golfisti (me compreso), sia la soluzione.

Per chi non mastica l’inglese, Hogan dice che la cosa più importante nello swing è il movimento della parte inferiore del corpo quando ci si trova all’apice dello swing.

Il segreto, secondo lui, consiste nel muovere per prima cosa durante la discesa la parte inferiore del corpo. Ovvero: prima partono i fianchi, poi le spalle e solo alla fine le braccia.

Invece, molti golfisti fanno il contrario, in questa maniera arrivando dall’esterno. L’effetto non potrà che essere un pull (palla che parte verso sinistra), con le eventuali varianti pull-slice oppure pull-hook se la palla curverà a destra oppure a sinistra. Questo si vede benissimo ai secondi 41-46.

La differenza rispetto ad uno swing moderno è il movimento delle gambe, che oggi è più contenuto. Ma questo semplice video è in sé illuminante nella sua semplicità.

Dic 17

In dicembre capita sempre qualche giornata abbastanza mite. La luce scintilla come un sottile guscio di ghiaccio sopra i rami spogli e grigi, il cielo è a strisce come un bacon blu, un tardivo stormo di oche selvatiche oscilla verso sud, e l’aria è ricca di ossigeno e felice di cederlo a qualche coraggioso sportivo. I partecipanti del foursome, ridotti magari a tre o a due, si incontrano davanti alla sede del circolo ormai chiusa con tanto di tavole di legno, divertiti all’idea di avere l’intero campo tutto per loro. Gli alberi nudi lasciano scoperti tutti i fairway che, visti dal primo tee, si succedono a zigzag uno dopo l’altro, avanti e indietro. Non ci sono tee-marker, né score e nemmeno i cart: solo uomini pazzi per il golf, coi berretti di lana in testa e due maglioni ciascuno, che si spostano a piedi. Il computer per calcolare gli handicap è stato staccato con la chiusura stagionale, così l’unico sprone a giocare bene è l’elementare senso della competizione umana: un semplice nassau per la pallina migliore o una posta di cinquanta centesimi, e il conto viene tenuto a mente dal commercialista o dal bancario in pensione del gruppo. Ti sembra, nel golf decembrino, di reinventare il gioco, ambientandolo in qualche primitivo reame precedente le moderne raffinatezze.

[…] Ormai il nassau è deciso e il crepuscolo sta strisciando dagli alberi al fairway. L’allegro scambio di punzecchiature è cessato. Il ghiaccio è riuscito a entrarmi nelle scarpe da golf; non sento più le dita della mano destra e il freddo mi taglia il viso. È ora di smettere. La radio dice che domani nevicherà. “Butta le mani verso la buca”. L’ultimo swing sembra sferrato senza sforzo e la pallina svanisce dritta davanti a me, un punto grigio che si perde nel grigio, verso il luogo dove dovrebbe esserci la bandiera della diciottesima buca. Ecco, finalmente ho scoperto il segreto del golf che ho inseguito per questi sette mesi. Adesso, il trucco sta nel tenerlo a mente, per tutti i mesi che dovrò passare al coperto, e sperare che tutto non si squagli.

John Updike, Golf decembrino, in: Sogni di golf, Parma, Guanda, 1998, pp. 204-207.

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Dic 10


La notizia mi arriva non inaspettata ma discreta qualche giorno fa tramite sms dal mio maestro: “Gianni, anche quest’anno ci sarà la clinic ad Agadir – sarai dei nostri?”

Potrei forse dire di no?

No! Se penso a quanto ho imparato nelle due puntate precedenti, al divertimento ricavatone, ai concetti che sono passati uno per uno, a poco a poco, e al mio gioco che di conseguenza diventava più rotondo e più completo, no – non posso né voglio dire di no.

No, pensando alle sensazioni ricche, al divertimento, alla gioia pura, agli amici eccetera no, non dirò di no – I will be there.

Ci divertiremo un sacco ma non pettineremo delle bambole: mi godrò ogni singolo minuto di quella settimana. Travail qui dure, victoire qui vient.

Il programma completo è scaricabile qui.

Dic 03


Mi sono imbattuto in questo agile libro – poco più di cento pagine, ma tutte decisamente dense – per caso.

Le mie letture golfistiche degli ultimi mesi non sono state emozionanti, e cercavo un ausilio a uno dei miei punti deboli, ovvero la capacità di portare a termine le gare con successo: uno dei miei due o trecento limiti nel golf è proprio questo, il fatto di trovarmi a un passo dal traguardo e accontentarmi dei risultati, senza cercare invece di ottenere comunque il massimo, di andare fino in fondo, di percorrere il proverbiale extra mile. È un limite mentale che mi infastidisce e che trovo complicato – per ora almeno – superare.

Ebbene, questo libro probabilmente non ha risposto alla mia domanda, però mi ha fornito molti consigli utili sull’aspetto più sottovalutato e nello stesso tempo più importante nel golf, la gestione della mente nei momenti difficili di una partita.

Il libro, a detta dell’autore, può essere riassunto in una frase sola:

Make practice and play more difficult than actual competition.

L’idea che lo sottende è questa: se rendiamo la nostra pratica difficoltosa, allora riusciremo meglio a comprendere i nostri limiti, le debolezze e i punti di forza, le tendenze nei nostri pensieri e di conseguenza nel nostro gioco e quindi nei risultati che otteniamo. In questa maniera potremo beneficiarne quando il risultato conterà.

Trovo interessante e utile il fatto che l’autore mescoli discussioni teoriche ed esempi reali con esercizi da fare in campo pratica o anche a tavolino, per applicare subito la teoria che si può apprendere con la lettura.

Un libro denso, da meditare e applicare. Come credo si capisca, ha il mio bollino di approvazione.

Rob Bell, Mental Toughness Training for Golf: Start Strong Finish Strong, AuthorHouse, pp. 132, EUR 15,19.

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Nov 26

Miguel Ángel Jiménez
Giovedì 18 novembre, prima giornata dell’UBS Hong Kong Open all’Hong Kong Golf Club. Miguel Ángel Jiménez – detto el mecánico anche per la precisione nel gioco corto – arriva sul tee della buca 18 col punteggio non stellare ma più che onorevole di -1 (tre birdie e due bogey fino a quel momento).

Purtroppo apre il drive mettendolo in rough sulla destra, in una posizione non impossibile ma complicata, perché la buca (che alla fine del torneo risulterà la più difficile del percorso) è difesa dall’acqua e da un largo bunker.

Poi mette il secondo in acqua (25 metri corta, ma ci può stare). Quindi droppa e da 100 metri circa spedisce la palla in bunker. Da lì gli occorrono ancora due putt per chiudere con un triplo bogey. Mmmm, qualcosa non va.

(Nella seconda giornata finisce a –1 e non passa il taglio per un colpo.)

Nell’intervista dopo quel giro ha dichiarato che “la cuadrilla española [oltre a lui, c’erano Garrido, Larrazábal e Lara] estaba exhausta”. Sì, certamente può essere, ma è anche vero che soprattutto su di lui la pressione è alta. Molte spiegazioni sono possibili, ma vedendolo in quei momenti mi pareva avere un’espressione che dicesse lasciatemi stare.

Al di là delle dietrologie del caso, tutto questo significa che in realtà stava parlando a tutti noi giocatori normali: ragazzi, c’è ancora speranza.

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Nov 19


Parlo volentieri con chiunque del putt, della tecnica connessa, dei problemi e delle opportunità che presenta. E spesso sento parole che rivelano insoddisfazione, quando non addirittura frustrazione. Allora mi chiedo se ci siano delle strade possibili per alleviare queste sensazioni negative.

Alla fine, credo che tutto si riduca a questo: che tu senta il tuo putt come un’estensione naturale delle braccia, del corpo, della mente. Che tu ami il tuo putt, e che ami pattare: da qualunque distanza e con qualunque pendenza. Che visualizzi la pallina rotolare con la giusta forza e nella giusta direzione. Che patti per imbucare, e per nessun altro motivo.

Certo, le lezioni di tecnica sono importanti (e in genere trascurate – secondo me a torto – dai maestri). Però, alla fine non è la tecnica in sé che fa la differenza; mentre è fondamentale che la routine sia ripetitiva, sempre uguale a se stessa e noiosa (aggettivo che nella tecnica golfistica è un complimento!).

E non ci sono scorciatoie. L’unica maniera che conosco per memorizzare un movimento, fino ad arrivare al punto di dimenticare di saperlo fare, ovvero di poterlo eseguire in maniera del tutto automatica e naturale, è quello di ripeterlo per diecimila volte. Diecimila, non una di meno.

Diecimila è un numero che ritorna, nel golf. Scrive Rob Bell in Mental Toughness Training for Golf:

The time required for golfers to achieve “elite” or near elite status is ten years or 10,000 hours of intense involvement.

Diecimila ore per diventare un “virtuoso” del golf. Ok, forse è un obiettivo che non interessa alla maggior parte dei golfisti. Ma diecimila ripetizioni con il putt è un addestramento realistico per chi vuole seriamente migliorare.

Con esercizi, variando le distanze e le pendenze (non sempre le classiche tre palline in piano a sei metri dalla buca!), da soli o con amici (ma diventare bravi è un sport solitario, non per squadre), leggendo libri e articoli (ottimo lo speciale di Golf Digest uscito sul numero di ottobre e segnalatomi dall’amico Stefan), parlando con amici, facendo lezioni e così via. Con un’ora di pratica la settimana per un anno si arriva ad un numero certamente vicino alle diecimila ripetizioni di cui si diceva.

E il cerchio, giocoforza, si chiude.

Nov 12


Forse dovrei considerarlo un fatto normale, ma mi ha un po’ disturbato il silenzio quasi totale degli organi di informazione generalista domenica, rispetto alla notizia della vittoria di Francesco Molinari all’HSBC di Shangai; anche perché non è un episodio isolato, ma il coronamento di una stagione che per il golf italiano si può definire come l’annata 1990 per il Barolo, ovvero eccezionale.

Tuttavia, il passo successivo è stato pensare ai motivi di questo silenzio. Evidentemente il golf non fa abbastanza audience. E non fa audience, ovvero non vende – presso il grande pubblico almeno -, in primo luogo per i costi, che obbiettivamente (purtroppo) non sono alla portata di tutti.

Ho pensato allora a tre soluzioni possibili per uscire da questo impasse (non dubito che ce ne siano molte altre, ma queste sono quelle che mi sono di primo acchito venute in mente):

– il golf nelle scuole;
– il golf a costi accessibili;
– il tesseramento libero.

Vediamole.

Il golf nelle scuole
Nella scuola di mia figlia, che ha iniziato le medie, c’è un programma che prevede che gli alunni delle seconde accedano per un paio di pomeriggi ad una struttura golfistica, dove un maestro spiegherà loro i rudimenti del golf e farà provare qualche colpo.
Problema: si tratta di iniziative sempre legate alla buona volontà dei docenti.
Soluzione: le famiglie possono richiedere progetti di questo genere (obiettivamente non possiamo aspettarci molto dalla scuola, ma certamente molto dalla buona volontà di insegnanti spesso appassionati nel loro lavoro).

Il golf a costi accessibili
Mantenere un campo da golf è un costo non indifferente. Esistono tuttavia molte strutture dove ci si può avvicinare a questo sport a prezzi contenuti, come per esempio i campi pratica promozionali: il golf allora costerà meno di una palestra. Per inziare è più che sufficiente, poi la passione suggerirà i passi successivi. Ecco un paio di esempi che conosco:
Ca’ Laura (ne avevo parlato qui e qui), perfetto esempio di struttura golfistica che si fonde senza soluzione di continuità con un paesaggio incantevole;
– il Golf Club Colonnetti, dove con poche centinaia di euro si può praticare tutto l’anno.

Il tesseramento libero
Ovvero la possibilità per chi inizia di pagare solo i 75 euro di tessera federale (20 per i ragazzi) e così sostenere ogni volta il costo del singolo green fee o del singolo ingresso al campo pratica, senza dovere quindi investire grandi somme in una quota di circolo. I dettagli qui.

Altri suggerimenti?

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