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Fairways and greens

Santa
Non ho mai fatto su questo blog gli auguri di Natale e buon anno ai miei lettori, perché credo che gli auguri abbiano senso solo se fatti ad personam: certo un generico augurio non si nega a nessuno, ma a che pro?

Eppure questa settimana l’ho dedicata a questo, sia su Brainfood che su GoPiedmont, e dunque la chiudo facendo la stessa cosa anche qui (il mio antico desiderio di simmetria colpisce ancora!). Perché col tempo sento che qui si è creata una comunità, per quanto piccola, di golfisti interessati a migliorare il proprio gioco, ad andare oltre la solita sfida con gli amici (non che non sia piacevole, per carità! solo che il golf è un’attività ben più larga e profonda), a scoprire temi nuovi, siti, libri eccetera. E io condivido volentieri quel che so.

“Fairways and greens” è il classico augurio americano che si fa a chi si appresta al proprio giro, e per estensione diventa il mio augurio ai miei venticinque lettori per il loro anno golfistico che è alle porte.

Anche […] continua a leggere »

Il golf in dicembre

Ieri ho fatto 18 buche in solitaria. A me piace giocare da solo: piace tanto la compagnia degli amici, ma altrettanto stare da solo, sia da un punto di vista sportivo che personale.

Sportivo, perché posso andare al mio ritmo (più d’uno mi dice che sono lento e credo ci sia almeno un fondo di verità in questo; ma perlomeno se sono da solo e non c’è nessuno dietro di me, come ieri, non disturbo nessuno), riprovare i colpi che non sono venuti bene fino a che sono soddisfatto, prendere delle note (sull’importanza del tenere un diario vedi qui) e così via.

Personale, perché posso riflettere in tranquillità, godermi la bellezza della natura e la passeggiata, stare in pace in uno dei luoghi che adoro; e poi a stare quietamente da solo mi vengono sempre delle idee.

Esattamente tre anni fa, a partire da una situazione simile, avevo scritto altre considerazioni. A voler fare un paragone trovo due differenze:

– l’aspetto agonistico è ora in me, se possibile, ancora più pressante;

– nello stesso tempo mi rendo conto che il tempo passa e il fisico invecchia, dunque ora devo fare il doppio […] continua a leggere »

Ho fatto i video

finish
Premessa: in questi anni il mio rapporto con lo swing è stato soprattutto di feeling, sostenuto da una conoscenza che col tempo si è approfondita; mi sono avvalso del supporto video solo molto di rado e solo su indicazione del maestro. In più, negli ultimi sei mesi non ho più fatto nessuna lezione e ho sempre lavorato per conto mio.

Poi è successo un fatto interessante.

La settimana scorsa avevo scritto una breve recensione relativa al lavoro di Geoff Greig. Ci siamo scambiati alcune mail, e ci sono poi i suoi libri (che ho in parte letto e in parte ordinato, quindi c’è ancora molto materiale da digerire); in più, lui si è gentilmente offerto di farmi una lezione video gratuita.

Quindi ci sono capitato dentro per caso. Ma detto fatto (erano settimane che avevo in animo di farmi riprendere per esaminare i miei principali difetti nello swing), ho seguito le sue istruzioni tecniche (molto semplici), ho scaricato questa app (EUR 4,49) e ho fatto i […] continua a leggere »

EvoSwing Golf Instruction

EvoSwing
Segnalo questo piacevole sito di istruzioni di golf. È un bel progetto, all’avanguardia e completo, che ad agosto – quando me ne sono imbattuto per caso – ha attirato la mia attenzione.

È interessante per i libri, che ho iniziato a leggere. I concetti mi attraggono e credo che ne parlerò in futuro, ma devo prima assimilarli.

Mi hanno colpito anche i video (per esempio questo, sull’importanza di minimizzare i movimenti inutili allo swing – la testa in particolare).

Poi certo, tutta la conoscenza sullo swing che cerchiamo e/o riceviamo va filtrata con l’ingrediente principale, che è la polvere del campo pratica. (Spesso mi trovo con dei problemi specifici da risolvere, e penso che da una parte sarebbe bello avere lezioni frequentissime con un maestro, dall’altra però mi rendo anche conto del fatto che senza la mia riflessione unita a un numero gigante di palline tirate sia in campo pratica che durante gli allenamenti in campo non riuscirei ad […] continua a leggere »

Sensazioni e parole

Oggi vorrei suggerire uno spunto sul quale sto meditando da tempo, qualcosa che non credo abbia un vera e propria soluzione (quantomeno in parole). Lo farò mettendo insieme due citazioni su Ben Hogan.

Dice Curt Sampson:

From a performance standpoint, Hogan understood himself better than any athlete ever. That was Hogan’s Secret. It didn’t become a book or a magazine series because mental toughness, self-control, focus, and the connection between mood and performance couldn’t be photographed.

Gli fa eco Andy Brumer:

They said Ben Hogan refused to tell his supposed secret of his superior ball striking because he didn’t want to give his competitors the same advantage it gave him. […] I think he didn’t tell anyone his secret because he couldn’t, since he didn’t experience it in words.

Sono completamente d’accordo. E me ne rendo conto per esempio in campo pratica, quando cerco di fissare sulla carta le sensazioni ricavate dalla pratica stessa, in maniera da comporre una sorta di “manuale di auto-aiuto” a mio uso e consumo futuri. In parte funziona, ma troppo di quel che vorrei eternare sulla pagina va in realtà perso, perché […] continua a leggere »

Ho cambiato circolo

Sono passato da qui a qui.

È stata una decisione sofferta e semplice nello stesso tempo.

Sofferta, perché i Ciliegi sono stati la mia “casa del golf” per dieci anni, il luogo dove ho preso per la prima volta in mano un bastone, dove ho preso l’handicap, dove ho fatto la prima gara, il primo par, il primo birdie, il primo eagle e così via. Il luogo in cui conosco tutti e tutti mi conoscono, dunque il luogo “naturale” del golf per me. Ma nello stesso tempo un circolo “non competitivo”, e se è vero come dice Giulio Cesare che è meglio essere primo in Gallia che secondo a Roma, è altrettanto vero che per chi vuole andare oltre (e qui alzo la mano) occorrono strumenti e contesti adatti.

E per questo motivo la scelta è stata semplice: la Margherita è a venti minuti da casa (venticinque come assoluto massimo), è un ambiente ipercompetitivo, dove io col mio handicap relativamente basso non sono nemmeno nei primi dieci. (Ma la prima sfida è entrarci entro sei mesi!) Dunque è l’ambiente ideale per me per crescere golfisticamente, andare ancora un […] continua a leggere »

Oliver Wilson – una bella storia

A volte ritornano.

Oliver Wilson ha fatto il suo ingresso nello European Tour nel 2005, a 24 anni. Da lì sono seguiti anni brillanti, sia pure con qualche ombra: tra il 2006 e il 2009 è finito per nove volte secondo in tornei del tour. (Una sorta di maledizione, un emulo di Snead o Mickelson allo US Open?)

Nel 2008 arrivò fino al 45° posto della classifica mondiale, e si qualificò anche per la Ryder.

Poi il declino, inesorabile e nemmeno tanto lento. Alla fine del 2011 perse la carta. E da lì sono stati quasi tre anni di calvario, soprattutto sul Challenge dove ha ottenuto pochi risultati.

A che cosa pensa un giocatore professionista quando la palla non va più dove vuole lui, e nemmeno scendere nella serie minore funziona?

Come ha detto in un’intervista, in Kazakistan ha messo in discussione tutto (da solo in un’anonima camera d’albergo, suppongo). Che cosa passa per la testa di un giocatore professionista appena dopo i trent’anni, quando dovrebbe essere al suo teorico massimo e invece non riesce più a prenderla?

Ha mandato due video del suo swing a Robert Rock. Lui gli ha detto dove sbagliava, e quello […] continua a leggere »

Statistiche 2014

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Terminata la stagione, è il momento di fare un bilancio per il 2014 (qui il 2013, che contiene anche i link agli anni precedenti).

Quest’anno, dal punto di vista golfistico, ho consolidato quanto avevo sperimentato nel 2013, anno in cui sono diventato molto più sicuro del mio swing, più consapevole degli errori e delle relative correzioni. Nel corso del 2014 mi è stato chiaro il progetto delle 10mila ore. Ho anche capito che non diventerò professionista nel senso letterale del termine, ma ciononostante diventerò comunque – entro i prossimi 8 anni – il golfista migliore che posso diventare.

L’handicap è rimasto stabile (3,6 il dato attuale), ma soprattutto l’ho giocato in quasi tutti i campi in cui sono stato. Insomma è un handicap reale e non “di circolo”. Di recente sono riuscito anche a sciogliere quel nodo mentale che mi impediva di vedere il 2 come prossima meta: ora so che nel 2015 ci arriverò senza troppi patemi.

Ho registrato 41 giri completi, di cui sedici nei 70 in otto campi diversi. Più in dettaglio (tra parentesi i dati […] continua a leggere »

Le prime nebbie e un long term goal

Adoro questo periodo! Certo ha le sue difficoltà – le poche ore di luce soprattutto, perché come diceva Ben Hogan,

The only thing golfers really need is more daylight. There isn’t enough time during the day to practice and play, to key one’s game up to where it should be.

Tuttavia ha dei vantaggi innegabili, primo tra tutti il fatto che la lontananza forzosa dalle gare (per me la prossima sarà il Trofeo Sanremo di fine gennaio) lascia molto tempo per lavorare sulle proprie debolezze.

E il punto, ho capito, è proprio questo: lavorare sulle proprie debolezze.

Ciò dipende dagli obiettivi: se l’obiettivo è arrivare ad un livello di gioco “medio” (qualunque cosa ciò voglia dire), allora il principio di Pareto, magistralmente spiegato da Tim Ferriss, che è il mio nume tutelare in fatto di lavoro (in sintesi: lascia andare i dettagli e concentrati sul 20% davvero essenziale per quello che fai), illustra chiaramente un fatto: che è mooolto meglio concentrarsi sui propri punti di forza lasciando perdere i dettagli. (Quindi se sei 18 e vuoi diventare 12, per dire, vai agli approcci e concentrati sul putt e trascura il […] continua a leggere »

L’importanza (relativa) del gioco corto

Every Shot Counts
Innanzitutto devo ringraziare Mauro, che credo sia il lettore più fedele di questo blog, per avermi suggerito di spostare questo libro in cima alla mia lista “e di leggerlo il prima possibile”.

Detto fatto (ah, quant’è facile comprare libri con il Kindle! Il problema viene semmai dopo, perché io adoro i miei “vecchi” e tradizionali libri di carta). Ho iniziato subito a leggerlo. Certamente ne farò una recessione approfondita in futuro, quanto l’avrò terminato e assimilato, ma per oggi vorrei concentrarmi su un punto sul quale ho spesso riflettuto, e che è anche uno dei cardini di questo volume: quanto è importante il gioco lungo nel gioco complessivo di un golfista?

La mia idea è questa: è molto importante per gli handicap alti e bassi, meno per quelli medi.

Ovvero: per un handicap fino a 20-25 è fondamentale, perché se non riesci a mettere la palla in pista non puoi proseguire, in gara segni una sfilza di X e di fatto perdi motivazione.

Per un handicap medio, diciamo dai 20 ai 5 (mi rendo conto che la mia definizione […] continua a leggere »