La magia del putt

Parlavo qui di un problema (be’, “problema” è forse termine eccessivo, ma insomma di una questione golfistica – e comunque con il Piccolo principe dico che è il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante) che mi ha afflitto per diverse settimane: il putt. Il putt, tecnica dove sono sostanzialmente autodidatta, è sempre stato per me il luogo per eccellenza del golf dove la sicurezza regna sovrana, il colpo che mai mi ha dato tremore o difficoltà, perché ho sempre visto chiare le linee e ho sempre saputo dosare la forza con precisione. Ragion per cui quel problema mi aveva stupito prima ancora che preoccupato.

Ma come dicevo lo paragonavo a una sciatalgia, a qualcosa che come viene poi passa. Ebbene, quella difficoltà è ufficialmente sparita: nelle ultime due gare ho ripreso ad avere fiducia nei miei mezzi sul green e, di conseguenza, a imbucare il giusto.

Come è successo questo? Innanzitutto dirò che il problema è stato tecnico e non mentale (a differenza del gioco nel suo complesso, dove faccio ancora troppi errori mentali soprattutto nelle buche finali – riprenderò presto il discorso, perché è un punto troppo importante). […] continua a leggere »

Campionato nazionale senior – gentilezza, effortlessness


76 – 79 – 79 | T-18 | ODM 519: ecco i numeri del secondo campionato nazionale senior cui ho partecipato, dopo quello dello scorso anno.

In tre giorni (quattro, compresa la prova campo) succedono tante cose, si provano tante emozioni, ci si arrabbia, si gioisce e così via. Dirò a seguire le mie impressioni.

Il campo e le persone, innanzitutto. Il percorso è sostanzialmente facile: è prevedibile che le difficoltà aumenteranno con gli anni, a mano a mano che gli oltre mille alberi messi a dimora cresceranno, ma per ora il campo non ha grandi difese né è particolarmente lungo. Si tratta in ogni caso di un campo piacevolmente mosso e molto godibile. La gentilezza del titolo è motivata dai sorrisi e dalla cortesia delle diverse persone appartenenti al circolo con cui ho avuto a che fare nei giorni scorsi.

L’effortlessness, invece, parola che potremmo rendere con naturalezza, facilità, grazia, e che certamente imparento con il concetto di flow, è un pensiero che mi è venuto durante il riscaldamento e poi le prime sei buche di […] continua a leggere »

Putt yips


Mi è successa una cosa strana, e per me del tutto inedita, nelle ultime settimane: ho cominciato a sbagliare un numero molto più alto del normale di putt dalla corta distanza.

Ora, da sempre il putt è stato il mio principale punto di forza nel golf. È un movimento sul quale sono autodidatta (è possibile che abbia fatto una mezzoretta di lezione nei primissimi periodi del gioco, e poi l’ho approfondito un pochino nelle clinic con Andrea, ma nulla di sistematico o continuativo), ma che ho studiato a fondo sia teoricamente (da Pelz in giù) sia, soprattutto, praticamente. E dunque la prima reazione per me è stata di sorpresa, perché mi vedo come un eccellente pattatore, vedo nel putt un movimento assolutamente naturale e semplice.

Però quando in un giro sbagli tre-quattro putt intorno al metro le cose assumono una diversa prospettiva. E devi fare qualcosa.

In questo momento non posso dire di aver risolto il problema, ma ci sto lavorando e sono fiducioso nel poterlo risolvere presto. (Ricordo la sensazione stranissima provata con un improvviso […] continua a leggere »

Siamo molto indietro

Torno oggi da un evento, tenutosi a Roma, della durata di un paio di giorni di presentazione prodotti destinati al golf, di cui scriverò su “Il Mondo del Golf Today” di giugno. Ho parlato (poco), ho soprattutto ascoltato e osservato. E mi sono fatto qualche idea in più sullo stato del golf nostrano.

I presenti, una cinquantina, erano tutte persone molto competenti all’interno del mondo del golf, provenienti da numerosi paesi (pochissimi dall’Italia, e già questo è indicativo).

A tavola, tra i vari discorsi è stato inevitabile parlare di numeri. E non che non ne fossi consapevole, ma a sentire il numero di golfisti praticanti nei vari paesi c’è comunque da restare basiti. Non siamo nemmeno nei primi dieci paesi europei.
Perché noi siamo tanto indietro?
Perché da noi il golf continua ad avere quest’aura di esclusività, quando i costi – non sempre, ma in diversi casi – possono essere paragonabili a quelli di una palestra?

Un collega mi diceva che un teorico massimo, calcolato come percentuale dei golfisti sugli abitanti di un paese, è del 5% – il che per l’Italia significherebbe 3 milioni di persone, una cifra lontana anni luce dai continua a leggere »

Embrace the pain

Questo è un post interlocutorio. L’obiettivo mio generale – ambiziosissimo, ma senza sogni grandi che cosa ci stiamo a fare in un campo da golf? – è quello di craccare il codice dell’imparare nel golf, ovvero di raggiungere veramente nel giro dei prossimi quattro-cinque anni il mio massimo potenziale golfistico, per il vero obiettivo ultimo: dimostrare a me stesso fin dove posso arrivare.

Fare questo è un affare molto complesso, che richiede delle competenze intellettive che vanno molto al di là, o quantomeno al di fuori, della mera tecnica golfistica. Nel senso che questo processo non prescinde, non può prescindere dall’affinare la tecnica, ma soprattutto il punto è quello che devo arrivare a migliorare la maniera di pensare. Pensare in maniera creativa, pensare a un livello superiore per ottenere dei risultati di un ordine di grandezza superiore.

Ovviamente questo è un progetto valido nel lungo termine, e comunque dai confini e dai risultati assolutamente incerti. Cionondimeno sono sicuro che valga la pena percorrerlo, perché da qualche parte laggiù c’è la fine dell’arcobaleno che aspetta di essere vista, sotto forma di cura e salvaguardia e tutela della rosa del Piccolo principe.

Una spinta notevole mi viene da questo […] continua a leggere »

Uno specchio della vita


Ho fatto una gara ieri, ne ho tirati 86 [sic].

Nel dopogara non ci stavo bene, ripassavo le buche, i miei errori, le ingenuità. Posso dire che non conoscevo bene il campo (l’ultima volta, e forse l’unica, ci ero stato oltre dieci anni fa), posso dire che ho avuto un paio di sbordate, posso trovare altre scuse ma questo non mi porterà da nessuna parte.

Allora ho pensato a uno splendido libro che ho terminato da poco, e ai concetti che esso porta. Questo sì è interessante, Questa sì è una chiave di lettura decente e gravida di significato.

Prima di tutto ieri ho giocato male e basta. È stata colpa mia. Ma il punto non è questo, le giornate storte al golf capitano, e come! Quel che devo fare – quel che, credo, ciascuno dovrebbe fare dopo una gara andata male, se veramente vuole migliorare, se veramente vuole diventare il golfista migliore che possa diventare – è analizzare davvero le cause. Lasciando da parte l’ego, mettendo da parte l’immagine di golfista che ho di me. Ovvero non proteggermi […] continua a leggere »

Pensare birdie


Ho riletto quanto ho scritto in questo blog quest’anno. Con questo sono dieci articoli, che in un anno sono decisamente pochi, soprattutto se li paragoniamo ai 52, regolarissimi e puntuali, di ciascuno dei sei anni precedenti.
Ma ci sono stati dei motivi. Uno, extragolfistico e doloroso, una ferita non ancora rimarginata di cui non voglio parlare qui. Qui voglio mantenermi legato al golf, dirò dunque quel che è successo nel mio anno golfistico.

Ho riletto anche il mio diario di bordo di quest’anno, ovvero il luogo dove annoto i pensieri legati alla tecnica – tipicamente, ma non sempre, dopo una lezione.

Ho preso dunque spunto dai miei pensieri e dalle mie sensazioni dell’anno, e ho tratto qualche conclusione.

In poche parole la pratica e il mio approccio al golf sono divenuti più concentrati. In questo periodo so che due ore di pratica sono il limite massimo, per me; nel senso che oltre il paio d’ore – passato non a sparare palle a casaccio, ma a riflettere su ogni singolo colpo – mi rendo conto che […] continua a leggere »

Due virgola


Sabato, al termine del primo giro di questa bella gara alla Marghe ho provato una sensazione di pienezza, come di un obiettivo raggiunto. Avevo da poco imbucato il putt per il birdie alla 18, il che mi ha lasciato con un totale di 75 colpi e nuovo handicap a 2,9.

Ora, dall’esterno e per gli altri non c’è nessuna differenza tra 3,0 e 2,9, e lo capisco; ma per me, per me che mi sono dato quell’obiettivo diversi anni fa, che l’ho accarezzato e sognato, che l’ho quasi raggiunto un paio di anni fa, averlo raggiunto sabato è stata una soddisfazione. Foss’anche per un giorno solo, al due virgola ci sono arrivato. (Ora c’è subito il prossimo, che è “due virgola stabile” – lì c’è ancora del lavoro da fare.)

Ma poi, vedi come è il golf, il giorno dopo (ieri) ne ho tirati 84, il che mi ha portato alle medesime sensazioni provate dopo il terzo giro all’Ambrosiano qualche mese fa: un misto di vergogna, scoramento e desiderio di nascondermi, di non parlare con nessuno. […] continua a leggere »

Ho fatto sette-due


Ieri, gara alla Marghe. Non sono stato mai peggio di +1 e mai meglio di -1, ho finito in par. L’agognato par del campo alla Margherita, raggiunto prima d’ora due volte in friendly match ma mai in gara. (L’ultima gara alla Marghe è stato un 73.) (L’unica altra volta in cui ho fatto il par del campo in gara è stato tanti anni fa, ai Ciliegi.)

(Come mi ha fatto notare il mio marcatore ricontrollando gli score, le ultime sette buche sono stati tutti “4”. Sul momento non ci avevo fatto caso. Ora mi sovviene quello strano giro di Paratore in cui fece 4 per diciotto volte.)

Ho fatto un giro molto regolare, di quelli di cui sono capace io (solo che a volte mi dimentico). Quattro birdie e quattro bogey, 12 green presi, 29 putt. Un colpo splendido: un mezzo ferro 8 da centro fairway alla 11, a 138 metri in discesa che parte dritto come un fuso, atterra appena dopo l’asta e spinna per un metro. Un ottimo bogey, alla 13: ferro […] continua a leggere »

Tutto fa brodo


Ho dedicato la settimana scorsa. golfisticamente parlando, a questa gara.

L’esperienza nel suo complesso è stata decisamente positiva, con alcune zone d’ombra che mi hanno dato degli spunti di miglioramento che condividerò qui insieme al racconto di quei giorni.

Il campo di Cherasco non è lungo (meno di 6mila metri dai bianchi) e nello stesso tempo abbastanza stretto, il che lo rende adatto alle mie caratteristiche. Martedì faccio la prova campo con buone sensazioni, prendo confidenza con un terreno di gioco che non ricordavo praticamente più (vi avevo giocato qualche volta diversi anni fa, ma le memorie erano molto scarse).

Mercoledì le condizioni di gioco sono perfette:
– la partenza non è troppo presto, il che non mi costringe a stravolgere i miei ritmi circadiani;
– giochiamo in due anziché in tre, perché il terzo giocatore non si presenta: questo evita pressioni di tempo;
– non ci sono caddie per il mio compagno, e questo aiuta a tenere le distrazioni esterne al minimo.

Gioco le prime nove in maniera molto regolare, con un […] continua a leggere »