
“Il Mondo del Golf Today”, novembre 2018, recensioni:
– Karen Palacios-Jansen, Golf Fitness, prefazione di Gary Player, 2011, 219 pp.;
– Oliver Horovitz, An American Caddie in St. Andrews, 2014, 322 pp.
Libri di golf, “Il Mondo del Golf Today”, novembre 2018
Get creative on the golf course
Il golf, a volte, va interpretato. Oggi desidero proporre un’idea di allenamento differente dal solito, e valida soprattutto per gli handicap bassi.
Per farlo prendo spunto da un paio di libri.
Il primo è Tour Mentality, di quel gran signore e splendido professionista che è Nick O’Hern, e che ho recensito su “Il Mondo del Golf Today” di settembre (qui la pagina). Nick parla della Three-Club Challenge, ovvero di andare in campo con tre soli ferri, il che ti costringe a essere creativo perché non potrai coprire tutte le distanze. La situazione ti costringerà veramente a pensare fuori dagli schemi, e ti aiuterà molto quando poi il risultato conterà davvero e avrai un colpo non standard.
It’s great for your imagination. You’ll probably really struggle the first time out, but keep at it, and your results will improve. It gets you feeling like a kid again, playing for fun.
Like a kid again, non è una cosa da poco.
(Bubba ne ha tirati 81 con un bastone solo, per dire.)
Il secondo l’ho da poco terminato: An American Caddie in St. Andrews, la cui recensione uscirà in […] continua a leggere »
Questa mattina sono andato a Margara…

… per la prova campo di questa gara, una gara dove essendo circa 70ª riserva ero (e sono) assolutamente certo di non partecipare. Ma Margara è un campo bellissimo, e come già fatto in passato non volevo perdere l’occasione di fare un giro, sia pure fine a se stesso, ovvero fatto per me soltanto, soltanto per la gioia del giocare.
Sono partito alle 8:52. Ero il primo del giorno ed ero da solo, e ho preso subito un bel ritmo. Non pensavo a nulla altro che fare un bel giro senza metterci troppo tempo. Ed essere partito per primo da solo chiaramente aiuta in questo.
Tra le altre cose tra il serio e il faceto pensavo perché non danno una wildcard a un senior come me, o più precisamente al progetto delle 10mila ore?
Le idee, anche extra golfistiche, scorrevano fluide. Perché è questo che fanno i pensieri quando sei da solo in un campo da golf la mattina presto, concentrato senza essere concentrato, libero e sereno, ovvero in uno stato di […] continua a leggere »
Sono stati anni bellissimi
Con la prossima stagione ritornerò ai Ciliegi.
Ho passato alla Margherita quattro anni splendidi, di cui ricordo con piacere moltissime sensazioni e pensieri: gli amici conosciuti, le sfide infinite, il campo sempre magnifico, le gare vinte e quelle (tante) perse, lo studio matto e disperatissimo dello swing, del gioco corto e del putt. Ero passato alla Margherita con l’obiettivo di fare un salto di qualità (leggi handicap più basso, ovvero – leggi meglio – “due virgola stabile”), ma non ci sono riuscito. È vero, oggi la conoscenza del mio swing è molto più solida, e sono sempre determinato a completare le 10mila ore di pratica concentrata entro i miei 55 anni di età per vedere la fine dell’arcobaleno; ma i risultati al momento esprimono un concetto differente. (Non importa, io e la mia rosa andiamo diritti per la nostra strada.)
Ora torno là dove sono partito, il 7 febbraio 2004, per alcuni motivi molto prosaici.
La questione economica: sono anni difficili, questi, da un punto di vista economico. Certo questo non c’entra nulla col golf giocato, ma per quanto il golf rivesta un ruolo centralissimo nelle seconde nove della mia vita non posso […] continua a leggere »
La qualità dell’impatto

C’è, nella pratica dello swing, un punto che viene spesso trascurato: lo sweet spot.
Il fatto è che i bastoni moderni – grazie al concetto di peso perimetrale – perdonano parecchio i colpi presi fuori centro, e dunque la differenza tra un impatto nel perfetto centro e uno in una qualunque altra parte della faccia è sopportabile, nel senso che spesse volte produce un colpo più corto e non diritto ma comunque accettabile.
E tuttavia, nell’ottica del diventare i golfisti migliori che possiamo diventare, non è un punto che possiamo sottovalutare (anzi, si tratta proprio del punto per eccellenza). Il nostro impegno, la nostra araba fenice, deve essere quello di cercare di colpire la pallina sempre nello sweet spot.
Questo articolo, uno tra i tantissimi, illustra in maniera chiara e concisa dove si trova lo sweet spot. La foto qui sopra è a un mio vecchio ferro, dove con un pennarello ho segnato il punto di cui stiamo parlando. Lo dico per essere sicuro di essere sulla stessa lunghezza d’onda con i miei venticinque lettori.
Ora: capire come fare per colpire la pallina sempre nello […] continua a leggere »
Una gara bifronte

Strana bestia, il golf; strana forte. E crudele.
Ieri, al secondo giorno di questa gara (per quanto rientrante nel clima rilassato dell’Agis, si tratta pur sempre di un campionato nazionale, sono pur sempre gli A1), mi sento bene e parto bene. Faccio qualche errore di troppo, ma alla 10 sono a +2 – niente che possa passare alla storia, ma qualcosa di più che discreto. Non ho nessuna paura, gioco libero e tranquillo, accetto gli errori e passo oltre.
Alla 11 ho il putt per il birdie da 9 metri forse, in discesa. Calcolo male la distanza e mi ritrovo con un putt da tre metri, che lascio di nuovo corto. Bogey e +3. Pazienza, si va alla prossima.
Che è un par 5 senza grandi difficoltà (il giorno prima avevo fatto birdie, per dire). Dove mi parte un colpo basso a sinistra tra gli alberi – avrò fatto 80 metri. Ripensandoci a distanza, sentivo che qualcosa non andava in quel momento, non ero del tutto connesso con il movimento. Ma non importa, gioco per il bogey […] continua a leggere »
La mia prima volta sotto par

È una sciocchezza, lo so; ma per me, novello Peter Pan, antico Piccolo principe, la mia rosa è molto importante, dà significato a tante altre cose che mi stanno intorno.
Oggi compio gli anni (cinquantuno? avrei mai immaginato, da ragazzo, che si potessero avere così tanti anni?) e ieri mi sono fatto un regalo: per la prima volta in vita mia ho concluso un giro intero sotto par.
Ero partito a metà pomeriggio per un giro in solitaria ai Ciliegi. Il campo era insolitamente vuoto (probabilmente la temuta pioggia, che poi sono state due gocce due, ha tenuto lontani molti golfisti – mentre prova a fare un giro da solo ai Ciliegi in qualunque momento di qualunque giorno, te lo raccomando), e io ero molto tranquillo. Sono stato molto veloce nelle prime buche; ho mancato i primi tre green su quattro ma sempre recuperato, e dopo sei par faccio birdie alla 7 (abbastanza scontato, data la semplicità della buca) e poi alla 9, con un putt di quindici metri tirato millimetricamente e scientificamente, anche se non […] continua a leggere »
Il golf è fatto così
83 – 84 – 74.
Il primo giorno, ieri l’altro, il caldo era micidiale, mi chiedevo come facessero gli altri giocatori a resistere in campo e pure a giocare bene. Io ho tirato, faticosamente, 83 colpi e non mi sono divertito per nulla.
Ieri ero in prima partenza (7.30). Sveglia 5.30 ma no, non mi chiedevo chi me lo fa fare, le sensazioni erano più positive rispetto al giorno prima. Il giorno è andato meglio, e anche se alla fine ai colpi del giorni prima è occorso aggiungerne uno per arrivare al totale del giorno ho sentito di giocare un pochino meglio. Anche se drive e legni – pure il mio legno 3, fedele compagno di mille battaglie! – andavano dove pareva a loro, e io sembravo essere lì quasi per caso. E anche tutto il resto del gioco era deficitario.
Allora ieri pomeriggio sono andato in campo pratica con drive e legno 3, deciso a capire il perché di questi errori così marchiani. Ho tirato 43 palline, ed è stata la chiave di volta: perché se un movimento non funziona non saranno due gettoni a rimetterlo in sesto, ma quantomeno potranno aiutarti […] continua a leggere »
Il ritmo nel golf

Se dovessi condensare in una parola sola tutto il golf che ho giocato e pensato in questi quindici anni, “ritmo” sarebbe quella parola. Perché il ritmo è dappertutto in un buon golf, e se può esistere il ritmo senza un buon golf, non può esistere un buon golf senza ritmo: ritmo complessivo, ritmo nel camminare tra i colpi, ritmo nello studiare un colpo, ritmo nel movimento.
Ebbene ieri, in questa bella gara, ho dovuto subire una mancanza totale di ritmo che mi ha lasciato, al di là del numero non certo onorevole, una brutta sensazione di tempo perso.
Ma due premesse sono necessarie qui.
La prima è che del mio numero finale sono responsabile io soltanto, e qualunque intervento esterno non può essere preso a motivo per una cattiva prestazione. Ieri ho giocato malissimo e la responsabilità è soltanto mia.
La seconda è che ieri, lassù in Scozia, cinquantacinque anni e dodici giorni dopo l’unica apparizione vincente del mio dolce mito alla gara più carica di storia e tradizione, si è scritta la storia […] continua a leggere »
Il golf del cinquantenni

Ho cominciato a giocare a golf da giovane adulto. Avevo 36 anni all’epoca, mi sono avvicinato a un mondo sconosciuto che mi ha stregato in un amen. Mi bruciava dentro la voglia di diventare più bravo, di capire le sottigliezze dello swing, degli approcci, del putt. Quante volte ho rivisto in sogno i miei colpi!
Poi sono passati 14 anni e ora sono a tutti gli effetti un senior.
Ho i capelli grigi, la vista che cala.
Ho meno voglia di un tempo di dedicarmi anima e corpo al golf, perché tante cose le ho già viste. Situazioni già vissute, non c’è molto nel golf che possa stupirmi oggi. Questo, del resto, l’ha detto magistralmente Leopardi:
Ahi ahi, ma conosciuto il mondo
non cresce, anzi si scema, e assai più vasto
l’etra sonante e l’alma terra e il mare
al fanciullin, che non al saggio, appare.
E credo che questo sia un sentire comune a tante persone nate negli anni Sessanta. (Anche perché vedo sempre meno persone della mia generazione alle gare della […] continua a leggere »