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In the heat of the action

Questo è un post – mi scuseranno i miei venticinque lettori – scritto un po’ di fretta. Il motivo è che mi trovo nel mezzo di una gara cui tengo particolarmente, tra il primo e il secondo giro, giro che determinerà il taglio e quindi le eventuali, residue 36 buche di domani.

Ieri è stata una gran giornata, come testimonia il risultato: tredicesimo sui 91 partenti. Ho fatto un totale di +6 (quattro bogey e un doppio), un giro molto regolare – un giro dei miei, diciamo (gli 88 sono un’anomalia, per fortuna) – in cui tutto, sostanzialmente, quadrava. E anche gli errori marchiani, come il doppio alla 3 (drive perfetto in centro pista, ferro 6 senz’anima a 10 metri dal green, top col lob, chip da dimenticare e due putt), non mi hanno infastidito. That’s golf (e that’s life, soprattutto, potremmo dire).

(Nota laterale: l’handicap è sceso a 3,7.)

Ora le prospettive sono di passare il taglio – affare impegnativo, ovvio, ma possibile – per affrontare domani le ultime 36 buche: cosa che non ho mai fatto prima, e se dovesse capitare sarò proprio curioso di vedere soprattutto come risponderà […] continua a leggere »

Dopo un 88

Ottantotto colpi.

Mi è successo ieri.

Nel mio campo preferito, in questa gara.

Con condizioni di campo molto buone e compagni di gioco piacevoli.

Ottantotto colpi sono tanti da qualunque punto di vista li si guardi. Ho ripercorso la gara colpo per colpo, per cercare una chiave, un’interpretazione, una spiegazione. Sono stato stranito per tutto il giorno, ma più per incredulità che per altro.

Alla fine ho concluso che il punto è questo: se tiri qualche colpo di troppo puoi andare a cercare le cause, magari il drive, magari i ferri lunghi, il putt o quel che sia, ma se ne tiri così tanti – la differenza, diciamo, tra una virgola e un virgolone – non solo non serve analizzare, ma è pure controproducente: perché un ottantotto non si spiega, se ne prende atto e si passa al punto successivo.

Perché il golf ha, tra tante altre cose, questo di bello: che il giorno dopo – nella fattispecie oggi, se il meteo lo permetterà; o domani, o quando sarà – è un’occasione nuova per mettersi alla prova.

Ho sbagliato una gara cui tenevo. È fatta, passo […] continua a leggere »

Varese – due settimane dopo

Due settimane fa scrivevo, per così dire nel mezzo dell’azione, della gara nazionale cui ho partecipato. Ora, passato un po’ di tempo (ed elaborato in parte il lutto improvviso per la perdita della “mia” direttrice), ne scrivo in maniera più lucida e distaccata.

Del mio gioco ho poco da dire. Sono finito in fondo alla classifica; non che non fosse prevedibile, visto che per handicap ero tra gli ultimi, però ho mancato troppi green (ne ho presi poco più del 30%), e soprattutto negli up and down sono stato disastroso (24%). Ho però delle indicazioni precise sui cui lavorare in questo periodo:

– più palestra (e soprattutto più pesi, tutti i giorni) per allungare la distanza con drive e legni;

– più allenamento nel gioco attorno ai green;

– più forza mentale (a volte mi pareva di comportarmi come se non mi importasse fare bogey, come se non facesse differenza; e invece dentro di me la fa, e come!).

Invece mi interessa approfondire aspetti generali di questo tipo di gare.

1. I tempi […] continua a leggere »

Gran Premio Vecchio Monastero

Golf Club Varese
Mi trovo nel bel mezzo di una gara importante, una di quelle che fino allo scorso anno si chiamavano ufficiali e sono adesso invece nazionali 72/54: ovvero i 40 più i pari merito che passeranno il taglio oggi, dopo le prime 36 buche, ne faranno domani altre 36. (Di conseguenza questo post, per questa volta mi scuseranno i miei lettori, non è scritto con la pianificazione e la calma che uso di solito: è una sorta di “diretta dal campo”.)

Be’, ieri non sono andato bene (troppi bogey, troppe disattenzioni) e questo mi lascia sostanzialmente libero, nel giro di oggi pomeriggio, di giocare in tranquillità. Non che prevedessi comunque di passare il taglio – troppo qualificato il field rispetto al mio gioco attuale -, però a livello teorico la possibilità c’è per tutti. Ma del resto già il “semplice” fatto di essere qui è una sorta di riconoscimento, e dunque ne sono felice.

Il campo, che non conoscevo, mi piace molto: un classico parkland molto tecnico (se ne veda continua a leggere »

In sul limitar dell’inverno

I Ciliegi, putting green
Quest’anno per me è iniziato, golfisticamente parlando, in maniera diversa rispetto a tutti gli altri dieci che l’hanno preceduto. La differenza fondamentale sta nell’avere una tessera di campo pratica anziché una quota completa, ragion per cui il campo va pagato ogni volta. Un po’ è il clima di crisi generale, certo, per cui ogni singolo euro ora va soppesato con attenzione, e un po’ è quell’army golf da cui pare non si possa uscire. (Ne parlo e ne riparlo, ma chi mi sente?)

Io, comunque, sono contento così. In fondo, anche se il golf è ovviamente quello giocato in campo, mi è sempre piaciuta l’idea di passare ore e ore in campo pratica a provare e riprovare allo sfinimento i vari colpi. Un pomeriggio in putting green, per dire, non mi è un concetto sconosciuto e non mi pesa per nulla. (Lunedì sono andato in campo pratica solo per stare in putting green: un’ora e mezza io e i putt da 1-2 metri.)

Va da sé che bisogna mettere sull’altro piatto della […] continua a leggere »

Trofeo Sanremo 2014 – a conti fatti

Corsica
È stata, per me, un’esperienza purtroppo anonima. Potrei citare a mia difesa uno stato influenzale, ma la verità è che sabato ho giocato malissimo, senza appello; domenica mi sono ripreso un poco, ma 79 colpi sono comunque tanti.

Qualche considerazione va in ogni caso fatta.

Durante il primo giro ero “disconnesso” da me stesso: la parte dolente era quella mentale. Il che era già iniziato da giorni: le sere prima – la sera prima, in particolare – non riuscivo a visualizzare me sul campo, non riuscivo ad andare to the movies, per dirla con Jack Nicklaus. Questo, ormai lo so, è un segno pressoché sicuro che la gara non sarà all’altezza (perché anche se il mio status è di dilettante, mentalmente quando mi preparo ad una gara considero di essere un pro – che ciò sia reale o no non fa molta differenza, nella visualizzazione della competizione).

A questo senso di inadeguatezza si sono accompagnate lacune tecniche: sono stato un disastro attorno ai green (sabato ho fatto 2 up and down su 12, e qui c’è già qualunque […] continua a leggere »

Trofeo Sanremo 2014

Sanremo, buca 16
Be’, è difficile dire qualcosa di nuovo o particolarmente originale su questa gara, per me senza dubbio la più bella dell’anno.

Ma insomma una nuova stagione è alle porte, e sono felice di misurarmi nuovamente con un vero campo: dopo tre mesi di campo pratica, in cui ho imparato e digerito moltissimo, non vedo l’ora di avere un “responso”. Perché nel golf you are your numbers, si sa.

La settimana prossima racconterò come sarà andata. (Ma comunque vada, il solo fatto di esserci è fonte di gran felicità per me.)

Per ora parlo solo dell’attesa (la magia del luogo, la casa di Casera e così via), con una menzione ad un compleanno – il quinto – di questo blog, che il 22 gennaio 2009 prendeva l’abbrivio con un timido post dedicato, è appena il caso di ricordarlo, a questa gara.

Sensazioni

VLUU L110 / Samsung L110
Il succo è questo: l’anno scorso il mio handicap è sceso in maniera decisa perché la mia pratica è cambiata.

Ovvero: sono riuscito a diventare molto meno meccanico e a basarmi molto di più sulle sensazioni. Non è, per fare un esempio, questione di tirare cento ferri 6 tutti uguali, tutti dritti, tutti più o meno perfetti, quanto piuttosto di coprire una medesima distanza con dieci bastoni differenti.

Provare, ad esempio, a fare 100 metri col drive, o a colpire di volo un obiettivo posto a 40 metri col ferro 6. Per esempio.

La mia pratica di oggi è molto più creativa. Questa è una chiave fondamentale per andare oltre, per superare i propri limiti.

E poi c’è la parte mentale, naturalmente. Per esempio, il passare da un handicap tre virgola ad uno due virgola è per il 90% lavoro mentale. Ci sto lavorando da tempo, è il mio obiettivo del momento; seguo l’insegnamento di Bob Rotella e me lo sogno. Ma so che non ci arriverò raddoppiando la pratica: ci arriverò pensando nella maniera corretta […] continua a leggere »

2013: tiro le somme

VLUU L110 / Samsung L110
Come fatto per gli ultimi quattro anni, è ora il momento per me di riassumere la mia stagione golfistica (qui il 2012, che contiene anche i link per gli anni precedenti).

Complessivamente, le sensazioni per il 2013 sono ottime. È stato l’anno in cui per la prima volta da che ho preso un bastone in mano (a febbraio saranno dieci anni) ho avuto la sensazione di capire un pochino il mio swing. Ora mi sento molto più sicuro, molto più preciso nel capire e analizzare gli errori, e per lo stesso motivo sento anche meno forte l’esigenza di prendere lezioni (non che non siano utili, per carità; ma ormai conosco bene il mio swing e riesco fino a una certa misura a correggermi da solo).

I numeri

L’handicap è sceso da 5,1 a 3,5, che è anche il mio minimo assoluto. Ed è pure un handicap che in questo momento sento di poter giocare in tanti campi, ovvero il è mio handicap reale. Per il 2014 non rimane […] continua a leggere »

La carta coi buchi

score
Lunedì scorso ero arrivato al campo nel primo pomeriggio con l’idea di fare un giro completo. (So che dovrei andare di più in campo piuttosto che non trascorrere la maggior parte del tempo in campo pratica, ma il traffico che c’è in un 9 buche può essere scoraggiante. Poi qui entrerebbero in gioco altre considerazioni – agli inizi andavo in campo solo la mattina alle 8 proprio per non far vedere a nessun quant’ero scarso, mentre ora troppo spesso vedo esibire degli swing che mi fanno rabbrividire… ma lasciamo andare e passiamo oltre.)

Le prime buche scorrono senza problemi, ma alla 5 incontro una coppia di army golfer. Mi metto pazientemente dietro di loro, chiedendomi perché non mi facciano passare: loro perderebbero tre minuti tre e tutti quanti giocheremmo più rilassati. Vabbé.

Sul tee della 8 li incontro, stanno aspettando che la quadretta di fronte finisca la buca (un par 3). Mi dicono: “Non è colpa nostra, davanti come vede ci fanno aspettare”. Al che replico: “Vi capisco, ma l’etichetta del golf imporrebbe a loro di far passare voi e […] continua a leggere »