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Feudo, gara nazionale, 11-12 giugno 2016

Il golf è fatto a onde, si sa; il gioco va e viene senza che ci sia un vero motivo. Ne ho avuta una prova lampante – non che ce ne fosse davvero bisogno – nella gara della settimana scorsa, dove ad un anonimo 78 (il campo è un par 70) ha fatto seguito un bel 71, rotondo e convincente.

Il primo giorno mi sentivo la testa pesante, nel senso di oppressa da tanti pensieri che col golf non c’entrano molto ma che se li porti in campo pesano, e come! Venerdì scorso, prima della gara, avevo parlato qui di questi argomenti, dicendo in sostanza che se non vai avanti anche a stare fermo significa che stai tornando indietro. E questo non va bene, tantomeno all’età mia.

Ad ogni modo ho archiviato sabato come un giro senza nulla da raccontare, e domenica sono arrivato al campo mezz’ora prima del tee time, con l’idea di non passare dal campo pratica (non da ultimo perché quelle palline meriterebbero di stare in un altro luogo, non certamente lì; ma soprattutto perché mi sembrava cosa inutile); ho dedicato invece tutto il tempo necessario al putt e soprattutto allo stretching.

Morale: […] continua a leggere »

Quasi fuori tempo massimo

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È venerdì sera (tardi) e io non ho ancora scritto il post con le mie elucubrazioni settimanali. Ma non è che oggi non abbia dedicato tempo al golf: ho fatto la prova campo per questa gara di domani e dopodomani, e ho anche consegnato l’articolo a Il Mondo del Golf Today con le recensioni per luglio/agosto.

Però il mio golf è stanco. Sostanzialmente credo che sia il fatto di non riuscire a superare i miei stessi limiti, ovvero il fatto di essere da anni tra il 3 e il 4 e non riuscire a schiodarmi di lì. Anche il tempo, si sa, non gioca a mio favore.

Da una parte sì, mi spingono parole come queste:

Once you have practiced for a while and can see the results, the skill itself become part of your motivation. You take pride in what you do, you get pleasure from your friends’ compliments, and your sense of identity changes.

Che sono estratte da questo libro che ho finito di leggere in questi giorni, e di cui parlerò […] continua a leggere »

LXV Gran Premio Città di Milano

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Ho faticato tanto, e onestamente la gara era un po’ troppo per me, un po’ fuori della mia portata; ma è stata una bella esperienza.

Vi avevo già partecipato l’anno scorso, ma con risultati disastrosi (e anche litigando con un ragazzino compagno di gioco per un droppaggio – ogni tanto Gianni, di solito molto pacifico, diventa litigioso).

Quest’anno è stato diverso.

Nella prova campo, fatta con l’amico Edoardo che pratica otto ore al giorno tutti i giorni (la mia pratica, al confronto, impallidisce), drive, legni e anche ferri avevano la tendenza maldestra – che non riuscivo a correggere se non con la seconda palla – ad andare a destra.

Tant’era. La partenza del primo giro era fissata per le 7:52, ma già dalla sera prima era quasi scontato che non si sarebbe giocato per la pioggia. E, dopo una sospensione annunciata fino alle 11, così è stato: annullato il secondo giro (dei quattro), ci si sarebbero giocate le carte nel primo giro del venerdì. Allora giovedì è stato un giorno lento, di campo pratica e poi stretching in […] continua a leggere »

Mmmmm

Per la prima parte di stagione mi ero dato quattro obiettivi:
– passare il taglio a questa gara;
– arrivare entro i primi otto a questa gara;
– riprendere l’ordine di merito;
– entrare a far parte della squadra della Margherita a questa gara.

Non ho centrato nessuno di questi.

All’Albenza mi sono cancellato la mattina del giorno prima, perché ero primo in lista di attesa (sarei poi entrato, ma non lo sapevo al momento) ed era il decimo compleanno di mia figlia: considerando che i dieci anni arrivano una volta sola per tua figlia piccola, ho preferito una gita al mare con lei e la famiglia intera a una gara di golf. Si parva licet, anni fa lessi non ricordo dove che Arnold Palmer un giorno stava per pattare quando un bambino si mise a parlare. La mamma lo zittì. Lui si rimise pazientemente sulla palla e il bambino, di nuovo, aprì la bocca. Alla terza volta la mamma era atterrita, pronta a ricevere una lavata di capo da Palmer e lui le disse: “Non si preoccupi, signora. Il mio putt non è così importante, dopotutto”. Che poi è […] continua a leggere »

Due gare, mille sensazioni

Ultimamente parlo un po’ troppo di me, ma le due ultime gare sono state prove convincenti e desidero condividerle.

1. La penultima: Ciliegi, sabato 23. Ci sono tornato per via dell’acqua alla trentaseiesima buca della settimana prima, che mi era rimasta sul gozzo. 73 colpi finali, ottime sensazioni lungo tutto il giorno ma è la 18, appunto, il luogo in cui ho avuto la mia completa rivincita sul campo.

Ero a +1 in quel momento (un doppio, 2 bogey e tre birdie), e la 18 in sé è sempre un momento delicato quando stai giocando bene. La settimana prima ero finito in acqua con un colpaccio col legno 3, ma avevo calcolato che avrei preso comodamente il fairway anche con un ibrido 19°, per poi tirare al green con un ferro 9 anziché con un pitch. Problema: apro il colpo, la palla tocca una pianta e torna indietro. Sono in rough a 170 metri dall’asta con l’acqua davanti. Non penso nemmeno per un momento a un lay up, perché snaturerebbe l’essenza del mio golf in un campo che conosco così bene. L’ibrido 24° batte in green qualche metro prima dell’asta ma naturalmente corre, si arrampica dietro al green e… […] continua a leggere »

Ritorno alle origini


Sabato e domenica scorsi sono tornato alle radici prime del mio golf. Ero stato in campo ai Ciliegi per l’ultima volta il 12 luglio 2014. Ho provato sensazioni strane e bellissime, che cerco ora di mettere in parole.

La prima cosa, la più importante: sono stato accolto calorosamente da tantissime persone che non vedevo da tempo, e che sono state gentili e amichevoli con me. Questo mi ha fatto un grande piacere, perché mi ha ricordato che dieci anni in un luogo non passano invano.

Poi, dirò che il campo è in condizioni splendide: in entrambi i giorni mi hanno accompagnato paesaggi magnifici, bei fairway e green curati come è nella consuetudine del luogo.

Per i due giorni di gara sono stato rapito dalla bellezza del luogo, una bellezza che un tempo mi era familiare. Già, c’era un alone di malinconia in me, che stava tra il montiano “non tornare a Monesiglio” e il montaliano “noi, della razza / di chi rimane a terra”.

Qualche parola, infine, va spesa anche sul mio gioco. Il risultato finale […] continua a leggere »

Una “semplice” rivoluzione

Domenica scorsa, in gara alla Margherita, ho messo in pratica un semplice cambiamento sperimentato in maniera del tutto casuale in campo due giorni prima e poi provato in campo pratica il giorno seguente. Sono passato, infatti, da qui:
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a qui:
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Non so se è una cosa piccola oppure importante, non so ancora giudicare – time will tell. So però perché è successo che io abbia spostato la posizione della palla rispetto alla testa del bastone in partenza dal centro (dov’è logico e naturale che stia) alla punta: qualche anno fa avevo notato, soprattutto col drive, che quella posizione favoriva un impatto più vicino allo sweet spot. Da lì avevo esteso l’accorgimento a tutti i bastoni; anche, ma per fortuna per breve tempo, al putter.

C’era stato l’avallo di un maestro in ciò, e altri maestri in seguito possono aver notato la cosa ma non mi hanno detto nulla. Per me è diventata dunque nel tempo una caratteristica naturale, […] continua a leggere »

Keep grinding…

… ma che fatica.

Ieri prima gara dell’anno, al mio circolo (in realtà avevo già fatto gara domenica, ma questa era la prima valida per l’handicap).

Iniziamo dal fondo: 76. Che non è un numero malvagio, certo; ma l’handicap è passato da 3,9 a 3,8. Una miseria, una briciola. Ieri sono stato in the flow per tutte le cinque ore di gara, mi sono goduto fino in fondo ogni colpo, ogni volo di palla, ogni rimbalzo; e i numeri però non mentono.

Ho fatto cinque bogey e un birdie. Il campo era facilissimo. I cinque bogey sono stati frutto di due errori di swing, due errori di strategia e un brutto rimbalzo: tutte cose comprensibili e accettabilissime.

Il punto però è che io non posso al momento giocare molto meglio di così. Insomma un 76 può abbastanza facilmente diventare un 74, ma per farlo diventare un 71 o 72 occorre molto più lavoro del tantissimo fatto in questi anni.

Vale la pena, io sempre lì a pensare come migliorare un passaggio dello swing? Io con i miei 48 anni (e mezzo, anche il mezzo conta) e considerando che l’enorme quantità di pratica fatta fino a oggi mi ha portato “soltanto” […] continua a leggere »

Notizie dal diluvio

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Ho un po’ di scoramento riguardo al mio swing. È una sensazione che certamente a comune a tanti golfisti e che ora – prendendola un po’ larga – cercherò di descrivere.

Qualche giorno fa ho fatto, dopo tanto tempo, una lezione. La sera ho visto il video. E il giorno dopo, in maniera indipendente dal primo fatto, ho fatto grazie a un amico che i lettori di questo blog conoscono un’analisi col Trackman.

Tutto ciò ha portato tante informazioni che a me richiedono tanto tempo per essere elaborate, e quindi sono un poco confuso al momento. Ma insomma la polvere si sta depositando, e il quadro emerge.

Prima cosa: guardo il video di me che swingo e mi sembra una cosa bruttissima.

Seconda cosa: guardo i dati, i freddi numeri che escono dal Trackman, e ho conferma di due fatti macroscopici che già so – che coi ferri arrivo dall’esterno e che col drive l’angolo di attacco è pesantemente negativo.

Allora mi dico: ma come? Tutte queste migliaia di ore di pratica, e riflessioni e sogni e […] continua a leggere »

High numbers, nice feelings

Mercoledì sono andato in campo per un deludente 81. Nel golf you are your numbers, si sa, e 81 nel tuo campo è un giro da archiviare subito senza tante storie.

Però… però ci sono due considerazioni che voglio fare.

La prima, e più importante, riguarda le sensazioni provate sullo swing, che erano eccezionali, decisamente superiori alla normalità. Insomma lo swing di mercoledì era a posto, e ricordo in particolare due colpi magnifici: un ibrido 4 da 170 metri, che ho preso assolutamente nel centro e con uno swing diritto all’obiettivo, e che è atterrato a 3 metri dalla buca dopo un volo alto e lì si è stampato; e un sand molto verticale a 60 metri circa dalla buca che, carico di spin, è atterrato 4 metri oltre ma poi, complice anche il green in discesa, è tornato indietro fino ad altezza buca. Questi sono buoni anzi ottimi segni di uno swing che funziona; anche se vale sempre il discorso che lo swing è una cosa viva, che cambia di giorno in giorno.

La seconda considerazione, che suona quasi come una scusa e diventa quindi un tipico discorso da diciannovesima buca, riguarda il putt: in undici casi – così […] continua a leggere »