Il golf è fatto a onde, si sa; il gioco va e viene senza che ci sia un vero motivo. Ne ho avuta una prova lampante – non che ce ne fosse davvero bisogno – nella gara della settimana scorsa, dove ad un anonimo 78 (il campo è un par 70) ha fatto seguito un bel 71, rotondo e convincente.
Il primo giorno mi sentivo la testa pesante, nel senso di oppressa da tanti pensieri che col golf non c’entrano molto ma che se li porti in campo pesano, e come! Venerdì scorso, prima della gara, avevo parlato qui di questi argomenti, dicendo in sostanza che se non vai avanti anche a stare fermo significa che stai tornando indietro. E questo non va bene, tantomeno all’età mia.
Ad ogni modo ho archiviato sabato come un giro senza nulla da raccontare, e domenica sono arrivato al campo mezz’ora prima del tee time, con l’idea di non passare dal campo pratica (non da ultimo perché quelle palline meriterebbero di stare in un altro luogo, non certamente lì; ma soprattutto perché mi sembrava cosa inutile); ho dedicato invece tutto il tempo necessario al putt e soprattutto allo stretching.
Morale: […] continua a leggere »





