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High numbers, nice feelings

Mercoledì sono andato in campo per un deludente 81. Nel golf you are your numbers, si sa, e 81 nel tuo campo è un giro da archiviare subito senza tante storie.

Però… però ci sono due considerazioni che voglio fare.

La prima, e più importante, riguarda le sensazioni provate sullo swing, che erano eccezionali, decisamente superiori alla normalità. Insomma lo swing di mercoledì era a posto, e ricordo in particolare due colpi magnifici: un ibrido 4 da 170 metri, che ho preso assolutamente nel centro e con uno swing diritto all’obiettivo, e che è atterrato a 3 metri dalla buca dopo un volo alto e lì si è stampato; e un sand molto verticale a 60 metri circa dalla buca che, carico di spin, è atterrato 4 metri oltre ma poi, complice anche il green in discesa, è tornato indietro fino ad altezza buca. Questi sono buoni anzi ottimi segni di uno swing che funziona; anche se vale sempre il discorso che lo swing è una cosa viva, che cambia di giorno in giorno.

La seconda considerazione, che suona quasi come una scusa e diventa quindi un tipico discorso da diciannovesima buca, riguarda il putt: in undici casi – così […] continua a leggere »

Il ritmo gara

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Il fatto che la stagione delle gare sia alle porte significa che il lavoro invernale deve considerarsi pressoché concluso (certo, sappiamo bene che il lavoro sullo swing è una storia senza fine, ma insomma a un certo punto bisogna mettere un punto fermo). Ovvero: d’inverno si è lavorato, si sono provati nuovi colpi, si sono interiorizzate nuove sensazioni (proprio in questi giorni pensavo che il lavoro che ho fatto in questi mesi sul mio swing equivale a tante lezioni, perché ha portato consapevolezza e tecniche nuove); ora è tempo di passare dal training mode al trusting mode, per usare sintagmi cari a Bob Rotella (Golf Is Not a Game of Perfect).

Non è che si smetta di lavorare sul proprio gioco, ma si passa alla “modalità gara”. In fondo il golf non è mica il campo pratica! (E lo dice uno che in campo pratica pianterebbe la tenda.)

Per fare questo, ho sentito nei giorni scorsi la necessità di fare un certo numero di giri completi, proprio per acquisire il ritmo di gara che mi garantisca la […] continua a leggere »

Reverse-K set up

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I miei post, naturalmente, non sono articoli di tecnica. Sono spunti, racconti di tribolazioni e conquiste, descrizioni di sensazioni che possono permettere al lettore di ricavare – elaborando le mie parole – dei suggerimenti validi per sé.

Oggi parlo del reverse-K, ovvero la K rovesciata. Questo articolo e questo video, tra i tanti, possono spiegare di che cosa si tratta (uno dei grossi problemi delle istruzioni di golf essendo che la maggior parte di ciò che si trova in rete, diciamolo, è costituito da sciocchezze senza importanza quando non palesemente sbagliate).

In due parole, comunque, la K rovesciata consiste nel leggero spostamento in avanti (verso l’obiettivo) del bacino. Io ci sono arrivato per caso – ultimamente penso che le mie sperimentazioni in campo pratica e in campo mi servono come delle lezioni, per il fatto che un maestro ovviamente la sa molto più lunga di me ma non conosce il mio swing così bene come lo conosco io –, e questa “conquista” mi ha aiutato molto.

Da qualche settimana ho incluso questo […] continua a leggere »

L’imbeccata dal più improbabile dei posti

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È proprio vero che spesso le soluzioni vengono da dove meno te lo aspetti. Martedì avevo lasciato il campo pratica con un’idea centrale, che era quella di tenere le mani più unite nel grip (ovvero di avvicinare più verso il centro sia la destra che la sinistra), in maniera da avere un grip più solido. Che infatti è la nota che verso sera ho scritto nel mio diario di bordo. Insomma stavo pensando (anche in maniera inconscia, sicuramente anche di notte – what’s wrong with me? :-D), cosa che mi accade spesso quando lascio il campo pratica: cerco di fare in maniera di avere un punto soltanto su cui riflettere, per elaborare e, come dire?, espandere il pensiero e la riflessione su quel punto specifico. E questo perché golf is a game of circles, come dice Mark Guadagnoli.

Poi la sera, prima di andare a dormire, stanco di una giornata impegnativa come tante altre, mi sono messo a leggere un libro vecchissimo pagato 2,70 sterline su questo sito. Che di […] continua a leggere »

Un nuovo tassello: l’osteopatia

Quando ho preso per la prima volta in mano un bastone da golf, il 7 febbraio 2004, avevo la testa sgombra da qualunque pensiero. C’era l’imbarazzo di trovarmi in un luogo sconosciuto a compiere un gesto del tutto innaturale, certo; e c’era il ritorno, dopo tanti anni, a qualcosa che assomigliava ad uno sport; ma per il resto la situazione era come la pagina bianca per lo scrittore.

Poi col tempo sono venute tante altre – mille – cose che del golf fanno contorno. Ad un certo punto, dopo l’estate del 2009, mi è stato chiaro che non mi bastava più fare del golf un bel gioco, ma volevo andare oltre, pavesianamente volevo mangiarmi una collina, volevo essere bravo, volevo diventare bravo, volevo diventare il golfista migliore che avrei potuto diventare.

E a quel punto sono cambiati i confini del mio golf, perché inevitabilmente sono venute tante altre attività collaterali che sono di fatto necessarie per raggiungere il tuo massimo teorico. Ne elenco qualcuna.

L’aspetto psicologico. Fondamentali sono state in questo senso per me le clinic tenute da Andrea De Giorgio, dove Roberto Cadonati ha portato certamente un valore aggiunto – grande. (Oggi ricordo con grandissima […] continua a leggere »

La linea sottile

Oggi la prendo un po’ da lontano, ma è che vorrei capire. Quindi avverto il lettore che questo è un post lungo, molto personale e che potrebbe risultare noioso. Ma è importante per me, per cercare di dare un significato al golf, a qualcosa che a volte pare sfuggirmi dalle dita.

La mia tecnica si affina costantemente e me ne rendo conto. Non è la tecnica il problema. Sto diventando bravino, sto facendo i passi giusti, entro i 55 anni arriverò all’agognato handicap zero. (Perché quella è la mia meta, una meta che non ha significato per nessun’altro che per me, ma ciò mi basta. Autotelicamente parlando sono a posto.)

Ieri ho guardato questo video di Jonathan Wallett, il quale dice che la falsa credenza di cui fu vittima, trent’anni fa, quando stava tentando di prendere la carta per il tour europeo, fu quella di ritenere che tirare milioni di palle dall’alba al tramonto per costruire uno swing assolutamente ripetitivo fosse la strada verso il successo. Tuttavia ciò non funziona, prima di tutto per gli aspetti mentali del golf giocato. E la soluzione sta nella pratica creativa; ma io in questo sono abbastanza a posto, e […] continua a leggere »

Bilancio 2015

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Puntuale come le tasse, terminata la stagione a inizio novembre arrivano le considerazioni sul mio anno golfistico appena trascorso. (Qui il 2014, che contiene anche i rimandi agli anni precedenti.)

L’handicap è rimasto sostanzialmente stabile (3,6 a inizio anno, 3,9 il dato attuale), ma con una stagione a due facce: ottima fino a giugno, con una discesa costante fino a 3, e deludente per il resto, con troppe virgole e motivazione altalenante.

A seguire gli obiettivi che mi ero dato per quest’anno, e considerazioni relative:

– handicap 2 virgola stabile
NO: ho avuto la possibilità di arrivare a 2,9, ed è tutto. Vale per il 2016.

– riprendere l’ordine di merito
NO: e nemanco mi ci sono avvicinato. Lo riproponiamo nell’anno che verrà.

– predominanza di giri col 7 davanti
SI: 26 volte su 44 ne ho tirati 79 o meno.

– media putt sotto i 30.
NO: 31,2. Uff.

Da questi pochi dati si deduce che l’anno non è stato un granché quanto a risultati. Soprattutto ho faticato con le motivazioni (ieri pomeriggio ho […] continua a leggere »

Trofeo Gavi, giro 2

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Questo post è l’ideale completamento di quello della settimana scorsa. Qui in particolare racconto il secondo giorno della gara.

Iniziamo dal risultato: un discreto 79 (il campo è un par 73). Sono stato in the zone per buona parte della gara. Dopo le prime nove ero a +1 (un bogey e tutti par): non ho avuto reali possibilità di birdie, ma – come è nel mio stile, ovvero nel DNA – ho sempre giocato a evitare problemi e le cose sono andate bene. Ho cominciato le seconde nove con due par, cui è seguito un bogey (sopportabile, avevo messo il drive in un bunker di percorso e poi preso il green ma lontanissimo dalla buca) e altri due par (uno quasi di routine e il secondo splendido: drive chiuso che tocca le piante e fa non più di 70 metri, ibrido 19° lievemente toppato che finisce in rough a 195 metri, legno 3 impugnato corto che disegna la buca – un colpo splendido, diciamolo, forse il migliore dell’intero giorno – e finisce a pochi metri dal green […] continua a leggere »

Trofeo Gavi, giro 1

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La versione corta è che ne ho tirati 89 e sono contento.

La versione lunga è (ovviamente) più articolata.

La gara è questa. L’obiettivo massimo (ambizioso, ma possibile) era ottenere punti per l’Ordine di merito.

Le prime buche hanno avuto un andamento discreto, poi ho iniziato a perdere colpi, troppi colpi – soprattutto nel gioco corto impreciso, ma non ho brillato in nessun settore. (Alla 14, un par 3 che è la buca più facile del campo, dopo aver messo la palla in bunker ci ho messo quattro [sic] colpi per arrivare in green.)

Però la cornice è splendida, e non sono affatto scontento o scorato o frustrato. Da una parte ho sempre bene in mente, sempre davanti a me l’obiettivo importante di lungo periodo (handicap zero entro i miei 55 anni di età); e dall’altra sto maturando una sensazione piacevole, del golf fatto per amore del golf e per nessun altro motivo. Insomma io alle cose ci arrivo sempre con la mia calma olimpica – lo so che tante volte è verissimo il detto “o […] continua a leggere »

Ricapitolando

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Strano il mio rapporto col golf.

A maggio ero 3.0, in una gara al mio circolo alla 18 mi sarebbe bastato un par per scendere a 2.9 e feci bogey. Da allora ho preso 9 virgole in 11 gare; e anche se i punteggi non sono mai stati disastrosi (29 punti stableford in un caso, ma la media è 32,8) non è certo un risultato che fa piacere.

Nelle prossime settimane farò un bilancio della stagione (prima devo almeno prendere parte a questa gara), ma già ora so dire che dopo giugno i risultati sono andati peggiorando.

Niente di grave in questo (salvo il fatto che il tempo passa e a me, con i miei 48 anni, non rimane più molto tempo golfistico). Il golf è fatto a cerchi; negli ultimi mesi ho imparato delle cose, soprattutto sul volo della palla, che verranno buone nella stagione che verrà. Sto imparando persino a fare draw, cosa per me del tutto inaudita.

Ieri mi è arrivato questo libro, che ho cominciato a leggere avidamente. […] continua a leggere »