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Il ritmo gara

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Il fatto che la stagione delle gare sia alle porte significa che il lavoro invernale deve considerarsi pressoché concluso (certo, sappiamo bene che il lavoro sullo swing è una storia senza fine, ma insomma a un certo punto bisogna mettere un punto fermo). Ovvero: d’inverno si è lavorato, si sono provati nuovi colpi, si sono interiorizzate nuove sensazioni (proprio in questi giorni pensavo che il lavoro che ho fatto in questi mesi sul mio swing equivale a tante lezioni, perché ha portato consapevolezza e tecniche nuove); ora è tempo di passare dal training mode al trusting mode, per usare sintagmi cari a Bob Rotella (Golf Is Not a Game of Perfect).

Non è che si smetta di lavorare sul proprio gioco, ma si passa alla “modalità gara”. In fondo il golf non è mica il campo pratica! (E lo dice uno che in campo pratica pianterebbe la tenda.)

Per fare questo, ho sentito nei giorni scorsi la necessità di fare un certo numero di giri completi, proprio per acquisire il ritmo di gara che mi garantisca la […] continua a leggere »

Reverse-K set up

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I miei post, naturalmente, non sono articoli di tecnica. Sono spunti, racconti di tribolazioni e conquiste, descrizioni di sensazioni che possono permettere al lettore di ricavare – elaborando le mie parole – dei suggerimenti validi per sé.

Oggi parlo del reverse-K, ovvero la K rovesciata. Questo articolo e questo video, tra i tanti, possono spiegare di che cosa si tratta (uno dei grossi problemi delle istruzioni di golf essendo che la maggior parte di ciò che si trova in rete, diciamolo, è costituito da sciocchezze senza importanza quando non palesemente sbagliate).

In due parole, comunque, la K rovesciata consiste nel leggero spostamento in avanti (verso l’obiettivo) del bacino. Io ci sono arrivato per caso – ultimamente penso che le mie sperimentazioni in campo pratica e in campo mi servono come delle lezioni, per il fatto che un maestro ovviamente la sa molto più lunga di me ma non conosce il mio swing così bene come lo conosco io –, e questa “conquista” mi ha aiutato molto.

Da qualche settimana ho incluso questo […] continua a leggere »

L’imbeccata dal più improbabile dei posti

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È proprio vero che spesso le soluzioni vengono da dove meno te lo aspetti. Martedì avevo lasciato il campo pratica con un’idea centrale, che era quella di tenere le mani più unite nel grip (ovvero di avvicinare più verso il centro sia la destra che la sinistra), in maniera da avere un grip più solido. Che infatti è la nota che verso sera ho scritto nel mio diario di bordo. Insomma stavo pensando (anche in maniera inconscia, sicuramente anche di notte – what’s wrong with me? :-D), cosa che mi accade spesso quando lascio il campo pratica: cerco di fare in maniera di avere un punto soltanto su cui riflettere, per elaborare e, come dire?, espandere il pensiero e la riflessione su quel punto specifico. E questo perché golf is a game of circles, come dice Mark Guadagnoli.

Poi la sera, prima di andare a dormire, stanco di una giornata impegnativa come tante altre, mi sono messo a leggere un libro vecchissimo pagato 2,70 sterline su questo sito. Che di […] continua a leggere »

Un nuovo tassello: l’osteopatia

Quando ho preso per la prima volta in mano un bastone da golf, il 7 febbraio 2004, avevo la testa sgombra da qualunque pensiero. C’era l’imbarazzo di trovarmi in un luogo sconosciuto a compiere un gesto del tutto innaturale, certo; e c’era il ritorno, dopo tanti anni, a qualcosa che assomigliava ad uno sport; ma per il resto la situazione era come la pagina bianca per lo scrittore.

Poi col tempo sono venute tante altre – mille – cose che del golf fanno contorno. Ad un certo punto, dopo l’estate del 2009, mi è stato chiaro che non mi bastava più fare del golf un bel gioco, ma volevo andare oltre, pavesianamente volevo mangiarmi una collina, volevo essere bravo, volevo diventare bravo, volevo diventare il golfista migliore che avrei potuto diventare.

E a quel punto sono cambiati i confini del mio golf, perché inevitabilmente sono venute tante altre attività collaterali che sono di fatto necessarie per raggiungere il tuo massimo teorico. Ne elenco qualcuna.

L’aspetto psicologico. Fondamentali sono state in questo senso per me le clinic tenute da Andrea De Giorgio, dove Roberto Cadonati ha portato certamente un valore aggiunto – grande. (Oggi ricordo con grandissima […] continua a leggere »

La linea sottile

Oggi la prendo un po’ da lontano, ma è che vorrei capire. Quindi avverto il lettore che questo è un post lungo, molto personale e che potrebbe risultare noioso. Ma è importante per me, per cercare di dare un significato al golf, a qualcosa che a volte pare sfuggirmi dalle dita.

La mia tecnica si affina costantemente e me ne rendo conto. Non è la tecnica il problema. Sto diventando bravino, sto facendo i passi giusti, entro i 55 anni arriverò all’agognato handicap zero. (Perché quella è la mia meta, una meta che non ha significato per nessun’altro che per me, ma ciò mi basta. Autotelicamente parlando sono a posto.)

Ieri ho guardato questo video di Jonathan Wallett, il quale dice che la falsa credenza di cui fu vittima, trent’anni fa, quando stava tentando di prendere la carta per il tour europeo, fu quella di ritenere che tirare milioni di palle dall’alba al tramonto per costruire uno swing assolutamente ripetitivo fosse la strada verso il successo. Tuttavia ciò non funziona, prima di tutto per gli aspetti mentali del golf giocato. E la soluzione sta nella pratica creativa; ma io in questo sono abbastanza a posto, e […] continua a leggere »

Bilancio 2015

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Puntuale come le tasse, terminata la stagione a inizio novembre arrivano le considerazioni sul mio anno golfistico appena trascorso. (Qui il 2014, che contiene anche i rimandi agli anni precedenti.)

L’handicap è rimasto sostanzialmente stabile (3,6 a inizio anno, 3,9 il dato attuale), ma con una stagione a due facce: ottima fino a giugno, con una discesa costante fino a 3, e deludente per il resto, con troppe virgole e motivazione altalenante.

A seguire gli obiettivi che mi ero dato per quest’anno, e considerazioni relative:

– handicap 2 virgola stabile
NO: ho avuto la possibilità di arrivare a 2,9, ed è tutto. Vale per il 2016.

– riprendere l’ordine di merito
NO: e nemanco mi ci sono avvicinato. Lo riproponiamo nell’anno che verrà.

– predominanza di giri col 7 davanti
SI: 26 volte su 44 ne ho tirati 79 o meno.

– media putt sotto i 30.
NO: 31,2. Uff.

Da questi pochi dati si deduce che l’anno non è stato un granché quanto a risultati. Soprattutto ho faticato con le motivazioni (ieri pomeriggio ho […] continua a leggere »

Trofeo Gavi, giro 2

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Questo post è l’ideale completamento di quello della settimana scorsa. Qui in particolare racconto il secondo giorno della gara.

Iniziamo dal risultato: un discreto 79 (il campo è un par 73). Sono stato in the zone per buona parte della gara. Dopo le prime nove ero a +1 (un bogey e tutti par): non ho avuto reali possibilità di birdie, ma – come è nel mio stile, ovvero nel DNA – ho sempre giocato a evitare problemi e le cose sono andate bene. Ho cominciato le seconde nove con due par, cui è seguito un bogey (sopportabile, avevo messo il drive in un bunker di percorso e poi preso il green ma lontanissimo dalla buca) e altri due par (uno quasi di routine e il secondo splendido: drive chiuso che tocca le piante e fa non più di 70 metri, ibrido 19° lievemente toppato che finisce in rough a 195 metri, legno 3 impugnato corto che disegna la buca – un colpo splendido, diciamolo, forse il migliore dell’intero giorno – e finisce a pochi metri dal green […] continua a leggere »

Trofeo Gavi, giro 1

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La versione corta è che ne ho tirati 89 e sono contento.

La versione lunga è (ovviamente) più articolata.

La gara è questa. L’obiettivo massimo (ambizioso, ma possibile) era ottenere punti per l’Ordine di merito.

Le prime buche hanno avuto un andamento discreto, poi ho iniziato a perdere colpi, troppi colpi – soprattutto nel gioco corto impreciso, ma non ho brillato in nessun settore. (Alla 14, un par 3 che è la buca più facile del campo, dopo aver messo la palla in bunker ci ho messo quattro [sic] colpi per arrivare in green.)

Però la cornice è splendida, e non sono affatto scontento o scorato o frustrato. Da una parte ho sempre bene in mente, sempre davanti a me l’obiettivo importante di lungo periodo (handicap zero entro i miei 55 anni di età); e dall’altra sto maturando una sensazione piacevole, del golf fatto per amore del golf e per nessun altro motivo. Insomma io alle cose ci arrivo sempre con la mia calma olimpica – lo so che tante volte è verissimo il detto “o […] continua a leggere »

Ricapitolando

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Strano il mio rapporto col golf.

A maggio ero 3.0, in una gara al mio circolo alla 18 mi sarebbe bastato un par per scendere a 2.9 e feci bogey. Da allora ho preso 9 virgole in 11 gare; e anche se i punteggi non sono mai stati disastrosi (29 punti stableford in un caso, ma la media è 32,8) non è certo un risultato che fa piacere.

Nelle prossime settimane farò un bilancio della stagione (prima devo almeno prendere parte a questa gara), ma già ora so dire che dopo giugno i risultati sono andati peggiorando.

Niente di grave in questo (salvo il fatto che il tempo passa e a me, con i miei 48 anni, non rimane più molto tempo golfistico). Il golf è fatto a cerchi; negli ultimi mesi ho imparato delle cose, soprattutto sul volo della palla, che verranno buone nella stagione che verrà. Sto imparando persino a fare draw, cosa per me del tutto inaudita.

Ieri mi è arrivato questo libro, che ho cominciato a leggere avidamente. […] continua a leggere »

Il draw è tuo amico

Può sembrare strano, ma in dodici anni di golf – e quasi cinquemila ore stimate di pratica – io non ho mai imparato a fare draw.

Non so dire con esattezza perché (non) sia successo. E dire che io lezioni ne ho fatte millanta, clinic pure, del leggere non parliamo e così via. Ma in effetti mi sono sempre immaginato il volo di palla “perfetto” come una linea diritta, fors’anche perché il draw è sempre stato un affare complicatissimo, per me.

Ricordo, negli anni, di essermi messo di buona lena, ogni tanto, a cercare di fare draw come insegnava il “vecchio” metodo – linee del corpo a destra e faccia allineata all’obiettivo. Cosa che ora le “nuove” leggi del volo della palla, che non sono altro che le leggi del volo della palla, ci dimostrano non essere corretta (e quindi tanto, ma tanto, di cappello ai “vecchi” maestri che senza avere tutte le informazioni che abbiamo oggi sono riusciti a tirare su generazioni di professionisti o anche di “semplici” golfisti).

Quando Francesco Molinari arrivò con successo sul tour seppi che era uno dei pochi che mirava a tirare diritto, senza effetti particolari. Questo fu una sorta di modello, per me; […] continua a leggere »