Mar 30

L’ultimo numero di “Golf Digest” dedica un articolo con foto di una pagina intera ai fratelli Molinari.

Lo trovo un accadimento significativo, soprattutto considerando il fatto che – vista dall’America – l’Europa appare molto piccola: figuriamoci l’Italia. Già, tra le altre cose l’autore, Dave Kindred, dice che ciò che è successo a Edoardo dopo il Masters di quattro anni fa non lo sa praticamente nessuno.

Eppure il mondo americano del golf, ora che il suo re ha, almeno temporaneamente, abdicato, è alla ricerca spasmodica di storie da raccontare, di miti, di novità e di sorprese. Ed Edoardo e Francesco sono un tipico esempio di “prodotto” che attira il pubblico americano.

Tutto ciò è positivo innanzitutto per loro, che lo strameritano, e poi per il golf italiano. Di certo è un’occasione per fare un salto in avanti, quantomeno in termini di tesserati.

Taggato:
Mar 22

Venerdì: prova campo a Rapallo in vista della patrocinata: tutto bene. Sabato: ne tiro 92 (no – van – ta – du – e). Domenica: mi sembra di essere andato meglio. Li conto: 92. Certo che per uno che vuole diventare pro nel 2012 c’è da lavorare…

Una sana iniezione di umiltà, quindi. Le patrocinate non sono comunque mai gare semplici, tant’è che io col mio risultato disastroso mi sono classificato cinquantesimo su un totale di 92 (aaargh! ancora quel numero!) partecipanti.

La presenza degli arbitri è stata molto discreta e appena avvertibile; ma sono stati comunque disponibili in caso di necessità. Il rough anche leggero era (giustamente) punitivo. A voler trovare un difetto, i green non erano al meglio; e non solo, o non soltanto, perché ho fatto complessivamente cinque volte 3-putt nei due giorni, che per me è un vero disastro.

In ogni caso, giocare in questo circolo storico ha sempre un fascino particolare, per l’atmosfera che lo circonda: e questa considerazione, dal mio punto di vista, supera qualunque frustrazione per un 3-putt o per un fuori limite.

Taggato:
Mar 10

Per sfizio mi sono messo a contare in questi giorni i libri di golf presenti nella mia libreria. Al netto di quelli prestati (non pochi: potrei sbagliarmi, ma mi sembra fosse Mark Twain a consigliare di non prestare mai libri a nessuno per nessuna ragione – lui diceva che gli unici libri che possedeva erano libri che gli erano stati prestati), e al netto di riviste, DVD, CD e audiolibri in materia, sono in totale 83, di cui:
– 52 in inglese;
– 28 in italiano;
– 2 in francese;
– 1 in spagnolo.

Ho provato per gioco a fare una classifica dei cinque più significativi per me.

5. John Paul Newport, The Fine Green Line, che ho letto come un romanzo e molto apprezzato perché mi sono immedesimato nel personaggio, nei suoi racconti, nelle gioie e nei dolori che il percorso verso la Q School gli ha procurato.

4. Greg Norman, The Way of the Shark, per ciò che insegna sul golf ma soprattutto sullo stare al mondo.

3. T.J. Tomasi – Mike Adams, How To Break 90, che mi ha aiutato tanto quando incominciavo un pochino a prenderla e a capire che cosa voleva dire davvero giocare a golf.

2. Patrick Cohn, Going Low, che mi ha aiutato tanto a capire l’importanza della mente nel golf.

And the winner is…

1. Dave Pelz’s Short Game Bible, perché da un punto di vista tecnico la chiave per scendere di handicap è certamente il gioco dai 100 metri in giù.

Taggato:
Mar 02

Ritorna anche quest’anno il circuito che Beppe Lazzarotto organizza per gli amici (presenti e futuri). Diciassette appuntamenti nei campi più belli dell’Italia nord-occidentale, più una finale su due giorni al Castellaro: niente da dire, l’organizzazione è impeccabile.

Birra e sautissa non mancheranno di certo: la goliardia e l’amicizia si mescoleranno senza soluzione di continuità all’amore per questo sport.

Prima tappa sabato 13 marzo a Garlenda. Qui il calendario completo.

Taggato:
Feb 26


Apre domani presso la Fiera di Verona il quarto Salone italiano del Golf, appuntamento goloso per tutti noi appassionati del settore.

I 150 espositori daranno una panoramica completa dello stato attuale del mercato del golf, in un momento che non è certamente tra i più facili ma nello stesso tempo foriero di sviluppi: ieri sera il presidente del mio circolo ha detto all’assemblea che a suo parere i prossimi 3-4 anni saranno forieri di grandi sviluppi, e direi che lo si può prendere in parola.

Tra le iniziative segnalo domenica alle 15 il Trofeo Virtual Golf in memoria di Davide Bisagno (figlio tragicamente scomparso dell’avvocato Bisagno, che in sua memoria ha creato il più ampio museo di golf italiano e pubblicato uno splendido libro in tema), con la partecipazione di Matteo Manassero.

Ingresso 20 euro; 10 euro presentando la tessera federale e una carta d’imbarco Air Dolomiti; gratuito per i bambini fino a 12 anni.

Taggato:
Feb 24


Roberto Cadonati, che è un illustre docente di psicologia e autore di numerosi libri in tema di psicologia sportiva e non (ma per me rimane soprattutto un amico), mi ha fatto questa osservazione durante una sessione in campo pratica nei giorni scorsi.

Coincidentalmente, la stessa cosa mi è stata fatta notare dopo tre buche da un caddie che non mi aveva mai visto prima. Relax! Quel mio atteggiamento teso e competitivo si nota parecchio, quindi. Evidentemente Roberto ha ragione.

Questo lungo preambolo per introdurre la mia seconda clinic ad Agadir, tenuta dal maestro e amico Andrea De Giorgio, che è stata un’esperienza funestata dalla pioggia (cinque giorni su sette) ma non per questo meno appassionante.

Non che gli scrosci continui abbiano fermato il mio desiderio di praticare a oltranza; anzi alcuni compagni si chiedevano come facessi a passare tante ore sotto la pioggia in campo pratica. (La risposta è una sola e molto semplice: la passione. Anche se confesso che l’ultimo giorno, col prossimo pullman ben di là da venire e nient’altro che pioggia intorno a me, è stata dura.) E pur tuttavia, appunto, non siamo sempre alle Olimpiadi: questa settimana è stata dunque l’occasione per stare in compagnia di persone piacevoli e divertenti.

Ammetto che io sarei piuttosto monotematico, e i miei discorsi in un contesto del genere verterebbero quasi esclusivamente sul golf. (Una frase mi risuona in testa, pronunciata con pieno accento scozzese: “He finishes with birdie – birdie to go 6 under par”. La tengo come una sorta di grido di battaglia per le prossime avventure sul campo.) Ma la compagnia di persone allegre e gradevoli mi ha confermato che, per questa volta almeno, le cose sono andate bene lo stesso anche senza aver pensato di essere alle Olimpiadi.

Grazie Roberto, grazie Andrea, grazie Alessandro.

Taggato:
Feb 08

MAJ
Può capitare che non sia il più forte a vincere una gara testa a testa. A volte può bastare un rimbalzo traditore; anche se non credo al concetto di fortuna nel golf, e penso piuttosto che sei tu medesimo che prepari le condizioni affinché un rimbalzo traditore ti sia di aiuto. E ieri, nella luce declinante di Dubai, è successo qualcosa di magico.

Miguel Ángel Jiménez detto el mecánico (per la sua nota passione per la automobili, ma anche per la precisione nel gioco corto – da cui l’affettuoso nome di “Mister Precisino” affibbiatogli da Mario Camicia), 46 anni compiuti da poco, ha sconfitto alla terza buca di spareggio all’Omega Dubai Desert Classic il ben più quotato Lee Westwood. Ecco come io ho vissuto quelle tre buche.

Alla prima (la 18, par 5 di 516 metri), il drive di Westwood era kilometrico, anni luce più avanti di quello del suo avversario, che ha “fatto lay up col drive”, per usare le parole di Camicia. Col secondo Westwood è arrivato nel rough a bordo green, mentre Jiménez non è finito in acqua col terzo per non più di mezzo metro. Però ha fatto approccio e putt, cosa che all’avversario non è riuscita.

Alla seconda (sempre la 18), il drive di Westwood era – se possibile – ancora più lungo del precedente, mentre Jiménez è finito nel rough profondo, tanto che ha tirato un legno di terzo, finendo in bunker. Da lì ha fatto un’uscita bruttina, ma ha ottenuto il 5 con un putt di 4 metri e passa. Westwood ha fatto la fotocopia della buca precedente.

Alla terza buca di spareggio (la 9, un par 4 di 423 metri), il legno 3 di Westwood è in centro pista, mentre il drive di Jiménez è nel rough a sinistra. Entrambi mettono il secondo nel rough – impestato – a bordo green. Però Jiménez fa approccio e putt, mentre a Westwood questo non riesce. Gara finita.

Ripensando a quel che ho visto, ho cercato di trarne delle conclusioni. Questo episodio può insegnarci qualcosa? Secondo me, sì (a me, quantomeno). Fondamentalmente che fare leva sui propri punti di forza, lasciando da parte le debolezze, è una strategia vincente (nel golf come nella vita). Westwood può dare tranquillamente 40 metri a Jiménez nel drive, senza contare che può mettere la palla molto più facilmente in centro pista, ma alla fine le gare si vincono imbucando i putt da 4 metri, facendo approccio e putt. Non per niente si dice drive for show, putt for dough.

È stato fortunato il vincitore? Gli invidiosi diranno certamente di sì (l’approccio alla prima buca di spareggio poteva tranquillamente finire in acqua, tanto per dire). Ma a parer mio le cose capitano sovente per caso; essere preparati non è tutto, ma certamente aiuta (questo è, tra parentesi, uno dei concetti cardine del libro che sto scrivendo).

Il golf è così appassionante perché è una perfetta metafora della vita, e quel che è successo ieri ne è una (valida? modesta?) prova.

Taggato:
Feb 01


Ci sono sport che trascendono la vita, e certamente il golf è tra questi: sentimenti e fatti quali l’onore, la storia, la tradizione, l’amicizia, il senso di lealtà e così via ne formano una parte integrante e non prescindibile.

E il Circolo Golf degli Ulivi di Sanremo, che rappresenta una fetta grande della storia italiana del golf, è il luogo giusto per apprezzare a pieno determinate sensazioni. Appena metti piede in club house ti rendi conto di trovarti in un posto speciale, quasi magico; un luogo dove chiunque dovrebbe avvicinarsi solo con la massima deferenza e col massimo rispetto, sia per coloro che hanno fatto la storia di questo circolo, sia per le persone che si danno da fare per rendere l’esperienza sanremese memorabile per qualunque golfista.

Nemmeno nei giorni scorsi, i giorni del Trofeo Sanremo, sono potuto rimanere deluso. L’accoglienza di tutti coloro che appartengono al circolo è stata magnifica, l’ospitalità squisita. E il campo, così tecnico, è stato una continua avventura.

Ho passato tre giorni splendidi, immerso in un’atmosfera magica. E le vere emozioni non dipendono da fatti che pure potrebbero rendermi orgoglioso – essere sceso di handicap, aver fatto un eagle, mai un 3-putt e così via –, ma dal sapere che l’edificio a fianco del green della 5 era la dimora di Aldo Casera, dallo scambiare qualche parola con il personale e farmi raccontare aneddoti del passato, dall’attraversare quel campo con reverenza quasi dantesca, che più non dee a padre alcun figliuolo.

È la magia del luogo, unita al tocco magico di coloro che lo abitano. Grazie Sanremo.

Taggato:
Gen 28


È il sesto driver che compro, sebbene – curiosamente – sia solo il secondo nuovo. Il primo fu un Callaway Big Bertha del 1995, la cui testa mi partì il giorno prima di una gara: la conservo ancora nella libreria, e la guardo ogni tanto come si guardano le foto di come eravamo. Sei driver in sei anni e poco più: sarà perché, come dice il mio amico Stefan, dopo una gara in cui hai giocato male il putt vai a comprare un driver nuovo? 🙂

La prima cosa che mi ha colpito in questo Cleveland è l’aspetto: ma questo era accaduto già molto prima che lo comprassi. Per mesi l’ho visto nelle vetrine virtuali, e mi piaceva quella forma allungata e sinuosa. (L’indirizzo di questo blog contiene il sintagma “legno3” perché quando gli cercavo un nome, e tutti quelli a cui potevo pensare erano già stati presi, avevo da poco comprato un legno della stessa serie e anche se non riuscivo a dominarlo ero affascinato dalla sua forma allungata.)

La seconda cosa che mi ha colpito è la grandezza della testa. Il mio driver precedente era di qualche anno fa, la differenza è saltata subito all’occhio.

La terza cosa che mi ha colpito – forte! – è stato il rumore che fa, soprattutto nelle postazioni coperte del campo pratica, dove mi trovavo quando l’ho sfoderato la prima volta. Povero il mio timpano destro! Del resto questo fatto è segnalato praticamente in tutte le recensioni (ovvero: qualcuno l’ha scritto la prima volta, e una miriade di altri blogger l’hanno copiato).

Impressioni di utilizzo: ho dovuto prenderci la mano, perché i primi colpi tendevano a essere degli slice abbastanza pronunciati. Soluzione: chiudere la mano sinistra per controbilanciare con il draw questa tendenza. Ha funzionato, e ora – a distanza di una decina di giorni dalla prima volta che l’ho preso in mano – faccio 190-210 metri di volo. Il che potrebbe non sembrare tanto in sé, ma considerato che viene fatto a gennaio, con le palline del campo pratica e in maniera talmente ripetitiva da essere quasi noiosa dà una certa soddisfazione…

In sostanza, questo driver il mio esame (giudizio assolutamente personale) l’ha passato a pieni voti.

Taggato:
Gen 24

Audisio
Silvia Audisio è stata per dodici anni la direttrice de Il Mondo del Golf, rivista di riferimento insieme a Golf & turismo per il golf italiano, e ora prosegue la sua attività di comunicazione giornalistica con il suo Golfstudio e tramite “Style Golf”, il nuovo magazine del Corriere della Sera.

Ha dunque le credenziali per raccontarci di questo sport. E da pochissimo ha dato alle stampe Il Golf a test, un libretto agevole che – strutturato con 150 veloci domande e risposte – mette alla prova la conoscenza del golfista nei vari aspetti di questo sport, antichi e moderni, curiosi e particolari, a volte di dominio pubblico e a volte per veri intenditori.

E questa sorta di interrogazione serrata diviene in realtà un pretesto per raccontare il golf, per cercare di coglierne l’essenza: il tutto compiuto da parte di una giornalista e scrittrice che certamente sa di che cosa sta parlando, e racconta con grazia e leggerezza le vicende golfistiche che tanto ci appassionano.

Il libro è completato dalle vignette di Giovanni Vannini, che danno un tocco di levità all’insieme e contribuiscono a togliere quell’aura elitistica che per troppo tempo ha avvolto il golf in Italia.

Ben vengano dunque libri come questi, che – destinati ad un pubblico allargato – hanno lo scopo di diffondere la conoscenza, di illustrare gli argomenti come in una conversazione davanti ad una birra e non in un’aula universitaria: il volume si inserisce infatti in una collana – Quante ne sai? – che affronta gli argomenti più disparati, dal calcio ai telefilm, dal sesso a Harry Potter, dalla fantascienza a Vasco Rossi.

E ha persino l’avallo di Matteo Manassero, che nella retrocopertina scrive: “Il golf non è vecchio, non è noioso, non è fuori dal tempo. Io vi sembro vecchio?”

Silvia Audisio, Il Golf a test, Alpha Test, Milano, 192 pp., EUR 14,90

Taggato:
preload preload preload
© 2026 Gianni Davico  Licenza Creative Commons