Gen 20


Campo pratica compie un anno! Già, esattamente dodici mesi fa lo inauguravo con un breve post sulla patrocinata di Sanremo che era imminente. E, come l’anno scorso, alla stessa maniera quest’anno si scaldano i motori per la prima patrocinata dell’anno, il medesimo Trofeo Sanremo che attendo con tanta ansia e gioia, perché quel circolo è probabilmente in assoluto il mio preferito, per l’atmosfera di storia mista a sport che si respira.

Ed è un compleanno Monster, perché ieri mi è arrivato il nuovo drive: Cleveland Hibore XLS Monster 2009, 9,5° di loft, canna stiff Fujikura Gold. È qui, ancora incellofanato sul mio tavolo di lavoro, pronto per essere provato nel pomeriggio in campo pratica. Dirò a breve le mie impressioni.

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Gen 16

Be’, finire con birdie – birdie per passare il taglio con il numero di colpi strettamente necessario (stiamo parlando dello Joburg Open) è una bella prova di carattere.

Facile previsione: sarà una lotta appassionante tra i due fratelli, quest’anno, per vedere chi è davvero il più forte…

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Gen 08

Se non imbuchi, non vinci
Non è un libro vero e proprio, ma un divertissement (peraltro gradevole) sul golf questo agile volume di Giancarlo Mastriforti, medico perugino e golfista dilettante che ha voluto misurarsi con la parola scritta nel campo del golf.

È una sorta di “riassunto” della storia, della tecnica e della psicologia del golf. Ovviamente in un libro non potrebbe starci tutto quanto, e quindi i vari argomenti non vengono trattati in maniera dettagliata. Ma è comunque un’opera divertente e che si legge in fretta, una descrizione della “malattia” che accomuna molte persone.

Una guida “senza pretese tecniche assolute ma che risulta di grande immediatezza e utilità”, come recita la controcopertina.

Consigliabile soprattutto per chi è alle prime armi e vuole farsi un’idea del golf senza timore di essere spaventato dai testi sacri o da volumi troppo ponderosi e tecnici.

Giancarlo Mastriforti, Se non imbuchi, non vinci, Roberto Calzetti Editore, Ferriera di Torgiano (PG), 2008, pp. 151, EUR 18,00

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Dic 30


Ho appena terminato di leggere questo bel libro di John Paul Newport, giornalista di golf per il “Wall Street Journal”. È la storia di “the Year”, l’anno che l’autore ha dedicato all’obiettivo di diventare professionista di golf e partecipare alla famigerata Q School.

È chiaramente un’opera che colpisce un target abbastanza selezionato: soprattutto da noi, faccio fatica a pensare, tra i golfisti che conosco, a più di quattro o cinque persone che potrebbero essere potenzialmente interessate. Tuttavia, dal mio punto di vista assolutamente personale, è un racconto affascinante, perché mi sono immedesimato nelle vicende dell’autore.

È molto simile a Paper Tiger, di cui avevo parlato qui. Anche il risultato finale è, ahimè, il medesimo: Newport riesce sì ad arrivare alla Q School, ma con risultati assolutamente disastrosi: 56 colpi sopra il par nelle quattro giornate di gara, al punto che la PGA gli manda una lettera in cui lo prega di non ritentare più l’avventura, a meno che la sua abilità golfistica non migliori in maniera molto significativa.

Ma nonostante la debacle, il libro è scorrevole e piacevole da leggere. Trovo che a tratti l’autore si soffermi un po’ troppo nell’analisi del suo swing e della sua mancanza di determinazione nei momenti topici delle gare, ma nonostante questo ritengo che sia una lettura deliziosa e – non da ultimo – una buona metafora della vita.

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Dic 24


Ho appena terminato la lettura di questo libro, ultima “fatica” di Dave Pelz, uno dei guru dell’insegnamento del golf per quanto riguarda il gioco corto.

L’ultimo mio articolo per “Green” riguardava i due libri precedenti dell’autore, dedicati al gioco corto e al putting. Anzi, all’epoca col compianto Pat Nesi avevamo cercato di ottenere i diritti per la traduzione in italiano di quei libri: progetto che non si concretizzò ovviamente perché l’investimento – ahimè – ben difficilmente avrebbe potuto ripagarsi.

Ora Pelz ha prodotto un libro forse meno completo, ma molto pratico e che credo possa essere di beneficio per qualunque golfista, proprio perché esamina i dettagli del gioco corto e ci insegna (o cerca di insegnarci) dei trucchi per superare l’impasse che deriva dallo spedire la palla nei cespugli, nel bosco, nella sabbia o comunque in un posto del campo dove uscire diviene un affare complicato.

In una parola, il suggerimento di Pelz è di non fare gli eroi, e di considerare piuttosto le opportunità che si hanno per uscire dall’ostacolo (inteso in senso lato) perdendo al massimo un colpo.

Personalmente ho trovato interessante soprattutto l’ultimo capitolo, Developing Damage Control Skills, perché è il più pratico ed elenca una serie di esercizi che si possono fare prima nel giardino di casa e poi in campo per simulare i problemi cui certamente andremo incontro in gara (o anche in un giro con gli amici).

Questo capitolo in particolare, ma il libro in generale mi ha attratto perché da tempo sono convinto che il gioco corto è la parte di gioco cui comunque non si dedicherà abbastanza attenzione, e nello stesso tempo quella dove è più semplice togliere colpi al proprio handicap. E, tra le altre cose, prendendo spunto dal libro ho preparato per me un elenco (per il 2010) di colpi e situazioni da migliorare:
– in ginocchio;
– palla più alta e più bassa dei piedi;
– palla in salita e in discesa;
– colpo all’indietro;
– swing mancino,
ovvero una serie di situazioni normali durante il gioco, ma che in campo pratica ben difficilmente viene in mente di provare.

È un libro da leggere e meditare, da rileggere con calma e poi – soprattutto – da applicare. Pelz assicura che i principi contenutivi possano togliere dai 2 ai 5 colpi all’handicap di chiunque. Per me personalmente lo trovo un obiettivo un po’ troppo ambizioso, ma nello stesso tempo ritengo realistico pensare che applicando quei principi possa togliere un colpo nel giro di un anno. Ah, se non ci fosse tutta questa neve…

Dave Pelz’s Damage Control: How to Save Up to 5 Shots Per Round Using All-New, Scientifically Proven Techniques for Playing Out of Trouble Lies, Gotham Books, 2009, 328 pp., EUR 29,18.

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Dic 16

Management & Golf
Da amante dei libri e del golf, sono naturalmente attratto da qualunque volume di questo soggetto; tanto più quanto l’argomento è insolito e in qualche maniera curioso.

È il caso di Management & Golf, opera pubblicata quest’anno da Lorenzo Oggero. Si tratta di un divertissement, di uno studio tra il serio e il faceto delle affinità che legano il golf alla gestione d’impresa, entrambi settori nei quali Oggero può dirsi esperto.

Lo stile è molto diretto, ma nello stesso tempo rigoroso: si riconoscono molte buone letture dietro le parole dell’autore. È insomma un libro gradevole e che scorre velocemente. Bravo Lorenzo!

(Piccolo aneddoto personale: quando gli mandai una mail per manifestargli il mio interesse, ricevetti una telefonata da lui – cosa che, in un mondo fin troppo digitale, mi fece un gran piacere.)

Lorenzo Oggero, Management & Golf, Novi Ligure, 2009, pp. 189, EUR 30.

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Dic 11

Oggi parlo di me: la fine della stagione è il momento ideale per analizzare quanto successo nel 2009 e le prospettive per il 2010 e oltre.

Il mio handicap è passato da 9,5 a 7,6, con un minimo di 7,4.

Ho giocato cinque volte sotto gli 80. Ecco i dati medi per i miei 51 giri completi:
– colpi: 87
– fairway: 48%
– green: 32%
– putt: 32 (di cui 3-putt: 1,9)
– birdie: 1
– par: 7
– bogey: 7
– doppi o peggio: 3

Al di là dei dati, sono successe due cose molto importanti:

– la mia sicurezza mentale in campo è aumentata enormemente;
– il gioco è migliorato in maniera costante (ora mi sembro quasi un vero golfista).

Entrambe sono in larga parte merito del mio maestro.

Come conseguenza, ho preso la decisione di diventare professionista nel 2012. Conseguenza della conseguenza, questi prossimi tre anni – che saranno appassionanti e avventurosi – diverranno nel 2013 un libro, che mi auguro sarà di stimolo e aiuto a chi vorrà inseguire un sogno del genere.

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Nov 30


Sul tee della 18 a Mission Hills, ieri, c’era da soffrire. Quando Francesco ha messo il suo drive in centro pista (in un punto dove l’atterraggio non è di certo largo), una quindicina di metri più avanti di quello degli irlandesi (che oltretutto era nel primo taglio), ho pensato che era quasi fatta.

Poco dopo, il putt di Stenson ha fatto un giro di 180° ed è rimasto lì, quasi che la pallina avesse una vita propria. L’Italia era un po’ più vicina al titolo.

Poi però McIlroy mette l’approccio in green, a 6-7 metri dalla buca. E soprattutto Edoardo, forse per l’adrenalina (ha detto Camicia) o forse per l’emozione (penso io), apre il colpo e il suo approccio – avrà avuto un ferro 7 – finisce in bunker a destra, poco oltre l’altezza della buca.

Allora ho pensato cacchio!, sta’ a vedere che gli irlandesi imbucano per il birdie e noi facciamo bogey, ci scavalcano alla 72 e addio sogni di gloria.

Poi però Francesco, solido come un granito, fa un gran colpo assolutamente magnifico (si è sentito già dall’impatto molto “sabbioso”), soprattutto considerato il momento, e la pallina è a 90 centimetri dalla buca.

Patta McDowell, la palla si ferma a pochi centimetri. Edoardo consulta il fratello, ma quel putt era dritto. Dentro in buca, centrale. Campioni del mondo! Mario Camicia e Silvio Grappasonni in piedi, quasi non riuscivano a trovare le parole, Edoardo corre incontro al fratello e lo travolge in un abbraccio liberatorio. “Grande!”, si sente. Mitici!

E anche nelle interviste per la televisione i due fratelli d’Italia se la cavano bene: un inglese pulito e chiaro, sono orgoglioso anche per questo.

Wow!

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Nov 21

Fortunatamente mi ero sbagliato.

Credevo che i quarant’anni fossero il limite massimo per diventare professionista. Lo erano, in effetti, ma questa barriera è caduta col bando di quest’anno.

Allora la strada davanti a me è diventata all’improvviso chiarissima. Ecco quello che “vedo” (tra virgolette, ma molto limpidamente) nei miei tre prossimi anni golfistici:

– 2010: farò tutte le patrocinate e ufficiali che potrò, l’handicap scenderà a 5,5.

– 2011: l’handicap scenderà a 4,5.

– 2012: l’handicap scenderà a 4, a ottobre sarò al Centro Tecnico Federale per la gara, passerò il taglio, affronterò i 3 mesi di corsi e sarò professionista.

Facile, no? 🙂

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Nov 15

Conosco Gabriele Mantovani e la sua famiglia da tanti anni, da quando per la prima volta capitai con mia moglie nel suo agriturismo. Gente semplice, onesta, ospitale, che lavora: in piccolo, uno spaccato sul Delta.

Per caso mi avvicinai al golf sei anni fa, e poi per caso seppi che aveva costruito un piccolo campo da golf a fianco dell’azienda. Un golf da poche centinaia di euro all’anno, ovvero una struttura ideale – ma completa – per chi comincia senza troppe pretese. Se abitassi da quelle parti sarebbe il mio circolo.

Ora per caso vedo che il suo 6 buche è diventato un 9 buche, cosa che mi mette di buonumore. Mitico!

Signor Mantovani, tutto splendido: solo quelle traduzioni in inglese nella home page, però… Bastava chiedere, e gliele avrei fatte fare gratis! 🙂

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