Apr 22


Sette pagine (96-102). A tanto ammonta lo spazio dedicato sull’ultimo “Golf Digest” a Matteo Manassero (l’articolo non è disponibile sul sito, ma qui ci sono alcuni scatti correlati).

Ora, noi non scopriamo nulla di nuovo, ma è significativo che la rivista di golf più diffusa al mondo dedichi tanto spazio ad un giovane emergente, a qualcuno che proviene da un paese che, visto dall’America, era fino a ben poco tempo fa era assai lontano e comunque in nessuna maniera associato al golf.

E si tratta di una notizia non di poco conto, se Alberto Croze gli dedica l’intero editoriale dell’ultimo “Il mondo del golf”, ponendo il luce l’aspetto sportivo (ovviamente), ma anche le ricadute in termini di sponsorizzazioni per i giocatori e, più in generale, i benefici derivanti al golf italiano nel suo complesso:

La prospettiva che i nostri giocatori migliori producano guadagni simili a quelli dei giocatori di Paesi evoluti è una cosa che fa bene in primis al loro portafoglio, ma soprattutto al nostro sport, che è in crisi e ne ha un bisogno pazzesco.

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Nov 12


Forse dovrei considerarlo un fatto normale, ma mi ha un po’ disturbato il silenzio quasi totale degli organi di informazione generalista domenica, rispetto alla notizia della vittoria di Francesco Molinari all’HSBC di Shangai; anche perché non è un episodio isolato, ma il coronamento di una stagione che per il golf italiano si può definire come l’annata 1990 per il Barolo, ovvero eccezionale.

Tuttavia, il passo successivo è stato pensare ai motivi di questo silenzio. Evidentemente il golf non fa abbastanza audience. E non fa audience, ovvero non vende – presso il grande pubblico almeno -, in primo luogo per i costi, che obbiettivamente (purtroppo) non sono alla portata di tutti.

Ho pensato allora a tre soluzioni possibili per uscire da questo impasse (non dubito che ce ne siano molte altre, ma queste sono quelle che mi sono di primo acchito venute in mente):

– il golf nelle scuole;
– il golf a costi accessibili;
– il tesseramento libero.

Vediamole.

Il golf nelle scuole
Nella scuola di mia figlia, che ha iniziato le medie, c’è un programma che prevede che gli alunni delle seconde accedano per un paio di pomeriggi ad una struttura golfistica, dove un maestro spiegherà loro i rudimenti del golf e farà provare qualche colpo.
Problema: si tratta di iniziative sempre legate alla buona volontà dei docenti.
Soluzione: le famiglie possono richiedere progetti di questo genere (obiettivamente non possiamo aspettarci molto dalla scuola, ma certamente molto dalla buona volontà di insegnanti spesso appassionati nel loro lavoro).

Il golf a costi accessibili
Mantenere un campo da golf è un costo non indifferente. Esistono tuttavia molte strutture dove ci si può avvicinare a questo sport a prezzi contenuti, come per esempio i campi pratica promozionali: il golf allora costerà meno di una palestra. Per inziare è più che sufficiente, poi la passione suggerirà i passi successivi. Ecco un paio di esempi che conosco:
Ca’ Laura (ne avevo parlato qui e qui), perfetto esempio di struttura golfistica che si fonde senza soluzione di continuità con un paesaggio incantevole;
– il Golf Club Colonnetti, dove con poche centinaia di euro si può praticare tutto l’anno.

Il tesseramento libero
Ovvero la possibilità per chi inizia di pagare solo i 75 euro di tessera federale (20 per i ragazzi) e così sostenere ogni volta il costo del singolo green fee o del singolo ingresso al campo pratica, senza dovere quindi investire grandi somme in una quota di circolo. I dettagli qui.

Altri suggerimenti?

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Ago 05

In tutti questi anni il mio “modello” di golfista è stato Tiger Woods: scontato, probabilmente, ma mi ha sempre affascinato la sua forza mentale, la sua capacità di credere in sé stesso e di pensare di potere comunque farcela. (Sto parlando del campo, ovviamente, quello che fa altrove non mi interessa.)

La stampa, dopo lo scandalo dello scorso inverno, l’ha dipinto come il cattivo della situazione: e questo fatto non mi è mai piaciuto, né ho mai capito veramente perché una persona tanto idolatrata viene da un giorno all’altro scagliata nella polvere senza pietà.

Leggo ora un’intervista di Hank Haney sull’ultimo Golf Digest che mi sembra, in una parola, brutta. Con la premessa che noi comuni mortali possiamo sapere ben poco del rapporto professionale tra Tiger e il suo maestro, leggo delle dichiarazioni che mi sembrano quantomeno mancare di stile.

Per esempio, alla domanda su che cosa gli avesse detto Tiger la prima volta che si sono parlati dopo che Haney gli aveva fatto sapere (tramite sms, tra l’altro) che recedeva dall’incarico, il maestro risponde:

He thanked me for all the hard work I did, and he told me how much he thought he had improved his game and his understanding of it.

E io davvero non me la vedo, questa scena. Più sotto dice:

I always tell the truth.

Chissà perché mi viene in mente quel giochino per la mente del tale che dice: “Io mento sempre”?

E alla domanda di quando ha parlato a Tiger per la prima volta dopo l’incidente, risponde:

I texted him but got no response. I think his phone was shut off almost immediately. I got a text message at the end of December some time. I got maybe another text after that, and then a phone call in February when he started playing again.

Io qui non capisco, ma il tutto mi suona quantomeno vagamente stonato. Adoro questa rivista, ma non è tutto oro quel che pubblica.

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Apr 22

Grazie a Paola Parmendola e al suo blog scopro che, come è capitato a lei, anche a me è successo che un signore, tale Francesco Nicoletti, ha preso miei post da questo blog per metterli sul suo (Paper Tiger e Il golf come metafora della vita, che avevo pubblicato rispettivamente il 5 giugno e il 30 novembre 2009).

Gli ho scritto, chiedendogli di rimuoverli. Non mi ha risposto, né li ha rimossi.

Mi sembra un’operazione più ingenua che altro, ma comunque non nascondo un senso di fastidio perché per me lo scrivere è orgoglio e mestiere, atto pubblico e privato nello stesso tempo: comunque operazione che ha delle regole ben precise che vanno rispettate in ogni caso, come le regole del golf.

La mia conclusione è che non solo il golf è metafora della vita, ma anche la vita è – a volte – metafora del golf.

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Mar 30

L’ultimo numero di “Golf Digest” dedica un articolo con foto di una pagina intera ai fratelli Molinari.

Lo trovo un accadimento significativo, soprattutto considerando il fatto che – vista dall’America – l’Europa appare molto piccola: figuriamoci l’Italia. Già, tra le altre cose l’autore, Dave Kindred, dice che ciò che è successo a Edoardo dopo il Masters di quattro anni fa non lo sa praticamente nessuno.

Eppure il mondo americano del golf, ora che il suo re ha, almeno temporaneamente, abdicato, è alla ricerca spasmodica di storie da raccontare, di miti, di novità e di sorprese. Ed Edoardo e Francesco sono un tipico esempio di “prodotto” che attira il pubblico americano.

Tutto ciò è positivo innanzitutto per loro, che lo strameritano, e poi per il golf italiano. Di certo è un’occasione per fare un salto in avanti, quantomeno in termini di tesserati.

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Gen 20


Campo pratica compie un anno! Già, esattamente dodici mesi fa lo inauguravo con un breve post sulla patrocinata di Sanremo che era imminente. E, come l’anno scorso, alla stessa maniera quest’anno si scaldano i motori per la prima patrocinata dell’anno, il medesimo Trofeo Sanremo che attendo con tanta ansia e gioia, perché quel circolo è probabilmente in assoluto il mio preferito, per l’atmosfera di storia mista a sport che si respira.

Ed è un compleanno Monster, perché ieri mi è arrivato il nuovo drive: Cleveland Hibore XLS Monster 2009, 9,5° di loft, canna stiff Fujikura Gold. È qui, ancora incellofanato sul mio tavolo di lavoro, pronto per essere provato nel pomeriggio in campo pratica. Dirò a breve le mie impressioni.

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Dic 11

Oggi parlo di me: la fine della stagione è il momento ideale per analizzare quanto successo nel 2009 e le prospettive per il 2010 e oltre.

Il mio handicap è passato da 9,5 a 7,6, con un minimo di 7,4.

Ho giocato cinque volte sotto gli 80. Ecco i dati medi per i miei 51 giri completi:
– colpi: 87
– fairway: 48%
– green: 32%
– putt: 32 (di cui 3-putt: 1,9)
– birdie: 1
– par: 7
– bogey: 7
– doppi o peggio: 3

Al di là dei dati, sono successe due cose molto importanti:

– la mia sicurezza mentale in campo è aumentata enormemente;
– il gioco è migliorato in maniera costante (ora mi sembro quasi un vero golfista).

Entrambe sono in larga parte merito del mio maestro.

Come conseguenza, ho preso la decisione di diventare professionista nel 2012. Conseguenza della conseguenza, questi prossimi tre anni – che saranno appassionanti e avventurosi – diverranno nel 2013 un libro, che mi auguro sarà di stimolo e aiuto a chi vorrà inseguire un sogno del genere.

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Nov 21

Fortunatamente mi ero sbagliato.

Credevo che i quarant’anni fossero il limite massimo per diventare professionista. Lo erano, in effetti, ma questa barriera è caduta col bando di quest’anno.

Allora la strada davanti a me è diventata all’improvviso chiarissima. Ecco quello che “vedo” (tra virgolette, ma molto limpidamente) nei miei tre prossimi anni golfistici:

– 2010: farò tutte le patrocinate e ufficiali che potrò, l’handicap scenderà a 5,5.

– 2011: l’handicap scenderà a 4,5.

– 2012: l’handicap scenderà a 4, a ottobre sarò al Centro Tecnico Federale per la gara, passerò il taglio, affronterò i 3 mesi di corsi e sarò professionista.

Facile, no? 🙂

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Ott 09

Scrive Mario Camicia nell’editoriale di “Golf & turismo” di ottobre:

Ormai si inizia a giocare da giovanissimi […] e sembra che o sfondi subito o sei fuori dai giochi. Ma, mi domando: entrando sulla scena così presto quanto si può resistere alla tensione, allo stress di uno sport (gioco?) che impegna non solo il fisico ma ancor di più la mente e la psiche?

Ho iniziato questo sport – per troppi “gioco”, ma nessun dubbio in merito ha mai attraversato la mia mente – a 36 anni, ci ho messo 4 anni per arrivare ad un handicap ad una cifra e ho l’obiettivo di arrivare entro i 45 anni ad un livello in cui, età permettendo, potrei diventare professionista. Ma, in Italia almeno, questo dopo i 40 anni non è più possibile.

Il golf va nella direzione contraria, dice Camicia, ovvero nel privilegiare sempre più le giovani età – attitudine che può essere perfettamente comprensibile.

Io però chiedo scusa se ho iniziato solo in età adulta, chiedo scusa se in questo sport ho ragionato sempre per obiettivi, chiedo scusa se in Italia non posso più diventare professionista ma cercherò un altro luogo che mi permetta di fare l’agognato salto.

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Set 27

Di solito – ahimè – non ho la risposta pronta, ma questa volta mi è venuta spontanea. La mia domanda era: “Qual è il tuo circolo?”

“Circolo Golf Torino – La Mandria”, è stata la risposta. Anche le maiuscole si sentivano, e la pausa era al posto giusto. Si vede che si è esercitato davanti allo specchio.

E io: “Mannaggia! Si vede che sei nobile!”

Lui è un ragazzino che fino all’altro ieri faceva le elementari, e questa non è certo una colpa; la spocchia, però, mi irrita lievemente.

È che per me il golf è prima di tutto, e soprattutto, espressione di sé stessi, liberazione, divertimento; anche desiderio di prevalere sull’avversario, certo. Ma quando quel desiderio si presenta sotto forma di altezzosità no, non mi sta più bene e il piantagrane che è in me si ribella, viene fuori, si fa sentire.

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