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Isabella Data, Riflessioni di una madamina golfista

A distanza di due anni dal suo ultimo articolo, ecco a seguire un altro bel pezzo di Isabella Data sul recente Open d’Italia: che è sia un resoconto da persona esperta del settore sia un’analisi valida per il futuro del movimento golfistico italiano.

Il tempo
Il Comitato di Gara ombra (quello Celeste) si deve essere riunito lassù e ha stabilito: “Quest’anno, l’Italian Open, famolo strano”. Fino al giorno prima, abbiamo avuto giorni estivi di monocorde continuità: caldosecco-caldosecco-caldosecco. Il primo giorno di Open si è affacciato l’autunno. Due interruzioni con pioggia abbondante e pericolo lampi, nel primo pomeriggio dovevano ancora finire di giocare quelli del turno mattutino. Così è stata, sin da subito, una rincorsa contro il tempo. Venerdì siamo andati tranquilli per poco: alle 14 in allarme, poco dopo inizia una pioggia violenta, tropicale. Sospensione, due tentativi di ripresa, abbandono. Orario partenze nuovamente sballato, round due insegue round uno. Meno male che l’European Tour ha un uomo meteo come quelli della Formula Uno. Sarà perché siamo a Monza, a un passo dall’autodromo, qui c’è un canale diretto con l’Onnipotente. Uomo-meteo e Comitato di Gara Celeste vengono a patti. Si riusciranno a giocare tutti i quattro giri programmati, […] continua a leggere »

Arnold Palmer, in memoriam

Domenica notte vai a dormire con gli occhi pieni delle immagini dell’atto finale della FedEx Cup, e lunedì ti svegli con una notizia che era di certo attesa e scontata, ma che a sentirla ti colpisce.

Ha detto Tim Finchem:

There would be no modern day PGA TOUR without Arnold Palmer. There would be no PGA TOUR Champions without Arnold Palmer. There would be no Golf Channel without Arnold Palmer. No one has had a greater impact on those who play our great sport or who are touched by it. It has been said many times over in so many ways, but beyond his immense talent, Arnold transcended our sport with an extraordinarily appealing personality and genuineness that connected with millions, truly making him a champion of the people.

E non c’è molto aggiungere. La sua vita golfistica è stata straordinaria, e allo stesso tempo la persona Arnold Palmer è stata – è – assolutamente eccezionale, lui così umile e gentile e riconoscente e nello stesso tempo intelligente e pratico.

A me colpisce tantissimo, quando penso a lui, lo scorrere del tempo: a guardare le immagini degli anni Cinquanta e Sessanta sembrava invincibile, immortale, e aver visto la […] continua a leggere »

Sensazioni nuove

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Allora, la settimana scorsa sono stato un paio di volte all’Open (non ci volevo nemmeno andare, ma poi quando sei lì ti rendi conto di quanto è bello quello spettacolo, e di quanto ti serva stare in campo pratica a guardare e sentire gli swing).

E il mio pensiero relativo allo swing della settimana è stato questo: ho capito il mio errore nel grip della mano destra. Ovvero, ho capito che per il mio swing (a proposito: ieri mi sono fatto un paio di video e lascia stare, lavora sui difetti uno per volta nella consapevolezza che tanto non sarà mai uno swing elegante – efficace però, questo penso di sì, e alla fine è questo che conta) la V deve puntare alla spalla destra, o anche un po’ più a destra. In questa maniera le due mani sono in sintonia e lavorano insieme in sincronia e accordo. (Ho già messo sul comodino la mia bibbia del golf, proprio per rileggere il capitolo sul grip.) Io pensavo di doverla chiudere verso il centro, chissà perché. In ogni caso ora […] continua a leggere »

Un giorno, tante sensazioni

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Ieri è stata una giornata dedicata quasi completamente a vari aspetti del golf. Più d’uno è ancora da digerire – che io sia lento lo so dalla notte dei tempi –, e questo post serve anche a mettere ordine nei pensieri.

Dopo tanto tempo sono ritornato a fare lezione col mio maestro “di sempre”, colui che è per me un amico prima ancora che un insegnante, colui che mi ha preso intorno al 9 e portato intorno al 3-4 (bravo a lui!). Le cose che ho sperimentato e sentito ieri le devo ancora digerire, ma insomma intanto sedimentano dentro di me.

Il giorno prima avevo preso in prova i nuovi ferri. Sono fuori produzione, perché il marketing ha le sue leggi ferree, ma la realtà è che non necessariamente serve il bastone di quest’anno (in tanti casi è l’indiano, più che la freccia). Comunque li trovo adatti a me, mi piacciono e soprattutto la palla parte almeno diritta quanto con i precedenti (che adoravo, ma erano consumati da cinque anni di pratica e giri). Visti, […] continua a leggere »

Dove eravamo rimasti?

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Come dicevo venerdì scorso, infine sono tornato sul “luogo del delitto”.

Mercoledì ho ripreso la pratica, ieri ho fatto un giro con un agevole 77 (ho ripreso dove avevo lasciato un mese fa, insomma). Sono soddisfatto, le pause sono comunque utili e non è che dodici anni di gioco e di pratica possano sparire nel giro di qualche settimana.

Ora mi sembra di essere a un bivio: o proseguo col mio swing brutto e raccogliticcio, senza ovviamente poter pretendere di fare grandi progressi, ma sostanzialmente mirando a mantenere l’esistente, oppure ritorno alle basi dello swing, imparo infine a fare draw e così allora, magari, se sarò molto fortunato potrò anche arrivare all’agognato 0 entro i miei 55 anni.

(Che poi che cosa sarà mai, questo famigerato zero? La coda dell’arcobaleno? La balena bianca? Sono sempre io, coi miei capelli grigi e il mal di schiena ricorrente.)

Sono indeciso. (Perché come vado dicendo da tempo tenere alte e vive le motivazioni è la cosa più difficile che ci sia.) Ma intanto la settimana prossima tornerò a far lezione […] continua a leggere »

Alla fine di una lunga pausa

Un breve aggiornamento oggi, solo per dire che sta terminando la mia lontananza fisica dal golf – mercoledì tornerò in campo pratica. Credo questo sia il periodo mio più lungo di assenza da che ho preso in mano in bastone, tanti anni fa.

Ma questa pausa mi è servita. A livello mentale certamente, perché ero scorato e deluso e continuavo a girare intorno ai medesimi errori, e negli ultimi tempi non era stato poi così divertente (quando un’attività che dovrebbe essere tra le più piacevoli al mondo non ti fa emozionare alla sola idea di poterla compiere, allora è un segno sicuro che bisogna passare oltre, almeno per un po’). A livello fisico anche, perché in queste settimane ho corso e camminato tantissimo, e la preparazione fisica per l’autunno è dunque a posto. A livello tecnico, com’è logico attendersi, meno; ma vedremo settembre che cosa porterà. In ogni caso ritornare freschi e rilassati a giocare a golf è una cosa positiva.

In più, nel frattempo sono arrivato ai miei quarantanove anni, il che significa che dal prossimo primo gennaio entrerò nella categoria senior. Il che è cosa buona (perché mi permette di competere coi miei pari) e meno buona (perché […] continua a leggere »

A goddamned bunker


In questi giorni mi sembra che lo scrivere di un’attività (in apparenza) frivola come il golf possa parere irriverente e quasi blasfemo. Tuttavia ho letto tutto quel che potevo sul disastro che colpisce ciascuno di noi; e poi ho pensato che la vita va avanti, e che la cosa migliore che potessi fare era scrivere un post leggero ma attento.

Riporto dunque qui a seguire un passo tratto da questo splendido, ancorché datato, libro, la cui recensione apparirà sul numero di ottobre di “Il Mondo del Golf Today”. Protagonista è il colonnello Bob Jones, padre del famoso golfista, durante il primo giro che fece all’Augusta National nel 1932 in compagnia del figlio e di Clifford Roberts. La traduzione a seguire è mia.

A small pot bunker was originally positioned in the center of the eleventh fairway at roughly the distance of a reasonable drive. The bunker, which could not be seen from the tee, was Jones’s idea. He had wanted the course to have an hazard that could be avoided only with good […] continua a leggere »

John Feinstein, The Majors

Majors
Sto leggendo in questi giorni The Majors. In Pursuit of Golf’s Holy Grail. È una perfetta lettura estiva sia per l’argomento, una commistione di storia e cronaca dei quattro major, sia per la leggerezza della penna di John Feinstein (autore di tantissimi libri di successo in tema golfistico, due dei quali avevo recensito qui e qui).

Il volume si inserisce nell’appassionantissimo filone dei racconti delle grandi imprese golfistiche. Il gran peccato, per noi, è che tale filone non esiste in italiano, data la misura minima del mercato: tocca quindi leggere in inglese. (Ho già parlato tante volte qui di questo problema, ma temo che una soluzione non sia in vista almeno nel prossimo immaginabile futuro.)

Il suo limite principale risiede nel fatto che è concentrato soprattutto sugli accadimenti del 1998 (il libro uscì l’anno successivo), e dunque finisce per perdere un poco del suo significato se guardiamo le cose in prospettiva. Cionondimeno per noi malati di golf la lettura delle gesta dei nostri beniamini – anche quelle un poco ingiallite dal tempo – è sempre interessante. […] continua a leggere »

Ho tirato qualche somma

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Sono stato in campo pratica, mercoledì, per una di quelle sessioni che una volta erano la regola e ultimamente sono state abbastanza latitanti. (Cambierà, suppongo; ma in questi ultimi mesi è stato così.) Ho tirato 96 palline, di cui circa 80 col drive perché volevo sperimentare le varie posizioni della testa, e ciò facendo ho tirato qualche somma:

il mio swing è brutto: mi sono fatto un video, l’ho guardato e ho visto che sia nei colpi disarmonici che in quelli meglio riusciti è comunque qualcosa che non si può vedere (“People are going to swing the way they are going to swing”, come dice Peter Jacobsen in questo libro – la cui recensione completa sarà su “Il Mondo del Golf Today” di settembre);

in ogni caso è efficace, perché se sono arrivato ad avere un handicap discreto e poi a mantenerlo significa che il gioco nel suo complesso, nei limiti del mio essere dilettante, c’è (ieri ne ho tirati 77 facili, per dire – con i green carotati da pochissimo e conseguenti 33 putt, che […] continua a leggere »

Da quando avevo 12 anni

Five Lessons
(La traduzione italiana della lunga citazione che inserisco a seguire si trova qui, grazie ad Andrea Gandolfi. Il grassetto è mio. Del secondo putt che Ben Hogan tirò in quell’occasione ho parlato qui.)

Twenty-five years ago, when I was 19, I became a professional golfer. I suppose that if I fed the right pieces of data to one of our modern “electronic brain” machines it would perform a few gyrations and shortly afterwards inform me as to how many hundreds of thousands of shots I have hit on practice fairways, how many thousands of shots I have struck in competition, how many times I have taken three putts when there was absolutely no reason for doing so, and all the rest of it. Like most professional golfers, I have a tendency to remember my poor shots a shade more vividly than the good ones – the one or two per round, seldom more, which come off exactly as I intend they should.

However, having worked hard on my golf with all the mentality and all […] continua a leggere »