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Mi prendo una pausa

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Domenica sono tornato sul “luogo del delitto”, con un risultato discreto: 77 colpi (13 par e 5 bogey) e nuovo handicap 3,7. È stato bello, intenso, interessante – ma non “magico”. Ovvero, ho avuto la sensazione che fosse quasi un lavoro. Il che mi pare una cosa pericolosa.

Allora ho pensato di anticipare ciò che già avevo intenzione di fare: staccarmi, anche complici le vacanze, per qualche settimana dal golf giocato. Non dalle letture, non dal blog e non dall’idea di golf che ho: ma semplicemente togliermi per un po’ dal “circolo vizioso” delle gare, dell’ansia del risultato, di essere costretto (di costringermi, più precisamente) a fare bene.

Ora viene l’estate (si suppone e si spera, almeno), ci sono tante altre attività che attirano la mia attenzione: le lunghe scarpinate (e nel mio rifugio tra i monti e nella mia patria seconda), la corsa, la bici e la canoa. Il tutto senza particolari “doveri”, ma fatto per la pura gioia del farlo.

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Ho giocato a golf

Ho giocato a golf
Domenica 27 luglio, secondo giro dei campionati piemontesi individuali. Il primo giro era stato un anonimo 81, sia pure con sensazioni positive (ma con tee shot erranti e troppi pochi green presi, e di conseguenza il gioco corto sempre sollecitato: anche se alla fine i putt sono solo stati 28 a giocare sempre in recupero prima o poi sbagli, è matematico).

Domenica parto bene – 4 par –, mi sento bene, ho voglia di giocare nonostante tutto. Non penso a nulla, solo a fare dei bei colpi. Alla 5 imbuco un bel putt da 6 metri per il birdie che mi dà la carica. Bogey alla 7 e birdie alla 9 per finire le prime in -1.

Seguono 3 par (con un disturbo a volte più che leggero per il litigio a voce bassa ma lunghissimo tra uno dei miei compagni di gioco e la fidanzata che lo seguiva – mai mescolare gioco e amore, direi –, ma scelgo di non farmi influenzare e non dico nulla) e un bogey […] continua a leggere »

Biografie dei grandi del golf

Arnold Palmer
Il post di oggi è una meditazione “filosofica” sul leggere di golf. Il motivo scatenante è questo libro, la principale biografia esistente su “The King”. Tecnicamente è un’autobiografia; in realtà è stata scritta da quel mago che è James Dodson ed è il frutto di tre anni di conversazioni e ricerche in casa Palmer sul finire degli anni Novanta.

(Dodson è anche l’autore della biografia autorizzata del mio “mito” – a proposito, è un po’ che non ne parlo ma è spesso nei miei pensieri.)

Dei golfisti passati alla storia, Palmer non è mai stato tra i miei favoriti; ma sono simpatie, non c’è un motivo vero. Questo libro mi ha aiutato ad approfondire l’aspetto che più mi piaceva e mi piace di lui, quel suo essere un vero signore, un raro gentleman, sul campo e, soprattutto, fuori.

(Ricordo di aver letto da qualche parte che Palmer un giorno stava per pattare quando un bambino si mise a parlare. La mamma lo zittì. Lui si rimise […] continua a leggere »

Esercizi per vincere la noia del campo pratica – paragrafo 1, il putt

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A volte io stesso, che frequento il campo pratica almeno cinque giorni la settimana, mi sento annoiato da tutta la pratica che faccio, perché mi pare che non sia davvero utile ripetere all’infinito un gesto. Più precisamente: non che non sia utile, ma che il nostro cervello ad un certo punto si rifiuti, ostinato come un mulo, di andare oltre e di accettare informazioni che potrebbero migliorare le prestazioni in campo.

Allora un ottimo sistema per superare questo impasse è quello di rendere il campo pratica un campo a tutti gli effetti, tramite degli esercizi (dei giochi, piuttosto) con un punteggio, ovvero che diano feedback immediato e possano dunque essere presi come pietre di paragone per esercizi successivi. Il tutto in maniera sì giocosa ma molto impegnata e seria.

Ciò premesso, questo è il primo di una serie di quattro post (non consecutivi, perché gli argomenti di cui dire sono sempre tanti e non me la sento di “bloccare” il blog per quattro settimane di fila) in cui suggerisco degli esercizi-gioco da applicare in campo pratica. Oggi iniziamo dal putt.

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Il segreto nei putt punghi

Un anno fa scrivevo:

ora mi è chiaro che i putt lunghi richiedono un movimento in parte diverso rispetto ai putt di corta e media distanza. Anche se non sono ancora conscio delle differenze (ma continuo a studiare!), so per certo che è così.

Bene, provando e riprovando credo di essere arrivato alla soluzione. Che è questa:

La differenza di movimento nei putt lunghi (da un minimo di 10 metri in su) sta nel fianco e nella spalla destri che scendono all’impatto, quasi a simulare uno swing.

Questo significa guardare la palla partire da sotto, ed è un riflesso del fatto del tenere giù la spalla destra nei putt di media e corta distanza (un trick su cui sto lavorando e di cui dirò più avanti).

Chiaramente, aver scoperto questo fatto – che non pretendo abbia valenza universale, ma vedo che per me funziona – non significa aver cristallizzato un movimento; e questo perché il movimento del putt, come del resto lo swing, è una cosa viva, assolutamente viva. Però vuol dire aver messo un punto fermo importante, sia pure ad un meccanismo che sarà certamente da mettere a punto e […] continua a leggere »

Dove vado da qui?

Ho preso parte, lo scorso fine settimana, ad una gara presso il mio circolo. Era una cosa che non mi succedeva da tantissimo tempo, perché quest’anno mi sono dedicato soprattutto alla gare presenti nel calendario della Federazione; e ciò a sua volta accade perché desidero competere con golfisti che abbiano abilità grossomodo simile alla mia. Ovvero preferisco essere l’ultimo o tra gli ultimi in una gara che non essere tra i primi e quindi di fatto non avere competizione; e questo perché per me il golf è prima di tutto sfida con me stesso e con il campo.

Il risultato è stato, sostanzialmente, pessimo: un +10 con quattro [sic] doppi bogey. Ho riflettuto a lungo su quanto accaduto, e ho tratto due considerazioni fondamentali: una che spiega questo risultato, e l’altra che parla del futuro di questo mio golf.

La prima considerazione, a spiegazione del risultato di sabato scorso, riguarda la mente. Prima di una gara io mi rendo conto benissimo, tramite il mio feeling, di quanto sono allineato (o meno) rispetto alla gara stessa, ovvero quanto la concentrazione, gli obiettivi sono verso la gara che sto per cominciare e quanto invece la mente […] continua a leggere »

Bogogno, campionato nazionale mid-amateur

La settimana scorsa ho raccontato della prima parte di questa gara, oggi dico del resto.

Iniziamo dal fondo, il risultato: 82 – 82 – 81 e T40 finale (un po’ peggio dell’anno scorso, dove con 240 colpi finii T30).

Ma se i primi due giri sono stati molto anonimi, il terzo è stato di tutt’altra pasta. L’errore grosso, alas!, è stato di spedire due palle in acqua di fila alla 17 per un quadruplo finale. Tolta quella buca (che comunque non è punto poco!) fa un discreto +5; ma al di là del risultato il mio gioco è stato consistente, mi sono divertito molto perché riuscivo a fare quel che volevo.

Della 17, un par 4 dogleg a sinistra con acqua davanti per i primi 180 metri, il che obbliga a rischiare un drive diritto oppure tenersi prudentemente sulla destra, ricordo il tee più basso del solito nel primo colpo; la cosa grave è stata però rifare lo stesso, medesimo errore col colpo seguente. Non accettabile. Non mi sono arrabbiato però: that’s golf, and that’s life.

Tra le note positive un campo assolutamente fantastico e un’accoglienza degna dell’occasione (di entrambi ho già […] continua a leggere »

Notizie da Bogogno

Bogogno
È in corso, fino a domenica, il campionato nazionale mid-amateur. Della gara dirò la settimana prossima tirando le somme, ma oggi desidero fare qualche commento.

Prima cosa: ho apprezzato tantissimo il fatto che la nostra Federazione abbia dedicato questo campionato a Mario Camicia per il maschile e a Maria Pia Gennaro per il femminile. (Di lui parlai qui, di lei tante volte ma in particolare qui; la “mia” rivista ricorda la gara qui.)

Stanotte sono stato in un tristissimo albergo della zona, e mi chiedevo: vale davvero la pena lasciare la famiglia, spendere dei soldi, del tempo e della fatica, rimanere da soli per una gara, sia pure relativamente importante? È un problema che mi si ripresenta ogni tanto, acuito dal fatto che il mio handicap non è basso come vorrei. (Anche Dan McLaughlin ha i miei stessi problemi, in fondo.) Ne riparlerò.

La notte è stata lunga: non […] continua a leggere »

Il tuo golf è un processo senza fine – capitolo I, il putt

Adam Scott
Dunque. Ci sono delle fasi in cui mi pare di arrivare grossomodo ad un punto fermo nel golf, di capire più o meno qualcosina dello swing, del gioco corto, del putt (non tutto insieme, per carità – troppa realtà mi sotterrerebbe!). Mi era successo l’anno scorso – splendida sensazione, dopo dieci anni, quella di intuire che avevo raggiunto un minimo di controllo sul mio movimento –, mi ricapita in questo periodo con il putt.

Il putt – i miei venticinque lettori lo sanno – è sempre stato il mio punto forte, quello dove non temo la concorrenza di chicchessia. Ebbene, ragionando e riragionandoci sopra, provando e riprovando, leggendo e soprattutto riflettendo mi rendo conto di avere delle intuizioni, delle sensazioni, dei pensieri che sono ancora da elaborare – golf is a game of circles, dopotutto – ma che possono portare ad un sistema sensato e per me e traslabile ad altri.

L’occasione scatenante è stato un commento casuale, una sera, di Roberto Zappa durante il The Players: ad un telespettatore […] continua a leggere »

Del disincanto

Guardo il movimento del golf nel suo complesso – dai vari tour al giocatore della domenica mattina –, e cerco di capire che cos’è che non va. Perché la Francia ha 400mila golfisti, la Germania 600mila e noi solo 100mila, con economie e società paragonabili?

Poi guardo il campo e il campo pratica del mio circolo, e inizio a intuire qualcosa.

Il campo del mio circolo ha la tendenza chiara e netta, negli ultimi anni, a diventare più facile. Vengono abbattuti degli alberi senza che altri ne vengano piantati, vengono costruiti dei nuovi tee a semplificare delle buche che di difficile hanno ben poco. Sospetto che non sia un caso isolato.

Il campo pratica è spesso sostanzialmente deserto. Al limite il golfista pensa che la soluzione sia nel marketing dei bastoni, ovvero che il miglioramento non passi per la polvere del campo pratica ma piuttosto per il nuovo drive da 400 euro. E infatti in campo pratica si sente molto di più lo zing di un drive che non il suono di un putt da tre metri, o di un approccio da quaranta. (Ho fatto uno shank imperiale, ieri mattina alla 14 di Monticello, col lob da 47 metri dall’asta […] continua a leggere »