Ultimamente parlo un po’ troppo di me, ma le due ultime gare sono state prove convincenti e desidero condividerle.
1. La penultima: Ciliegi, sabato 23. Ci sono tornato per via dell’acqua alla trentaseiesima buca della settimana prima, che mi era rimasta sul gozzo. 73 colpi finali, ottime sensazioni lungo tutto il giorno ma è la 18, appunto, il luogo in cui ho avuto la mia completa rivincita sul campo.
Ero a +1 in quel momento (un doppio, 2 bogey e tre birdie), e la 18 in sé è sempre un momento delicato quando stai giocando bene. La settimana prima ero finito in acqua con un colpaccio col legno 3, ma avevo calcolato che avrei preso comodamente il fairway anche con un ibrido 19°, per poi tirare al green con un ferro 9 anziché con un pitch. Problema: apro il colpo, la palla tocca una pianta e torna indietro. Sono in rough a 170 metri dall’asta con l’acqua davanti. Non penso nemmeno per un momento a un lay up, perché snaturerebbe l’essenza del mio golf in un campo che conosco così bene. L’ibrido 24° batte in green qualche metro prima dell’asta ma naturalmente corre, si arrampica dietro al green e… […] continua a leggere »







