Due gare, mille sensazioni

Ultimamente parlo un po’ troppo di me, ma le due ultime gare sono state prove convincenti e desidero condividerle.

1. La penultima: Ciliegi, sabato 23. Ci sono tornato per via dell’acqua alla trentaseiesima buca della settimana prima, che mi era rimasta sul gozzo. 73 colpi finali, ottime sensazioni lungo tutto il giorno ma è la 18, appunto, il luogo in cui ho avuto la mia completa rivincita sul campo.

Ero a +1 in quel momento (un doppio, 2 bogey e tre birdie), e la 18 in sé è sempre un momento delicato quando stai giocando bene. La settimana prima ero finito in acqua con un colpaccio col legno 3, ma avevo calcolato che avrei preso comodamente il fairway anche con un ibrido 19°, per poi tirare al green con un ferro 9 anziché con un pitch. Problema: apro il colpo, la palla tocca una pianta e torna indietro. Sono in rough a 170 metri dall’asta con l’acqua davanti. Non penso nemmeno per un momento a un lay up, perché snaturerebbe l’essenza del mio golf in un campo che conosco così bene. L’ibrido 24° batte in green qualche metro prima dell’asta ma naturalmente corre, si arrampica dietro al green e… […] continua a leggere »

Ritorno alle origini


Sabato e domenica scorsi sono tornato alle radici prime del mio golf. Ero stato in campo ai Ciliegi per l’ultima volta il 12 luglio 2014. Ho provato sensazioni strane e bellissime, che cerco ora di mettere in parole.

La prima cosa, la più importante: sono stato accolto calorosamente da tantissime persone che non vedevo da tempo, e che sono state gentili e amichevoli con me. Questo mi ha fatto un grande piacere, perché mi ha ricordato che dieci anni in un luogo non passano invano.

Poi, dirò che il campo è in condizioni splendide: in entrambi i giorni mi hanno accompagnato paesaggi magnifici, bei fairway e green curati come è nella consuetudine del luogo.

Per i due giorni di gara sono stato rapito dalla bellezza del luogo, una bellezza che un tempo mi era familiare. Già, c’era un alone di malinconia in me, che stava tra il montiano “non tornare a Monesiglio” e il montaliano “noi, della razza / di chi rimane a terra”.

Qualche parola, infine, va spesa anche sul mio gioco. Il risultato finale (78 […] continua a leggere »

Una “semplice” rivoluzione

Domenica scorsa, in gara alla Margherita, ho messo in pratica un semplice cambiamento sperimentato in maniera del tutto casuale in campo due giorni prima e poi provato in campo pratica il giorno seguente. Sono passato, infatti, da qui:
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a qui:
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Non so se è una cosa piccola oppure importante, non so ancora giudicare – time will tell. So però perché è successo che io abbia spostato la posizione della palla rispetto alla testa del bastone in partenza dal centro (dov’è logico e naturale che stia) alla punta: qualche anno fa avevo notato, soprattutto col drive, che quella posizione favoriva un impatto più vicino allo sweet spot. Da lì avevo esteso l’accorgimento a tutti i bastoni; anche, ma per fortuna per breve tempo, al putter.

C’era stato l’avallo di un maestro in ciò, e altri maestri in seguito possono aver notato la cosa ma non mi hanno detto nulla. Per me è diventata dunque nel tempo una caratteristica naturale, […] continua a leggere »

Un Re è per sempre

Il Masters è una gara a sé, questo lo sappiamo – l’atmosfera è unica, non c’è molto da aggiungere.

La storia del primo giorno per me è una sola: la presenza di Arnold Palmer sul primo tee, alle 8.05 ieri mattina, ora di Augusta, a guardare, seduto, gli altri due honorary starter, altre due leggende al pari suo, aprire ufficialmente la competizione.

La sua compostezza, il suo sguardo. I suoi pensieri.

Cinque anni fa lasciò scadere, senza rinnovarla, la sua licenza da pilota. Accettare la vita che passa, il tempo che scorre.

Questo video dice molte cose.

Not driving this year, but forever a part of the Masters tradition, please join me in a welcome, a salute and a heartfelt thank you to our four-time Master champion, Mr Arnold Palmer.

I suoi occhi lucidi. Suona come una specie di addio, ma un Re è per sempre.

Keep grinding…

… ma che fatica.

Ieri prima gara dell’anno, al mio circolo (in realtà avevo già fatto gara domenica, ma questa era la prima valida per l’handicap).

Iniziamo dal fondo: 76. Che non è un numero malvagio, certo; ma l’handicap è passato da 3,9 a 3,8. Una miseria, una briciola. Ieri sono stato in the flow per tutte le cinque ore di gara, mi sono goduto fino in fondo ogni colpo, ogni volo di palla, ogni rimbalzo; e i numeri però non mentono.

Ho fatto cinque bogey e un birdie. Il campo era facilissimo. I cinque bogey sono stati frutto di due errori di swing, due errori di strategia e un brutto rimbalzo: tutte cose comprensibili e accettabilissime.

Il punto però è che io non posso al momento giocare molto meglio di così. Insomma un 76 può abbastanza facilmente diventare un 74, ma per farlo diventare un 71 o 72 occorre molto più lavoro del tantissimo fatto in questi anni.

Vale la pena, io sempre lì a pensare come migliorare un passaggio dello swing? Io con i miei 48 anni (e mezzo, anche il mezzo conta) e considerando che l’enorme quantità di pratica fatta fino a oggi mi ha portato “soltanto” […] continua a leggere »

Notizie dal diluvio

swing
Ho un po’ di scoramento riguardo al mio swing. È una sensazione che certamente a comune a tanti golfisti e che ora – prendendola un po’ larga – cercherò di descrivere.

Qualche giorno fa ho fatto, dopo tanto tempo, una lezione. La sera ho visto il video. E il giorno dopo, in maniera indipendente dal primo fatto, ho fatto grazie a un amico che i lettori di questo blog conoscono un’analisi col Trackman.

Tutto ciò ha portato tante informazioni che a me richiedono tanto tempo per essere elaborate, e quindi sono un poco confuso al momento. Ma insomma la polvere si sta depositando, e il quadro emerge.

Prima cosa: guardo il video di me che swingo e mi sembra una cosa bruttissima.

Seconda cosa: guardo i dati, i freddi numeri che escono dal Trackman, e ho conferma di due fatti macroscopici che già so – che coi ferri arrivo dall’esterno e che col drive l’angolo di attacco è pesantemente negativo.

Allora mi dico: ma come? Tutte queste migliaia di ore di pratica, e riflessioni e sogni e […] continua a leggere »

Jack Nicklaus, My Story

JN
Iniziamo dalla fine, ovvero dall’ultimo capitolo di questo libro, The Most Fulfilling. Jack Nicklaus descrive il Masters del 1986 e la sua incredibile e storica vittoria, con soddisfazione evidente e senso di rivincita soprattutto verso i critici che a 46 anni e majorless da sei anni lo ritenevano “finito”.

Ma tutto il libro, peraltro ormai datato, è una lettura godibilissima dell’avventura sportiva e professionale di Nicklaus, dei suoi successi e anche dei fallimenti: è vero che ha vinto 18 major, o anche 20 a seconda di come si conta, ma è altrettanto vero che nei major è arrivato 19 volte secondo (di cui una come dilettante, allo US Open del 1960 in cui giocò il giro finale con Ben Hogan).

Nonostante le sue oltre 500 pagine, è un libro di lettura scorrevole, anche perché la mano esperta di Ken Bowden si sente, e come!

Non c’è molto da aggiungere, perché l’irripetibile carriera di Nicklaus parla da sola; ma questa lettura mi ha felicemente accompagnato per un paio di settimane. E nella mia libreria, che ha tre […] continua a leggere »

Domande e risposte sul golf

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Oggi segnalo questo articolo di Emmanuele Macaluso, esperto di marketing, per gli aspetti positivi che può avere nella rinascita del golf italiano. E lo faccio commentando alcune tra le soluzioni che propone.

(Io, incidentalmente, alcuni spunti li avevo già espressi qui.)

La prima soluzione che Macaluso suggerisce è quella di “inserire il circolo all’interno di un contesto turistico di incoming attivo (marketing turistico)”.

Questo lo condivido pienamente. Già nel 2012 scrivevo:

Pensiamo allo sviluppo che regioni come la Calabria, la Puglia e la Sicilia potrebbero avere quando il golf fosse inserito in un programma organico di crescita, basato innanzitutto sul turismo. Ci sono in quelle terre ricchezze che il mondo intero ci invidia.

Futuregolfersmr
Altro punto interessante sottolineato da Macaluso:

Bisogna rendere il socio fiero di far parte del proprio circolo e del suo brand.

E questo lo sposo in pieno, in primis da un punto di […] continua a leggere »

High numbers, nice feelings

Mercoledì sono andato in campo per un deludente 81. Nel golf you are your numbers, si sa, e 81 nel tuo campo è un giro da archiviare subito senza tante storie.

Però… però ci sono due considerazioni che voglio fare.

La prima, e più importante, riguarda le sensazioni provate sullo swing, che erano eccezionali, decisamente superiori alla normalità. Insomma lo swing di mercoledì era a posto, e ricordo in particolare due colpi magnifici: un ibrido 4 da 170 metri, che ho preso assolutamente nel centro e con uno swing diritto all’obiettivo, e che è atterrato a 3 metri dalla buca dopo un volo alto e lì si è stampato; e un sand molto verticale a 60 metri circa dalla buca che, carico di spin, è atterrato 4 metri oltre ma poi, complice anche il green in discesa, è tornato indietro fino ad altezza buca. Questi sono buoni anzi ottimi segni di uno swing che funziona; anche se vale sempre il discorso che lo swing è una cosa viva, che cambia di giorno in giorno.

La seconda considerazione, che suona quasi come una scusa e diventa quindi un tipico discorso da diciannovesima buca, riguarda il putt: in undici casi – così […] continua a leggere »

Il ritmo gara

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Il fatto che la stagione delle gare sia alle porte significa che il lavoro invernale deve considerarsi pressoché concluso (certo, sappiamo bene che il lavoro sullo swing è una storia senza fine, ma insomma a un certo punto bisogna mettere un punto fermo). Ovvero: d’inverno si è lavorato, si sono provati nuovi colpi, si sono interiorizzate nuove sensazioni (proprio in questi giorni pensavo che il lavoro che ho fatto in questi mesi sul mio swing equivale a tante lezioni, perché ha portato consapevolezza e tecniche nuove); ora è tempo di passare dal training mode al trusting mode, per usare sintagmi cari a Bob Rotella (Golf Is Not a Game of Perfect).

Non è che si smetta di lavorare sul proprio gioco, ma si passa alla “modalità gara”. In fondo il golf non è mica il campo pratica! (E lo dice uno che in campo pratica pianterebbe la tenda.)

Per fare questo, ho sentito nei giorni scorsi la necessità di fare un certo numero di giri completi, proprio per acquisire il ritmo di gara che mi garantisca […] continua a leggere »