Non mi interessa più tanto, o quantomeno molto meno di un tempo, il mio golf giocato nelle gare. È una sensazione che mi porto dietro da qualche tempo, e ho cercato di analizzarla.
Ecco, questo accade perché il mio livello di gioco ormai è stabile, e non potrà migliorare più di tanto, se non tramite un deciso programma di allenamento che richiederebbe tempo e denaro che non ho, e che difficilmente – in ogni caso – sarebbe saggio spendere in questa maniera. Sì, mi sovvengono alcune storie di golf come quella raccontata da Bob Rotella in Golf is a game of confidence (vado a memoria), in cui un giovane pensionato con tanto tempo libero e tanti soldi e tanta passione riuscì a vincere il campionato senior del suo stato; ma quella è una bella storia, di fronte a me ho la realtà.
C’è anche un fatto tecnico: alla milionesima pallina tirata ormai mi è chiaro che certi difetti nello swing, certi aggiustamenti e compensazioni, sono così radicati che non è ragionevole supporre verrebbero erasi da un lungo programma di allenamento, proprio perché la base è quella che è (se inizi a giocare a golf da adulto puoi anche diventare bravino, […] continua a leggere »