Tag: consigli non richiesti

L’importanza (relativa) del gioco corto

Every Shot Counts
Innanzitutto devo ringraziare Mauro, che credo sia il lettore più fedele di questo blog, per avermi suggerito di spostare questo libro in cima alla mia lista “e di leggerlo il prima possibile”.

Detto fatto (ah, quant’è facile comprare libri con il Kindle! Il problema viene semmai dopo, perché io adoro i miei “vecchi” e tradizionali libri di carta). Ho iniziato subito a leggerlo. Certamente ne farò una recessione approfondita in futuro, quanto l’avrò terminato e assimilato, ma per oggi vorrei concentrarmi su un punto sul quale ho spesso riflettuto, e che è anche uno dei cardini di questo volume: quanto è importante il gioco lungo nel gioco complessivo di un golfista?

La mia idea è questa: è molto importante per gli handicap alti e bassi, meno per quelli medi.

Ovvero: per un handicap fino a 20-25 è fondamentale, perché se non riesci a mettere la palla in pista non puoi proseguire, in gara segni una sfilza di X e di fatto perdi motivazione.

Per un handicap medio, diciamo dai 20 ai 5 (mi rendo conto che la mia definizione di […] continua a leggere »

Di nuovo in campo pratica

deliberate-practice
L’ultimo giorno in cui sono andato in campo, a tutt’oggi, è stato il 3 agosto (avevo vinto, by the way), mentre l’ultimo giorno di pratica prima della pausa estiva è stato il 16 agosto. Da lì sono seguiti 22 giorni interi senza che prendessi in mano un bastone. L’ho fatto per scelta, perché volevo fare altre cose interessanti (le vacanze, ovviamente; ma anche la corsa, le lunghe camminate, la canoa, lo yoga) e soprattutto perché ormai so che un paio di pause lunghe l’anno sono beneficiali per il mio golf.

Anche questa volta è stato così. Lunedì scorso sono tornato in campo pratica e, al di là del fatto che ho imbucato i primi due putt (da 7 metri, ma può essere stata una combinazione) le sensazioni sono subito state positive.

Anche perché il segreto dello staccare non sta nel mettere il soffitta il golf, ma nel guardarlo da una prospettiva diversa: io per i primi giorni l’ho semplicemente lasciato a se stesso, perché sentivo la necessità di “depurarmi” dalle scorie che la ricerca del […] continua a leggere »

Esercizi per vincere la noia del campo pratica – paragrafo 4, il drive

long drive
Ecco il quarto (e ultimo) articolo della serie. L’argomento è sempre il medesimo: come rendere la pratica più avvincente, e paragonabile al gioco vero e proprio. Ho parlato del putt qui, del gioco corto qui e dei ferri qui. (Questo ordinamento deriva dal fatto che un gioco solido si costruisce a partire dalla buca e tornando indietro verso il tee. Lo stesso Nicklaus diceva che dovendo affrontare un campo nuovo la prima cosa che faceva era andare sul green e da lì visualizzare la buca all’incontrario, proprio per immaginare meglio – “going to the movies”, nelle sue parole – i colpi che gli sarebbero serviti.)

Il tema di oggi è il drive. L’esercizio funziona così: si immagina (no, lo si visualizza proprio) un fairway largo venti metri, e vi si tirano dieci palle consecutivamente usando obiettivi […] continua a leggere »

Esercizi per vincere la noia del campo pratica – paragrafo 3, i ferri

Questo è il terzo articolo di una serie di quattro aventi l’obiettivo di stimolare la pratica superando la noia e rendendo la pratica stessa in qualche maniera paragonabile al campo (i due post precedenti, rispettivamente sul putt e sul gioco corto, si trovano qui e qui).

Oggi parliamo dei ferri. Il “gioco” si svolge in questa maniera: si simulano nove buche in campo pratica (le nove preferite del vostro percorso, o comunque nove buche che si conoscono bene e che piacciono). Si immaginano solo i tee shot e gli approcci al green, niente putt.

Per ogni fairway “preso” si conta un punto, lo stesso per ogni green. Alla fine delle nove “buche” si fa la somma. L’obiettivo delle sedute successive sarà di battere quel risultato.

Le variazioni a questo semplice schema possono essere molte, dipendono solo dalla nostra fantasia e dall’immaginazione (“immaginazione” è un concetto che ritorna infinite volte, in questo sport). Qualche anno fa feci una cosa simile immaginando Sanremo, e ne parlai qui.

L’idea […] continua a leggere »

Il tuo golf è un processo senza fine – capitolo I, il putt

Adam Scott
Dunque. Ci sono delle fasi in cui mi pare di arrivare grossomodo ad un punto fermo nel golf, di capire più o meno qualcosina dello swing, del gioco corto, del putt (non tutto insieme, per carità – troppa realtà mi sotterrerebbe!). Mi era successo l’anno scorso – splendida sensazione, dopo dieci anni, quella di intuire che avevo raggiunto un minimo di controllo sul mio movimento –, mi ricapita in questo periodo con il putt.

Il putt – i miei venticinque lettori lo sanno – è sempre stato il mio punto forte, quello dove non temo la concorrenza di chicchessia. Ebbene, ragionando e riragionandoci sopra, provando e riprovando, leggendo e soprattutto riflettendo mi rendo conto di avere delle intuizioni, delle sensazioni, dei pensieri che sono ancora da elaborare – golf is a game of circles, dopotutto – ma che possono portare ad un sistema sensato e per me e traslabile ad altri.

L’occasione scatenante è stato un commento casuale, una sera, di Roberto Zappa durante il The Players: ad un telespettatore […] continua a leggere »

Del disincanto

Guardo il movimento del golf nel suo complesso – dai vari tour al giocatore della domenica mattina –, e cerco di capire che cos’è che non va. Perché la Francia ha 400mila golfisti, la Germania 600mila e noi solo 100mila, con economie e società paragonabili?

Poi guardo il campo e il campo pratica del mio circolo, e inizio a intuire qualcosa.

Il campo del mio circolo ha la tendenza chiara e netta, negli ultimi anni, a diventare più facile. Vengono abbattuti degli alberi senza che altri ne vengano piantati, vengono costruiti dei nuovi tee a semplificare delle buche che di difficile hanno ben poco. Sospetto che non sia un caso isolato.

Il campo pratica è spesso sostanzialmente deserto. Al limite il golfista pensa che la soluzione sia nel marketing dei bastoni, ovvero che il miglioramento non passi per la polvere del campo pratica ma piuttosto per il nuovo drive da 400 euro. E infatti in campo pratica si sente molto di più lo zing di un drive che non il suono di un putt da tre metri, o di un approccio da quaranta. (Ho fatto uno shank imperiale, ieri mattina alla 14 di Monticello, col lob da 47 metri dall’asta […] continua a leggere »

Clubfitting

iron
Nelle settimane scorse ho fatto, per la seconda volta in vita mia, il fitting dei miei bastoni. Oggi parlerò soprattutto dell’utilità che questo passo può avere per il golfista.

Innanzitutto, la prima volta per me era stata quasi tre anni fa, in previsione della preselezione di Nepi (i famosi “giri”), ma per diversi motivi che non starò qui a elencare ero rimasto profondamente insoddisfatto del servizio ricevuto dal precedente fornitore. Questo mi aveva allontanato dalla cosa per diverso tempo.

Ma gira e rigira, il fitting ritorna. Il fitting dei bastoni è fondamentale a tutti i livelli, e soprattutto per il golfista di handicap medio/alto: pare un controsenso, ma un bravo golfista potrebbe giocare più o meno con qualunque attrezzo, mentre gli attrezzi giusti contribuiscono a togliere parecchi colpi a chi colpi ne ha ancora tanti.

Il problema di fondo è la situazione asfittica del golf in Italia, per cui questa attività è di fatto una nicchia della nicchia. Ma tant’è; un paio di mesi fa mi sono deciso, epperò avevo il problema di trovare una persona seria, preparata e competente […] continua a leggere »

Andrea Zanardelli sul late buckle

late buckle
Andrea Zanardelli è un maestro che non ha certo bisogno di presentazioni: i suoi video di spiegazioni tecniche sono ormai famosi tra i golfisti italiani.

Ma oggi vorrei segnalarne uno che in particolare mi ha colpito. Il video analizza un problema tipico di tanti golfisti, il late buckle (sintagma che potremmo tradurre letteralmente con “cedimento tardivo”): ovvero il cedimento della gamba sinistra all’impatto (qui un altro punto di vista sul fenomeno).

All’impatto, dice Andrea, il fianco sinistro deve tendere verso l’alto, e quindi la gamba sinistra (ovviamente il ginocchio in particolare) si deve distendere, perché questa è la maniera per tenere le mani davanti alla faccia del bastone al momento dell’impatto.

In campo pratica, l’idea dovrebbe essere quindi quella di pensare solo a tenere la gamba sinistra distesa all’impatto (avere più di un singolo pensiero durante lo swing porta a sicura confusione).

I possibili rimedi sono due:
– le lezioni, ovviamente;
– la preparazione atletica.

Complessivamente la ritengo un’ottima illustrazione, che a me è servita […] continua a leggere »

Golfisti senior: c’è ancora speranza

Old Tom Morris
Quando ho preso in mano per la prima volta un bastone da golf avevo 36 anni suonati, e non costituisco certo un’eccezione: per una serie di ragioni storiche di non facile soluzione (almeno non immediata, ovvero che richiederebbero programmazione a lungo termine, visione, investimenti – ma di questo parleremo un’altra volta), è normale avvicinarsi al golf da adulti. La scioltezza del movimento dunque, quella che invidiamo nei ragazzini, non è qualcosa di naturale per noi, ma un che di appiccicato – faticosamente! – negli anni.

E quando, passato del tempo, sono diventato bravino, in maniera logica e conseguente mi si è posta una questione: quando questa leggerezza di swing così faticosamente conquistata comincerà a lasciarmi? Ovvero quando comincerà il declino?

Ebbene, su questo fronte ci sono buone notizie. Segnalo sul tema questo articolo, la cui lettura raccomando a qualunque golfista abbia più di quarant’anni. È un’indagine statistica approfondita condotta su giocatori del PGA Tour allo scopo di vedere il declino nelle […] continua a leggere »

Sensazioni

VLUU L110 / Samsung L110
Il succo è questo: l’anno scorso il mio handicap è sceso in maniera decisa perché la mia pratica è cambiata.

Ovvero: sono riuscito a diventare molto meno meccanico e a basarmi molto di più sulle sensazioni. Non è, per fare un esempio, questione di tirare cento ferri 6 tutti uguali, tutti dritti, tutti più o meno perfetti, quanto piuttosto di coprire una medesima distanza con dieci bastoni differenti.

Provare, ad esempio, a fare 100 metri col drive, o a colpire di volo un obiettivo posto a 40 metri col ferro 6. Per esempio.

La mia pratica di oggi è molto più creativa. Questa è una chiave fondamentale per andare oltre, per superare i propri limiti.

E poi c’è la parte mentale, naturalmente. Per esempio, il passare da un handicap tre virgola ad uno due virgola è per il 90% lavoro mentale. Ci sto lavorando da tempo, è il mio obiettivo del momento; seguo l’insegnamento di Bob Rotella e me lo sogno. Ma so che non ci arriverò raddoppiando la pratica: ci arriverò pensando nella maniera corretta […] continua a leggere »