Tag: consigli non richiesti

Lezioni e gare

Mi scrive un lettore, Omar Baccini:

Che ne pensi di fare lezioni di tecnica durante il periodo delle gare? Io noto che anche un piccolo cambiamento (grip, piano dello swing, rotazione dei fianchi eccetera) provoca un’instabilità dei colpi in gara. Premesso che devo ancora imparare bene tecnicamente, e a questo mi dedico con lezioni settimanali da uno dei maestri considerati al top in Italia, penso però che qualcosa non va. O forse dovrei non fare gare e migliorare la tecnica… sono un po’ confuso su questo. Tu come la vedi?

La mail era privata, ma col suo permesso la pubblico qui perché l’argomento è di interesse generale.

Dobbiamo subito dire che fare cambiamenti importanti in piena stagione non è saggio: e questo perché un cambiamento richiede tempo e pratica per diventare gesto naturale (diecimila ripetizioni è un numero certamente vicino al vero, e si veda anche quel che ho scritto qui).

Invece, il periodo giusto per i grandi cambiamenti è quello lontano dalle gare: e per la stragrande maggioranza di noi ciò vuol dire nel periodo che va tra ottobre e marzo, quando l’ansia da risultato non ci prende perché le gare sono diradate […] continua a leggere »

Mappare i green

green map
Nel golf si parla soprattutto di swing, ma è un fatto che le gare si vincono spesso sui green – non per nulla e non a caso si dice drive for show, putt for dough.

Ebbene, per pattare bene occorrono un’ottima tecnica (ovvio), un putt all’altezza della situazione (ovvero, non necessariamente da 300 euro ma dell’altezza, lie e loft adatti alle nostre caratteristiche) e la capacità di saper leggere bene i green.

Capacità che è sì arte, ma è anche tecnica; ovvero che si può acquisire e migliorare con la pratica (costante – non dimentichiamo l’insegnamento di Bob Rotella), ma anche con gli strumenti adeguati. Ecco come.

L’altra settimana ho iniziato a mappare uno dei nostri green. Sono andato sul green con carta e penna e ho cominciato a disegnarlo; poi ho segnato le pendenze; poi ho provato diversi putt per verificare le micropendenze.

Ma facendo questo mi sono reso conto che mi mancava qualcosa, ovvero che quel sistema artigianale non mi avrebbe portato lontano. Non basta la bolla da carpentiere che uso ogni […] continua a leggere »

Il lato atletico del golf

dustin-johnson-one-legged-squat
L’amico Fabio, commentando su FB il mio post della settimana scorsa, ha scritto:

Ecco, se dovessi mollare la bici, penso che potrei approcciare il golf. Verde, natura, quiete. Manca il vagabondaggio, ma si può ovviare variando i percorsi, credo. Difetta di lato atletico, ma forse sono io che non lo vedo. Peccato che sia miope come una talpa.

Allora, soprattutto con l’intento di sgombrare il campo da possibili malintesi, è necessario fare alcune considerazioni sull’aspetto atletico in senso proprio del golf.

Per iniziare, va detto che il golf può essere inteso come gioco oppure come sport. Nel primo caso è un’attività ludica (stare con gli amici, fare una passeggiata, respirare aria pura eccetera), assai onorevole e rispettabilissima, che corrisponde grossomodo alla percezione media che dall’esterno ne si può avere. Tuttavia noi qui parliamo della seconda attività, ovvero di chi gioca a golf per divertimento (ovvio), ma allo stesso tempo con l’intento di andare oltre i propri limiti, sfidare se stesso, darsi degli obiettivi e così […] continua a leggere »

Cuneo: 2013, l’anno della svolta?

Cuneo, green della 13
C’è poco da fare: Cuneo è un campo che adoro. A me ha sempre regalato sensazioni splendide, anche perché è parte integrante del mio progetto più largo, più complesso e più a lungo termine, la vita 2.0 nel mio rifugio tra i monti.

Ebbene, la notizia è di questa domenica: il golf club Boves riapre le sue porte anche per questa stagione. Il comunicato è sul sito, a firma del segretario Andrea Chiardola:

Cari amici,
Il Golf Club Cuneo riaprirà entro fine Marzo.
Abbiamo bisogno di tutti voi per far sì che il 2013 sia l’anno di svolta per questo bellissimo Circolo.
A breve verrà presentato anche un Calendario Gare e vi invito tutti a venirci a trovare e provare lo splendido percorso delle nostre 18 buche.

Cuneo, green della 6
Facciamo un passo indietro, per osservare il quadro generale. […] continua a leggere »

Alla ricerca del Santo Graal

The NEW Search for the Perfect Golf Club
Questa non è propriamente una recensione. Sì, qui parlo (anche) di un libro che mi ha interessato e appassionato molto, ma soprattutto perché apre un mondo immenso. C’è un mondo grandissimo dietro al fitting, un mondo che potrebbe/dovrebbe essere grande quanto le lezioni. Ma è solo una specie di scusa, un pretesto, un punto di partenza.

Ne avevo già accennato qui, conto di recensirlo su “Golf Today” di aprile; ma in sostanza quel che è importante è la stessa ragione per la quale la maggior parte dei golfisti non scenderà mai (per definizione) sotto un handicap medio. (Lamentazioni in questo senso si trovano per esempio nei libri di Bob Rotella, ma mi sembrano un po’ le Predichi inutili di einaudiana memoria.) L’handicap medio dei golfisti è sempre lo stesso, è oggi lo stesso di trent’anni fa – e non sarebbe scommessa difficile quella di credere che tra trent’anni sarà lo stesso di oggi e di sempre.

E dunque? E dunque il marketing del golf ci […] continua a leggere »

L’elusivo sweet spot

the elusive sweet spot
Sono sopraffatto dai pensieri.

Il problema con l’apprendimento, soprattutto degli adulti – e questo vale per il golf come per qualunque attività umana – non è tanto quel che non si sa (tutto si può imparare), ma quel che si sa.

Qualche settimana fa l’incontro con questo libro, la cui idea centrale è che non conti tanto uno swing bello ed elegante quanto l’impatto nello sweet spot con la faccia del bastone diritta il maggior numero di volte che sia possibile, mi ha fatto pensare molto.

Negli ultimi giorni poi, ho iniziato a leggere questo (ne parlerò presto) e un altro mondo si è spalancato. Qui il blog di Tom Wishop, l’autore: è molto tecnico ma mooolto interessante.

Dello sweet spot parliamo poco, ma è il centro di tutto. E lo sweet spot è solo un punto, un piccolo puntino. Da ciò discendono alcune considerazioni: per esempio il fatto che quando il […] continua a leggere »

Diario di bordo

Non so da dove mi arrivi l’idea, ma funziona e desidero condividerla.

Per la pratica non tengo statistiche, ma ho una sorta di “diario di bordo” dove mi annoto i pensieri che ritengo utili per correggere degli errori, cercando di legarli a delle sensazioni (es. una particolare luce che poteva esserci in quel momento, qualcosa che mi permetta di ancorare il pensiero).

È un semplice file di Word fatto a mo’ di blog, ovvero con i pensieri più recenti in cima (e dunque visibili più facilmente, secondo l’idea che le “scoperte” recenti sono più importanti rispetto alle passate).

Il sottinteso è questo: facendo tanta pratica capita di verificare che un particolare movimento fatto in una certa specifica maniera dà un determinato risultato.

(E normalmente ciò accade verso la fine delle sessioni, perché è proprio vero quel che dice Anthony Kim:

Even when you don’t want to hit that last bucket or two of range balls, physically you can, and then maybe you find something in that last part of the session. After a while, those somethings add up.
[Anche quando non vuoi tirare l’ultimo secchio o paio di secchi di palle, […] continua a leggere »

Amato bunker

Graeme McDowell hits his second shot out of the bunker on the eighth hole
Per vincere le paure bisogna prima definirle: questo è un fatto. La paura del bunker, che attanaglia troppi golfisti, ha molto dell’irrazionale; e questo si può comprendere. Tuttavia, a esaminare i fatti appare chiaro che questo è uno dei colpi più semplici nell’intera gamma del golfista: non devi nemmeno colpire la palla!

Eppure il problema resta. Come superare questo impasse?

Primo (ovvio) suggerimento: mezz’ora col maestro. Il rischio è che il gioco corto sia, come il putt, solo un pensiero laterale, un dettaglio dell’ultimo minuto nella mente del golfista. Mentre sappiamo bene che, se tutti i colpi hanno la loro importanza, la maggior parte dei colpi sono quelli che facciamo dai 100 metri in giù – e l’uscita dl bunker ha un’importanza capitale nella questione.

E il maestro può, in un tempo molto breve, togliere idee stratificate magari di anni dalla nostra testa. (Perché è chiaro che la tecnica è importante, ma la mente guida tutto quanto.)

Secondo punto: praticare! È fondamentale trascorrere mezz’ora ogni tanto – […] continua a leggere »

Io che da grande volevo fare il golfista di professione…


… ma quanti abissi ci sono tra me e loro? Vediamo un po’:

– un primo abisso c’è tra me, che posso essere ritenuto un ottimo dilettante, e un giocatore della Nazionale o comunque un ragazzo con handicap intorno allo 0 (il fatto che anagraficamente potrebbe essere mio figlio conta, certo, ma non è una scusante);

– un secondo c’è tra un ragazzo come quello e un giocatore professionista, per esempio dell’Alps Tour, qualcuno che gioca sempre intorno al par o sotto ma che, alla fine dell’anno, ha magari guadagnato 20mila euro in premi spendendone 30mila tra alberghi, viaggi, entry fee eccetera;

– un terzo abisso c’è tra quel professionista e un giocatore del tour maggiore;

– un quarto (e ultimo!) abisso c’è tra un giocatore del tour e un vero fenomeno.

Quattro abissi. (In effetti mi basterebbe passare i primi due…)

Il tempo che io dedico al golf giocato settimanalmente può essere di dieci-quindici ore; che è una gran fortuna ed è obiettivamente tantissimo, se paragonato a quel che può fare qualcun altro come […] continua a leggere »

EGA Handicap System – Guida sintetica

Conoscere le regole nel golf, si sa, è sia un dovere per il giocatore che – soprattutto – un aiuto e un vantaggio durante il gioco.

Ora la Federgolf distribuisce presso i circoli l’edizione a stampa di questa guida (il PDF è scaricabile qui), che è un riepilogo efficace di tutto quello che è importante sapere in fatto di handicap, EGA, CBA e compagnia cantando.

Raccomando la lettura. Di seguito alcuni commenti.

Intanto, nei Principi fondamentali si ribadisce un concetto che non sempre è applicato correttamente:

Ciascun giocatore farà del proprio meglio per conseguire il miglior risultato possibile in ciascuna buca di un giro valido.

E questo è un monito, chiaro, forte e inequivocabile, ai ladri di handicap, ovvero a coloro che tengono il loro handicap artificialmente alto con lo scopo di vincere le gare a coppie, a squadre, i match play pareggiati e così via. Egregi signori, il vostro comportamento non è ammissibile da un punto di vista di sportsmanship – vedete di darvi una regolata.

Poi, per quanto riguarda l’a volte temuto CBA (Computer Buffer Adjustment, che sostituisce il vecchio CSA e misura il grado di difficoltà media di una […] continua a leggere »