Tag: consigli non richiesti

La qualità dell’impatto


C’è, nella pratica dello swing, un punto che viene spesso trascurato: lo sweet spot.

Il fatto è che i bastoni moderni – grazie al concetto di peso perimetrale – perdonano parecchio i colpi presi fuori centro, e dunque la differenza tra un impatto nel perfetto centro e uno in una qualunque altra parte della faccia è sopportabile, nel senso che spesse volte produce un colpo più corto e non diritto ma comunque accettabile.

E tuttavia, nell’ottica del diventare i golfisti migliori che possiamo diventare, non è un punto che possiamo sottovalutare (anzi, si tratta proprio del punto per eccellenza). Il nostro impegno, la nostra araba fenice, deve essere quello di cercare di colpire la pallina sempre nello sweet spot.

Questo articolo, uno tra i tantissimi, illustra in maniera chiara e concisa dove si trova lo sweet spot. La foto qui sopra è a un mio vecchio ferro, dove con un pennarello ho segnato il punto di cui stiamo parlando. Lo dico per essere sicuro di essere sulla stessa lunghezza d’onda con i miei venticinque lettori.

Ora: capire come fare per colpire la pallina sempre nello stesso […] continua a leggere »

La magia del putt

Parlavo qui di un problema (be’, “problema” è forse termine eccessivo, ma insomma di una questione golfistica – e comunque con il Piccolo principe dico che è il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante) che mi ha afflitto per diverse settimane: il putt. Il putt, tecnica dove sono sostanzialmente autodidatta, è sempre stato per me il luogo per eccellenza del golf dove la sicurezza regna sovrana, il colpo che mai mi ha dato tremore o difficoltà, perché ho sempre visto chiare le linee e ho sempre saputo dosare la forza con precisione. Ragion per cui quel problema mi aveva stupito prima ancora che preoccupato.

Ma come dicevo lo paragonavo a una sciatalgia, a qualcosa che come viene poi passa. Ebbene, quella difficoltà è ufficialmente sparita: nelle ultime due gare ho ripreso ad avere fiducia nei miei mezzi sul green e, di conseguenza, a imbucare il giusto.

Come è successo questo? Innanzitutto dirò che il problema è stato tecnico e non mentale (a differenza del gioco nel suo complesso, dove faccio ancora troppi errori mentali soprattutto nelle buche finali – riprenderò presto il discorso, perché è un punto troppo importante). […] continua a leggere »

The Dan Plan is over

Dan
Tramite questo articolo ho avuto in questi giorni la conferma che il Dan Plan è giunto al capolinea, e non con l’esito sperato. Dato che in questi anni ho considerato Dan McLaughlin come la mia “controparte” americana, e dato che ho preso tanti spunti da lui e dal suo progetto (ne ho parlato, per esempio qui, qui e qui), è questo il momento per proporre alcune mie considerazioni finali.

Per prima cosa, il massimo rispetto va a questa persona e al suo progetto. Certo, sarebbe facile dire adesso – il Cigno nero ce lo ricorda – che l’obiettivo era troppo al di sopra della sua portata, ma il fatto di averlo pensato, sognato, visualizzato e poi cercato è un grande merito di Dan.

Del resto anch’io qualche anno fa avevo l’idea di diventare un professionista (all’epoca ciò era consentito, poi il limite è stato riportato a quarant’anni di età: cosa che se da un punto di vista sportivo trovo corretta, non posso certamente dire lo stesso da un punto di vista per […] continua a leggere »

Domande e risposte sul golf

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Oggi segnalo questo articolo di Emmanuele Macaluso, esperto di marketing, per gli aspetti positivi che può avere nella rinascita del golf italiano. E lo faccio commentando alcune tra le soluzioni che propone.

(Io, incidentalmente, alcuni spunti li avevo già espressi qui.)

La prima soluzione che Macaluso suggerisce è quella di “inserire il circolo all’interno di un contesto turistico di incoming attivo (marketing turistico)”.

Questo lo condivido pienamente. Già nel 2012 scrivevo:

Pensiamo allo sviluppo che regioni come la Calabria, la Puglia e la Sicilia potrebbero avere quando il golf fosse inserito in un programma organico di crescita, basato innanzitutto sul turismo. Ci sono in quelle terre ricchezze che il mondo intero ci invidia.

Futuregolfersmr
Altro punto interessante sottolineato da Macaluso:

Bisogna rendere il socio fiero di far parte del proprio circolo e del suo brand.

E questo lo sposo in pieno, in primis da un punto di […] continua a leggere »

Statistiche, ancora statistiche

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Ogni tanto, puntuale, mi ritorna il pallino delle statistiche. Il fatto è che siamo ai confini tra arte e scienza, e una soluzione definitiva non può esistere, anche se probabilmente l’app di Mark Broadie (se mai vedrà la luce) potrebbe dare un aiuto notevole.

Lo spunto attuale mi viene dal sempre ottimo Andrea Zanardelli, che qualche giorno fa ha pubblicato le sue considerazioni, insieme a un foglio Excel che ha elaborato proprio per cercare di aumentare la validità dello strumento, posto che le statistiche classiche danno qualche indicazione ma a volte sono fuorvianti.

Anch’io un anno fa circa, con la lettura del libro di Mark Broadie, avevo immaginato di trovare una strada più efficace. Rendendomi conto che le statistiche classiche possono essere molto bugiarde, avevo iniziato a elaborare delle mie statistiche, che seguivano sì i dettami di Broadie ma avrebbero di fatto richiesto un caddie sempre con me a prendere le misure per ogni singola distanza di ogni colpo. (L’ho fatto qualche volta in campo, ma con due controindicazioni evidenti: il ritmo di gioco […] continua a leggere »

Andrea Zanardelli e il D-Plane

voli
Io ho un debito di riconoscenza.

Con Andrea Zanardelli.

Premessa: capire lo swing in sé mi interessa quanto giocare bene. Voglio dire, vedo papà che con i suoi 86 anni deambula a fatica e quando sono a golf sono felice perché sono in movimento, faccio delle cose divertenti e così via; ma capire quel che faccio, sapermi spiegare per esempio perché una palla parte a destra e poi curva a sinistra (non solo poterlo fare, ma potermelo spiegare) è importante per me. Fa parte del mio obiettivo più generale, che è quello di diventare il golfista migliore che posso.

Ebbene, nelle ultime settimane mi sono agitato un po’ per il D-Plane. Ho capito che negli ultimi anni c’è stata una rivoluzione copernicana nella teoria, e che ora strumenti quali il Trackman e il Flighscope ci spiegano il perché di determinati fenomeni. Abbiamo capito che alcune teorie erano in realtà credenze, di fatto sbagliate al 100%.

Io non riuscivo a cogliere bene le sottigliezze del D-Plane, pur arrovellandomi qua e là. continua a leggere »

Il tempo

Hyderabad
Quando hai i piedi gelati e sei in campo pratica puoi andare nello spogliatoio e spararti il phon diretto nei piedi; ma non basta il calore, occorre tempo.

Quando mi rendo conto di un difetto nel mio swing (facile… ne ho trecento – and counting) faccio i passi che ritengo opportuni per correggerlo. Ma non posso correre, perché so che ci vorrà tempo perché la variazione diventi automatica.

Il tempo. Non ci sono scorciatoie. Vale il concetto di spaced practice magistralmente espresso da Mark Guadagnoli nel suo libro. E sul tema vedi anche la nostra conversazione:

La cosa più semplice che si può fare in campo pratica è quella di guardare la palla il più a lungo possibile prima di prendere una seconda palla da colpire. I dilettanti colpiscono quasi sempre la palla troppo velocemente: ciò dà vita a cattive abitudini e limita l’apprendimento. L’apprendimento è un cambiamento nella biologia del cervello e questo richiede tempo. Forse pochi secondi o […] continua a leggere »

Fairways and greens

Santa
Non ho mai fatto su questo blog gli auguri di Natale e buon anno ai miei lettori, perché credo che gli auguri abbiano senso solo se fatti ad personam: certo un generico augurio non si nega a nessuno, ma a che pro?

Eppure questa settimana l’ho dedicata a questo, sia su Brainfood che su GoPiedmont, e dunque la chiudo facendo la stessa cosa anche qui (il mio antico desiderio di simmetria colpisce ancora!). Perché col tempo sento che qui si è creata una comunità, per quanto piccola, di golfisti interessati a migliorare il proprio gioco, ad andare oltre la solita sfida con gli amici (non che non sia piacevole, per carità! solo che il golf è un’attività ben più larga e profonda), a scoprire temi nuovi, siti, libri eccetera. E io condivido volentieri quel che so.

“Fairways and greens” è il classico augurio americano che si fa a chi si appresta al proprio giro, e per estensione diventa il mio augurio ai miei venticinque lettori per il loro anno golfistico che è alle porte.

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Ho fatto i video

finish
Premessa: in questi anni il mio rapporto con lo swing è stato soprattutto di feeling, sostenuto da una conoscenza che col tempo si è approfondita; mi sono avvalso del supporto video solo molto di rado e solo su indicazione del maestro. In più, negli ultimi sei mesi non ho più fatto nessuna lezione e ho sempre lavorato per conto mio.

Poi è successo un fatto interessante.

La settimana scorsa avevo scritto una breve recensione relativa al lavoro di Geoff Greig. Ci siamo scambiati alcune mail, e ci sono poi i suoi libri (che ho in parte letto e in parte ordinato, quindi c’è ancora molto materiale da digerire); in più, lui si è gentilmente offerto di farmi una lezione video gratuita.

Quindi ci sono capitato dentro per caso. Ma detto fatto (erano settimane che avevo in animo di farmi riprendere per esaminare i miei principali difetti nello swing), ho seguito le sue istruzioni tecniche (molto semplici), ho scaricato questa app (EUR 4,49) e ho fatto i […] continua a leggere »

Sensazioni e parole

Oggi vorrei suggerire uno spunto sul quale sto meditando da tempo, qualcosa che non credo abbia un vera e propria soluzione (quantomeno in parole). Lo farò mettendo insieme due citazioni su Ben Hogan.

Dice Curt Sampson:

From a performance standpoint, Hogan understood himself better than any athlete ever. That was Hogan’s Secret. It didn’t become a book or a magazine series because mental toughness, self-control, focus, and the connection between mood and performance couldn’t be photographed.

Gli fa eco Andy Brumer:

They said Ben Hogan refused to tell his supposed secret of his superior ball striking because he didn’t want to give his competitors the same advantage it gave him. […] I think he didn’t tell anyone his secret because he couldn’t, since he didn’t experience it in words.

Sono completamente d’accordo. E me ne rendo conto per esempio in campo pratica, quando cerco di fissare sulla carta le sensazioni ricavate dalla pratica stessa, in maniera da comporre una sorta di “manuale di auto-aiuto” a mio uso e consumo futuri. In parte funziona, ma troppo di quel che vorrei eternare sulla pagina va in realtà perso, perché […] continua a leggere »