Ago 21

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Circa tre mesi fa annunciai un progetto che mi gira in testa da diverso tempo: un ebook contenente le mie recensioni di libri fino a oggi pubblicate, sia qui che nelle varie riviste con le quali ho avuto negli anni la fortuna di collaborare.

L’obiettivo è quello di mettere a disposizione dei miei venticinque lettori golfisti un unico luogo dove trovare descrizioni e commenti di una parte significativa dei libri esistenti in tema di golf, al fine di poter acquistare in maniera consapevole. Un limite, infatti, delle recensioni che si trovano sul Web è che sono dei facili copia e incolla, mentre io i libri li adoro, e ne parlo a ragion veduta – è un piacere innanzitutto, il dovere viene soltanto dopo.

Il progetto non è stato accantonato; è anzi possibile che prenda una forma diversa e più grande, di cui per ora non posso dire, rispetto alla mia idea originaria. Ma per non venir meno alla parola data (anche se sono già in ritardo, perché a giugno mi ero preso un mesetto per comporlo – ma io sono lento in tutto) pubblico qui un capitolo di quel libro.

Riguarda le mie recensioni alle biografie di personaggi che hanno fatto la storia del golf, riviste e adattate allo scopo: una parte significativa del leggere di golf. Come sempre, i commenti saranno più che graditi.

Quanto al progetto complessivo, vedremo: io spero di mandare presto questo mio figlioletto in fieri a camminare da solo per il mondo, con le sue gambe.

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Ago 14

MM
Di lui mi rimarranno i ricordi dei nostri pranzi, la sua eleganza d’altri tempi e le mail argute e intelligentissime.

Domenica sera do un’ultima occhiata alle mail, e trovo quella di Isabella Data che mi dà la ferale notizia. Io so bene come reagisco in questi casi, devo digerire la novità, devo farmene una ragione, devo elaborare.

Allora ho pensato di mettere qui un crogiuolo di mie impressioni e ricordi che mi legano a lui.

Le poche volte che ci siamo incontrati mi ha sempre portato a pranzo. Io andavo a prenderlo in auto e poi passavano due-tre ore in cui soprattutto io stavo zitto e mi riempivo cervello e cuore delle sue parole.

Maria Pia Gennaro che attendeva sempre con ansia il suo pezzo per chiudere la rivista.

I martini che abbiamo bevuto lentamente insieme.

La deferenza e il rispetto con cui lo trattavano i proprietari dei ristoranti in cui mi portò. E qui viene bene citare Dante, perché quel veglio era

degno di tanta reverenza in vista
che più non dee a padre alcun figliuolo.

Quello splendido articolo.

La sua immancabile pipa.
Il_giornalista_Marco_Mascardi_riposa_un_attimo
Le sue mail, che mi mettevano sempre allegria. Nella prima mi scrisse:

Io non gioco più, ovviamente, ma davanti a un 4,1 ho ancora sufficienti energie per togliermi il cappello da solo.

Nella seconda mi scrisse di fatto un articolo sui “i veri pantaloni (corti) detti ‘Bermuda’”, che “sono soltanto quelli tagliati e cuciti sull’isola maggiore, che si chiama infatti Gran Bermuda”.

E una volta, pochi giorni dopo essere uscito dall’ospedale:

Di quanto si poteva temere, non è rimasto niente di cui adesso ci sia da preoccuparsi. È confermata la festa prevista fra 14 anni, quando celebreremo il mio primo secolo di vita.

L’ultima mail è di un anno fa, il giorno del suo genetliaco numero 88. Mi scrisse.

Io sono sempre qua. Quando arriverai, mi farai un grande piacere se ti fermerai a pranzo con me. Sto benino. Il compleanno mi ricorda che, tra dodici anni, ne avrò cento.

Ma non ci siamo più visti da allora. Ovviamente ciò è dipeso da me, che non ho fatto quanto avrei potuto. Lo scorso gennaio avrei potuto fargli una visita veloce; ma le visite veloci non erano certamente nelle sue corde e ho desistito sapendo che non gli avrei fatto piacere. Quel che non sapevo, però, è che quella è stata di fatto l’ultima occasione. Ora me ne dispiaccio. Ma sono sicuro che lui, con la sua ironia, saprebbe trovare le parole per perdonarmi.

Ago 07

Un paio di settimane fa parlavo del mio desiderio di staccarmi per un po’ dal golf, di starne lontano per farvi ritorno poi con più desiderio e passione.

Troppo golf in questi mesi, ma soprattutto negli ultimi tempi non l’ho trovato così divertente (e questo è un segnale molto chiaro!).

L’ultima gara non è andata molto bene. Ho anche preso un paio di virgole, ma non è questo il punto fondamentale: l’idea è proprio quella di staccarmi completamente per qualche settimana. Terminata la gara ho “impacchettato” armi e bagagli e ho riposto tutto in garage. Sono passate quasi due settimane da allora ma a dirla tutta non sento il desiderio di andare a riprendere i bastoni, cominciare gli allenamenti (o anche solo andare in campo con gli amici) eccetera.

Insomma questo è ancora il momento di fare altre cose – camminare, camminare soprattutto. Il golf ritornerà, tra una settimana o forse due oppure tre o quattro. Riprenderò tutto: il desiderio di migliorare il gesto tecnico, le gare e tutto ciò che gira intorno a questo mondo fantastico. Ma per ora lo preservo, lo tengo in garage.

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Lug 31

Mascardi
Ho conosciuto Marco Mascardi qualche anno fa, grazie alla compianta Maria Pia Gennaro. (Chiedo scusa se i miei pezzi scivolano spesso e volentieri nel personale, ma temo di non saper scrivere in maniera differente.)

Bene, ora questo giovanotto di 89 anni (da compiere a brevissimo) ha dato alle stampe Ricordi, sogni e passioni, che è la raccolta dei suoi tanti scritti lungamente dedicati al golf. Una summa dovuta, per così dire.

Il libro viene pubblicato da questa piccola, ma preziosa, casa editrice.

Ne scrive Massimo De Luca sull’ultimo “Golf Today”:

Scorrendolo, con la piacevolezza della lettura che induce a divorarne le pagine, si ritrovano tutte le caratteristiche dell’uomo e del giornalista che, per la nostra categoria, ha rappresentato e rappresenta un riferimento magistrale.

Io ho sempre apprezzato i suoi articoli, e sono stato fortunato a conoscere da vicino la persona, ad ascoltarne i racconti. Questo è un mio piccolo ringraziamento per una vita di passione.

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Lug 24

Il golf procede a cicli (“golf is a game of circles”, per dirla con Mark Guadagnoli). Le sensazioni che provo in questo periodo rispetto a questa attività che adoro sono le medesime che sentivo uno e due anni fa: ovvero mi rendo conto che ho bisogno di togliere la testa dal dover per forza fare bene, fare score, scendere di handicap.

In questi giorni mi aspetta una gara interessante, a cui tengo e cui non voglio mancare: ma sarà l’ultima per un po’.

Tecnicamente mi sento bene, mi rendo conto che gli aggiustamenti fatti nei mesi scorsi stanno dando risultati. Il grip è cambiato, più uniforme, più un “uno tutto”, per dirla à la Claudio Magris, e il backswing è lievemente più lento, cosa che dà ritmo allo swing. Insomma il movimento mi sembra a posto.

Prenderò parte alla gara suddetta con levità e impegno, desideroso di fare bene ma soprattutto di stare all’interno dei confini del mio benessere. Sì, perché qualche giorno fa ho visto dei ragazzi (“ragazzi” si fa per dire, potevano avere la mia età) giocare a calcetto così felici pur nella loro evidente scarsezza al punto che mi sono sorpreso a pensare che io a golf non mi diverto più così tanto. È il rischio che pavento da tempo, quello che il mio golf diventi una sorta di lavoro e non di gioia e divertimento purissimi.

Per questo voglio ora staccare, cambiare focus, fare una lunga pausa. Questo blog non va in vacanza, ovvio!, si spegne solo per qualche settimana la mia ansia da risultato.

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Lug 17

Teodoro
Quali parole trovi per descrivere, per spiegarti un fatto che non ha nulla di razionale?

Scavi in fondo ai “perché?” ma non trovi nulla.

Io non ho mai conosciuto di persona Teodoro Soldati – e del resto come avrei potuto? la distanza di età, di abilità golfistica eccetera costituivano una montagna non superabile –, ma da anni seguivo, sia pure da lontano, le sue “imprese”, i suoi trionfi. Era anche troppo facile indicarlo come il nuovo Paratore, come un golfista di sicuro avvenire.

Invece ora siamo qui, a cercare di mettere insieme qualche parola per dare un senso a un avvenimento senza senso, la morte improvvisa di un giovane sempre sorridente, sempre disponibile, allegro, sereno e felice.

Questo fatto mi tocca da vicino. Spendere tante parole non serve a nulla. Di più, sarebbe indelicato e irrispettoso. Ma il sonno, caro Teodoro, certamente ti sarà leggero.

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Lug 10

Chieri
La settimana scorsa ho preso parte a questa gara cui tenevo – pur sempre un campionato nazionale, dopotutto.

Il risultato non è stato nulla di speciale (anzi deludente, a dirla tutta), anche se di una regolarità disarmante: 83 – 83 – 83. All’ultima buca dell’ultimo giro sono persino riuscito a far “rimbalzare” la palla in acqua e spedirla in green per il par finale (assolutamente per caso, l’abilità non c’entra nulla).

Gianluca Bolla, naturalmente, ha vinto. E anche se non lo conosco di persona sono contento per lui, perché mi sembra la miglior epitome del golfista dilettante di livello altissimo e non più giovane. Il vero Mid-Am, in una parola.

Come già avevo detto qui l’anno scorso, trovo giusto e lodevole che questi campionati siano dedicati a Mario Camicia e Maria Pia Gennaro, per tutto quanto hanno fatto per lo sviluppo del golf in Italia.

Personalmente ho provato stanchezza per questa gara, e ciò per un insieme di ragioni:
– la mia motivazione complessiva a riguardo del golf: è difficile continuare a tenere la guardia alta quando i risultati non sono con te; senza considerare il fatto che anche qualora io arrivi al mio obiettivo generale (handicap zero entro i cinquant’anni di età), cui prodest?
– il lato economico: una gara così costa, anche contenendo al massimo le spese, non meno di EUR 400, cifra che per le mie dissestate finanze di questo periodo non è esattamente un bruscolino;
– il lato familiare;
– il lato tecnico: ho combattuto per tutte e tre le giornate con i miei fianchi in perenne ritardo, ovvero con una palla che spessissimo partiva dritta per poi curvare a destra, quindi con la faccia perpendicolare all’impatto ma con un limpido movimento esterno-interno (non bello da vedere, ma soprattutto non facile da portarsi dietro);
– infine, devo sottolineare che mi sono trovato in un albergo tristissimo (io in vita mia per il golf ne ho visti parecchi, di alberghi, ma questo è stato di gran lunga il peggiore di tutti – si trova direttamente sulla statale dei Giovi e dormire era di fatto impossibile).

Più in generale, ho capito che devo prendermi una pausa del golf competitivo. Voglio fare altro, portare la mente altrove, lasciare andare. Letting go. Nei prossimi due mesi ci sarà soltanto questa gara; e da metà settembre in poi si vedrà.

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Lug 03

Super Golfonomics
Questo è un libro decisamente insolito per il panorama golfistico – non soltanto italiano, ma in senso assoluto.

Il professor Shmanske fa leva sulla scienza economica e sull’analisi statistica applicate al golf sia per mostrare come l’economia può essere utilizzata per analizzare il gioco del golf (magistrali i tre capitoli sulle conseguenze dovute alla lentezza nel golf), sia per utilizzare le statistiche relative al golf per commentare a riguardo di temi sociali, politici ed economici (come per esempio l’inefficienza dei prezzi applicati dai circoli appartenenti ad un medesimo distretto, cosa che finisce per danneggiare sia i golfisti che i circoli stessi).

È un volume di fatto per addetti ai lavori – l’economia è detta anche “scienza triste” non senza motivo –, decisamente molto ben documentato ma che a tratti ti lascia un poco interdetto a riguardo dello scopo per cui alcuni studi vengono pubblicati.

Nonostante ciò, l’economia applicata al golf è un settore che merita di essere studiato, non fosse altro che per l’enorme giro d’affari e per il numero di posti di lavoro che genera a livello mondiale: dunque noi diciamo grazie al professor Shmanske per aver fatto da pioniere in questo campo, sia col precedente Golfonomics che ora con questo sequel.

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Giu 26

FlightScope
Questa settimana ho fatto la mia prima lezione col FlightScope.

È stato affascinante l’impatto con la tecnologia sotto la guida di un maestro super qualificato, vedere i numeri che i miei swing producevano e rapportarli – per avere un riferimento – con le medie del tour. E mi ha dato soddisfazione vedere che, col prosieguo della lezione, i numeri miglioravano e si avvicinavano man mano all’impatto corretto. (Perché gli swing possono essere teoricamente infiniti, ma all’impatto la posizione ottimale della faccia del bastone è una e una soltanto.)

Però la lezione, riflettendoci dopo, mi ha messo anche un velo di tristezza addosso. Perché non è un’ora di misurazioni al mese che farà fare dei progressi decisi: un’ora di lezione ogni tanto sgrossa dei difetti macroscopici, ma non ti porta da 3 a 0 in due anni e mezzo.

Certo, la mia pratica indefessa è un grosso vantaggio in questo: ma quanto è sensata la mia testardaggine nell’andare avanti nella ricerca del mio massimo? Qual è il confine tra determinazione e follia?

Ho pensato anche all’acquisto di questo dispositivo, che potrebbe placare per un po’ la mia sete di conoscenza e di numeri. Ma alla fine dove porta tutto ciò?

Nell’imparare sono un solitario per natura; ma questo vuol dire anche togliersi tante opportunità. Senza contare l’età che avanza, ovviamente. (E magari lasciamo da parte il discorso sul talento, che non credo sia così importante.)

È comunque logico che le risorse vadano là dove c’è il talento, e dunque che ai ritiri della Nazionale ci sia il maestro per la parte tecnica, il preparatore alimentare, il fitter, lo psicologo sportivo eccetera; senza contare ovviamente tutta la tecnologia disponibile; mentre Daviquez continua a praticare in solitaria.

Però alla fine delle fini mi pare che i miei sforzi mirino a cercare una conclusione là dove una conclusione non può esistere. È questo, relativamente al golf, il mio grande mah.

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Giu 19

Il post di oggi è un breve aggiornamento sullo stato del nuovo ebook che avevo annunciato un paio di settimane fa.

Il lavoro procede tranquillo ed è a buon punto. Invero la gran parte della fatica l’ho fatta lungo gli ultimi dieci anni circa, la parte di oggi è quella più semplice del raccogliere ed emendare qua e là.

Quindi oggi non ci sono molte parole da spendere. Io procedo tranquillo con la parte finale del lavoro di taglia e cuci, e in un paio di settimane il mio ennesimo figlioletto fatto di parole scritte potrà circolare liberamente per il mondo.

Anche queste son soddisfazioni.

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