Ago 21

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Circa tre mesi fa annunciai un progetto che mi gira in testa da diverso tempo: un ebook contenente le mie recensioni di libri fino a oggi pubblicate, sia qui che nelle varie riviste con le quali ho avuto negli anni la fortuna di collaborare.

L’obiettivo è quello di mettere a disposizione dei miei venticinque lettori golfisti un unico luogo dove trovare descrizioni e commenti di una parte significativa dei libri esistenti in tema di golf, al fine di poter acquistare in maniera consapevole. Un limite, infatti, delle recensioni che si trovano sul Web è che sono dei facili copia e incolla, mentre io i libri li adoro, e ne parlo a ragion veduta – è un piacere innanzitutto, il dovere viene soltanto dopo.

Il progetto non è stato accantonato; è anzi possibile che prenda una forma diversa e più grande, di cui per ora non posso dire, rispetto alla mia idea originaria. Ma per non venir meno alla parola data (anche se sono già in ritardo, perché a giugno mi ero preso un mesetto per comporlo – ma io sono lento in tutto) pubblico qui un capitolo di quel libro.

Riguarda le mie recensioni alle biografie di personaggi che hanno fatto la storia del golf, riviste e adattate allo scopo: una parte significativa del leggere di golf. Come sempre, i commenti saranno più che graditi.

Quanto al progetto complessivo, vedremo: io spero di mandare presto questo mio figlioletto in fieri a camminare da solo per il mondo, con le sue gambe.

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Lug 31

Mascardi
Ho conosciuto Marco Mascardi qualche anno fa, grazie alla compianta Maria Pia Gennaro. (Chiedo scusa se i miei pezzi scivolano spesso e volentieri nel personale, ma temo di non saper scrivere in maniera differente.)

Bene, ora questo giovanotto di 89 anni (da compiere a brevissimo) ha dato alle stampe Ricordi, sogni e passioni, che è la raccolta dei suoi tanti scritti lungamente dedicati al golf. Una summa dovuta, per così dire.

Il libro viene pubblicato da questa piccola, ma preziosa, casa editrice.

Ne scrive Massimo De Luca sull’ultimo “Golf Today”:

Scorrendolo, con la piacevolezza della lettura che induce a divorarne le pagine, si ritrovano tutte le caratteristiche dell’uomo e del giornalista che, per la nostra categoria, ha rappresentato e rappresenta un riferimento magistrale.

Io ho sempre apprezzato i suoi articoli, e sono stato fortunato a conoscere da vicino la persona, ad ascoltarne i racconti. Questo è un mio piccolo ringraziamento per una vita di passione.

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Lug 03

Super Golfonomics
Questo è un libro decisamente insolito per il panorama golfistico – non soltanto italiano, ma in senso assoluto.

Il professor Shmanske fa leva sulla scienza economica e sull’analisi statistica applicate al golf sia per mostrare come l’economia può essere utilizzata per analizzare il gioco del golf (magistrali i tre capitoli sulle conseguenze dovute alla lentezza nel golf), sia per utilizzare le statistiche relative al golf per commentare a riguardo di temi sociali, politici ed economici (come per esempio l’inefficienza dei prezzi applicati dai circoli appartenenti ad un medesimo distretto, cosa che finisce per danneggiare sia i golfisti che i circoli stessi).

È un volume di fatto per addetti ai lavori – l’economia è detta anche “scienza triste” non senza motivo –, decisamente molto ben documentato ma che a tratti ti lascia un poco interdetto a riguardo dello scopo per cui alcuni studi vengono pubblicati.

Nonostante ciò, l’economia applicata al golf è un settore che merita di essere studiato, non fosse altro che per l’enorme giro d’affari e per il numero di posti di lavoro che genera a livello mondiale: dunque noi diciamo grazie al professor Shmanske per aver fatto da pioniere in questo campo, sia col precedente Golfonomics che ora con questo sequel.

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Giu 19

Il post di oggi è un breve aggiornamento sullo stato del nuovo ebook che avevo annunciato un paio di settimane fa.

Il lavoro procede tranquillo ed è a buon punto. Invero la gran parte della fatica l’ho fatta lungo gli ultimi dieci anni circa, la parte di oggi è quella più semplice del raccogliere ed emendare qua e là.

Quindi oggi non ci sono molte parole da spendere. Io procedo tranquillo con la parte finale del lavoro di taglia e cuci, e in un paio di settimane il mio ennesimo figlioletto fatto di parole scritte potrà circolare liberamente per il mondo.

Anche queste son soddisfazioni.

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Giu 05

libri di golf
Questa mattina ho iniziato a lavorare a un progetto che ho in mente da tempo, un nuovo ebook contenente le mie recensioni di libri fino a oggi pubblicate, sia qui che in varie riviste (“Life CLub” e “Green” tanti anni fa, oggi “Golf Today”).

Sarà il terzo libro digitale di una serie iniziata nel 2012 con Eagle! e proseguita l’anno dopo col Glossario di golf.

Il sotteso è questo: ho guardato i libri di golf che ho nella mia libreria (al netto di quelli prestati e di quelli che tengo nel mio rifugio tra i monti), e ho pensato che poter trovare in un unico luogo le descrizioni di libri possa essere un valore per il golfista. Perché un libro non swingherà al posto tuo, ma certamente potrà darti spunti su cui riflettere; senza contare le storie legate al golf, le biografie, gli aspetti mentali e così via.

Saranno una settantina in tutto, qualcosa del genere: è un “patrimonio” che ritengo opportuno sistematizzare e mettere a disposizione di chi vorrà consultarlo.

Mi prendo un mesetto per comporlo, poi sarà fuori.

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Mar 27

Il mio golf
Massimo Scarpa è un fine conoscitore del golf in tutte le sue sfaccettature, come testimoniano la sua carriera sullo European Tour (con una vittoria), il suo lavoro di commentatore per Sky e soprattutto di team manager e direttore tecnico della squadra nazionale professionisti (e di maestro, ovviamente).

Ha da poco dato alle stampe questo interessante libro, manuale di immediata utilità che si inserisce bene nell’asfittico panorama della letteratura golfistica scritta da autori italiani.

Il volume parte, per così dire, dal fondo: ovvero dalla nuova conoscenza che la tecnologia ha portato al golf (Trackman, Flighscope, SAM PuttLab e quant’altro), per esaminare come tutto ciò influisce sul nostro apprendimento. A partire dal punto fondamentale, che fino a pochi anni fa immaginavamo soltanto e che invece oggi conosciamo con certezza: lo swing non è uno soltanto, ma sono almeno due. Detto con le sue parole:

In pratica per ottenere un volo di palla dritto servono due movimenti diversi: uno per i ferri e l’altro per il driver.

Questo dipende dall’angolo d’attacco, che essendo negativo con i ferri e positivo con i legni richiede un movimento verso l’interno nel primo caso e a uscire nel secondo per garantire un volo di palla diritto e allineato all’obiettivo. Tale concetto viene già presentato nell’Introduzione:

Un grande aiuto è arrivato negli ultimi anni dalla tecnologia che grazie ai radar e alle telecamere ad alta definizione ci ha fatto capire esattamente ciò che avviene all’impatto.
Più che rivelazione la definirei una vera e propria rivoluzione: ora che la diagnosi è certa, se si è dei buoni medici non sono più così difficili da trovare la cura adatta e la medicina appropriata.

I vari capitoli esaminano poi tutti i principali aspetti del gioco, tenendo sempre in considerazione il punto di vista dell’allievo. Gran pregio del libro è infatti quello di essere molto diretto e di veloce applicabilità. Si parte dunque dai fondamentali – quel che si può etichettare tramite l’acronimo GASP (Grip Aim [o Address] Stance Posture) –, per seguitare con lo swing, il gioco corto e il putt. Un capitolo breve ma denso è dedicato ai tre modi di usare l’ibrido.

Il libro è corredato da un numero impressionante di fotografie, parecchio utili in un testo del genere per un’applicazione immediata di quanto vogliono significare le parole.

La teoria del golf sta cambiando, e questo volume ne è un chiaro segno. Chapeau, caro Massimo!

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Feb 20

voli
Io ho un debito di riconoscenza.

Con Andrea Zanardelli.

Premessa: capire lo swing in sé mi interessa quanto giocare bene. Voglio dire, vedo papà che con i suoi 86 anni deambula a fatica e quando sono a golf sono felice perché sono in movimento, faccio delle cose divertenti e così via; ma capire quel che faccio, sapermi spiegare per esempio perché una palla parte a destra e poi curva a sinistra (non solo poterlo fare, ma potermelo spiegare) è importante per me. Fa parte del mio obiettivo più generale, che è quello di diventare il golfista migliore che posso.

Ebbene, nelle ultime settimane mi sono agitato un po’ per il D-Plane. Ho capito che negli ultimi anni c’è stata una rivoluzione copernicana nella teoria, e che ora strumenti quali il Trackman e il Flighscope ci spiegano il perché di determinati fenomeni. Abbiamo capito che alcune teorie erano in realtà credenze, di fatto sbagliate al 100%.

Io non riuscivo a cogliere bene le sottigliezze del D-Plane, pur arrovellandomi qua e là. Il libro di Massimo Scarpa (ne parlerò presto) ha iniziato a farmi capire qualcosa, anche citando questo libro (che bisognerà leggere); ma non mi bastava. Sono ora arrivato ad un punto soddisfacente grazie a questo ebook (gratuito, tra l’altro) di Andrea Zanardelli, e oggi appunto con questo post intendo porgergli un sentito grazie.

Perché averlo letto e riletto mi ha aperto gli occhi (e mi ha anche tranquillizzato: il mio fade non è un errore come avevo temuto, ad esempio). Tanti concetti non li ho ancora capiti; e tra l’altro credo che ciò sia un sentire comune, dovuto al fatto che è obiettivamente difficile rappresentarci nella mente un movimento tridimensionale, né è possibile farlo a video: manca sempre una dimensione (e mi sovviene Flatlandia, dove il problema occorre quando alle due dimensioni consuete ne viene aggiunta una terza).
Leitz
Ma insomma quell’ebook ha gettato delle basi solide dentro di me. E poi mi ha fatto giungere a questo video (ne esistono diverse versioni, ma questa è quella ufficiale e presente sul sito di James Leitz), che avevo già visto più volte ma capendoci poco e che dopo quella lettura mi è stato possibile interiorizzare. Come ho capito, ad esempio, il fatto che lo swing per i legni e per i ferri è differente: in estrema sintesi, il primo deve venire dall’interno, mentre per il secondo accade il contrario.

La strada è ancora lunga, si capisce. Ma di pari passo va il godimento del capire. Grazie Andrea!

Dic 05

EvoSwing
Segnalo questo piacevole sito di istruzioni di golf. È un bel progetto, all’avanguardia e completo, che ad agosto – quando me ne sono imbattuto per caso – ha attirato la mia attenzione.

È interessante per i libri, che ho iniziato a leggere. I concetti mi attraggono e credo che ne parlerò in futuro, ma devo prima assimilarli.

Mi hanno colpito anche i video (per esempio questo, sull’importanza di minimizzare i movimenti inutili allo swing – la testa in particolare).

Poi certo, tutta la conoscenza sullo swing che cerchiamo e/o riceviamo va filtrata con l’ingrediente principale, che è la polvere del campo pratica. (Spesso mi trovo con dei problemi specifici da risolvere, e penso che da una parte sarebbe bello avere lezioni frequentissime con un maestro, dall’altra però mi rendo anche conto del fatto che senza la mia riflessione unita a un numero gigante di palline tirate sia in campo pratica che durante gli allenamenti in campo non riuscirei ad arrivare a conclusioni significative.) Ma insomma col tempo credo che ciascuno di noi si costruisca un’insieme di fonti cui attingere, e questa può essere una.

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Lug 25

Arnold Palmer
Il post di oggi è una meditazione “filosofica” sul leggere di golf. Il motivo scatenante è questo libro, la principale biografia esistente su “The King”. Tecnicamente è un’autobiografia; in realtà è stata scritta da quel mago che è James Dodson ed è il frutto di tre anni di conversazioni e ricerche in casa Palmer sul finire degli anni Novanta.

(Dodson è anche l’autore della biografia autorizzata del mio “mito” – a proposito, è un po’ che non ne parlo ma è spesso nei miei pensieri.)

Dei golfisti passati alla storia, Palmer non è mai stato tra i miei favoriti; ma sono simpatie, non c’è un motivo vero. Questo libro mi ha aiutato ad approfondire l’aspetto che più mi piaceva e mi piace di lui, quel suo essere un vero signore, un raro gentleman, sul campo e, soprattutto, fuori.

(Ricordo di aver letto da qualche parte che Palmer un giorno stava per pattare quando un bambino si mise a parlare. La mamma lo zittì. Lui si rimise pazientemente sulla palla e il bambino, di nuovo, aprì la bocca. Alla terza volta la mamma era atterrita, pronta a ricevere una lavata di capo da Palmer e lui le disse: “Non si preoccupi, signora. Il mio putt non è così importante, dopotutto”.)

Ma al di là dei contenuti specifici del volume il punto per me è questo: leggere le biografie dei grandi campioni ti mette voglia di andare in campo a tirar palline allo sfinimento, di provare e riprovare e provare ancora tutti i colpi per diventare il golfista migliore che tu possa diventare. Anche senza arrivare alle magie di Hogan, conoscere le gesta di questi grandi uomini ti fa venire il desiderio di essere un golfista migliore.

E questo, per me, è il miglior regalo che Arnold Palmer mi possa fare.

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Gen 03

The Fine Green Line
Ho riletto, a distanza di tanto tempo, questo libro (ne avevo parlato qui).

(L’ho riletto sia perché adoro rileggere i bei libri, sia perché la questione del professionismo è ancora irrisolta dentro di me – nonostante ogni prova e ogni evidenza, è ancora nella mia lista delle cose da fare prima di morire.)

Ho evidenziato tre passaggi che, per motivi diversi, mi hanno colpito (non sono capace a leggere un libro senza un evidenziatore, ed è per questo che faccio fatica a leggere libri presi a prestito, dalla biblioteca o da amici, e mi limito a scorrerli con sufficienza. Non è questione di “possesso”, ma semplicemente che sottolineare dei passaggi mi aiuta a immagazzinare meglio i contenuti, e a distanza di tempo mi piace andare a rivedere che cosa mi aveva colpito in un volume, mi aiuta a riprenderlo in mano.)

Anyone in his late-thirties or forties still playing on the mini-tours is not a strictly rational human being.

E questo è vero: se io fossi un essere razionale, lascerei da parte sogni come questo (fòle, in termini leopardiani) e guarderei al golf “solo” come ad una splendida attività da fare all’aria aperta nel tempo libero. Sarebbe sufficiente, e nessuno potrebbe avere nulla da ridire. Ma forse non sono un essere razionale, o forse non voglio crescere.

Champions are their vision, and it’s concrete. Wanna-bes merely have a vision, and it’s abstract.

Questa è una citazione dallo psicologo sportivo Chuck Hogan, e coglie bene l’essenza di un vero professionista, quel suo terribile desiderio di primeggiare, quell’incredibile confidenza che una vera star ha in se stessa, qualunque cosa succeda. E di ciò abbiamo infiniti esempi. Uno che mi colpì particolarmente fu una dichiarazione di David Duval dopo lo US Open del 2009 (ne parlai qui):

I stand before you certainly happy with the way I played, but extremely disappointed,” Mr. Duval said afterwards. “I had no doubt in my mind that I was going to win this golf tournament.”

Infine:

Always before I had loosely imagined there to be no more than, say, a dozen necessary skills in golf: the drive, a few distinct types of iron shots, the pitch, the chip, the sand shot, the putt, and a few cute variations thereof. Master those, more or less, and you were off to the races. But now I was beginning to see that in reality golf encompassed a vast matrix of skills – four or five hundreds of them, including various psychological skills, if one sat down and analyzed the situation. And each skill clamored for attention.

Che è, in parole povere, la differenza tra noi e loro.

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