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Cuneo per noi…


Il campo da golf di Cuneo, alla Mellana di Boves, è da anni per me l’epitome della tranquillità, della libertà e della felicità (golfistica, si intende; ma il discorso è ampio e si allarga a comprendere uno stile di vita).

Cuneo è il campo dove per la prima volta sono sceso sotto gli 80 colpi (2 agosto 2008, 1 birdie, 11 par e 6 bogey per un totale di 77) e – quello stesso giorno – per la prima volta ho raggiunto l’handicap ad una cifra (8,9). Feci 43 punti e ricordo il commento tra lo stupito e ammirato di una signora.

Cuneo è il campo dove ho fatto la mia prima, e per ora unica, buca in uno.

Cuneo era (ed è), per me, tra i campi più belli, un luogo dove ritorno sempre con estremo piacere.

A inizio anno il campo ha chiuso, per cambio gestione. Ciò mi rendeva triste. Ma la proprietà è riuscita […] continua a leggere »

Il golf e la paternità


Dicevo in questi giorni, scherzando (ma solo fino ad un certo punto), che sto facendo il passaggio da golfista a taxista.

(Forse il passaggio è aiutato dal fatto che in questo periodo la sto prendendo poco – insomma io ci sto mettendo del mio… -, ma tant’è.)

Taxista perché le mie figlie sono ormai entrate nello spirito e nell’aria del circolo. Ovviamente hanno le loro esigenze, e il golf è un’attività come un’altra. A loro piace e questo mi rende contento (sebbene non le abbia mai, nemmeno per un momento, spinte verso il golf). E vuol dire anche, chiaramente, tempo dedicato a loro, per esempio nel portarle al circolo.

È un bel percorso. Sono bei momenti. Si impara. Un tempo invidiavo i genitori che vedevo giocare a golf con i propri figli. Oggi anch’io sono uno di quei genitori, e sono felice.

Misurazioni


Sono un geometra dei campi da golf.

È la mia passione per i numeri, per le cifre che mi porta a questo. (Che cosa strana la vita, adoro i numeri e le parole alla stessa misura, considero la matematica uno dei fondamenti dell’universo e uno dei quattro pilastri del nostro sapere – gli altri essendo l’italiano, l’inglese e l’informatica – e allo stesso tempo anche un biglietto del tram buttato per terra mi attira, voglio sapere che cosa c’è scritto sopra.)

Soprattutto sul secondo colpo trovo fondamentale misurare la distanza precisa dalla bandiera, poi tenere conto del lie, del vento, dell’inclinazione del terreno eccetera. Tutto ciò rientra in un’equazione che dà come risultato un numero, un numero “magico” che poi si traduce in un bastone da usare.

L’ultimo Golf Today (giugno 2012, pp. 80-81) pubblica un articolo breve ma piacevole e interessante in tema di mappe.

Il prossimo passo (che non visualizzo ancora) sarà imparare a costruirsele, e in tal caso utilizzerò le continua a leggere »

Golf Valcurone


Ecco, questo voleva essere un post in cui magnificavo le doti del Golf Valcurone. E lo è, anche, perché il campo è splendido, i green perfetti, i fairway magnifici (anche se a tratti troppo innaffiati), i panorami spettacolari.

Ma è anche l’occasione – e ti pareva! – per parlare del mio golf. Sabato, al primo giorno della gara federale, io non ho giocato a golf: ho vagato per il campo con nonchalance. Il problema era che non mi importava se un colpo fosse ben fatto oppure no, se un putt andasse dentro oppure no. E il risultato – 92 colpi, di gran lunga il peggiore dell’anno – riflette questa sensazione.

Eppure io, anche se il mio golf non è in questo momento – per usare un eufemismo – ai massimi livelli, non mi sento ancora pronto per essere “solo” un ottimo giocatore di circolo. (E mi sovviene, si parva licet, un episodio: Matteo Delpodio che un paio di anni fa, nel campionato della PGAI a Margara, in una pausa su un […] continua a leggere »

The dreaded shank, ovvero: nulla succede per caso


Venerdì 18 maggio, in sull’ora del desinare. Mi avvio in campo pratica con un piano preciso in mente (mai andare in campo pratica senza un’idea su che cosa si praticherà, o si finirà per tirare palline e basta): gioco corto – putt – gioco lungo, un’oretta per ciascuno. Il tutto nella logica della rifinitura prima della gara di circolo del giorno dopo e lasciando tempo per il binomio golf – paternità (di cui parlerò in uno dei prossimi post).

Mi porto nella buca executive più alta, dove sono solitario e tranquillo, con 42 palline (due gettoni). Le prime 42 vanno bene: provo dei colpi tra i 20 e i 50 metri sia col sand che col lob, tutto funziona. Raccolgo e riprovo. Parte uno shank. Sarà un caso. Ne parte un secondo. Mmmm. Un terzo. Ah. Un quarto, un quinto, un sesto… ad libitum et permulta.

La mia mente analitica si allarma. Provo, riprovo e riprovo ancora ma si sa, in questi casi l’insistere non fa che peggiorare le cose. Il pomeriggio termina con ansie di un tipo per me sconosciuto (e poi dai, esiste colpo […] continua a leggere »

Golf is a game of circles – intervista con Mark Guadagnoli


Questo è un libro molto interessante per il golfista seriamente intenzionato a migliorare il proprio gioco. L’ho letto e riletto con molta attenzione, ne ho ricavato indicazioni illuminanti per la mia pratica. È un libro che ha del valore, pur non essendo facile, nel senso che va meditato e digerito e ciò richiede tempo.

Ne ho scritto una recensione su “Golf Today” di questo mese. E sono entrato in contatto con l’autore, Mark Guadagnoli. Ci siamo scambiati delle mail, ne è uscita fuori una conversazione sotto forma di intervista che pubblico qui a seguire. Mark mi aveva scritto:

One of the important topics to me is that most people think that the problem with the game is the way they play but in fact it is the way they practice.
[Uno dei punti nodali per me è il fatto che la maggior parte delle persone pensa che il suo problema con il gioco sia la maniera in cui gioca, mentre […] continua a leggere »

Una nuova dimensione: Scotty Cameron California Monterey 1.5


Com’è come non è, le mie statistiche sul putt sono peggiorate: 32,7 putt a giro quest’anno (e mai sotto i 30) contro i 31,4 del 2011 e i 31,0 del 2010. (Non medie da tour, sia chiaro, ma insomma si può – si deve, necesse est – fare meglio.)

Col tempo mi era venuto il sospetto che stessi ciurlando nel manico, insomma che parte del problema fosse nel putter stesso (un Odissey White Hot #3 comprato almeno cinque anni fa). Non che l’anzianità di un putt debba dimostrare qualcosa, ma certo in cinque anni il mio gioco è cambiato.

Allora io lo scorso autunno avevo adocchiato questo bell’oggetto e, provatolo, me ne ero invaghito; ma le finanze del momento erano tutt’altro che floride e ho preferito rimandare.

Il momento era poi giunto un paio di mesi fa, ma nel frattempo il California Coronado è uscito di produzione. (Questo aprirebbe una filippica sulle esigenze del marketing, che cambia nome alle cose senza cambiarne la sostanza per spingere le vendite ma […] continua a leggere »

Eredità e lasciti

Quando faccio qualcosa che sia correlato al golf, io mi sento felice.

Questa è una semplice verità. Che sia in campo pratica oppure in campo, che legga di golf oppure lo guardi in televisione, che ne parli con qualcuno oppure scriva delle recensioni il risultato non cambia.

Anche quando come ieri le gare vanno male e non riesco ad evitare la virgola, anche in periodi come questo dove l’handicap sta salendo in maniera verticale nonostante io mi senta pronto – tecnicamente, mentalmente e fisicamente – per una decisa discesa ma la realtà dica il contrario, io sono felice.

Allora mi viene spontaneo pensare alla fase successiva. La fase successiva non riguarda me, ma riguarda quel che io potrò trasmettere – alle mie figlie, ai miei venticinque lettori, ad eventuali allievi futuri eccetera – di quel che so a riguardo di questa attività meravigliosa.

Sì, questo accade perché l’impressione netta che ho, quando passo tanto tempo al golf, è che tutto ciò che imparo abbia valore – si moltiplichi, più precisamente – solo se riesco a trasmetterlo. Altrimenti, saperlo solo per me sarebbe inutile. È per questo che voglio condividere quel che so, che tengo questo blog, che rispondo a chi […] continua a leggere »

Citielle Challenge Tour 2012


Ritorna uno dei più divertenti circuiti che conosca, il Citielle Challenge Tour.

Venti tappe + finale nazionale a Croara a ottobre + finale internazionale a Dubai nel marzo del prossimo anno. E bellissimi premi ad ogni tappa (ne sono testimone diretto e recente), tra cui quattro sacche di Mickelson grazie a KPMG.

Senza dimenticare l’impegno per il sociale – costante, tenace e mai esibito.

Insomma Giuseppe Lazzarotto ha creato diversi bellissimi progetti, e anno per anno li conferma. Non mi stancherò mai di far notare quanto è bravo, e lo direi anche se non lo conoscessi di pirsona pirsonalmente.

Il lavoro con i wedge


Per me è iniziato tutto tanti anni fa.

Era il principio del 2007, il mio handicap era intorno a 18 – ero insomma quello che non volevo essere, un bogey golfer. Ho preso la strada delle buche approcci, ho iniziato a passare tantissimo tempo là sopra: colpi attorno al green, uscite dal bunker corte e medie, colpi da dietro le piante eccetera. È stato molto divertente. Il tutto supportato soprattutto da quello che reputo essere il miglior libro sul tema, Dave Pelz’s Short Game Bible.

Poi a gennaio di quest’anno, durante la prova campo del Trofeo Sanremo – ero con Lorenzo Guanti, Luigi Botta e Alessandro Catto, e pur potendo essere anagraficamente un loro genitore mi sentivo spettatore ad un evento golfistico –, arriviamo alla buca 9, un par 3 di 85 metri dove la precisione millimetrica è fondamentale: Lorenzo porta su le braccia nel backswing dicendo “questo è un colpo da 85 metri”, e poi portandole leggermente un po’ più in su dice “questo è un colpo da 90” (i […] continua a leggere »