Limiti e dintorni

Quest’anno le cose per il mio golf non sono andate come previsto. (Finora, almeno.) Nel golf è verissimo che you are your numbers, e nel 2012 – per la prima volta da quando ho preso un bastone in mano – il mio handicap a fine stagione potrebbe essere più alto rispetto a quant’era all’inizio. A me non pare di fare brutte prestazioni, ma alla fine i numeri non mentono.

Ho cercato allora di riflettere sulle ragioni di questo regresso – o almeno non-progresso – che è fastidioso e financo avvilente; anche se tutti siamo bravi a spiegare i fenomeni dopo che sono accaduti, come bene ha messo in luce Nassim Taleb nel suo Cigno nero.

Un primo motivo è sostanzialmente ovvio: è ben possibile che io mi sia avvicinato ai miei limiti. L’età è certamente un fattore da mettere in conto, per esempio: è una componente che non posso controllare e devo quindi accettare per quel che è.

Questo, a sua volta, fa leva sulle motivazioni: che cosa succede quando arrivi ai tuoi limiti e ti rendi conto che più in là non puoi andare? Quando capisci che anche uno sforzo titanico produce solo un miglioramento […] continua a leggere »

Golf Club Chieri


Iniziamo da una considerazione generale, che poco o nulla ha a che vedere con il golf: dare avvio ad una attività d’impresa in tempi come questi, dove il “si salvi chi può” è la parola d’ordine e nulla puoi pretendere o sperare dalle istituzioni, è lodevole di per sé. A prescindere da qualunque altra considerazione.

Io da un anno circa ho un campo pratica praticamente attaccato a casa mia, tant’è che potrei andarci a piedi – e oggi ne parlo.

Il Golf Club Chieri, fondato da Beppe Marrone, golfista di belle speranze che poi è passato alle cose serie (a differenza di quelli come me che sono ancora lì ad inseguire le proprio leopardiane fole), è una bella maniera per avvicinare i neofiti al golf. (La prima volta che ci sono stato mi colpirono un padre con suo figlio: non sapevano colpire una pallina ma si stavano divertendo un mondo, e il golf è anche questo: padre e figlio che passano del tempo insieme divertendosi ed essendo felici di essere in reciproca compagnia.)continua a leggere »

I putt da tre metri


Lo scorso fine settimana, al campionato piemontese al Colline del Gavi (ehi, per la prima volta sono sceso quest’anno, un “bravo!” a me! ROTFL), ho avuto l’ennesima prova dell’importanza di questo colpo nel complesso del gioco.

Se il putt da un metro è, in assoluto, il colpo più difficile al golf, quello di lunghezza un poco superiore è quel che fa la differenza tra un par e un birdie (o, ciò che è lo stesso, tra un par e un bogey). Acquisire sicurezza su queste distanze (diciamo oltre i due metri e fino ai tre e mezzo) dà una bella carica al morale.

E la fiducia in sé è tutto, nel golf. E poi è tutta una catena: la fiducia sul putt vuol dire maggior fiducia nel gioco corto e poi nel gioco lungo.

Occorre quindi allenare questo colpo. Ma sulla durata dell’allenamento concordo con quanto sostiene Bob Rotella nel suo libro più recente, The Unstoppable Golfer: non serve allenarsi […] continua a leggere »

Garde, golf e design


L’idea nasce da un amico, Pat Nalin, designer e golfista allo stesso tempo. Mettendo insieme passione e lavoro, ha creato una linea di prodotti eleganti e legati al golf: poltrone, tavolini, vasi e così via.

Ci siamo incontrati, mi ha parlato – con passione e un filo di commozione – dei prodotti che ha creato. Quando li ho visti mi è sembrata una sorta di uovo di Colombo: un’idea semplice, in fondo, ma bisogna prima averla per sostenerlo!

Il concetto mi piace, anche perché sconfina nell’idea del golf come metafora della vita, come attività complice nel nostro percorso.

La storia completa è qui.

Cuneo per noi…


Il campo da golf di Cuneo, alla Mellana di Boves, è da anni per me l’epitome della tranquillità, della libertà e della felicità (golfistica, si intende; ma il discorso è ampio e si allarga a comprendere uno stile di vita).

Cuneo è il campo dove per la prima volta sono sceso sotto gli 80 colpi (2 agosto 2008, 1 birdie, 11 par e 6 bogey per un totale di 77) e – quello stesso giorno – per la prima volta ho raggiunto l’handicap ad una cifra (8,9). Feci 43 punti e ricordo il commento tra lo stupito e ammirato di una signora.

Cuneo è il campo dove ho fatto la mia prima, e per ora unica, buca in uno.

Cuneo era (ed è), per me, tra i campi più belli, un luogo dove ritorno sempre con estremo piacere.

A inizio anno il campo ha chiuso, per cambio gestione. Ciò mi rendeva triste. Ma la proprietà è […] continua a leggere »

Il golf e la paternità


Dicevo in questi giorni, scherzando (ma solo fino ad un certo punto), che sto facendo il passaggio da golfista a taxista.

(Forse il passaggio è aiutato dal fatto che in questo periodo la sto prendendo poco – insomma io ci sto mettendo del mio… -, ma tant’è.)

Taxista perché le mie figlie sono ormai entrate nello spirito e nell’aria del circolo. Ovviamente hanno le loro esigenze, e il golf è un’attività come un’altra. A loro piace e questo mi rende contento (sebbene non le abbia mai, nemmeno per un momento, spinte verso il golf). E vuol dire anche, chiaramente, tempo dedicato a loro, per esempio nel portarle al circolo.

È un bel percorso. Sono bei momenti. Si impara. Un tempo invidiavo i genitori che vedevo giocare a golf con i propri figli. Oggi anch’io sono uno di quei genitori, e sono felice.

Misurazioni


Sono un geometra dei campi da golf.

È la mia passione per i numeri, per le cifre che mi porta a questo. (Che cosa strana la vita, adoro i numeri e le parole alla stessa misura, considero la matematica uno dei fondamenti dell’universo e uno dei quattro pilastri del nostro sapere – gli altri essendo l’italiano, l’inglese e l’informatica – e allo stesso tempo anche un biglietto del tram buttato per terra mi attira, voglio sapere che cosa c’è scritto sopra.)

Soprattutto sul secondo colpo trovo fondamentale misurare la distanza precisa dalla bandiera, poi tenere conto del lie, del vento, dell’inclinazione del terreno eccetera. Tutto ciò rientra in un’equazione che dà come risultato un numero, un numero “magico” che poi si traduce in un bastone da usare.

L’ultimo Golf Today (giugno 2012, pp. 80-81) pubblica un articolo breve ma piacevole e interessante in tema di mappe.

Il prossimo passo (che non visualizzo ancora) sarà imparare a costruirsele, e in tal caso utilizzerò le continua a leggere »

Golf Valcurone


Ecco, questo voleva essere un post in cui magnificavo le doti del Golf Valcurone. E lo è, anche, perché il campo è splendido, i green perfetti, i fairway magnifici (anche se a tratti troppo innaffiati), i panorami spettacolari.

Ma è anche l’occasione – e ti pareva! – per parlare del mio golf. Sabato, al primo giorno della gara federale, io non ho giocato a golf: ho vagato per il campo con nonchalance. Il problema era che non mi importava se un colpo fosse ben fatto oppure no, se un putt andasse dentro oppure no. E il risultato – 92 colpi, di gran lunga il peggiore dell’anno – riflette questa sensazione.

Eppure io, anche se il mio golf non è in questo momento – per usare un eufemismo – ai massimi livelli, non mi sento ancora pronto per essere “solo” un ottimo giocatore di circolo. (E mi sovviene, si parva licet, un episodio: Matteo Delpodio che un paio di anni fa, nel campionato della PGAI a Margara, in una pausa su un […] continua a leggere »

The dreaded shank, ovvero: nulla succede per caso


Venerdì 18 maggio, in sull’ora del desinare. Mi avvio in campo pratica con un piano preciso in mente (mai andare in campo pratica senza un’idea su che cosa si praticherà, o si finirà per tirare palline e basta): gioco corto – putt – gioco lungo, un’oretta per ciascuno. Il tutto nella logica della rifinitura prima della gara di circolo del giorno dopo e lasciando tempo per il binomio golf – paternità (di cui parlerò in uno dei prossimi post).

Mi porto nella buca executive più alta, dove sono solitario e tranquillo, con 42 palline (due gettoni). Le prime 42 vanno bene: provo dei colpi tra i 20 e i 50 metri sia col sand che col lob, tutto funziona. Raccolgo e riprovo. Parte uno shank. Sarà un caso. Ne parte un secondo. Mmmm. Un terzo. Ah. Un quarto, un quinto, un sesto… ad libitum et permulta.

La mia mente analitica si allarma. Provo, riprovo e riprovo ancora ma si sa, in questi casi l’insistere non fa che peggiorare le cose. Il pomeriggio termina con ansie di un tipo per me sconosciuto (e poi dai, esiste colpo […] continua a leggere »

Golf is a game of circles – intervista con Mark Guadagnoli


Questo è un libro molto interessante per il golfista seriamente intenzionato a migliorare il proprio gioco. L’ho letto e riletto con molta attenzione, ne ho ricavato indicazioni illuminanti per la mia pratica. È un libro che ha del valore, pur non essendo facile, nel senso che va meditato e digerito e ciò richiede tempo.

Ne ho scritto una recensione su “Golf Today” di questo mese. E sono entrato in contatto con l’autore, Mark Guadagnoli. Ci siamo scambiati delle mail, ne è uscita fuori una conversazione sotto forma di intervista che pubblico qui a seguire. Mark mi aveva scritto:

One of the important topics to me is that most people think that the problem with the game is the way they play but in fact it is the way they practice.
[Uno dei punti nodali per me è il fatto che la maggior parte delle persone pensa che il suo problema con il gioco sia la maniera in cui gioca, mentre […] continua a leggere »