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Pirandello e Rapallo

Oggi parla la parte pirandelliana che è in me.

Alla penultima gara al mio circolo, lo scorso anno, registrai un +7 con un triplo bogey finale dovuto a presunzione: avevo tirato il drive sulla destra, avrei dovuto rimetterla in pista, fare un approccio e due putt, prendere il bogey che ne sarebbe risultato e veder scendere il mio handicap di 0,4. Invece io vedevo il green ma sbagliai il conseguente ferro 7 tra le piante: l’ego ebbe la meglio sulla ragione e il mio handicap restò immutato.

Il risultato lo vedo però oggi: domani inizia il trofeo del Tigullio e io mi trovo primo escluso, mentre anche solo un 0,2 in meno mi avrebbe fatto entrare. Uff. (Va detto anche che c’è una differenza abissale rispetto all’anno scorso, quando il taglio fu di 12,5, mentre quest’anno cade a 4,9.)

Si parva licet, penso ai rabbit, i giocatori di torneo di seconda fascia che un tempo correvano da un torneo del PGA all’altro nella speranza di ottenere un posto nel tabellone principale grazie alle qualificazioni del lunedì.

Insomma ho ancora una minima speranza che qualcuno questa mattina si ritiri: metterei veloce le scarpe e […] continua a leggere »

Bilancio 2012 – e per il 2013…


Be’, prima o poi avrei dovuto commentare e definire questa mia stagione, anche per chiuderla e passare oltre.

(Qui la stessa analisi per l’anno scorso, qui e qui per gli anni precedenti.)

Per lunghi mesi quest’anno ho avuto difficoltà a mantenere il mio handicap (altro che scendere!). A maggio sono stato colpito, all’improvviso, da un terribile shank, che a oggi mi pare l’esperienza peggiore che a un golfista possa capitare.

Il punto più basso è stato a Valcurone, un campo che adoro, dove il risultato è stato di 93 e 86 colpi: +37 sul par in due giorni (per fortuna ho rimosso tutto). Non sono mai sceso – nemmeno una volta – al mio circolo.

Ho fatto belle gare nel finale di stagione: i campionati piemontesi individuali al Colline del Gavi (dove per la prima volta nell’anno sono sceso), […] continua a leggere »

Chi l’avrebbe mai detto che in un campo di periferia…


Lo scorso fine settimana al Golf Club La Romanina è andata in scena la gara patrocinata FIG.

Ora, io adoro le gare medal su 36 buche, sono una maniera più approfondita per competere con me stesso. Il campo in sé non è male (pur nel limite delle 9 buche), ma i green erano assolutamente impossibili. Non perché difficili o veloci – il che sarebbe accettabile –, ma perché carotati da poco e dunque sabbiosi e soprattutto pieni di buchi. In sostanza il putt è stato un concetto aleatorio, nei due giorni.

In ogni caso domenica no (il risultato finale è stato un secondo classificato dovuto soprattutto a magagne mie), ma sabato è stata una giornata perfetta: +2 sul campo (72 colpi, 11 fairway su 14 con 9 green presi e 27 putt totali). Ho avuto sensazioni ottime lungo tutta la giornata, ma in particolare alla fine con una striscia di birdie birdie par birdie nelle ultime quattro buche (le ultime due delle quali […] continua a leggere »

Io che da grande volevo fare il golfista di professione…


… ma quanti abissi ci sono tra me e loro? Vediamo un po’:

– un primo abisso c’è tra me, che posso essere ritenuto un ottimo dilettante, e un giocatore della Nazionale o comunque un ragazzo con handicap intorno allo 0 (il fatto che anagraficamente potrebbe essere mio figlio conta, certo, ma non è una scusante);

– un secondo c’è tra un ragazzo come quello e un giocatore professionista, per esempio dell’Alps Tour, qualcuno che gioca sempre intorno al par o sotto ma che, alla fine dell’anno, ha magari guadagnato 20mila euro in premi spendendone 30mila tra alberghi, viaggi, entry fee eccetera;

– un terzo abisso c’è tra quel professionista e un giocatore del tour maggiore;

– un quarto (e ultimo!) abisso c’è tra un giocatore del tour e un vero fenomeno.

Quattro abissi. (In effetti mi basterebbe passare i primi due…)

Il tempo che io dedico al golf giocato settimanalmente può essere di dieci-quindici ore; che è una gran fortuna ed è obiettivamente tantissimo, se paragonato a quel che può fare qualcun altro come […] continua a leggere »

Corsica e golf

Da tempo avevo smarrito la voglia di giocare ma mi è tornata proprio qui, nella mia seconda patria, e nel più improbabile dei posti.

L’anno scorso ero partito con proclami e dichiarazioni di intenti; la realtà si è poi rivelata più prosaica. Ora quella cicatrice è digerita e somatizzata, il mio golf è quel che è e va bene così.

Così come si corre per correre, alla stessa maniera si gioca a golf per giocare a golf. Fine.

E quest’anno ho coronato un mio sogno mai nemmeno dichiarato e forse immaginato, ho giocato e rigiocato a golf in Corsica. Fantastico.

Che poi “giocare” per me non è tanto andare in campo – senza una competizione non lo trovo molto divertente –, è soprattutto stare in campo pratica a diventare il golfista migliore che io possa diventare. A passare del tempo tirando palline e pensando al movimento, analizzando gli errori e cercando di andare oltre. A migliorare, ad affinare il movimento. Il pro del circolo che mi chiede se voglio fare qualche buca con lui è allo stesso tempo una soddisfazione e una gioia.

E allora qui ho tirato sempre almeno […] continua a leggere »

Il bando è uscito

Un anno fa, di questi tempi, ero in piena fibrillazione per il bando per diventare assistente di golf, ovvero il primo passo verso il titolo di maestro. Ricordo il momento preciso in cui ho appreso la notizia che tanto aspettavo: ricordo benissimo e con vividezza dove mi trovavo e con chi, ricordo il clima e molti tra i particolari intorno a me.

Di fatto l’unico vero scoglio – e dici niente! – è la preselezione, che quest’anno si terrà dal 16 al 19 ottobre.

Sì, il bando è uscito (è uscito da oltre tre settimane in verità) ma la cosa mi tocca, ahimè!, solo tangenzialmente.

Ovvero: da un punto di vista sportivo quello è sempre il mio obiettivo, ma quest’anno le condizioni di gioco non mi permettono di pensare alla partecipazione.

Non importa: l’anno scorso è stato bellissimo, questo è un anno di transizione, domani si vedrà. Accetto quel che succede. Ho già dimostrato a me stesso di saper giocare come un professionista (per un mese circa, tra giugno e luglio dello scorso anno), tutto ciò che viene in più è grasso che cola. continua a leggere »

Limiti e dintorni

Quest’anno le cose per il mio golf non sono andate come previsto. (Finora, almeno.) Nel golf è verissimo che you are your numbers, e nel 2012 – per la prima volta da quando ho preso un bastone in mano – il mio handicap a fine stagione potrebbe essere più alto rispetto a quant’era all’inizio. A me non pare di fare brutte prestazioni, ma alla fine i numeri non mentono.

Ho cercato allora di riflettere sulle ragioni di questo regresso – o almeno non-progresso – che è fastidioso e financo avvilente; anche se tutti siamo bravi a spiegare i fenomeni dopo che sono accaduti, come bene ha messo in luce Nassim Taleb nel suo Cigno nero.

Un primo motivo è sostanzialmente ovvio: è ben possibile che io mi sia avvicinato ai miei limiti. L’età è certamente un fattore da mettere in conto, per esempio: è una componente che non posso controllare e devo quindi accettare per quel che è.

Questo, a sua volta, fa leva sulle motivazioni: che cosa succede quando arrivi ai tuoi limiti e ti rendi conto che più in là non puoi andare? Quando capisci che anche uno sforzo titanico produce solo un miglioramento […] continua a leggere »

Golf Valcurone


Ecco, questo voleva essere un post in cui magnificavo le doti del Golf Valcurone. E lo è, anche, perché il campo è splendido, i green perfetti, i fairway magnifici (anche se a tratti troppo innaffiati), i panorami spettacolari.

Ma è anche l’occasione – e ti pareva! – per parlare del mio golf. Sabato, al primo giorno della gara federale, io non ho giocato a golf: ho vagato per il campo con nonchalance. Il problema era che non mi importava se un colpo fosse ben fatto oppure no, se un putt andasse dentro oppure no. E il risultato – 92 colpi, di gran lunga il peggiore dell’anno – riflette questa sensazione.

Eppure io, anche se il mio golf non è in questo momento – per usare un eufemismo – ai massimi livelli, non mi sento ancora pronto per essere “solo” un ottimo giocatore di circolo. (E mi sovviene, si parva licet, un episodio: Matteo Delpodio che un paio di anni fa, nel campionato della PGAI a Margara, in una pausa su un […] continua a leggere »

The dreaded shank, ovvero: nulla succede per caso


Venerdì 18 maggio, in sull’ora del desinare. Mi avvio in campo pratica con un piano preciso in mente (mai andare in campo pratica senza un’idea su che cosa si praticherà, o si finirà per tirare palline e basta): gioco corto – putt – gioco lungo, un’oretta per ciascuno. Il tutto nella logica della rifinitura prima della gara di circolo del giorno dopo e lasciando tempo per il binomio golf – paternità (di cui parlerò in uno dei prossimi post).

Mi porto nella buca executive più alta, dove sono solitario e tranquillo, con 42 palline (due gettoni). Le prime 42 vanno bene: provo dei colpi tra i 20 e i 50 metri sia col sand che col lob, tutto funziona. Raccolgo e riprovo. Parte uno shank. Sarà un caso. Ne parte un secondo. Mmmm. Un terzo. Ah. Un quarto, un quinto, un sesto… ad libitum et permulta.

La mia mente analitica si allarma. Provo, riprovo e riprovo ancora ma si sa, in questi casi l’insistere non fa che peggiorare le cose. Il pomeriggio termina con ansie di un tipo per me sconosciuto (e poi dai, esiste colpo […] continua a leggere »

Il lavoro con i wedge


Per me è iniziato tutto tanti anni fa.

Era il principio del 2007, il mio handicap era intorno a 18 – ero insomma quello che non volevo essere, un bogey golfer. Ho preso la strada delle buche approcci, ho iniziato a passare tantissimo tempo là sopra: colpi attorno al green, uscite dal bunker corte e medie, colpi da dietro le piante eccetera. È stato molto divertente. Il tutto supportato soprattutto da quello che reputo essere il miglior libro sul tema, Dave Pelz’s Short Game Bible.

Poi a gennaio di quest’anno, durante la prova campo del Trofeo Sanremo – ero con Lorenzo Guanti, Luigi Botta e Alessandro Catto, e pur potendo essere anagraficamente un loro genitore mi sentivo spettatore ad un evento golfistico –, arriviamo alla buca 9, un par 3 di 85 metri dove la precisione millimetrica è fondamentale: Lorenzo porta su le braccia nel backswing dicendo “questo è un colpo da 85 metri”, e poi portandole leggermente un po’ più in su dice “questo è un colpo da 90” (i […] continua a leggere »